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Greg Mackie e Peter Watts tornano con i mixer digitali D24 e D32 di M&W

Due veterani del pro audio rientrano con i banchi digitali D24 e D32 a marchio M&W, pensati per chiese, auditorium e conferenze. Touchscreen al posto delle manopole.

Greg Mackie e Peter Watts hanno presentato due nuovi mixer digitali, il D24 e il D32, a marchio M&W Pro Audio. I due modelli si rivolgono al mondo dell’installazione fissa e del sound reinforcement: chiese, auditorium, sale conferenze, eventi e produzioni live.

Il nome Mackie, per chi ha messo le mani su un mixer negli ultimi trent’anni, non ha bisogno di presentazioni. Negli anni Ottanta Greg Clark Mackie aveva individuato un vuoto preciso nel mercato: tra i costosi banchi destinati agli studi professionali e i prodotti economici di fascia bassa c’era spazio per qualcosa di più accessibile, ma comunque solido e funzionale. Mackie Designs, fondata nel 1988, contribuì a riempire proprio quello spazio.
Il CR-1604, arrivato nei primi anni Novanta, divenne uno dei prodotti simbolo dell’azienda: un mixer compatto, robusto e relativamente accessibile, utilizzato tanto nei project studio quanto sui piccoli palchi. Per una generazione di fonici e musicisti, anche in Italia, il primo mixer serio portava spesso quel logo.

Mackie non era arrivato dal nulla. Già nel 1970 aveva cofondato TAPCO insieme a Martin Schneider, e il mixer TAPCO 6000 fu uno dei prodotti che lanciarono la sua carriera da imprenditore del pro audio. Nel 2003 Greg Mackie cedette il controllo di Mackie Designs e si ritirò progressivamente dalla gestione dell’azienda. Nello stesso anno Mackie Designs venne rinominata LOUD Technologies, mentre Mackie rimase il marchio principale del gruppo. Da quel momento la presenza diretta del suo fondatore nello sviluppo di nuovi prodotti diventò più sporadica.

Ecco perché un suo ritorno in prima linea, insieme a un progettista del calibro di Peter Watts e con un marchio come M&W Pro Audio, attira inevitabilmente l’attenzione del settore. Non si tratta semplicemente di un veterano che presta il proprio nome a un prodotto sviluppato da altri: Mackie e Watts hanno alle spalle decenni di progettazione e diverse collaborazioni importanti nel mondo delle console, e con i nuovi mixer tornano a proporre direttamente una loro idea di interfaccia e flusso di lavoro.

Due firme che pesano nel pro audio

La M e la W del marchio sono le iniziali dei due fondatori: Greg Mackie da una parte, Peter Watts dall’altra. E se il primo nome è familiare praticamente a chiunque abbia frequentato il mondo del pro audio, quello di Watts merita qualche riga in più, perché rappresenta una parte fondamentale della componente tecnica del progetto.

Peter Watts lavora nella progettazione audio da circa cinquant’anni. Entrò giovanissimo alla Trident di Londra nel 1976, arrivando successivamente a guidarne la ricerca e sviluppo prima di lasciare l’azienda nel 1995. Passò quindi a Mackie Designs, dove ricoprì ruoli di vertice nell’ingegneria e contribuì alla creazione del team che sviluppò il D8B, il primo grande mixer digitale del marchio. In altre parole, una delle tappe decisive dell’ingresso di Mackie nel mixing digitale porta anche la sua firma.

La collaborazione tra Mackie e Watts precede di parecchio l’attuale M&W Pro Audio. Già nel 2008 i due avevano iniziato a sviluppare insieme nuovi concetti per console digitali e nel 2010 il nome M&W Pro Audio comparve in un accordo di co-sviluppo con QSC Audio per una nuova linea di mixer. Nel 2020 Mackie e Watts collaborarono inoltre con Korg alla serie SoundLink. L’attuale M&W Pro Audio indica invece il 2022 come anno della propria fondazione.

I D24 e D32 rappresentano la prima generazione di mixer che l’attuale M&W Pro Audio porta sul mercato direttamente con il proprio marchio. Greg Mackie li descrive come il risultato di decenni di esperienza e di quattro anni di lavoro dedicati a trasformare le proprie idee in un workflow più intuitivo. Watts, dal canto suo, ha sottolineato il ritorno alla collaborazione diretta con Mackie e il lavoro svolto tanto sui preamplificatori quanto sull’interfaccia dei due mixer.

Fader touch al posto dei tradizionali fader fisici

La scelta progettuale che caratterizza il D24 e il D32 rispetto a molti mixer digitali compatti tradizionali riguarda innanzitutto la superficie di controllo. M&W ha eliminato i classici fader meccanici motorizzati e li ha sostituiti con fader virtuali touch-sensitive integrati nei grandi touchscreen, concentrando controlli e informazioni direttamente all’interno delle channel strip.

Sui mixer digitali compatti lo spazio disponibile è sempre un compromesso. Display relativamente piccoli, controlli multifunzione e pagine successive possono obbligare l’operatore a spostarsi continuamente tra schermate e menu. M&W affronta il problema in modo diverso: ogni channel strip mostra dieci parametri del canale e l’interfaccia mette a disposizione oltre cento schermate, comprese configurazioni personalizzabili che consentono di visualizzare soltanto i fader necessari in quel momento. I fader possono inoltre essere identificati attraverso codici colore per rendere più immediato l’orientamento durante il mix.

Il D24 mette a disposizione tredici fader elettronici touch-sensitive da 70 mm, mentre il D32 ne offre diciassette da 100 mm. In entrambi i casi si tratta di controlli virtuali realizzati sulla superficie touch, e non dei tradizionali cursori meccanici presenti sulla maggior parte delle console digitali.

Entrambi i mixer utilizzano i preamplificatori microfonici Lyric progettati da Peter Watts. Il D24 ne integra ventiquattro, mentre il D32 sale a trentadue. M&W descrive il progetto Lyric come uno stadio d’ingresso completamente bilanciato sviluppato con particolare attenzione a rumore, headroom e gamma dinamica.

Tra le funzioni condivise c’è anche un crossover integrato per il subwoofer, con frequenza di incrocio e pendenza regolabili e un’uscita XLR LF dedicata, così da non impegnare una mandata Aux per la gestione del sub. Entrambi i mixer vengono inoltre forniti con la pedaliera P-1 a dodici funzioni, utilizzabile per richiamare quattro scene, quattro preset FX oppure quattro Mute Group. Il controllo remoto da tablet o computer avviene via browser, senza la necessità di installare un’applicazione dedicata.

Pensati anche per chi non è un fonico

Uno degli elementi che spiegano meglio il pubblico a cui M&W guarda è la modalità Simple Mixer. Entrambi i mixer possono utilizzare un’interfaccia semplificata a dieci canali, pensata per applicazioni nelle quali l’operatore non possiede necessariamente una formazione specifica sul mixing oppure non ha bisogno di accedere all’intera architettura della console.

Chi conosce il mondo dell’audio nelle chiese sa bene di cosa si parla. In molti luoghi di culto il mixer viene gestito da volontari e non da fonici professionisti. Una situazione analoga si incontra in auditorium scolastici, sale conferenze, piccoli teatri e strutture polivalenti. La curva di apprendimento di un mixer digitale completo può diventare un ostacolo reale: la Simple Mixer Mode semplifica quindi l’interfaccia mantenendo l’accesso essenziale a gain, EQ, compressione, effetti, mandate monitor, phantom power e controllo del feedback, senza costringere l’utente a entrare nelle pagine di routing più complesse. A bordo è presente anche un manuale illustrato consultabile direttamente sullo schermo.

Il D32 aggiunge una possibilità che il fratello minore non offre: la sezione I/O può essere fisicamente separata dalla superficie di controllo. Il D32R diventa così uno stage box rackmount da collocare sul palco, mentre il controller D32C può rimanere in postazione FOH o in regia. I due elementi comunicano attraverso un digital snake su CAT6/EtherCon, con una distanza dichiarata fino a 100 metri. Per installazioni fisse e palchi distanti dalla regia significa poter concentrare gli ingressi analogici vicino alle sorgenti e ridurre sensibilmente la lunghezza del multicore analogico necessario.

Il mercato indicato da M&W comprende live sound, chiese, auditorium, corporate AV, installazioni, teatri e produzioni musicali. È un settore nel quale il digitale è ormai consolidato e in cui l’ergonomia della superficie di controllo è diventata uno dei principali terreni di confronto tra i diversi produttori.

Disponibilità

La disponibilità dei due mixer è prevista per il tardo autunno 2026. Al momento M&W Pro Audio non ha comunicato indicazioni ufficiali sul prezzo. I D24 e D32 hanno fatto il loro debutto pubblico a InfoComm 2026, svoltasi a Las Vegas nel mese di giugno, dove M&W Pro Audio li ha presentati allo stand N6464.

Per chi ha fretta: 5 risposte sui mixer D24 e D32

1. Chi sono Greg Mackie e Peter Watts?
Greg Mackie ha cofondato TAPCO e successivamente Mackie Designs, contribuendo alla diffusione dei mixer compatti accessibili tra musicisti, project studio e piccoli impianti live. Peter Watts lavora nella progettazione audio dagli anni Settanta: da Trident passò a Mackie, dove contribuì allo sviluppo del mixer digitale D8B.

2. Che differenza c’è tra il D24 e il D32?
Il D24 dispone di 24 ingressi mic/line con preamplificatori Lyric e 13 fader elettronici touch-sensitive da 70 mm. Il D32 sale a 32 ingressi e 17 fader da 100 mm e può separare fisicamente il controller dalla sezione I/O, utilizzabile come stage box remoto. Il D24 offre 8 mandate Aux, mentre il D32 ne mette a disposizione 12.

3. Per chi sono pensati questi mixer?
Per live sound, chiese, auditorium, corporate AV, installazioni, teatri ed eventi. La Simple Mixer Mode a dieci canali è pensata anche per volontari e operatori con poca esperienza di mixing.

4. Cosa cambia rispetto a un mixer digitale tradizionale?
D24 e D32 eliminano i tradizionali fader meccanici e utilizzano fader virtuali touch-sensitive integrati nei grandi touchscreen. Ogni channel strip mostra dieci parametri e l’interfaccia dispone di oltre cento schermate, comprese configurazioni personalizzabili.

5. Quando saranno disponibili?
La disponibilità è prevista per il tardo autunno 2026. Il prezzo non è stato ancora comunicato. I due mixer sono stati presentati pubblicamente a InfoComm 2026, a Las Vegas, presso lo stand N6464.

Resta naturalmente da capire come i D24 e D32 si comporteranno sul campo, e per quello serviranno prove indipendenti. L’impostazione, però, è già leggibile: Mackie e Watts hanno scelto di ripensare il rapporto tra operatore e superficie di controllo, sostituendo i tradizionali fader meccanici con controlli virtuali touch-sensitive e concentrando una parte consistente del workflow nell’interfaccia grafica. Per installazioni, luoghi di culto e strutture nelle quali il mixer deve essere utilizzato anche da personale non specializzato, potrebbe essere proprio questo l’aspetto più interessante da verificare quando i primi esemplari arriveranno sul mercato.



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