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I Vidage debuttano con “Anatomia”, dove lo stoner incontra la lingua italiana

“Anatomia-Vidage”: stoner rock in italiano che disseziona le ipocrisie della modernità.

Lo stoner rock in italiano è una faccenda più delicata di quanto sembri. Non basta abbassare l’accordatura, spingere il fuzz e mettere la voce in mezzo al tutto: appena arrivano le parole, il rischio è quello di perdere peso, diventare enfatici, oppure scivolare in quella zona grigia in cui tutto suona “alternativo” ma nulla lascia davvero il segno.
I Vidage, da Barletta, sembrano conoscere bene il problema. E con Anatomia, il loro primo album, provano ad affrontarlo facca a faccia.

Il disco, in uscita il 22 maggio, mette in fila nove tracce costruite su riff densi, groove e una voce che ha un obiettivo: unire il sound stoner delle band oltreoceano con la nostra lingua. Attenzione, non c’è l’idea di addomesticare lo stoner per renderlo più digeribile in italiano. Semmai il contrario: i Vidage cercano di usare la lingua come ulteriore superficie abrasiva, un elemento che non ammorbidisce il suono ma lo rende più vicino, più scomodo, meno “importato”.

Il riferimento ai Kyuss serve a capire la matrice della band, quella fatta di chitarre con sonorità a maglie larghe e pesanti, un passo lento ma di sicuro non pigro, l’aria mossa dagli amplificatori spinti con ben poca voglia di fare i diplomatici.
Dall’altra parte, però, c’è una sensibilità più italiana, che guarda anche all’alternative/grunge dei Verdena. Non tanto per copiarne la grammatica, quanto per quella capacità di rendere “instabile” una canzone anche quando sembra procedere su binari solidi.

Vidage

Un disco che guarda sotto la pelle

Il titolo Anatomia porta l’ascolto in una zona precisa: aprire, osservare, separare i tessuti, capire cosa si muove sotto. I Vidage costruiscono il disco intorno a una coscienza inquieta, che non si accontenta di restare in superficie e prova a leggere sé stessa attraverso lo scontro con il mondo esterno.

Qui entrano in gioco anche i riferimenti letterari evocati dalla band: Majakovskij, Pasolini, Jack London. Tre nomi pesanti, certo, e proprio per questo da maneggiare con cautela. Nel caso dei Vidage non funzionano come medaglie culturali da appuntare sul comunicato stampa, ma come coordinate ben precise della loro musica: conflitto, marginalità, corpo, rabbia, ricerca di identità.

“La nostra è una musica che arriva subito addosso, ha un impatto immediato sul corpo dell’ascoltatore” (Giorgio Porcelluzzi)

La frase di Giorgio Porcelluzzi, cantante e autore dei testi, è probabilmente la chiave più concreta per entrare nel disco. Prima il corpo, poi l’analisi. Prima l’urto, poi il senso. È una dinamica che lo stoner conosce bene, ma che in Anatomia viene portata dentro un discorso più personale: quello di una generazione che alterna durezza e fragilità, bisogno di resistenza e sensazione costante di essere fuori posto.

Vidage Anatomia

Da Barletta a Manuel Agnelli

I Vidage nascono nel 2018, in un contesto di provincia che la band racconta come fermo, quasi assopito. Non è un dettaglio marginale: molta musica rock italiana recente nasce proprio lontano dai soliti centri di gravità, dove non hai una scena già pronta ad accoglierti e spesso devi costruirti tutto, pubblico compreso.

Nel 2024 il gruppo comincia a muoversi con più decisione: arrivano le finali nazionali del Tour Music Fest, il primo singolo “(io)” e una fanbase che diventa parte reale dei concerti, non solo un numero da schermata social.

Il salto più visibile arriva l’anno successivo con Carne Fresca, la rassegna curata da Manuel Agnelli e Giovanni Succi. Dopo il passaggio al Germi di Milano, Agnelli sceglie i Vidage per aprire la data degli Afterhours con i Calibro 35 al Locus Festival di Locorotondo, l’8 agosto 2025. Una di quelle occasioni che non trasformano automaticamente una band in “rivelazione” – parola che andrebbe usata con parsimonia e magari sotto prescrizione medica – ma che dicono qualcosa sulla credibilità live del progetto.

Nel frattempo arrivano anche i singoli “Inno” e “Martin Eden”, titoli che confermano una scrittura interessata più all’attrito che alla confezione. I Vidage non sembrano inseguire il brano facile né il ritornello da slogan. Preferiscono lavorare su una tensione continua, su un rock che tiene insieme massa sonora e inquietudine narrativa.

“Anatomia” come punto fermo, ma non definitivo

La produzione dell’album è stata curata dal chitarrista Fabio Tolve, con la partecipazione di Steve Di Fidio, compositore e musicista pugliese. È una scelta che suggerisce un controllo interno piuttosto forte sull’identità del disco.
Non sempre è un vantaggio: autoprodursi, o comunque restare molto vicini alla propria materia, può portare anche a non vedere certi limiti. Ma nel caso di una band all’esordio, soprattutto in un genere dove il suono è parte centrale del discorso, può essere anche il modo più coerente per fissare una prima impronta.

Ad anticipare Anatomia è stato “Senza Fantasia”, singolo già disponibile sulle piattaforme, accompagnato da un videoclip firmato da Giuseppe Schimera e in gara al contest Rock’n’Regions 2026. Un altro tassello di un lavoro che prova a non separare troppo musica, immagine e racconto. Non perché ogni band debba per forza “costruire un universo” – formula ormai buona per qualsiasi cosa, anche per vendere biscotti – ma perché oggi l’identità di un progetto passa inevitabilmente anche da come decide di mostrarsi.

“Questo album rappresenta per noi un punto di arrivo e di partenza insieme”

La formazione è composta da Giorgio Porcelluzzi alla voce, Fabio Tolve alla chitarra, Francesco Digiorgio al basso ed Enzo Somma alla batteria. Quattro musicisti che con Anatomia provano a collocarsi in una zona precisa del rock italiano contemporaneo: quella dove il riff non è decorazione, il testo non è riempitivo e la provincia non è un alibi romantico, ma un luogo da cui partire con un suono abbastanza pesante da non chiedere troppi permessi.

Vidage

Il banco di prova, adesso, sarà capire se i Vidage sapranno trasformare questa prima prova discografica in un linguaggio ancora più riconoscibile. Perché il materiale c’è: chitarre, intenzione, immaginario, una buona dose di inquietudine, che nel rock è sempre un utile ingrediente.

I Vidage si possono seguire su Instagram e ascoltare su Spotify; Anatomia si può trovare anche sulle altre principali piattaforme streaming, tra cui Spotify, Apple Music, Amazon Music e Tidal.



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