L’idea che una buona canzone pop o rock debba nascere quasi esclusivamente dall’istinto è dura a morire. È una visione romantica, certamente affascinante, ma non particolarmente utile quando si cerca di capire perché alcune soluzioni melodiche, armoniche o formali funzionino meglio di altre.
È precisamente da qui che parte Tecniche di composizione Pop & Rock. Melodia, forma, armonia e ritmo di Massimiliano Chiaretti, pubblicato da Volontè & Co.: dalla volontà di trattare la scrittura pop e rock come un’attività creativa che può essere analizzata, studiata e soprattutto esercitata.
Non si tratta quindi di un ricettario per scrivere la prossima hit, né di una raccolta di formule da applicare meccanicamente. L’impostazione è decisamente più analitica: il volume mette insieme teoria musicale, analisi della popular music e applicazione compositiva, cercando continuamente un collegamento tra ciò che accade nei brani esistenti e ciò che il lettore può utilizzare nella propria scrittura.

Un manuale che parte dall’analisi per arrivare alla composizione
Uno degli aspetti più interessanti del lavoro di Chiaretti è il tentativo di superare la tradizionale separazione tra libro di teoria e manuale di composizione.
L’autore dichiara esplicitamente di voler costruire un collegamento tra ricerca accademica e pratica musicale quotidiana, trasformando alcuni strumenti dell’analisi contemporanea del rock in tecniche utilizzabili dal compositore. Il punto non è quindi soltanto riconoscere una struttura o attribuire un nome a un fenomeno musicale, ma capire come quel principio possa diventare materiale creativo.
È un’impostazione che emerge chiaramente anche dagli esercizi. Il lettore non viene invitato semplicemente a completare successioni o riconoscere intervalli, ma a scrivere melodie, costruire successioni armoniche, analizzare brani e rielaborare strutture, trattando possibilmente ogni esercizio come l’embrione di una composizione vera e propria.
Chiaretti suggerisce persino di immaginare arrangiamento, strumentazione e, nel caso delle linee vocali, un testo: un dettaglio tutt’altro che secondario, perché sposta l’esercizio dal foglio pentagrammato verso la musica reale.

Melodia: molto oltre scale e pentatoniche
La prima sezione è dedicata alla melodia e chiarisce subito il livello del libro. Si parte naturalmente dal rapporto tra musica rock, scale pentatoniche e linguaggio blues, ma il discorso si allarga rapidamente verso argomenti meno frequentati nella manualistica musicale generalista.
Tra questi occupa un ruolo importante la cosiddetta separazione melodico-armonica, traduzione scelta dall’autore per melodic-harmonic divorce: situazioni nelle quali melodia e armonia non procedono secondo il tipo di relazione normalmente previsto dall’armonia tradizionale.
Il concetto viene articolato attraverso diverse categorie – hierarchy divorce, loop divorce e syntax divorce – mostrando come una linea melodica possa avere una propria logica anche quando l’accompagnamento armonico sembra raccontare un’altra storia.
È un tema interessante soprattutto perché permette di formalizzare qualcosa che moltissimi musicisti pop e rock fanno spontaneamente. Una melodia pentatonica sopra una successione di accordi, per esempio, può contenere note apparentemente problematiche se analizzate secondo criteri strettamente tradizionali, ma perfettamente naturali all’interno del linguaggio rock.
Il manuale prova quindi a spiegare perché funzionano certe soluzioni che spesso il musicista utilizza semplicemente perché “suonano giuste”.

Dalla melodia alla forma della canzone
La seconda parte affronta uno dei terreni più sottovalutati nello studio della popular music: la forma. Strofa, ritornello e bridge sono naturalmente presenti, ma il discorso non si limita a catalogare le sezioni di una canzone.
Chiaretti introduce strutture come SRDC, period, piccolo AABA, differenti tipologie di ritornello, pre-ritornelli e teleoritornelli, fino ad arrivare a forme cumulative e accumulative e ai relativi processi compositivi.
È probabilmente uno dei punti nei quali si percepisce maggiormente l’influenza degli studi accademici sulla popular music. La forma non viene considerata semplicemente come successione di blocchi — strofa, ritornello, strofa — ma come organizzazione delle tensioni musicali nel tempo.
Anche qui il valore pratico emerge quando l’analisi viene utilizzata al contrario: capire il funzionamento di una determinata struttura significa acquisire un modello che può essere modificato, espanso o deliberatamente contraddetto nella propria musica.
Un’armonia pop e rock meno elementare di quanto sembri
La sezione dedicata all’armonia è probabilmente quella che allontana definitivamente il volume dall’idea del semplice manuale introduttivo.
Si incontrano accordi in stato di rivolto, pedali e condotta delle voci, ma anche concetti come tonica debole, emergente, assente, doppia o tripla, successioni extra-circolari e trasformazioni neo-riemanniane.
L’obiettivo è analizzare alcune strategie capaci di creare ambiguità, sorpresa, tensione e instabilità armonica, elementi estremamente frequenti nella musica rock pur non essendo sempre descritti adeguatamente nei manuali di armonia tradizionale.
Particolarmente significativa è anche la scelta di distinguere con precisione termini che nel linguaggio corrente vengono utilizzati con una certa disinvoltura. Nel libro, per esempio, una generica sequenza di accordi viene chiamata successione armonica, mentre il termine progressione viene riservato al significato teorico più specifico di modello trasposto a differenti altezze.
Sono dettagli che fanno comprendere bene l’impostazione generale: non rendere il linguaggio inutilmente complicato, ma nemmeno semplificarlo fino a perdere precisione.

Ritmo e metro non sono semplicemente “il tempo”
La quarta sezione porta il discorso su ritmo e metro, affrontando dissonanza metrica, poliritmia, polimetria, multimetria, asimmetria e tempo additivo.
È un passaggio importante perché nella manualistica dedicata alla composizione pop l’aspetto ritmico viene spesso trattato molto meno approfonditamente rispetto ad armonia e melodia.
Qui viene invece considerato come strumento compositivo vero e proprio, capace di influenzare tensione, percezione della struttura e sviluppo formale del brano.
Chi ascolta progressive rock troverà naturalmente diversi concetti familiari, ma l’utilità non riguarda solamente i generi caratterizzati da tempi dispari o strutture particolarmente complesse: anche piccoli spostamenti accentuali e contrasti metrici possono cambiare radicalmente la percezione di una frase.

Non è un libro per chi parte da zero
Tecniche di composizione Pop & Rock non è un corso elementare di teoria musicale. Lo stesso autore indica tra i prerequisiti almeno una conoscenza di base dell’armonia moderna, comprese triadi, quadriadi e armonia funzionale, oltre a una minima esperienza nella composizione. Una familiarità con contrappunto e teoria melodica non è obbligatoria, ma rende il percorso certamente più semplice.
Alcuni passaggi richiedono quindi attenzione, soprattutto quando entrano in gioco teoria schenkeriana, trasformazioni neo-riemanniane o terminologia proveniente dalla ricerca angloamericana.
Non è necessariamente un limite. Significa semplicemente che il lettore ideale è un musicista che possiede già le fondamenta e vuole capire meglio ciò che sta facendo quando compone.
Un chitarrista, pianista, arrangiatore o songwriter abituato a scrivere affidandosi prevalentemente all’orecchio potrebbe anzi essere uno dei destinatari più interessanti: molte intuizioni che normalmente rimangono intuitive trovano qui una possibile spiegazione teorica.

Teoria accademica, ma con gli strumenti sul tavolo
Il rischio di un libro del genere sarebbe quello di trasformare la composizione rock in un esercizio accademico, dimenticando che una canzone deve prima di tutto essere musica.
Dall’estratto disponibile emerge invece una volontà abbastanza evidente di evitare questa trappola. L’analisi viene utilizzata come strumento per aumentare le possibilità creative, non come insieme di regole da rispettare.
Ed è probabilmente questo il modo più sensato di leggere il volume.
Conoscere una struttura SRDC non farà automaticamente scrivere un buon ritornello, così come conoscere una trasformazione neo-riemanniana non renderà interessante una successione di accordi. Ma avere più strumenti permette di riconoscere, modificare e controllare consapevolmente soluzioni che altrimenti dipenderebbero soltanto dall’intuizione.
Che poi l’intuizione resti indispensabile è quasi superfluo dirlo. Fortunatamente nessun libro ha ancora trovato il capitolo con scritto “come avere una buona idea alle 2:37 del mattino”.
A chi può essere utile
Il lavoro di Massimiliano Chiaretti sembra particolarmente adatto a chi ha già superato la fase nella quale comporre significa semplicemente cercare quattro accordi e costruirci sopra una melodia.
È un manuale rivolto a chi vuole interrogarsi sul funzionamento interno della musica pop e rock, studiandone melodie, strutture, armonia e ritmo attraverso strumenti analitici contemporanei.
La presenza costante degli esercizi evita che tutto rimanga confinato alla teoria e suggerisce un utilizzo progressivo del libro: leggere, analizzare, provare a scrivere e infine verificare cosa succede nella propria musica.
Più che insegnare “come si scrive una canzone”, dunque, Tecniche di composizione Pop & Rock prova a rispondere a una domanda decisamente più interessante: quali strumenti abbiamo a disposizione quando vogliamo scriverne una?










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