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Pillole di armonia musicale: sostituzioni diatoniche

Come funzionano le sostituzioni diatoniche: le tre famiglie di accordi (tonica, dominante, sottodominante), esempi pratici in Do maggiore e usi nella riarmonizzazione.
In sintesi
La sostituzione diatonica permette di rimpiazzare un accordo con un altro della stessa tonalità senza cambiarne la funzione armonica. Gli accordi di una scala maggiore si raggruppano in tre famiglie: tonica (I, III, VI), dominante (V, VII) e sottodominante (II, IV). Accordi della stessa famiglia condividono note e sensazione sonora, quindi sono intercambiabili. È lo strumento di base della riarmonizzazione.

Ciao amici di Musicoff, in questa pillola di armonia parliamo di sostituzione diatonica, chiamata anche sostituzione per famiglie di accordi. È una delle prime tecniche che un musicista incontra quando passa dal suonare gli accordi così come sono scritti al ripensarli, e apre la porta a tutto il mondo della riarmonizzazione di una melodia.

Cos’è la sostituzione diatonica

Sostituire in modo diatonico significa rimpiazzare un accordo con un altro che appartiene alla stessa tonalità, senza alterarne la funzione armonica. “Diatonico” vuol dire proprio questo: che resta dentro la scala di riferimento, senza introdurre note estranee. Il risultato è che la progressione mantiene lo stesso senso di tensione e riposo, ma cambia colore. Lo stesso ragionamento sta dietro al pensare per accordi tipico del bebop. La logica si regge su un principio semplice: due accordi che condividono molte note hanno una funzione simile e tendono a suonare in modo affine all’orecchio.

Prendiamo la tonalità di Do maggiore. Gli accordi che si costruiscono su ogni grado della scala (le triadi diatoniche) sono: Do (I), Re minore (II), Mi minore (III), Fa (IV), Sol (V), La minore (VI) e Si diminuito (VII). Su questi sette accordi si fonda tutto il ragionamento.

Le tre famiglie di accordi

Gli accordi diatonici si raggruppano in tre famiglie a seconda della sensazione che trasmettono:

  • Famiglia di tonica (accordi costruiti sul I, III e VI grado): all’orecchio rilascia un senso di stabilità e riposo. In Do maggiore sono Do, Mi minore e La minore.
  • Famiglia di dominante (V e VII grado): genera tensione e chiede di risolvere. In Do maggiore sono Sol e Si diminuito.
  • Famiglia di sottodominante (II e IV grado): suona come una preparazione, un movimento in avanti che porta verso la dominante. In Do maggiore sono Re minore e Fa.

Il motivo per cui questi accordi stanno insieme è la condivisione di note. Do (Do Mi Sol) e La minore (La Do Mi) hanno due note in comune su tre; Do e Mi minore (Mi Sol Si) condividono Mi e Sol. È questa parentela che rende un accordo capace di sostituire l’altro senza far crollare la frase.

Come si applica una sostituzione diatonica

La regola operativa è: possiamo sostituire tra loro gli accordi che appartengono alla stessa famiglia. Se in un brano in Do maggiore troviamo un accordo di tonica (Do), possiamo provare a metterci al suo posto La minore o Mi minore. Una cadenza tipica come Do, Fa, Sol, Do (I, IV, V, I) può diventare La minore, Re minore, Sol, Mi minore: stessa direzione armonica, ma un colore molto più sfumato e meno scontato.

Alcuni esempi concreti in Do maggiore:

  • Sostituire la tonica I con il VI: Do diventa La minore. È la sostituzione più usata, alla base anche dell’inganno della cadenza d’inganno (V che risolve sul VI invece che sul I).
  • Sostituire la tonica I con il III: Do diventa Mi minore, che mantiene Mi e Sol e aggiunge la sensibile Si, leggermente più instabile.
  • Sostituire la sottodominante IV con il II: Fa diventa Re minore, scelta classica per costruire un II-V-I (Re minore, Sol, Do) al posto di un IV-V-I; è il cuore delle sostituzioni sul II-V-I.
  • Sostituire la dominante V con il VII: Sol diventa Si diminuito, che contiene già le note più tese (Si e Fa, il tritono) e rende la spinta verso la risoluzione ancora più forte.

Perché e quando usarla

La sostituzione diatonica serve a tre cose. La prima è il colore: grazie alle estensioni e ai colori aggiunti un giro di accordi banale diventa più ricco senza uscire dalla tonalità, quindi senza rischio di stonare. La seconda è il voice leading, cioè la condotta delle parti: scegliendo l’accordo della stessa famiglia con le note più vicine a quelle precedenti si ottengono movimenti morbidi e melodicamente sensati al basso e nelle voci interne. La terza è la variazione: ripetere due volte lo stesso ritornello cambiando alcuni accordi con i loro sostituti diatonici evita la noia e dà un senso di sviluppo, un modo di trasformare gli accordi in storie musicali.

Va usata con criterio. Se l’accordo originale porta una nota della melodia che con il sostituto diventa una dissonanza forte, conviene cambiare sostituto o lasciare l’accordo di partenza. La sostituzione del I con il VI funziona quasi sempre; quella del V con il VII è più delicata perché il VII grado in stato fondamentale è raro e spesso si preferisce usarlo come parte di un accordo di settima di dominante. È anche il motivo per cui, una volta acquisita la sostituzione diatonica, si passa naturalmente alle sostituzioni cromatiche e alle sovrastrutture e sostituzioni avanzate, che lavorano fuori dalla tonalità.

La cosa migliore è fare pratica con un brano che già conosci: prendi il giro armonico, individua a quale famiglia appartiene ogni accordo e prova a sostituirne uno per volta, ascoltando come cambia. Nel video qui sotto trovi la spiegazione completa con esempi suonati.

Per chi ha fretta: 5 cose da sapere sulle sostituzioni diatoniche

1. Cos’è una sostituzione diatonica?
È rimpiazzare un accordo con un altro della stessa tonalità, senza alterarne la funzione armonica.

2. Quante famiglie di accordi esistono?
Tre: tonica (I, III, VI), dominante (V, VII) e sottodominante (II, IV).

3. Quali accordi posso scambiare tra loro?
Solo quelli che appartengono alla stessa famiglia, perché condividono note e funzione.

4. Qual è la sostituzione più usata?
In Do maggiore, mettere La minore (VI) al posto di Do (I): è anche la base della cadenza d’inganno.

5. A cosa serve nella pratica?
A dare colore a un giro banale, a migliorare il voice leading e a variare un ritornello senza uscire dalla tonalità.

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