Se dite “software di notazione musicale” a dieci musicisti, otterrete dieci reazioni diverse. C’è chi strizza gli occhi e cambia argomento, chi comincia a raccontare dell’unica volta che ha provato Finale nel 2009 e non ci ha capito niente, chi invece vi guarda come se aveste pronunciato una parola magica. La verità, come spesso accade, è nel mezzo: i software notazionali sono strumenti potenti, a volte spiazzanti, e troppo spesso vengono ignorati o temuti proprio da chi ne avrebbe più bisogno.
Con questa serie di articoli voglio cambiare le cose, almeno in parte. Il protagonista è Dorico, il notazionale sviluppato da Steinberg. Non perché sia l’unico che esiste, ma perché è quello che in questo momento ha le idee più chiare su dove sta andando la scrittura musicale professionale. E perché è quello che attualmente uso, che insegno, e sul quale (Finale a parte) ho accumulato esperienza diretta con studenti, docenti e professionisti.
Ogni articolo sarà autonomo – potete leggerli anche separatamente – ma seguendo la serie dall’inizio avrete un percorso completo: dalla teoria all’utilizzo pratico, dal confronto con gli altri software fino alle applicazioni in ambito didattico e professionale. Si parte.
Dorico: da dove viene e cosa è
La storia di Dorico comincia in modo un po’ insolito. Nel 2012 Avid – la società che possiede Sibelius – decide di licenziare in tronco quasi l’intero team di sviluppo del software. Parliamo delle persone che avevano costruito Sibelius nel corso di anni, che ne conoscevano ogni angolo, ogni compromesso, ogni limite architetturale. Una decisione discutibile, per usare un eufemismo.
Quel team, guidato da Daniel Spreadbury, non si disperde. Atterra a Steinberg, ad Amburgo, con un mandato preciso: costruire un nuovo software di notazione musicale. Non un aggiornamento, non una rivisitazione, qualcosa di completamente nuovo, progettato da zero con una visione diversa.
Il risultato arriva nell’ottobre del 2016: Dorico 1.0. Non era ancora completo – alcune funzioni fondamentali mancavano ancora – ma l’architettura di fondo era già chiara e radicalmente diversa da tutto quello che c’era in circolazione. Da allora lo sviluppo è stato costante e rapido. Oggi Dorico è alla versione Pro 6, con aggiornamenti frequenti e una community internazionale in forte crescita.
C’è un altro fatto che vale la pena citare, perché cambia il quadro in modo significativo: nell’agosto del 2024 MakeMusic ha annunciato la dismissione definitiva di Finale, lo storico notazionale che per decenni è stato il punto di riferimento del settore. Non si tratta di una versione “congelata” o di una pausa nello sviluppo: Finale è stato chiuso. Steinberg ha preso in carico parte del team e del know-how, rendendo il passaggio verso Dorico ancora più naturale per migliaia di utenti nel mondo.
I software notazionali: tre famiglie diverse
Prima di entrare nel dettaglio di Dorico, vale la pena fare chiarezza su cosa si intende per “software notazionale” e su quante forme diverse può assumere oggi. Perché il panorama è cambiato molto, e non tutti parlano della stessa cosa quando usano questa parola.
Notazionale da browser
Sono strumenti accessibili direttamente da un browser, senza installazione. Comodi, immediati, pensati spesso per la didattica di base o per condividere partiture rapidamente. I più noti sono Noteflight e Flat.io. Funzionano bene per partiture semplici, sono utili in contesti scolastici con dispositivi variabili, ma hanno limiti evidenti in termini di funzionalità avanzate e qualità tipografica dell’output.
Anche MuseScore.com – da non confondere con il software desktop MuseScore – rientra in questa categoria con la sua versione cloud.
Punto di forza: si usano ovunque, su qualsiasi dispositivo. Limite principale: non sono strumenti da lavoro professionale.
Notazionale handwriting
Una categoria più recente e in evoluzione: software che riconoscono la scrittura musicale a mano libera su tablet – soprattutto iPad – e la convertono in notazione digitale.
StaffPad è probabilmente il più sofisticato in questo ambito, con un riconoscimento della grafia musicale che funziona sorprendentemente bene una volta presa la mano.
Notion di PreSonus offre una funzionalità simile, con integrazione verso Studio One. Sono strumenti particolarmente utili per compositori che lavorano direttamente sul tablet, ma anch’essi hanno un tetto funzionale rispetto ai software desktop.
C’è poi l’ambito dell’OMR – Optical Music Recognition – con strumenti come PhotoScore o PlayScore, che permettono di fotografare uno spartito cartaceo e convertirlo in file digitale modificabile. Utili, ma ancora imperfetti: la correzione manuale rimane necessaria.
I software desktop professionali
È qui che si gioca la partita seria. Dorico (Steinberg), Sibelius (Avid) e – fino al 2024 – Finale (MakeMusic) sono i tre nomi storici di questa categoria. A questi si aggiunge MuseScore nella sua versione desktop, che è gratuito e open source e ha guadagnato una base di utenti notevolissima, pur con limiti di personalizzazione tipografica rispetto ai software commerciali.
E poi c’è LilyPond, un sistema basato su codice testuale – simile concettualmente a LaTeX per la tipografia – che produce output di qualità tipografica altissima, ma richiede un approccio radicalmente diverso.
Nei prossimi articoli parleremo quasi esclusivamente di questa ultima famiglia, con Dorico al centro.
Dorico, Sibelius, Finale: un confronto onesto
Fare un confronto tra questi tre software è complicato perché il panorama è cambiato molto negli ultimi mesi. La dismissione di Finale ha rimescolato le carte. Detto questo, ho cercato di costruire una tabella il più possibile onesta e aggiornata.
Nessun software è perfetto per tutti: l’obiettivo è darvi gli strumenti per capire quale fa al caso vostro.
La notazione musicale nei conservatori: un nodo da sciogliere
C’è un tema che mi sta a cuore e che vorrei affrontare senza troppi giri di parole: nei conservatori italiani – e nelle accademie, nei licei musicali, in quasi ogni istituzione di formazione musicale – la scrittura musicale con software notazionali è ancora troppo spesso trattata come un dettaglio tecnico secondario, qualcosa che “eventualmente si impara da soli”.
Eppure la realtà professionale racconta un’altra storia. Uno studente che esce da un conservatorio senza saper usare bene, con competenza un notazionale è in una posizione di svantaggio concreta. Non importa se fa il compositore, l’arrangiatore, il docente o il musicista d’orchestra: prima o poi si troverà a dover produrre uno spartito, una parte, una riduzione, un’elaborazione. E in quel momento, non sapere dove mettere le mani costa tempo, costa fatica, a volte costa lavoro.
La notazione musicale non è solo “trascrivere note”. È un linguaggio. Saper usare un notazionale professionale significa saper gestire le sfumature di quel linguaggio con precisione: dinamiche, arcate, testo, impaginazione, trasposizione, parti separate, parti d’orchestra. Significa anche saper comunicare con chi quella musica dovrà suonarla o pubblicarla.
C’è poi un aspetto più sottile, che raramente viene discusso: imparare a usare un notazionale aiuta a pensare la musica in modo più preciso. Non è un effetto collaterale, è quasi una conseguenza strutturale. Quando sei costretto a specificare ogni cosa – quale dinamica, quale articolazione, in quale battuta, su quale voce – inizi a prendere decisioni musicali che magari avevi lasciato vaghe. Il software diventa uno specchio.
Dorico, in questo senso, ha caratteristiche particolari rispetto ad altri software: la sua logica interna è costruita su concetti musicali reali – flussi, layout, voci, musicisti/esecutori – non su metafore mutuate dal passato. Impararlo significa anche imparare a ragionare sulla struttura di una partitura in modo più consapevole. È un valore aggiunto che pochi strumenti offrono allo stesso livello.
Un percorso per chi vuole partire con il piede giusto
Se dopo aver letto fin qui avete voglia di mettervi al lavoro su Dorico – o se venite da Finale e volete capire come muovervi – c’è un percorso strutturato che può aiutarvi a farlo senza perdervi nei meandri di un software che ha una sua logica molto precisa ma non sempre immediata.
Con Curci Fa Scuola ho messo a punto un corso completo su Dorico, dedicato a docenti e musicisti. Il corso è completo e graduale, copre le basi dell’interfaccia, la scrittura, l’impaginazione, la gestione audio e – per chi arriva da Finale – un percorso guidato per orientarsi nel passaggio tra i due software. Il formato è online, con possibilità di rivedere le registrazioni, e per i docenti di ruolo è attivabile con Carta del Docente.
Se siete curiosi, lo trovate cliccando su questo link.
Nel frattempo, se avete domande o volete raccontare la vostra esperienza con i notazionali, scrivetemi: leggere le vostre storie mi aiuta a costruire articoli migliori.
Buona musica e alla prossima.










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