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Charvel American Neo-Classic San Dimas: la superstrat torna a casa

Due San Dimas americane, una con Floyd Rose e una hardtail, riportano Charvel alla produzione californiana di serie.

Charvel si porta dietro da tempo un problema di percezione difficile da scrollarsi di dosso. Per una generazione di chitarristi il marchio coincide con un’estetica precisa: manico sottile, ponte flottante, finiture vistose. E con un’epoca altrettanto precisa, quella in cui la superstrat era lo strumento di chi voleva andare veloce e suonare forte.
La American Neo-Classic San Dimas, la nuova serie annunciata dall’azienda, prova a fare i conti proprio con quella percezione, riportando negli Stati Uniti la produzione regolare di uno dei modelli simbolo del catalogo.

A spiegare l’operazione è Jon Romanowski, VP of Product di Charvel, secondo cui la nuova linea rappresenta un collegamento diretto con le origini californiane del marchio. Una dichiarazione di intenti coerente, perché la San Dimas non è una chitarra qualunque nel mondo Charvel: è il modello che più chiaramente sintetizza l’approccio costruttivo sviluppato dall’azienda fra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli Ottanta.

San Dimas: il nome di una cittadina diventato un genere

La storia comincia in California negli anni Settanta, quando Wayne Charvel fonda ad Azusa un piccolo laboratorio specializzato nella riparazione e nella modifica delle chitarre elettriche. Alla fine del 1978 l’attività viene acquistata da Grover Jackson, lo stesso costruttore che poco dopo avrebbe avviato una seconda linea di strumenti con il proprio cognome. Dopo il trasferimento dell’azienda a San Dimas, nella contea di Los Angeles, il nome della cittadina finirà per identificare una delle forme più riconoscibili della produzione Charvel.

Quella che oggi chiamiamo superstrat prende forma nella California meridionale di quegli anni, e il laboratorio Charvel guidato da Grover Jackson è uno dei luoghi decisivi per la sua evoluzione. Corpo ispirato alla Stratocaster ma reinterpretato in chiave ad alte prestazioni, manico veloce, humbucker ad alta uscita e, nelle configurazioni poi diventate canoniche, tremolo a doppio bloccaggio. Una macchina pensata per il chitarrista che spinge, più che per il purista del vintage.
Negli anni Ottanta le Charvel costruite a San Dimas e le loro evoluzioni diventano strumenti di riferimento nell’hard rock, nel metal e nella fusion, cercati da chi voleva velocità, sustain e un look che non passasse inosservato sul palco.

Nel 2002 Fender Musical Instruments Corporation acquisisce Charvel insieme a Jackson. Da allora il marchio fa parte del portafoglio FMIC: gran parte delle serie di maggiore diffusione viene realizzata in Messico e in Asia, mentre la produzione statunitense è rimasta legata alle linee di fascia più alta e al Custom Shop. È in questo contesto che si inserisce la nuova American Neo-Classic, una serie di produzione regolare costruita negli Stati Uniti.

Cosa monta la nuova serie

La American Neo-Classic San Dimas arriva in due declinazioni, entrambe costruite nello stabilimento FMIC di Corona, in California. La sigla di base è SD1 HH: le due H indicano la configurazione con due humbucker, mentre FR identifica il ponte Floyd Rose e HT la versione hardtail. La sigla MPL segnala invece la presenza della tastiera in acero.

Il primo modello è la SD1 HH FR MPL, equipaggiata con un Floyd Rose 1000 Series a doppio bloccaggio, montato sulla superficie del corpo. È il tremolo che più direttamente richiama il DNA della superstrat e consente escursioni molto ampie mantenendo bloccate le corde al ponte e al capotasto. Il secondo modello è la SD1 HH HT MPL, che monta invece un ponte fisso Charvel hardtail, soluzione pensata per chi privilegia semplicità, stabilità dell’accordatura e una risposta più immediata.

Charvel American Neo-Classic San Dimas

Entrambe adottano un corpo in ontano e un manico bolt-on in acero tagliato di quarto, ricavato in un solo pezzo e rinforzato con barre di grafite. Il profilo è il tradizionale Speed Neck Charvel, con finitura satinata, bordi della tastiera arrotondati e raggio compound da 12 a 16 pollici. I tasti sono 22, di formato jumbo e in acciaio inox, mentre i riferimenti laterali Luminlay rimangono visibili anche sui palchi poco illuminati. La rotella di regolazione del truss rod si trova alla base della tastiera.

Sul piano elettronico le due chitarre condividono la stessa impostazione. I pickup sono una coppia Seymour Duncan JB/’59: un JB TB-4 al ponte, caratterizzato da uscita sostenuta e attacco deciso, e un ’59 SH-1N al manico, più morbido e vicino all’impostazione dei classici humbucker vintage. Il circuito comprende un solo controllo di volume, affidato a un potenziometro EVH Bourns da 500 kOhm a basso attrito, e un selettore a leva a cinque posizioni.
Le posizioni intermedie combinano singole bobine dei due pickup, ampliando la tavolozza timbrica senza aggiungere un controllo di tono.

Charvel American Neo-Classic San Dimas

Il capitolo finiture conferma l’identità visiva del marchio. La SD1 HH FR è disponibile in Robin’s Egg Blue, Ivory Blitz, Gloss Black e Racing Red. La versione hardtail propone Gloss Black, Racing Red, Velvet Midnight e Ivory Blitz. Una palette che alterna colori solidi classici a tonalità più caratterizzate, coerente con un modello che non ha mai fatto della discrezione la propria missione principale.

Per chi è pensata e quanto costa

La collocazione di prezzo non lascia dubbi sulla fascia di mercato. La SD1 HH FR MPL ha un prezzo consigliato europeo di 2.799 euro, mentre la SD1 HH HT MPL si attesta sui 2.649 euro. Sono cifre da strumento professionale di produzione americana, nettamente superiori a quelle delle Pro-Mod e ancora inferiori ai livelli raggiunti dalle realizzazioni del Custom Shop.

Il senso dell’operazione, osservandola nel quadro più ampio della gamma, è ricostruire una linea americana di prestigio attorno a un modello che negli ultimi anni gli appassionati hanno conosciuto soprattutto attraverso le versioni Pro-Mod prodotte prevalentemente in Messico. Quelle restano una porta d’accesso più economica al suono e al feeling della San Dimas. La American Neo-Classic gioca un altro campionato, quello di chi cerca una costruzione statunitense e accetta il sovrapprezzo che comporta.

Per il chitarrista italiano interessato a una superstrat di questo livello, la valutazione non può comunque fermarsi alla provenienza o alla scheda tecnica. Il profilo del manico, il raggio compound e la diversa risposta dei due ponti incidono direttamente sulla sensazione sotto le dita. Su una chitarra costruita attorno alla suonabilità e al controllo del vibrato, qualche minuto di prova rimane più utile di molte pagine di specifiche.

Per chi ha fretta: 4 risposte sulla Charvel San Dimas

1. Cos’è la American Neo-Classic San Dimas?
È la nuova serie Charvel di superstrat costruite negli Stati Uniti e basate sul modello storico San Dimas. Comprende due chitarre: la SD1 HH FR con ponte Floyd Rose e la SD1 HH HT con ponte fisso.

2. Dove vengono costruite?
Nello stabilimento FMIC di Corona, in California. Charvel fa parte di Fender Musical Instruments Corporation dal 2002.

3. Che componenti montano?
Corpo in ontano, manico in acero tagliato di quarto con rinforzi in grafite, pickup Seymour Duncan JB e ’59, 22 tasti jumbo in acciaio inox, controllo di volume singolo e selettore a cinque posizioni. La differenza principale tra i due modelli è il ponte, Floyd Rose 1000 Series oppure Charvel hardtail.

4. Quanto costano?
Il prezzo consigliato europeo è di 2.799 euro per la versione con Floyd Rose e di 2.649 euro per quella con ponte hardtail.

Resta da capire se il pubblico accoglierà l’operazione come un ritorno alle radici o come un’etichetta di prezzo costruita attorno alla nostalgia. La risposta dipenderà da come queste chitarre suonano e si comportano sotto le dita, più che dal blasone del nome stampato sulla paletta. Per chi ha vissuto gli anni Ottanta con una superstrat al collo, però, vedere una San Dimas di produzione regolare tornare a essere costruita in California ha comunque il suo peso.



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