Il piccolino di casa Neural ha rappresentato quasi uno spartiacque, ma per quali tipi di utilizzo è stato pensato alla fine? Un backup di lusso? Una soluzione all-in-one da mettere dentro la custodia?
Cerchiamo di capire, in base al suo design, che cosa lo rende un effettivo coltellino svizzero e che cosa, invece, può rappresentare un problema.
Design funzionale, ma manca un fattore importante
Il form factor del Nano Cortex è una declinazione della pedaliera maggiore, con ovviamente svasature diverse, perché si utilizzano solamente due footswitch e non è presente alcun tipo di schermo o altro.
Per moltissimi è stato definito come la risposta di Neural alla Helix Stomp, ovvero una macchina dal formato di poco più di un pedale e mezzo, se prendiamo come esempio le dimensioni dei Boss, con quasi tutto quello che si può desiderare.
In Neural hanno voluto riportare, in formato esclusivamente knob-oriented, quasi l’intera esperienza vissuta con la pedaliera maggiore, con le dovute limitazioni che abbiamo già visto nel corso del tempo.
Sono presenti alcune linee guida che permettono un utilizzo della macchina senza l’editor, ma è già abbastanza evidente che, quando accendi la macchina, non sai su quale preset sei, a meno che non lo ricordi effettivamente a memoria.
La cosa ha il suo peso in termini di funzionalità effettiva, soprattutto se la si utilizza con una catena completa, cosa che permette di fare avendo fino a 8 slot, e quindi si hanno ancora meno possibilità di sapere effettivamente “cosa sta succedendo sotto”.
Specifiche e la vera forza nascosta
Guardando alle specifiche, il Nano Cortex non è affatto un prodotto spoglio: dispone di 7 blocchi di effetti completamente personalizzabili, con un totale di oltre 50 effetti e utility dopo l’aggiornamento NanOS 2.0.0, e può memorizzare fino a 256 Neural Captures di amplificatori e 256 IR di cabinet.
Viene precaricato con 25 Neural Captures iconici come Mesa Boogie JP2C, Fender Princeton 65 e Ampeg SVT Classic, oltre a 10 modelli di cabinet con 30 IR studio-grade, 5 opzioni microfoniche e 6 posizioni per microfono, per un totale di 300 risposte di impulso direttamente dalla scatola.
Tutto questo in uno chassis di soli 620 grammi, con connettività USB-C che funge da interfaccia audio a 24 bit/48 kHz a bassa latenza.
Su carta è impressionante, ma è proprio qui che emerge il paradosso: una dotazione hardware ricchissima si scontra con un’interfaccia utente che fatica a renderla accessibile senza appoggiarsi costantemente all’app mobile.
Inserito in pedaliera o come semplice backup?
Molti utilizzano il Nano Cortex come soluzione di backup a “basso costo” per le emergenze sul palco, il che ci sta, date le dimensioni infime e nonostante le ovvie limitazioni di user interface. Se lo tieni impostato per avere un suono clean e un suono lead con cui chiudere il live in caso di emergenza, difficilmente potresti dover chiedere di più.
Ma se invece ne vuoi fare un utilizzo “main”, le cose possono essere decisamente più complicate. Solo perché, non essendo presenti i loop come nei fratelli maggiori, bisogna lavorare “alla vecchia maniera” e stare attenti a regolare i vari livelli di entrata e di uscita generali della macchina.
Certo, non parliamo di nulla di troppo complicato da fare, soprattutto per come siamo abituati oggi con i vari sistemi digitali in formato “mini” che nascono per essere inseriti in pedaliere complesse. Basta semplicemente un minimo di attenzione e il Nano Cortex può diventare un coltellino svizzero non indifferente.
Per quali tipi di musicisti può essere funzionale un simile prodotto?
Possiamo dire che può fare effettivamente la differenza per quel tipo di musicista che cerca il “blocco amplificatore”, così come siamo stati abituati con Tonex, che citiamo come esempio dato che è quello più ovvio per questa casistica, e che permetta, a differenza di Tonex, di poter profilare autonomamente senza alcun hardware esterno. In questo modo il musicista può portare i suoi blocchi amplificatori all’interno di una pedaliera più o meno complessa.
Certo, è una macchina che permette di inserire catene più complesse, ma con questo tipo di prodotti, forse con la sola eccezione di Line 6 Stomp, si rischia di essere dipendenti dall’applicazione. Qui la discussione diventa anche soggettiva, poiché è plausibile che alcuni musicisti possano trovarsi senza alcun problema a utilizzare un iPad per tutta la gig, mentre per altri questa resta una bestemmia a cielo aperto.
D’altronde non è che siamo nuovi a prodotti con una User Experience complicata. Prendiamo solo come esempio il vecchio H9 di Eventide, un esempio illustre, che rendeva quasi mandatorio l’utilizzo dell’app nonostante avesse uno schermo a 7 segmenti. Oppure il più recente Tonex One, con annessa versione Plus, che ha un numero risicatissimo di controlli, nessuno schermo, ma è anche lillipuziano a confronto.
Possiamo dire che, probabilmente, oggi siamo davanti solo a una “versione 1” e che tra qualche tempo potremmo aspettarci una nuova versione del Nano Cortex, come abbiamo visto per H9, con un piccolissimo schermo che almeno ti dica il nome del preset che stai suonando. In quel caso l’esperienza di utilizzo potrebbe cambiare sensibilmente, rendendolo probabilmente uno dei prodotti più accessibili e utilizzabili sul mercato.
Neural DSP è un marchio distribuito in Europa da Musifacts.















Recents Comments