Un arrangiamento per chitarra pop rock nasce prima che le dita tocchino le corde. Nasce da una serie di controlli che un professionista fa quasi automaticamente, in pochi secondi, prima ancora di decidere quale accordo suonare per primo. Chi salta questi controlli produce comunque qualcosa: una parte che magari suona bene anche isolata, ma che al brano non serve. Chi li rispetta costruisce invece una parte che resta impressa, nel brano e in chi lo ascolta.
Quella che segue è una checklist che abbiamo messo insieme in redazione, raccogliendo in sei domande i passaggi che il metodo attraversa uno per uno. Ecco le domande da farti, in ordine, prima di scrivere la prima nota.
Che incipit stai costruendo?
La prima domanda arriva prima di tutte le altre, perché decide l’identità dell’intero arrangiamento. Chi ascolta i primi secondi di un brano deve già sapere, quasi senza pensarci, di che brano si tratta. Questo effetto nasce quasi sempre da un incipit, e un incipit può prendere tre strade diverse.
– Ritmico: costruito su un pattern di pulsazione riconoscibile, indipendentemente da cosa suoni sopra. – Armonico: costruito su una struttura di accordi o un cambio di tonalità che l’orecchio memorizza. – Melodico: una linea singola, breve, che diventa la firma riconoscibile del brano.
Nessuna di queste tre strade esclude le altre. Il salto di qualità arriva quando le combini: un pattern ritmico che sostiene una struttura armonica precisa, che a sua volta regge sopra una piccola linea melodica. Il quarto tipo di incipit, in realtà, non è un quarto tipo: è la somma consapevole degli altri tre.
Un incipit riuscito, però, non basta se non sai dove va a finire. Ogni arrangiamento ha un blueprint: la mappa dell’intero brano, dal riff iniziale fino al ritornello, passando per le sezioni intermedie. Sapere già, prima di suonare, che dopo il riff arriva una parte pensata per lasciare spazio al cantato, e che quella parte prepara il terreno a una sezione più densa poco più avanti, è quello che separa un arrangiamento pensato da uno improvvisato nota dopo nota.
Le domande da farti
– Che tipo di incipit sto costruendo: ritmico, armonico, melodico, o una combinazione consapevole dei tre? – So già dove si colloca questa parte nel blueprint dell’intero brano?
Un incipit che nessuno ricorda dopo i primi secondi non è un incipit. È solo la prima nota che hai suonato per caso.
Conosci il terreno armonico su cui cammini?
Prima di scrivere una nota melodica su un accordo devi sapere due cose con certezza assoluta, senza fermarti a calcolarle: su quale grado della tonalità ti stai muovendo, e quali sono i chord tones, cioè le note effettive di quell’accordo, a tua disposizione. Qui non si tratta di teoria per la teoria: è quello che separa lo scegliere una nota dallo sperare che funzioni.
Il metodo più solido parte dall’armonizzazione della scala maggiore a tre voci: sette gradi, ognuno con la propria triade (maggiore, minore o diminuita a seconda della posizione), da conoscere a memoria in qualsiasi tonalità, non solo in quelle più comode sulla tastiera.
Da lì, quando devi costruire una linea melodica breve e riconoscibile, parti dalle note singole, come farebbe un bambino, invece di cercare subito la nota più originale: una sola nota della triade per ogni accordo della progressione. Poche note, tutte dentro l’armonia, sono la base più solida su cui costruire qualsiasi cosa venga dopo, dalle altre note della scala maggiore che rappresentano l’intera progressione fino ai raddoppi per ottava o per sesta. E quando raddoppi per sesta, cercala discendente e non ascendente: è quella direzione a conservare la percezione della nota che stai marcando.
Più note aggiungi, più la linea diventa complessa, e più diventa difficile da ricordare per chi ascolta. È un compromesso che vale la pena tenere sempre presente: la memorabilità nasce dalla semplicità, non dalla quantità di informazione armonica che riesci a infilarci dentro.
Le domande da farti
– So su quale grado della tonalità mi sto muovendo mentre suono, senza doverci pensare? – Conosco i chord tones di ogni accordo della progressione prima di scegliere le note della melodia? – Ho costruito la mia linea partendo da una sola nota per accordo, prima di decidere se e come arricchirla?

Sei protagonista o supporto?
Questa è forse la domanda più trascurata, e anche quella con l’impatto più grande sul risultato finale. In un arrangiamento pop rock la chitarra non è quasi mai la voce principale. Il principio guida è semplice da enunciare e difficile da applicare con disciplina: suonare meno, ma suonare in modo più importante. Meno metti te stesso al centro, più metti al centro il brano e chi lo canta.
Attenzione, qui non si parla di suonare poco per pigrizia. L’incisività di una parte non dipende dalla quantità di note o dalla complessità del voicing, ma dall’intenzione con cui suoni quello che hai scelto di suonare. Due accordi semplici, suonati con la giusta dinamica e il giusto attacco, comunicano più di un riff tecnico che nessuno riesce a seguire. Anche un accordo di Do maggiore può essere ridotto a una sola terza, o a una quinta raddoppiata, se il resto della band sta già coprendo l’armonia: non serve suonarlo per intero solo perché è scritto per intero sulla chord chart.
Prima di andare avanti
– Ho deciso, prima di suonare, se questa parte deve essere protagonista o di supporto? – Ogni nota che sto suonando ha un’intenzione precisa dietro, o è lì solo perché la chord chart la prevede?
Il tuo lavoro comincia quando capisci quale spazio lasciare libero, non quando riempi quello disponibile.
Ascolti la voce prima di scriverci sopra?
L’errore più comune, e anche il più facile da evitare, è arrangiare con i paraocchi: costruire una linea di chitarra senza aver ascoltato cosa sta facendo la linea vocale. Il risultato è quasi sempre lo stesso: un arrangiamento che suona bene isolato e male insieme al resto, perché urta contro la melodia principale invece di sostenerla.
Il rimedio è un esercizio preciso, non un’impressione generica. Isola la melodia vocale, ascoltala più volte, memorizzala nota per nota. Solo a quel punto puoi costruire una controparte che funzioni, scegliendo tra tre strade: raddoppiarla a un intervallo fisso, una terza o una quinta di spazio; costruire un controcanto a intervallo variabile, una linea con vita propria che non segue la voce a distanza costante; oppure suonare in un registro più basso, in quel caso sotto e non sopra.
C’è una regola tecnica precisa da rispettare in tutti e tre i casi: evitare gli intervalli di seconda maggiore e minore tra la tua nota e quella della voce nello stesso istante. Sono gli intervalli che creano il cosiddetto cluster: suonati insieme generano un battimento, il risultato suona male, e tanto basta a rovinare un controcanto altrimenti ben scritto. Lo stesso intervallo, arpeggiato dentro la struttura invece che suonato in blocco, può diventare interessante: è il cluster verticale contro la voce quello da evitare.
Le domande da farti
– Ho isolato la linea vocale e l’ho ascoltata più volte prima di scrivere una sola nota sopra? – Sto formando accidentalmente una seconda maggiore o minore con la voce in qualche punto della mia linea?
Il silenzio è nel tuo arrangiamento?
Quando la chitarra deve creare un tappeto sotto una strofa, un vero e proprio sound landscape, la tentazione naturale è riempire ogni battuta. È esattamente l’errore opposto a quello giusto. Il silenzio, in questi passaggi, a volte pesa più delle note che suoni: fa respirare la struttura armonica e, soprattutto, non invade la linea di canto, che deve restare sempre al centro dell’ascolto.
Quando lavori su un tappeto di questo tipo, la quantità di note conta quanto la loro scelta. Si parte dalla nota singola, poi si passa a due note, e si arriva a un massimo di tre per volta: un intervallo di sesta è la scelta a due note su cui il metodo insiste di più negli esempi, e muovere una sola voce interna dentro l’accordo (la terza che diventa una seconda, cioè la nona dell’accordo) è sufficiente a tenere vivo il tappeto senza appesantirlo. Il resto del risultato non arriva dall’armonia: arriva da come dosi gli effetti e da quanto respiro lasci tra una nota e l’altra.
Fermati un attimo su questo
– Ho lasciato spazio al silenzio in questo passaggio, o sto riempiendo ogni battuta per abitudine? – Sto costruendo il tappeto con due o tre note al massimo, o sto usando tutto quello che ho sotto le dita?
Sei pronto a trasportare su due piedi?
L’ultima domanda è quella che, sul lavoro vero, separa chi sa suonare da chi è pronto a lavorare in produzione. Uno scenario che capita, prima o poi, a chiunque lavori professionalmente: chi canta ti dice che il brano scende di due toni, e devi ritrovare tutto l’arrangiamento nella nuova tonalità in frazioni di secondo, senza sederti a ricalcolare gli accordi su un foglio.
Una prontezza così si costruisce prima, non il giorno in cui serve: studiando lo stesso passaggio armonico in tutte le tonalità, comprese quelle con molti diesis o molti bemolli, e non solo in quelle care al chitarrista come Do maggiore, La maggiore, Mi minore o Sol maggiore. Restare dentro le tonalità familiari è una tentazione comune, ed è anche il punto preciso in cui si vede la differenza tra un professionista improvvisato e uno vero, con la P maiuscola.
Le domande da farti
– Se mi chiedessero adesso di trasportare questo arrangiamento due toni sotto, sarei in grado di farlo in tempo reale? – Ho studiato questo stesso passaggio anche nelle tonalità che normalmente evito, non solo in quelle comode?
Un arrangiamento pensato bene regge anche due toni più in basso, all’improvviso, senza fogli davanti.
Che cosa si controlla prima di scrivere un arrangiamento di chitarra pop rock?
Questa checklist raccoglie sei controlli da fare prima di scrivere un arrangiamento di chitarra pop rock: il tipo di incipit, i chord tones dell’armonia, il ruolo della parte nel brano, la linea vocale da non urtare, lo spazio lasciato al silenzio e la tenuta in ogni tonalità.
Sei controlli che, con l’abitudine, diventano automatici. Il momento per farli è sempre lo stesso: prima della prima nota, non su una parte già registrata che va rifatta. E l’ordine, così come lo abbiamo disposto, non è casuale, perché ogni risposta restringe il campo a quella dopo: deciso l’incipit sai già quale dei tre piani, ritmico, armonico o melodico, deve portare il peso, e quindi quanto ti serve chiedere all’armonia; deciso il ruolo sai quante note ti servono davvero; ascoltata la voce sai dove puoi passare e dove no.
Passare la checklist, non solo leggerla
Nessuna di queste domande, presa da sola, cambia un arrangiamento mediocre in uno riuscito. Prese insieme, in sequenza, prima ancora di suonare la prima nota, cambiano il modo in cui costruisci ogni singola parte: dall’incipit che apre il brano fino alla nota finale del controcanto sull’ultima strofa. È una disciplina che si allena, non un talento che si ha o non si ha.
La prossima volta che ti trovi davanti a un brano da arrangiare, prova a passare in rassegna, una per una, ognuna di queste domande prima di accendere l’amplificatore. Non serve farlo mentalmente in un secondo: la prima volta puoi anche scriverle su un foglio accanto allo strumento. E la verifica finale non si esaurisce nell’analisi: puoi benissimo ragionare a tavolino su ogni nota, qui ci metto la terza maggiore, qui la quarta aumentata, ma poi suoni la parte, la ascolti e ti chiedi se ti piace davvero. Se la risposta è no, la cambi. Con la pratica queste domande diventano un riflesso, esattamente come lo è diventato il resto di quello che sai suonare.

Andrea Quartarone è chitarrista, compositore e didatta. Ha pubblicato undici album da solista, tra cui Presentation, Versatile ed Elektrio, ha collaborato con Steve Lukather, Paul Gilbert e Tommy Emmanuel e ha suonato al NAMM Show e alla Musikmesse di Francoforte. Dal 2006 tiene masterclass e seminari, ha insegnato al Musicians Institute e alla USC di Los Angeles, e ha fondato la Guitar Academy con sedi a Catania e Siracusa.
Il metodo dietro queste domande è quello del suo videocorso Musicezer L’Arrangiamento nella Chitarra Pop-Rock: undici lezioni con gli esempi quasi tutti in do maggiore, smontati grado per grado, i voicing, i controcanti sulla linea vocale e i sound landscapes, più un booklet con gli esercizi in notazione e TAB. Lo trovi qui.
Le domande giuste, prima della prima nota
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