Lo scorso 31 gennaio (2026) Drumeo ha annunciato i vincitori dei suoi Drumeo Awards 2025, e un nome è comparso più volte di tutti gli altri.
II, il batterista degli Sleep Token, si è aggiudicato il premio come Drummer of the Year, quello come Metal Drummer of the Year e il riconoscimento per la Drum Recording of the Year, assegnato all’album Even in Arcadia. Tre premi allo stesso musicista, nella stessa edizione, attribuiti attraverso il voto della community.
Ed è da qui che abbiamo scelto di partire. Non ci interessa stilare una classifica, ma capire cosa raccontano questi nomi messi in fila: dove sta andando la batteria contemporanea, quali generi occupano il centro della scena e in che modo un batterista, oggi, riesce a farsi conoscere. Presi uno per uno sono vincitori di categoria; letti insieme restituiscono una fotografia piuttosto nitida del momento.
Un premio votato da chi suona
I Drumeo Awards nascono all’interno di Drumeo, la piattaforma didattica che negli anni è diventata anche un importante punto di incontro per la comunità internazionale dei batteristi. La differenza rispetto a molti altri premi musicali sta soprattutto nel meccanismo di assegnazione: le candidature vengono selezionate dall’organizzazione, mentre i vincitori sono determinati dal voto del pubblico, non dal verdetto finale di una commissione chiusa.
Questo cambia il significato dei risultati. Un premio deciso dalla community è meno una pagella tecnica e più una fotografia dei gusti di chi segue e pratica lo strumento: chi si sta ascoltando, chi si sta studiando e quali linguaggi stanno attirando maggiore attenzione. Per una rivista come la nostra, che guarda alla musica dal lato di chi la fa, è un termometro prezioso, perché non stabilisce chi sia “il più bravo” in assoluto, ma segnala quali musicisti stiano lasciando il segno in questo momento.
Negli anni la premiazione è cresciuta fino a diventare un appuntamento seguito ben oltre la cerchia degli iscritti alla piattaforma, con numerosi marchi storici della batteria tra gli sponsor e Yamaha nel ruolo di title sponsor. È il segno che un riconoscimento nato all’interno di una scuola online si è ritagliato uno spazio anche nell’industria degli strumenti, senza perdere la propria natura legata alla community. La cerimonia è stata trasmessa in diretta sulla piattaforma Musora e sul canale YouTube di Drumeo, con la conduzione di Brandon Toews.
Un anno con un nome solo, o quasi
Difficile ignorare quanto pesi, in questa edizione, il nome degli Sleep Token. Il loro batterista, che si presenta semplicemente come II, ha raccolto tre riconoscimenti, compresi due dei tre premi principali: Drummer of the Year e Drum Recording of the Year.
Nel testo che accompagna il premio, Drumeo sottolinea la natura scolpita, atmosferica e disciplinata delle sue parti, capaci di acquistare un peso quasi cinematografico. È una batteria che non si limita a riempire lo spazio, ma contribuisce a costruire la narrazione del brano.
Il lungo incontro realizzato da Drumeo permette di entrare direttamente nel linguaggio di II, tra costruzione delle parti, ricerca timbrica e rapporto con la musica degli Sleep Token.
Il successo di II si inserisce in una tendenza più ampia. Una parte della scena più giovane guarda al batterista come a una sorta di sound designer seduto dietro il kit, un musicista che ragiona per timbri, silenzi e dinamiche prima ancora che per numero di colpi.
Il fatto che un premio votato dalla community abbia incoronato proprio questo approccio, e non soltanto il virtuosismo tecnico, dice molto sulla sensibilità di una parte del pubblico contemporaneo.
Il premio per la Drum Performance of the Year è invece andato a una collaborazione: Travis Barker dei blink-182, Chad Smith dei Red Hot Chili Peppers e Danny Carey dei Tool, riuniti nel drum-off organizzato durante Back to the Beginning, il concerto d’addio di Ozzy Osbourne e dei Black Sabbath.
I tre si sono alternati e confrontati sulle note di Symptom of the Universe, affiancati da Tom Morello, Nuno Bettencourt e Rudy Sarzo. Punk-pop, funk-rock e progressive metal si sono così incontrati sullo stesso palco, davanti a un pubblico che difficilmente avrebbe potuto chiedere un assortimento più eterogeneo.
Metal e progressive tengono il centro, ma non da soli
Guardando alle categorie di genere, il baricentro pende verso il lato più tecnico e pesante dello strumento. Il premio come Progressive Drummer of the Year è andato a Mike Portnoy, firma storica dei Dream Theater, mentre la categoria metal, come detto, è stata vinta da II.
Nella sessione registrata negli studi Drumeo, Portnoy ripercorre alcuni dei groove e dei fill più riconoscibili del proprio lavoro con i Dream Theater, mostrando quanto il suo vocabolario tecnico sia legato alla forma e alla narrazione dei brani.
Il Rock Drummer of the Year è Josh Dun dei Twenty One Pilots, a ricordarci come il rock contemporaneo possa convivere con elettronica e pop senza troppi complessi d’identità.
Sarebbe però un errore leggere questi premi come un plebiscito per il solo metal. Il Jazz Drummer of the Year è Jonathan Barber, il Soul and Funk Drummer of the Year è Nate Smith, la categoria R&B e hip hop è andata a Devon “Stixx” Taylor, quella pop a Jamal Moore, quella country a Cody Ash e il premio come Contemporary Drummer of the Year a Tony Royster Jr.
Messi in fila, questi nomi disegnano una mappa ampia: la batteria contemporanea assume molte forme, e la community sembra volerlo ribadire premiando generi che raramente finiscono sotto lo stesso tetto.
C’è anche un aspetto generazionale. Mike Portnoy rappresenta una scuola che ha formato intere generazioni di batteristi progressive, mentre II incarna un modo più recente e trasversale di esplorare lo stesso territorio. Vederli premiati nella medesima edizione, in categorie vicine, aiuta a capire quanto sia ampio oggi il campo che definiamo, un po’ per comodità, approccio tecnico alla batteria.
I batteristi cresciuti dentro gli schermi
C’è poi una parte di questi premi che, fino a pochi anni fa, avrebbe trovato poco spazio in una manifestazione musicale tradizionale. Accanto ai generi, i Drumeo Awards assegnano infatti riconoscimenti legati alle piattaforme: YouTube Drummer of the Year a 66Samus, Instagram Drummer of the Year a El Estepario Siberiano e TikTok Drummer of the Year a Domino Santantonio.
Sono batteristi che una parte consistente del pubblico ha incontrato prima su uno schermo che su un palco, e la loro presenza racconta come oggi possa essere costruita una reputazione dietro lo strumento.
Il caso di El Estepario Siberiano è particolarmente utile per osservare questo passaggio: tecnica estrema, comunicazione diretta e capacità di trasformare una prova di abilità in un contenuto pensato per essere seguito anche oltre la cerchia degli specialisti.
Non è un dettaglio da poco. Per molti ragazzi che iniziano, il primo maestro è un video e il primo pubblico arriva attraverso una clip verticale. Il fatto che un premio dedichi tre categorie ufficiali a questo fenomeno dimostra che non si tratta più di un’eccezione curiosa, ma di un percorso ormai consolidato, con le proprie figure di riferimento e i propri codici.
Su questo punto conviene fermarsi un momento. Molti di questi nomi hanno costruito il proprio seguito attraverso performance brevi e ad altissima intensità, pensate per funzionare in pochi secondi di scorrimento: assoli fulminanti, groove complessi e riletture estreme di brani famosi. È un linguaggio diverso da quello del disco o del concerto, con regole proprie, e la batteria si presta particolarmente bene a questo formato, perché il gesto è visibile, ritmico e immediatamente leggibile anche da chi non suona.
La discussione sul confine tra virtuosismo, linguaggio musicale e intrattenimento resta aperta. Ignorare che una parte importante della cultura batteristica contemporanea passi da queste piattaforme, però, significherebbe raccontare soltanto metà del quadro.
Sull’altro versante, l’edizione ha voluto guardare anche alla storia dello strumento. I riconoscimenti speciali riuniti sotto il nome di Legacy Awards sono intitolati a grandi figure della batteria e premiano contributi di natura diversa.
Il Louie Bellson Award è andato a Scott Travis dei Judas Priest, il Viola Smith Award a Terry Bozzio, il Buddy Rich Award a Bill Ward dei Black Sabbath, il Tony Williams Award a Caleb Hayes e il Dom Famularo Award a Ulysses Owens Jr. Tenere insieme creator cresciuti sui social, veterani dello strumento e musicisti delle nuove generazioni, nella stessa cerimonia, è forse uno degli aspetti più interessanti dell’intera premiazione.
Per chi ha fretta: 4 risposte sui Drumeo Awards 2025
1. Cosa sono i Drumeo Awards?
Sono i premi annuali dedicati alla batteria organizzati da Drumeo, piattaforma didattica e community per batteristi. I vincitori vengono scelti dal pubblico tra le candidature selezionate dall’organizzazione.
2. Chi ha vinto come Drummer of the Year 2025?
Il premio è andato a II, batterista dei Sleep Token, che nella stessa edizione si è aggiudicato anche Metal Drummer of the Year e Drum Recording of the Year.
3. Quali generi hanno dominato l’edizione?
Il baricentro pende verso metal e progressive, ma i premi comprendono anche jazz, soul e funk, R&B e hip hop, pop, country e area contemporary. La mappa dei vincitori resta ampia.
4. Perché ci sono premi per YouTube, Instagram e TikTok?
Perché oggi molti batteristi si fanno conoscere prima attraverso gli schermi che sui palchi. Le categorie social fotografano questo cambiamento nel modo di costruire il proprio pubblico.
Cosa ci portiamo a casa
Passata la lista dei nomi, resta una sensazione abbastanza chiara. La batteria che emerge dai Drumeo Awards 2025 punta più sulla costruzione del suono che sull’esibizione fine a se stessa, si muove con disinvoltura tra metal, progressive, jazz e pop e dispone ormai di due porte d’ingresso altrettanto importanti: il palco e lo schermo.
Non è un ribaltamento improvviso, ma una direzione che si consolida edizione dopo edizione. Tenere insieme i maestri storici, i vincitori di genere e i nuovi volti delle piattaforme è, in fondo, il modo in cui la comunità dei batteristi racconta se stessa. E se il metro è il voto di chi segue lo strumento ogni giorno, vale certamente la pena tenerne conto.










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