In sintesi. I Drumeo Awards 2025 raccontano una batteria sempre più trasversale. II degli Sleep Token conquista tre riconoscimenti, Mike Portnoy vince tra i progressive e Travis Barker, Chad Smith e Danny Carey vengono premiati per la loro esibizione a Back to the Beginning. Tra jazz, funk, metal e creator digitali, emerge una scena in cui tecnica, musicalità e nuovi linguaggi convivono con l’eredità dei grandi maestri.
Il 31 gennaio 2026 Drumeo ha annunciato i vincitori dei suoi Drumeo Awards 2025, e un nome è comparso più volte di tutti gli altri: II, il batterista degli Sleep Token.
Il musicista britannico si è aggiudicato il premio come Drummer of the Year, quello come Metal Drummer of the Year e il riconoscimento per la Drum Recording of the Year, attribuito al lavoro sull’album Even in Arcadia. Tre premi nella stessa edizione, assegnati attraverso il voto della community.
Ma fermarsi al risultato degli Sleep Token significherebbe trascurare buona parte della storia. Scorrendo i nomi dei premiati emergono infatti musicisti appartenenti a generazioni, percorsi professionali e linguaggi molto differenti: Mike Portnoy, Nate Smith, Jonathan Barber, Tony Royster Jr., fino ai creator che hanno costruito una parte importante della propria notorietà attraverso YouTube, Instagram e TikTok.
Non si tratta quindi soltanto di capire chi abbia vinto, ma di osservare cosa raccontino questi risultati sulla batteria contemporanea: quali approcci musicali attirano l’attenzione, quanto conta oggi la presenza digitale e quale spazio continuano a occupare i grandi interpreti dello strumento.
Un premio votato da chi suona, ascolta e segue la batteria
I Drumeo Awards nascono all’interno di Drumeo, la piattaforma didattica canadese appartenente all’universo Musora che, attraverso lezioni, interviste, esibizioni e contenuti video, ha costruito negli anni una vasta comunità internazionale di musicisti.
Una caratteristica della manifestazione riguarda il meccanismo di assegnazione: i vincitori vengono determinati dal voto del pubblico tra i candidati selezionati per ciascuna categoria. Non siamo quindi davanti a un riconoscimento deciso esclusivamente da una giuria tecnica, ma a una consultazione aperta alla community.
È una distinzione importante anche per interpretare correttamente i risultati. La popolarità, la visibilità e la capacità di coinvolgere gli appassionati possono incidere sul voto almeno quanto le qualità strettamente strumentali. Inoltre, il pubblico che partecipa alla consultazione non costituisce necessariamente un campione rappresentativo di tutti i batteristi.
Più che stabilire chi sia il miglior musicista in senso assoluto, questi premi permettono dunque di osservare quali personalità abbiano conquistato maggiore attenzione durante l’anno.
Giunta alla sua quinta edizione, la manifestazione ha visto Yamaha nel ruolo di title sponsor, affiancata da numerosi costruttori di batterie, piatti e accessori. La cerimonia, condotta da Brandon Toews, è stata trasmessa il 31 gennaio sulla piattaforma Musora e sul canale YouTube ufficiale di Drumeo.
Qui sotto è possibile rivedere la registrazione integrale della premiazione.
II degli Sleep Token: tre premi per una batteria che guarda oltre il metal
Il risultato più evidente di questa edizione riguarda gli Sleep Token. Il loro batterista, conosciuto pubblicamente attraverso il nome II e la caratteristica identità mascherata del gruppo, ha conquistato due dei tre riconoscimenti principali: Drummer of the Year e Drum Recording of the Year, ai quali si aggiunge quello riservato alla categoria metal.
Al centro del risultato c’è Even in Arcadia, quarto album della formazione britannica, pubblicato il 9 maggio 2025 da RCA Records. Un lavoro nel quale il confine tra metal, pop, elettronica e R&B viene attraversato continuamente, spesso anche all’interno dello stesso brano.
È proprio in questa contaminazione che il contributo di II acquista particolare interesse. Il suo stile non si limita ai linguaggi tradizionali della batteria metal: comprende fraseggi lineari, ghost note, accenti sincopati, influenze gospel e soluzioni ritmiche provenienti dalla musica elettronica.
Per comprendere meglio il suo approccio vale la pena recuperare anche la lunga intervista realizzata da Drumeo nel 2023, una delle rare occasioni nelle quali il batterista ha raccontato direttamente il proprio metodo di lavoro, pur mantenendo l’anonimato.
II ha spiegato di essere cresciuto musicalmente ascoltando metal, ma di aver successivamente assorbito elementi dell’R&B, del gospel drumming e della scena dance britannica. Tra i musicisti che hanno influenzato il suo percorso figurano Eric Moore, Tony Royster Jr., Thomas Pridgen, Joey Jordison e Abe Cunningham.
Un aspetto particolarmente interessante riguarda la costruzione delle parti: la linea vocale rappresenta spesso un riferimento per decidere dove collocare gli accenti, mentre le sincopi di chitarre ed elementi elettronici contribuiscono a determinare l’architettura ritmica.
È un modo di concepire la batteria che mette la tecnica al servizio dell’arrangiamento. Anche i passaggi più articolati assumono una funzione precisa, preparando un cambio di atmosfera, sottolineando una frase melodica oppure aumentando la tensione prima di un’esplosione sonora.
In Even in Arcadia questo approccio emerge, per esempio, nel lavoro ritmico di Emergence e nelle costruzioni dinamiche di Damocles. La componente acustica dialoga con una produzione fortemente elaborata, nella quale programmazione, trattamento timbrico e stratificazione degli elementi ritmici fanno parte del risultato complessivo.
Il premio per la registrazione assume quindi un significato interessante: non celebra soltanto l’esecuzione strumentale, ma riconosce il ruolo della batteria nella costruzione dell’identità sonora di un disco.
Per chi volesse approfondire il linguaggio di II, il lungo incontro negli studi Drumeo offre una panoramica delle sue influenze, dei fraseggi ricorrenti e del rapporto tra le parti registrate e quelle eseguite dal vivo.
Tre batteristi, un palco e l’ultimo saluto ai Black Sabbath
Se II ha concentrato su di sé i maggiori riconoscimenti individuali, il premio per la Drum Performance of the Year è andato a una delle collaborazioni più particolari del 2025.
Il 5 luglio, durante Back to the Beginning, lo storico concerto organizzato al Villa Park di Birmingham per l’addio alle scene di Ozzy Osbourne e dei Black Sabbath, tre batteristi appartenenti a mondi musicali differenti si sono ritrovati sullo stesso palco: Travis Barker dei blink-182, Chad Smith dei Red Hot Chili Peppers e Danny Carey dei Tool.
L’occasione è stata un drum-off costruito intorno a Symptom of the Universe, classico dei Black Sabbath tratto da Sabotage del 1975. Ad accompagnarli c’erano Tom Morello e Nuno Bettencourt alle chitarre e Rudy Sarzo al basso.
La particolarità dell’esibizione risiedeva nella convivenza di tre approcci decisamente riconoscibili. Barker portava con sé l’energia e la fisicità del punk-rock, Smith un vocabolario profondamente legato al funk e al groove, mentre Carey introduceva il proprio linguaggio fatto di articolazioni ritmiche complesse e una concezione quasi orchestrale del set.
Non una competizione tecnica nel senso tradizionale, dunque, ma una performance collettiva che metteva a confronto differenti personalità strumentali all’interno dello stesso contesto musicale.
Il riferimento ai Black Sabbath aggiungeva naturalmente un ulteriore livello di significato: tre interpreti appartenenti a generazioni successive rendevano omaggio a una formazione che, anche attraverso il lavoro di Bill Ward, ha contribuito a definire il linguaggio ritmico dell’hard rock e dell’heavy metal.
Mike Portnoy e il progressive: il peso di un ritorno
Il riconoscimento come Progressive Drummer of the Year è andato a Mike Portnoy, e nel suo caso il risultato si inserisce in un periodo particolarmente significativo della carriera.
Dopo essere rientrato ufficialmente nei Dream Theater nell’ottobre 2023, il batterista ha infatti partecipato alla realizzazione di Parasomnia, pubblicato il 7 febbraio 2025: il primo album in studio registrato con la formazione statunitense dai tempi di Black Clouds & Silver Linings del 2009.
Il disco, incentrato tematicamente su diversi disturbi legati al sonno, ha riportato Portnoy all’interno del processo creativo di una band della quale è stato fondatore e principale protagonista ritmico per oltre vent’anni.
La sua presenza continua a rappresentare un punto di riferimento per chi studia il progressive metal: cambi di metro, spostamenti degli accenti, utilizzo esteso del doppio pedale e costruzione di fill che spesso diventano veri elementi compositivi.
Ma ridurre Portnoy alla complessità dei tempi dispari sarebbe piuttosto limitante. Uno degli aspetti caratteristici del suo stile è proprio il rapporto tra forma musicale e costruzione della parte di batteria, con richiami tematici e soluzioni ritmiche capaci di accompagnare lo sviluppo narrativo di composizioni anche molto lunghe.
Nella sessione registrata negli studi Drumeo, il musicista ripercorre alcuni dei groove e dei fill più riconoscibili del proprio repertorio con i Dream Theater.
È interessante osservare Portnoy e II all’interno della stessa edizione. Entrambi utilizzano un vocabolario tecnico articolato, ma lo inseriscono in contesti compositivi differenti: il primo attraverso le architetture del progressive rock e metal, il secondo attraverso un linguaggio che integra metal moderno, gospel, R&B ed elettronica.
Dal jazz al funk: la batteria non vive soltanto di metal
La presenza di II e Portnoy potrebbe suggerire una particolare centralità della musica più pesante e tecnicamente articolata. Tuttavia, osservando il resto dei vincitori, la fotografia diventa decisamente più ampia.
Il premio come Jazz Drummer of the Year è andato a Jonathan Barber, musicista statunitense il cui linguaggio unisce conoscenza della tradizione jazzistica, ricerca timbrica e una concezione moderna dell’interplay.
Nel jazz la batteria non si limita a stabilire il tempo: dialoga costantemente con gli altri strumenti, interviene sul fraseggio e contribuisce a modificare la percezione dell’andamento musicale. Il lavoro di Barber si muove proprio in questo territorio, nel quale il controllo delle dinamiche e la scelta degli accenti diventano elementi fondamentali.
Altrettanto interessante il riconoscimento attribuito a Nate Smith come Soul and Funk Drummer of the Year. Musicista molto seguito anche attraverso i propri contenuti video, Smith ha costruito un linguaggio riconoscibile intorno al concetto di groove, lavorando sulle microvariazioni ritmiche, sulla relazione tra cassa e rullante e sulla distribuzione degli accenti all’interno della pulsazione.
Nel suo caso la complessità non coincide necessariamente con la quantità di note. Anche un pattern apparentemente semplice può acquistare una personalità particolare attraverso il posizionamento dei colpi, il controllo delle ghost note e il rapporto con il basso.
Il premio R&B and Hip-Hop Drummer of the Year è stato assegnato a Devon “Stixx” Taylor, mentre Jamal Moore ha conquistato quello relativo al pop. Due ambiti nei quali al batterista viene richiesta una notevole capacità di adattamento, spesso in rapporto a produzioni basate su sequenze, campionamenti ed elementi elettronici.
Completano il quadro Cody Ash, vincitore nella categoria country, e Tony Royster Jr., premiato come Contemporary Drummer of the Year.
Proprio Royster Jr. rappresenta un interessante punto di contatto tra differenti generazioni. Conosciuto fin da giovanissimo per le proprie capacità tecniche, ha sviluppato negli anni un linguaggio capace di attraversare fusion, gospel, funk, pop e produzioni contemporanee.
Il riconoscimento per il rock è invece andato a Josh Dun dei Twenty One Pilots, interprete di un approccio nel quale la batteria acustica convive frequentemente con elettronica, campionamenti e soluzioni tipiche della produzione pop moderna.
Considerate nel loro insieme, queste categorie mostrano soprattutto una cosa: la competenza richiesta al batterista contemporaneo cambia profondamente in funzione del contesto musicale. Il controllo del groove, la capacità di accompagnamento, l’interazione con gli altri strumenti e la gestione del suono possono avere un peso equivalente alla complessità esecutiva.
Quando la carriera di un batterista comincia davanti a una telecamera
Una delle caratteristiche più significative dei Drumeo Awards riguarda la presenza di tre categorie dedicate specificamente alle piattaforme digitali.
Il premio YouTube Drummer of the Year è stato assegnato a 66Samus, quello per Instagram a El Estepario Siberiano e il riconoscimento TikTok Drummer of the Year a Domino Santantonio.
Non si tratta semplicemente di batteristi che pubblicano occasionalmente i propri video. Sono musicisti che hanno sviluppato una parte importante della propria attività professionale attraverso contenuti pensati per una fruizione digitale, utilizzando le piattaforme anche come strumenti di divulgazione, comunicazione e costruzione della propria identità artistica.
66Samus, per esempio, ha consolidato la propria notorietà combinando esecuzioni legate soprattutto al metal, approfondimenti strumentali e una comunicazione nella quale l’ironia occupa uno spazio importante.
Il caso di El Estepario Siberiano è invece particolarmente rappresentativo della capacità di trasformare una dimostrazione tecnica in un contenuto immediatamente riconoscibile. Le sue esecuzioni, spesso costruite intorno a coordinazioni particolarmente impegnative, indipendenza degli arti e riletture di brani conosciuti, hanno raggiunto anche un pubblico che normalmente non segue contenuti didattici dedicati alla batteria.
Il video seguente permette di osservare da vicino alcune caratteristiche del suo approccio esecutivo.
Domino Santantonio rappresenta un ulteriore esempio di come le piattaforme possano essere utilizzate per comunicare la propria personalità strumentale attraverso interpretazioni energiche, groove e contenuti di breve durata.
Naturalmente, questo fenomeno apre anche una questione interessante: popolarità digitale, capacità tecnica e maturità musicale non sono necessariamente la stessa cosa.
Una performance di pochi secondi può valorizzare una particolare abilità, un fill complesso o un’esecuzione spettacolare, ma non racconta necessariamente le qualità richieste per sostenere un concerto di due ore, accompagnare una voce oppure affrontare una sessione di registrazione.
Allo stesso tempo sarebbe sbagliato considerare l’attività digitale una dimensione separata dalla professione musicale. I contenuti online possono rappresentare un mezzo per costruire collaborazioni, trasmettere conoscenze, raggiungere nuovi allievi e portare il proprio lavoro davanti a persone che difficilmente si incontrerebbero attraverso i canali tradizionali.
La presenza di tre riconoscimenti dedicati ai social indica quanto questo aspetto sia ormai radicato nella cultura dello strumento. Per molti giovani musicisti, il primo incontro con un batterista di riferimento avviene oggi attraverso uno schermo, ben prima di acquistare un disco o assistere a un concerto.
I Legacy Awards: cinque premi per raccontare passato e futuro
Accanto ai riconoscimenti principali e alle categorie di genere, Drumeo ha assegnato anche cinque Legacy Awards, premi speciali intitolati ad alcune figure fondamentali della storia della batteria.
È importante sottolineare che non si tratta esclusivamente di riconoscimenti alla carriera: ciascuno richiama un particolare contributo artistico, umano o didattico e può essere attribuito anche a musicisti appartenenti alle nuove generazioni.
Il Louie Bellson Award è andato a Scott Travis, batterista dei Judas Priest, musicista il cui lavoro ha contribuito a caratterizzare il linguaggio ritmico dell’heavy metal attraverso potenza, precisione e un utilizzo particolarmente riconoscibile della doppia cassa.
Il Viola Smith Award è stato assegnato a Terry Bozzio, interprete che ha trasformato il drum set in un sistema estremamente articolato, esplorandone le possibilità melodiche e compositive attraverso configurazioni strumentali di grandi dimensioni.
Il Buddy Rich Award è andato invece a Bill Ward, storico batterista dei Black Sabbath. Un riconoscimento particolarmente significativo anche alla luce della performance premiata a Back to the Beginning: Ward è infatti uno dei musicisti che hanno contribuito a costruire le fondamenta ritmiche dell’heavy metal, portando nella musica della formazione britannica influenze jazz e swing.
Più orientato verso le nuove generazioni il Tony Williams Award, attribuito a Caleb Hayes, giovane batterista che si è fatto conoscere per le proprie capacità esecutive e per un linguaggio che attraversa differenti influenze contemporanee.
Infine, il Dom Famularo Award è stato assegnato a Ulysses Owens Jr., jazzista, bandleader e didatta. Un riconoscimento che assume un significato particolare considerando il ruolo svolto da Dom Famularo nella diffusione internazionale della cultura batteristica e dell’insegnamento dello strumento.
Il fatto che la stessa manifestazione premi contemporaneamente creator digitali, musicisti affermati, giovani talenti e figure storiche costituisce uno degli elementi più interessanti dell’edizione: la cultura della batteria continua a svilupparsi attraverso linguaggi nuovi, senza rinunciare al rapporto con la propria storia.
Per chi ha fretta: 5 risposte sui Drumeo Awards 2025
1. Cosa sono i Drumeo Awards?
Sono i premi annuali dedicati alla batteria organizzati da Drumeo. I vincitori vengono determinati attraverso il voto del pubblico tra le candidature selezionate per le diverse categorie.
2. Chi ha vinto il premio Drummer of the Year 2025?
II degli Sleep Token, che ha conquistato anche Metal Drummer of the Year e Drum Recording of the Year per l’album Even in Arcadia.
3. Qual è stata la migliore performance secondo la community?
Il drum-off di Travis Barker, Chad Smith e Danny Carey durante Back to the Beginning, il concerto d’addio di Ozzy Osbourne e dei Black Sabbath del 5 luglio 2025.
4. Chi ha vinto nelle categorie jazz, funk e progressive?
Jonathan Barber nel jazz, Nate Smith nel soul/funk e Mike Portnoy nel progressive.
5. Perché esistono premi dedicati a YouTube, Instagram e TikTok?
Per riconoscere il ruolo delle piattaforme digitali nella diffusione della cultura batteristica e nella costruzione della carriera di numerosi musicisti contemporanei.
Cosa raccontano davvero i Drumeo Awards 2025?
Al termine della premiazione, il dato più interessante non riguarda necessariamente il numero di riconoscimenti conquistati da un singolo musicista, quanto la varietà dei linguaggi rappresentati.
Da una parte emerge l’approccio degli Sleep Token, nel quale la batteria partecipa in maniera determinante alla costruzione sonora del brano, integrandosi con elettronica, arrangiamenti e produzione. Dall’altra rimane centrale una tradizione strumentale rappresentata da musicisti come Portnoy, Smith, Barber e Royster Jr., ciascuno con una diversa interpretazione del rapporto tra tecnica ed espressione musicale.
Accanto a questi percorsi, i creator digitali dimostrano quanto siano cambiati i mezzi attraverso i quali un batterista può raggiungere il proprio pubblico. Oggi l’attività musicale può svilupparsi contemporaneamente in studio, sul palco, nell’insegnamento e attraverso contenuti destinati alle piattaforme online.
Naturalmente i risultati di un premio votato dalla community non bastano, da soli, a definire il futuro dello strumento. Possono però offrire una prospettiva interessante sulle personalità e sui linguaggi che hanno caratterizzato un determinato periodo.
Ed è forse questo il principale elemento che emerge dai Drumeo Awards 2025: non esiste un unico modello di batterista contemporaneo. C’è chi costruisce il proprio suono attraverso arrangiamenti complessi, chi lavora sulle più piccole sfumature del groove, chi continua a esplorare le possibilità della tecnica strumentale e chi utilizza una telecamera per portare tutto questo davanti a un pubblico potenzialmente enorme.
La batteria, insomma, continua a parlare molte lingue. E non tutte hanno bisogno di un assolo per farsi capire.










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