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Copertina del metodo per handpan di Loris Lombardo edito da Volontè & Co.

Il metodo per handpan di Loris Lombardo

Prima di parlare di questo nuovo metodo edito da Volontè & Co. che, con la guida di Loris Lombardo, ci svelerà segreti e tecniche di uno strumento che ha riscosso negli ultimi anni un grandissimo e inaspettato successo, facciamone una più diretta conoscenza: che cos'è un handpan?Ci troviamo in terra Elvetica ne

In sintesi: Loris Lombardo firma per Volontè & Co. un metodo completo per handpan: 160 pagine, 19 capitoli progressivi dal suono del Ding alle evoluzioni ritmiche più complesse, con supporto DVD. Nell’articolo trovi cos’è l’handpan e la sua origine svizzera, la struttura del manuale e un’intervista all’autore su tecnica, espressività e diffusione dello strumento.

Che cos’è l’handpan e da dove nasce

Prima di parlare di questo metodo edito da Volontè & Co. che, con la guida di Loris Lombardo, svela segreti e tecniche di uno strumento che ha riscosso negli ultimi anni un grandissimo e inaspettato successo, facciamone una più diretta conoscenza: che cos’è un handpan? Ci troviamo in terra elvetica, nella fattispecie a Berna, dove i due artigiani Felix Rohner e Sabina Scharer (accordatori e costruttori di steel drum, strumento a percussione melodico) decidono nei primi anni 2000 di dare vita a un nuovo progetto: l’handpan.

L’handpan ha una forma circolare, è composto da due cupole poste una sopra l’altra con le pance opposte, il peso è di circa 4 kg per un’altezza di circa 25 cm; esistono in commercio anche strumenti di peso e circonferenza maggiori. Nella cupola superiore vi è una protuberanza centrale che prende il nome di “Ding” e produce la nota più grave del lato superiore; nella cupola inferiore si trova un foro centrale che prende il nome di “Gu”, dal suono onomatopeico che riproduce e diffonde. Questo permette di riprodurre i suoni dell’Udu e del Ghatam, strumenti di origine indiana, e di accompagnare queste sonorità con tutte le note di una scala.

Handpan suonato a mani nude, dettaglio delle cavità tonali

Photo by HardcasetechnoloigesCC BY-SA 4.0

Alle estremità dello strumento troviamo delle cavità che possono variare tra 7, 8 e 9 (le più utilizzate sono quelle da 7 e da 8): queste cavità, più il Ding, emettono se percosse delle note ben precise, formando una determinata scala per ogni strumento. Tra il 2001 e il 2005 vennero creati strumenti nelle tonalità di Bb, C4 e C#4 (i numeri indicano l’altezza delle note, non sono intervalli); successivamente nacquero strumenti con tonalità più gravi, G3, F#3 e F, ampliando il ventaglio fino a ben 45 scale.

Le cinque fasi di lavorazione di un handpan PANArt

Photo by IxkeysCC BY-SA 3.0

Il metodo di Loris Lombardo: struttura e contenuti

Parliamo ora del metodo, scritto da Loris Lombardo, laureato in percussioni classiche presso il conservatorio G.F. Ghedini di Cuneo, formatosi poi alla scuola di Tullio De Piscopo (Nam), oltre alla Soncino Percussion Academy e alla Ultimate Drum Experience di Londra. Si è dedicato allo studio di percussioni indiane, turche e mediorientali e di tradizioni di tutto il mondo: un curriculum di tutto rispetto, che vanta collaborazioni con molti big nazionali tra cui Andrea Braido, Beppe Gambetta e Marlene Kuntz.

Il metodo è suddiviso in 19 capitoli di varia lunghezza a seconda della tematica trattata: si inizia con il suono del Ding per poi passare alle scale ascendenti e discendenti, ai tempi composti, ai paradiddle con tempi semplici e composti e a molto altro. Come ogni metodo progressivo, si parte da esercizi semplici per arrivare a evoluzioni molto complesse: questo strumento unisce armonia e percussioni in modo unico e, trattandosi di qualcosa di “nuovo” in continua evoluzione, le 160 pagine sono spiegate attraverso disegni, schemi, divisioni ritmiche, note e molto altro. Non ho perso l’occasione di scambiare due chiacchiere con l’autore, che vi riporto di seguito.

Intervista a Loris Lombardo

Ciao Loris, tra le scuole dove ti sei formato ci sono il Conservatorio G.F. Ghedini di Cuneo e la scuola fondata da Tullio De Piscopo, il Nam. Quindi nasci come batterista e percussionista. Come ti sei avvicinato a uno strumento che oltre a essere percussivo è anche armonico? Hai dovuto affrontare anche studi di teoria e armonia?

Ciao a tutti i lettori di Musicoff. Uno dei vantaggi degli studi in conservatorio è la possibilità di studiare materie come teoria e solfeggio, armonia, storia della musica e pianoforte complementare. Questo dà la possibilità anche ai percussionisti, generalmente un po’ più carenti in materia, di approfondire queste discipline e focalizzare lo studio in qualcosa che esca dalla ritmica. Questi studi mi hanno consentito di concepire la musica più da musicista e non solo come percussionista. Detto questo, l’approccio che ho avuto sull’handpan è stato istintivamente ritmico. Ho riportato i miei studi da percussionista e da batterista sullo strumento in modo naturale, quasi come se l’handpan fosse lo strumento che finalmente mi potesse dare la possibilità di esprimere tutto ciò che avevo appreso negli anni, i vari studi di strumenti diversi fusi in uno strumento unico.

La cosa meravigliosa di questo strumento è che dà la possibilità anche a chi non ha nozioni di armonia di comporre la propria musica. Questo con tutti i pro e i contro: gli handpan, infatti, sono creati ognuno con una scala ben precisa; è un po’ come suonare un pianoforte che ha i tasti già scelti per una determinata scala, il che comporta l’impossibilità di sbagliare nota della scala. Il lato negativo, se vogliamo definirlo così, è che c’è un’espressione limitata della musica se suonato da solo. Un handpan in tonalità minore potrà donare all’ascoltatore solamente un’atmosfera malinconica, uno in tonalità maggiore solamente un’atmosfera allegra, e così via.

La cosa incredibile è che se si forma un set di tre handpan è possibile creare una scala cromatica, ottenendo molta più espressività, come se fosse un vero e proprio pianoforte, ovviamente con minore estensione di ottave. Un anno fa ho avuto l’onore di suonare in tour come solista assieme alla cantante Simona Molinari e all’orchestra della Magna Grecia di Taranto. In questa occasione disponevo di tre handpan davanti a me e seguivo lo spartito, scritto appositamente per la composizione Stabat Mater di Fabio Barnaba. Credo sia stata la prima volta, almeno in Italia, in cui l’handpan avesse una parte da solista scritta e definita in un’orchestra sinfonica.

Loris Lombardo suona un set di handpan dal vivo

L’handpan è uno strumento piuttosto “giovane”, nasce nei primi anni 2000: come si è sviluppato nell’ultimo decennio e quante persone stimi lo utilizzino nel nostro Paese?

Si è sviluppato quasi in maniera virale. Molte persone che ascoltano questo strumento e lo vedono suonare desiderano subito averne uno, e accade soprattutto per i non musicisti. La cosa buona di questo fenomeno è che avvicina alla musica molte persone che non si sarebbero mai approcciate a uno strumento musicale, forse perché hanno l’impressione che l’handpan sia semplice da suonare. Ciò ha portato molti a pensare che questo strumento non debba essere studiato come tutti gli altri, ma che basti l’istinto. Certo, qualsiasi strumento può essere suonato con il solo ausilio dell’istinto, ma con tutti i limiti che questo impone. Chiunque può pizzicare una corda o percuotere un tamburo, ma senza lo studio e una tecnica approfondita non potrà andare oltre e conoscere tutto il potenziale dello strumento. Purtroppo non riesco a stimare quante persone lo utilizzino in questo momento, ma sicuramente sta prendendo sempre più piede, visto anche l’aumento dei costruttori.

Dettaglio della cupola superiore di un handpan con il Ding centrale

Come ogni strumento richiede costanza, studio e caparbietà: il tuo metodo può aiutare chi si avvicina all’handpan. Qual è l’aspetto più complesso?

Dipende tutto dagli obiettivi che si vogliono raggiungere. Ad alcune persone basta suonare per sé e utilizzare l’handpan quasi come uno strumento da meditazione; ad altre interessa condividere la propria musica con gli altri. Credo che in entrambi i casi si possa scoprire sempre di più da uno strumento così giovane. Bisogna cercare di continuo nuovi stimoli, altrimenti il rischio è di rimanere ancorati alle stesse idee e di suonare sempre le stesse cose, con la probabilità di annoiarsi con il passare del tempo.

Ringraziamo Loris Lombardo: se volete avvicinarvi all’handpan questo metodo può realmente aiutarvi a capire questo curioso strumento. Come la maggior parte dei metodi della collana Volonté & Co., anche questo si avvale di un supporto DVD che consente di sentire e guardare come studiare ogni esercizio. Per ulteriori informazioni potete consultare direttamente il sito di Volonté & Co. e contattarli tramite l’email [email protected].

Perché vale la pena studiare l’handpan con un metodo

Studiare l’handpan con un metodo strutturato fa la differenza tra il restare ancorati a poche idee e l’esplorare davvero le possibilità di uno strumento ancora giovane. La progressione per capitoli, dagli esercizi base alle evoluzioni ritmiche, accompagna chi parte da zero ma offre spunti anche a percussionisti già formati che vogliono trasferire il proprio bagaglio su un timbro nuovo.

Per chi ha fretta: 5 cose da sapere sul metodo per handpan

  1. Chi firma il metodo? Loris Lombardo, percussionista diplomato in conservatorio, per la collana Volontè & Co.
  2. Quanto è lungo? 160 pagine in 19 capitoli progressivi, con supporto DVD.
  3. Da dove si parte? Dal suono del Ding, poi scale ascendenti e discendenti, tempi composti e paradiddle.
  4. Cos’è un handpan? Uno strumento a percussione melodico nato a Berna nei primi anni 2000, due cupole, scala fissa per strumento.
  5. Serve studiarlo? Sì: l’istinto basta per iniziare, ma solo tecnica e studio sbloccano il vero potenziale dello strumento.

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