In sintesi. La tecnica musicale è solo una parte del mestiere del musicista. La vera crescita passa per la consapevolezza: capire chi si è, cosa si vuole dire, quale spazio occupare. Riflessione finale di una serie sulla maturità artistica, su quei concetti che vanno oltre la musica ma sono indispensabili per chiunque voglia esprimersi davvero attraverso uno strumento.
Siamo giunti al capitolo conclusivo di questo viaggio durato mesi, fatto di racconti personali (questo capitolo è il conclusivo di una serie iniziata con La scintilla e i primi passi) che spero possano indirizzare più gente possibile verso un percorso consapevole e goduto.
Proprio per questo vorrei fermarmi ad analizzare alcuni concetti che apparentemente vanno oltre la musica ma che, a mio avviso, sono molto importanti per chiunque si affacci a questo meraviglioso e complesso mondo.
Oltre la tecnica: cosa significa davvero suonare
Nella musica, come in qualsiasi cosa della nostra vita, la maggior parte delle cose è frutto delle nostre scelte e la principale domanda che mi ha sempre guidato è ed è stata: “è coerente con te stesso? Con ciò che vuoi fare davvero?”; sì, perché in un mondo che punta all’estetica sfrenata credo la più grande conquista sia quella di essere veri, di essere credibili.
Coerenza e identità nel percorso musicale
Questo ci potrà portare, sicuramente, a scelte più consone a ciò che vuole essere il nostro percorso di studi e percorso musicale in generale, ma non solo: sarà importante per creare una nostra identità (un tema esplorato anche in Il palco come specchio e in Formazione chitarristica e crescita personale), attraverso la quale avremo molte più possibilità di raggiungere un modo di esprimerci che trasmetta al meglio i nostri messaggi, la nostra personalità, attraverso il nostro strumento.
Io ho scelto di percorrere questa strada e, se inizialmente mi riempiva di punti interrogativi, insicurezza, adesso, a distanza di qualche anno, posso affermare che mi sia stata molto più d’aiuto di quanto potessi pensare.
Mi aiuta a stare in situazioni dove il mio modo di essere, di approcciarmi alla musica, risuona con chi mi sta intorno. Questo non significa non uscire mai dalla propria comfort zone, anzi, farlo ci porta sempre a crescere, che è un aspetto fondamentale per chiunque di noi, sempre; più che altro ci aiuta a farlo in maniera costruttiva. Ci aiuta a restare in ascolto ma allo stesso tempo fedeli a ciò che ci muove dentro.
Trovare il proprio spazio in un mondo affollato
Avere una propria identità, sviluppare la propria personalità, sono tratti troppo importanti per chi vuole scrivere e comporre musica. Come facciamo a manifestarci appieno, con profondità, a chi ci sta di fronte, a chi ci ascolta, se i primi ad essere incoerenti siamo noi stessi?
È chiaro che qualsiasi genere musicale, attraverso qualsiasi strumento diventi, a mio avviso, interessante, in maniera oggettiva, se chi lo fa è davvero coerente con la propria storia, con la propria visione del mondo.
La musica, almeno per quanto mi riguarda, non si rivela “solo” sotto la forma di un mestiere, ma come una lente attraverso cui guardare quel mondo, conoscermi e riconoscere gli altri.
Io sto vivendo il mio viaggio e più vado avanti, più comprendo quanto sia importante farsi permeare dalla voglia di conoscere, di imparare, di registrare se stessi, di mettersi in gioco, sentendosi privilegiati di stare su una strada che abbiamo scelto (anche quando il lavoro di giorno e la musica di notte vivono in tensione) ma che, forse, ha scelto anche un po’ noi.
Se siete all’inizio, vi auguro di perdervi e poi ritrovarvi, tra le note che vi assomigliano; se invece state già suonando da un po’, vi auguro di non smettere mai di cercare perché ogni viaggio musicale è, in fondo, un viaggio verso un luogo che possiamo chiamare casa.
Per chi ha fretta: 5 risposte sull’identità del musicista
1. Cosa significa oltre il palco nella crescita di un musicista?
Significa che la performance dal vivo è solo la punta dell’iceberg: il vero lavoro è quello interiore, la costruzione di un’identità musicale coerente, la consapevolezza di cosa si vuole comunicare prima ancora di come.
2. Perché la sola tecnica non basta?
Perché la tecnica risponde alla domanda come suono ma non a perché suono. Senza una motivazione interna chiara, la tecnica più alta resta un esercizio sterile che non lascia traccia nell’ascoltatore.
3. Come si trova il proprio spazio in un mondo musicale affollato?
Riconoscendosi prima di tutto: capire i propri punti di forza, i propri limiti, le proprie ossessioni. Lo spazio si conquista essendo riconoscibili, non imitando chi ha già successo in un genere affollato.
4. La coerenza artistica si può imparare?
Più che imparare, si costruisce. Coerenza significa fare scelte consistenti nel tempo: nei generi, negli strumenti, nelle collaborazioni, nei progetti. Si forma negli anni, non in una settimana di scelte impulsive.
5. Cosa serve per esprimersi davvero attraverso la musica?
Tempo, ascolto e onestà con se stessi. Tempo per maturare un linguaggio, ascolto per capire dove ci si vuole posizionare nel paesaggio sonoro contemporaneo, onestà per non fingere di essere ciò che non si è.
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Su Musicoff trovi anche altri approfondimenti culturali sul percorso del musicista.












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