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Il New York Times elegge i 30 più grandi songwriter americani viventi: una lista che farà discutere

Il New York Times seleziona i 30 songwriter americani che hanno ridefinito il suono e l'identità musicale del paese.

Costruire una classifica dei migliori di sempre è sempre un esercizio rischioso, spesso ingrato. Farlo sul campo del songwriting americano, dove convivono decenni di storia, generi opposti e sensibilità inconciliabili, lo è ancora di più. Eppure il New York Times ci ha provato, e il risultato è un documento culturale che merita attenzione, ben al di là delle inevitabili polemiche.

Lo storico giornale americano ha pubblicato la sua lista dei 30 più grandi songwriter americani viventi, un progetto ambizioso costruito con un metodo rigoroso e trasparente. Tutto è partito da una raccolta di oltre 700 nomi candidati, proposti da più di 250 esperti dell’industria musicale: musicisti, critici, storici, DJ, music supervisor, dirigenti discografici e persino coreografi.

Da quella lista enorme, sei critici della redazione del TimesWesley Morris, Jon Caramanica, Joe Coscarelli, Lindsay Zoladz, Jody Rosen e Danyel Smith – hanno discusso, anche animatamente, e infine selezionato i 30 nomi definitivi.

L’obiettivo dichiarato era individuare i contemporanei che si esprimono nella tradizione del Great American Songbook, ovvero chi ha contribuito a definire il suono degli ultimi cinquant’anni di vita nazionale americana, portando quella musica a diventare l’export culturale più potente e influente del paese.

Nessuna graduatoria interna: non è una classifica, la lista è presentata senza un ordine di merito preciso, il che è già una scelta editoriale significativa.

Chi c’è: leggende e sorprese

La lista attraversa generi, generazioni e formati con una coerenza che sorprende. Eccola completa:

  • Bob Dylan, Paul Simon, Bruce Springsteen, Willie Nelson, Carole King, Smokey Robinson, Stevie Wonder, Dolly Parton: i nomi storici, quelli che nessuno avrebbe osato escludere
  • Jay-Z, Missy Elliott, OutKast, Babyface, The-Dream, Young Thug: il contributo del rap e dell’R&B, con una presenza hip-hop significativa
  • Taylor Swift, Lana Del Rey, Fiona Apple, Mariah Carey: le voci femminili del pop e del songwriting autoriale degli ultimi decenni
  • Nile Rodgers, Lionel Richie, Brian & Eddie Holland, Jimmy Jam & Terry Lewis, Diane Warren, Stephin Merritt: i grandi architetti nell’ombra, autori e produttori che hanno scritto anche per altri ridisegnando il panorama sonoro
  • Lucinda Williams, Josh Osborne, Brandy Clark & Shane McAnally: la voce americana del country e dell’americana più radicata
  • Romeo Santos, Bad Bunny: un’apertura esplicita ai suoni latini che ormai pervadono la musica statunitense

L’elemento più interessante: la presenza latino-americana

La scelta di includere Bad Bunny e Romeo Santos è probabilmente la più discussa e simbolicamente rilevante. Il NYT non si limita a fotografare un’America musicale bianca o anglofona, ma riconosce come il suono del paese sia cambiato in modo irreversibile.

Bad Bunny canta prevalentemente in spagnolo, eppure è oggi uno degli artisti più ascoltati al mondo, con un impatto sulla cultura popolare che pochi possono vantare.

Chi manca (e perché si discute)

Nessuna lista di questo tipo si salva dalle critiche per le assenze. La critica musicale del Times Lindsay Zoladz, in un podcast dedicato, ha ammesso che ci sono nomi che avrebbe voluto includere ma che non ce l’hanno fatta, senza però scendere nei dettagli.

Nel dibattito online circolano già le lamentele più prevedibili: niente Prince (scomparso, dunque fuori dai parametri “vivente”), nessun Ryan Adams, nessun rappresentante del rock alternativo degli anni ’90 in modo esplicito. Assenza notata anche di nomi del metal e del rock più estremo, che evidentemente non rientrano nel concetto di “songbook americano” così come lo intende il Times.

Un progetto editoriale, non solo una lista

Vale la pena sottolineare che il New York Times Magazine non ha pubblicato un semplice elenco: il progetto include video interviste esclusive e gratuite con diversi artisti della selezione, tra cui Jay-Z, Taylor Swift, Lucinda Williams, Nile Rodgers, Mariah Carey e Babyface.

È un’operazione a tutto tondo, che prova a rispondere a una domanda complessa – cosa significa scrivere canzoni che durano – restituendo la parola direttamente agli autori.



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