La sera del 23 maggio 1968 Jimi Hendrix si esibisce nel suo unico concerto a Milano, un bagno di folla. Il giorno dopo sui giornali compaiono titoli imbarazzanti come quello nella foto sotto oppure "Pazze per il mostro" o addirittura "Arriva il negro che suona la chitarra con i denti".
In sintesi. Larry Carlton, futuro chitarrista jazz-rock e session americano, raccontò di aver inizialmente snobbato Jimi Hendrix definendolo “il brutto con la permanente”. Solo dopo l’ascolto serio del materiale Hendrix ne riconobbe la grandezza e l’ha sempre citato come influenza. L’aneddoto racconta come anche i grandi chitarristi sbagliano nel primo ascolto.
Per chi ha fretta: 5 cose sull’aneddoto Carlton-Hendrix
1. Cosa significa il brutto con la permanente? Era come Larry Carlton, giovane session-man americano, descriveva Hendrix nel 1967, basandosi solo sull’aspetto e su un ascolto superficiale.
2. Chi era Larry Carlton? Chitarrista session americano nato nel 1948, futuro membro dei Crusaders e Steely Dan. Negli anni 70-80 uno dei più richiesti session-man di LA.
3. Perché un jazz-rock poteva ignorare Hendrix? Nel 1967 jazz e rock erano mondi separati. Carlton veniva dal jazz strumentale; Hendrix sembrava soltanto un rock blues-bias.
4. Come cambiò opinione? Ascoltando seriamente Are You Experienced e Axis: Bold as Love, riconobbe l’innovazione armonica e timbrica. Hendrix non era solo distorsore.
5. Hendrix e il jazz si sono incrociati? Sì: Miles Davis voleva registrare con lui. Bitches Brew (1970) è stato pesantemente influenzato da Electric Ladyland.
Non è certo un mistero, i giornalisti a volte fanno bene il proprio lavoro, altre volte invece prendono cantonate clamorose. Ma quello che successe in Italia oltre 50 anni fa non fu un errore, ma il frutto di un pregiudizio e di un’ottusità abissali.
Non vi è traccia di una critica musicale in buona parte della carta stampata, molti indicano il “negro” arrivato a circuire i giovani, in particolare le giovani e pudiche figlie di buona famiglia.
Un articolo dedicato a Jimi Hendrix dopo i suoi concerti italiani Il Concerto
Per fortuna, per chi aveva le orecchie a posto e la testa funzionante (non solo per dividere queste ultime), il concerto di Hendrix è un’occasione più unica che rara. Tantissimi giovani partono da tutta Italia per assistere ad almeno uno dei concerti Italiani (sarà anche a Roma e Bologna), con qualsiasi mezzo e certo all’epoca non esistevano né autostrade veloci, né treni ad alta velocità.
Era previsto un primo live pomeridiano, ma salta perché all’aeroporto gli imponenti amplificatori della band vengono smontati pezzo per pezzo alla ricerca di eventuali droghe e ciò provoca forti ritardi per l’esibizione.
La sera, però, i potentissimi amplificatori Marshall di Hendrix urlano tutta la loro voce, inondando il pubblico di decibel. La Fender Stratocaster bianca, con quel bellissimo palettone della nuova era Fender (CBS), è l’arma con cui il chitarrista di Seattle scatena tutta la sua classe e il suo fervore, mentre Noel Redding e Mitch Mitchell tengono come al solito il passo, creando il potente suono di quel magnifico trio conosciuto come The Jimi Hendrix Experience.
Ed è un’esperienza, altroché.
Il concerto inizia con “I don’t live today” (qualcuno invece sostiene “Killing Floor”) ed è già un vero massacro per le orecchie. No, ovviamente non per il magnifico playing di Hendrix, ma perché il volume è altissimo e l’acustica del Piper davvero pessima.
Ma si va avanti nonostante tutto, anche se non si riesce a sentire la voce e se ogni assolo è una fucilata al cervello, passano così “Hey Joe”, “Foxy Lady”, “Stone Free”, “Red House”, “Fire” e tutti i grandi classici pubblicati fino ad allora.
Nel 2018, a cinquant’anni di distanza e con ben altra mentalità, Milano ha festeggiato l’anniversario del concerto, prima di tutto proprio laddove era il Piper, poi ribattezzato Old Fashion, con ospiti come Eugenio Finardi, che era presente proprio nel ’68 nel pubblico italo-hendrixiano.
In più, la Triennale di Milano haospitato anche una bella mostra dedicata ai live italiani di Jimi, curata da Enzo Gentile e Roberto Crema, che accompagna l’uscita di Hendrix ‘68. The Italian Experience, libro illustrato edito da Jaca Book con racconti, testimonianze e fotografie e un’introduzione a cura dell’attore Carlo Verdone, fan a dir poco sfegatato di Hendrix.
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