In sintesi: Arthur Lee, voce dei Love, e’ stato una delle figure piu’ magnetiche della scena psichedelica di Los Angeles. Con Forever Changes del 1967 ha firmato uno dei dischi cult del rock americano, prima di una parabola dolorosa fatta di problemi legali, sei anni di carcere e un ritorno sul palco interrotto solo dalla leucemia che lo ha portato via nel 2006.
La vicenda di Arthur Lee e’ una di quelle storie che il rock degli anni Sessanta sembra aver scritto apposta per ricordare quanto sottile possa essere il confine tra mito e disastro personale. Fondatore e voce dei Love, Lee ha attraversato la California psichedelica con un disco passato alla storia, ha visto la propria carriera infrangersi contro armi, droga e tribunali, e ha trovato un’ultima stagione di concerti prima di una malattia improvvisa.
Gli anni di formazione e la nascita dei Love
Nato a Memphis nel 1945 e cresciuto a Los Angeles, Arthur Lee assorbe presto blues, soul e r&b. Negli anni Sessanta partecipa a diverse formazioni minori, fino a fondare nel 1965 i Love insieme al chitarrista Johnny Echols e a Bryan Maclean, ex roadie dei Byrds. La band diventa rapidamente uno dei gruppi simbolo della scena West Coast, partita da club come il Bido Lito’s e il Whisky a Go Go di Sunset Strip.
Il primo album omonimo, pubblicato dalla Elektra nel 1966, mescola folk-rock, garage e influenze r&b. Lee impone subito una scrittura personale, con testi piu’ enigmatici e meno cantabili di quelli che dominavano la radio californiana del periodo. Il secondo disco, Da Capo, sposta l’asse verso il jazz e l’avanguardia, anticipando lo spirito di apertura che caratterizza la psichedelia di fine decennio.
Forever Changes, un classico del rock psichedelico
Nel novembre del 1967 esce Forever Changes, terzo album dei Love e capolavoro indiscusso di Arthur Lee. Il disco si distanzia dalla psichedelia piu’ colorata di San Francisco grazie a un suono asciutto, percorso da archi e fiati arrangiati con eleganza quasi cinematografica. Brani come Alone Again Or, You Set the Scene e The Red Telephone raccontano paranoia, guerra e disillusione politica con uno sguardo amaro che oggi suona profetico.

Forever Changes non sfonda subito nelle classifiche americane, ma negli anni viene rivalutato come uno dei dischi piu’ importanti del rock psichedelico, citato come pietra di paragone dalla critica e da generazioni di songwriter. Il fatto che Lee sia un artista nero alla guida di una band a maggioranza bianca, in una scena rock dominata da musicisti caucasici, rende ancora piu’ singolare la sua posizione storica.
Crisi personale e gli anni del carcere
Dopo Forever Changes la formazione classica dei Love si scioglie. Lee continua a pubblicare dischi con line-up sempre diverse, ma senza ritrovare quella combinazione di scrittura e ispirazione. Negli anni Settanta e Ottanta il suo nome compare nelle cronache piu’ che nelle classifiche: dipendenza da sostanze, episodi violenti, ricoveri e arresti scandiscono un decennio difficile.
Nel 1996 una corte di Los Angeles lo condanna a 12 anni per possesso illegale di armi da fuoco. La Pleasant Valley State Prison di Coalinga diventa il suo indirizzo per i sei anni successivi. In carcere Lee rifiuta interviste, evita molte visite e si limita a mantenere contatti minimi con il mondo della musica. La buona condotta gli vale uno sconto di pena considerevole.
Il ritorno sul palco con Baby Lemonade
Quando esce dal carcere, all’inizio degli anni Duemila, Lee scopre che la sua eredita’ artistica e’ piu’ viva che mai. Forever Changes e’ diventato disco di culto a livello internazionale e una generazione di musicisti, da Robert Plant a Jim James dei My Morning Jacket, lo cita come riferimento. Lee mette in piedi una nuova formazione appoggiandosi alla band californiana Baby Lemonade e parte in tour proponendo per intero proprio Forever Changes, in alcune date addirittura con orchestra dal vivo.
I concerti che attraversano Europa e Stati Uniti tra il 2002 e il 2005 vengono accolti con calore. Lee ritrova una voce sorprendentemente intatta, anche se segnata, e una scena rock che lo riconosce finalmente come uno dei suoi padri segreti. Vecchi compagni come Bryan Maclean e il bassista Kenny Forssi, scomparsi nel frattempo, non possono partecipare al ritorno della band.
La malattia e l’eredita’ di Arthur Lee
Nell’aprile del 2006 ad Arthur Lee viene diagnosticata una grave forma di leucemia. Meno di cinque mesi dopo, il 3 agosto del 2006, l’artista muore a Memphis, accanto alla moglie Diane. I tributi che lo seguono mettono in evidenza il peso del suo lavoro: critici e musicisti riconoscono in Forever Changes uno spartiacque, in lui un songwriter capace di unire visione politica, melodia e cura per gli arrangiamenti.
Oggi la sua storia continua a circolare in saggi, documentari e ristampe. La parabola di Lee racconta una California hippie meno luminosa di quella raccontata dalla cartolina, dove un artista nero, geniale e fragile riesce a lasciare un disco enorme e a pagare un prezzo personale altissimo per i propri eccessi.
Per chi ha fretta: 5 cose da sapere su Arthur Lee
1. Chi era Arthur Lee?
Cantante, chitarrista e principale autore dei Love, band psichedelica di Los Angeles attiva soprattutto tra il 1965 e il 1968 e ancora oggi considerata uno dei gruppi cult del rock americano degli anni Sessanta.
2. Qual e’ l’album piu’ importante di Arthur Lee?
Forever Changes, pubblicato nel 1967, considerato un classico del rock psichedelico per scrittura, arrangiamenti d’archi e fiati e per una visione disincantata della California di quegli anni.
3. Perche’ Arthur Lee e’ finito in carcere?
Nel 1996 una corte di Los Angeles lo condanna a 12 anni per possesso illegale di armi da fuoco, dopo precedenti per atti violenti e spaccio di stupefacenti. Sconta circa sei anni nella Pleasant Valley State Prison di Coalinga.
4. Cosa ha fatto dopo il carcere?
Una volta libero, Lee forma una nuova band con i californiani Baby Lemonade e parte in tour negli Stati Uniti e in Europa proponendo per intero Forever Changes, talvolta con orchestra dal vivo.
5. Quando e’ morto Arthur Lee?
Il 3 agosto 2006, a Memphis, a causa di una leucemia diagnosticata pochi mesi prima. Aveva 61 anni.
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