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ADDAC System mette le corde dentro un sintetizzatore modulare

ADDAC System mette quattro corde fisiche vere dentro l'Eurorack: plettri a servomotore, ebow motorizzato e mute meccanico. Moduli, prezzi e logica del progetto.

ADDAC System ha messo quattro corde d’acciaio sopra una fila di moduli Eurorack e le ha collegate a plettri mossi da servomotori. La Four String Series nasce da un’idea che il marchio portoghese descrive senza giri di parole: portare la sintesi modulare dentro una lap steel, o forse il contrario. Il risultato è un sistema in cui le corde vengono pizzicate, eccitate, smorzate e riprese da una catena di moduli, senza che una mano umana tocchi mai lo strumento.

Per inquadrare l’oggetto serve sapere chi lo costruisce. ADDAC System è un marchio portoghese che da oltre un decennio lavora ai margini più sperimentali del formato Eurorack, lo standard hardware nato dalla Doepfer negli anni Novanta che oggi raccoglie centinaia di costruttori indipendenti.
Non è gente da oscillatori convenzionali: il loro catalogo è popolato di moduli per nastro magnetico, feedback, interfacce acustiche, generatori di rumore controllati a tensione. La Four String Series si colloca esattamente in quella zona di confine dove il modulare smette di essere un sintetizzatore e diventa qualcosa di più difficile da nominare.

Il contesto in cui arriva non è vuoto. Da quando il physical modeling ha cominciato a girare anche su moduli economici, una parte della comunità modulare insegue da anni l’idea di una corda che suoni davvero, non simulata da un algoritmo. Karplus-Strong digitale da una parte, risuonatori e molle dall’altra: la corda fisica vera, però, raramente era stata integrata in modo così esplicito e sistematico dentro un rack Eurorack.
È questo lo spazio che ADDAC System prova a occupare, e lo fa con una scelta radicale, cioè rinunciare del tutto alla simulazione e installare l’acciaio vero sopra il pannello.

C’è poi una questione che riguarda il gesto. Un sintetizzatore modulare classico si suona con le mani che girano manopole e infilano cavi, non con le mani che toccano una corda. La Four String Series ribalta il rapporto: la corda è fisica, ma il gesto che la mette in vibrazione è delegato a una meccanica controllata a tensione. Tradotto: l’esecutore non strimpella, programma chi strimpella. Ed è qui che il progetto diventa interessante anche per chi non possiede un solo modulo Eurorack.

Addac System Four String Series

Una lap steel che si suona da sola

L’ossatura del sistema è il modulo ADDAC120 Headstock and Bridge, che solleva le corde sopra i moduli sottostanti e ne regge la tensione. Accoglie mute fino a 0.055 di calibro, monta quattro meccaniche bloccanti e funziona come telaio portante per tutto il resto. Le corde corrono sospese sopra il pannello, e da sotto i moduli le fanno suonare. Il prezzo annunciato per questo modulo è 210 euro.

Il cuore esecutivo è il modulo ADDAC124 Plectrums, 280 euro, che monta plettri metallici capaci di pizzicare ogni corda in modo indipendente, comandati a pulsante o via MIDI. ADDAC System prevede due modi operativi, e qui la terminologia del costruttore è precisa: una modalità Pluck, pensata per pizzicare la corda con un attacco netto, e una modalità Harmonic per ottenere un tocco più leggero, vicino all’armonico. In pratica, quattro plettri robotizzati che eseguono una linea programmata corda per corda, con la stessa freddezza con cui un sequencer manda gate.

La ripresa del suono passa dal modulo ADDAC121 Humbucker, che però non è un humbucker da chitarra in senso classico. Sfrutta la configurazione ADDAC122 Quadraphonic Pickup, un pickup per ciascuna corda, così da catturare e controllare volume e timbro di ogni corda separatamente. Per chi viene dal mondo dei pickup tradizionali è una differenza sostanziale: non c’è un’unica voce somma delle quattro corde, ci sono quattro voci indipendenti, indirizzabili ognuna dove si vuole nella catena modulare.

Addac System Four String Series

Quando l’eccitazione della corda diventa un modulo

La parte più curiosa del progetto è il modo in cui ADDAC System ha scomposto in moduli separati i diversi modi di mettere in vibrazione una corda. Il Rotary Exciter (ADDAC126) genera un campo magnetico rotante che fa vibrare le corde la cui frequenza coincide con quella di rotazione del motore, producendo effetti di risonanza simpatetica. È un principio fisico, non un effetto digitale: la corda risponde perché eccitata da un campo, non perché filtrata da un algoritmo.

L’Ebow Slider (ADDAC127) porta nel rack l’effetto ebow, la corda tenuta in vibrazione continua, ma lo fa attraverso un’imbragatura e un meccanismo a scorrimento motorizzato. Dove il chitarrista appoggia l’ebow a mano e lo sposta sulle corde, qui il movimento è demandato a uno slider meccanico. Cambia chi muove l’ebow, non cosa fa l’ebow.

Anche lo smorzamento diventa un modulo dedicato. Lo Strings Mute (ADDAC125) usa un servomotore per alzare e abbassare un cuscinetto di gommapiuma sulle corde, ottenendo un effetto che il costruttore avvicina al palm mute, quel suono ovattato che un chitarrista produce appoggiando il bordo del palmo vicino al ponte. Solo che qui non c’è palmo: c’è un motore comandato a tensione che decide quando smorzare. Per chi suona uno strumento a corde è uno di quei dettagli che fa sorridere e inquietare insieme.

A tenere tutto insieme c’è lo Strings Frame (ADDAC120F), 360 euro, un telaio su misura progettato per accogliere tutti i moduli, con alimentazione dedicata e possibilità di espansione. Resta poi un accessorio opzionale, il Bow Arch Attachment, che solleva le due corde centrali per rendere più agevole suonarle singolarmente con un archetto. Sì, la Four String Series si può anche suonare con l’arco, come un piccolo strumento ad arco impaginato in formato Eurorack.

Addac System Four String Series

Cosa significa rimettere la fisica della corda nel synth

Tolto l’effetto spettacolo, la domanda vera è cosa cambia per chi fa musica. Per quasi mezzo secolo la sintesi ha rincorso il suono degli strumenti acustici imitandone il comportamento: prima per somma di sinusoidi, poi per modellazione fisica, infine per campionamento.
La Four String Series fa il movimento opposto. Non simula la corda, la installa, e affida all’elettronica solo il gesto. Il timbro nasce dall’acciaio che vibra nell’aria, con tutte le imperfezioni, le risonanze parassite, le micro-variazioni di attacco che nessun algoritmo riproduce davvero senza barare.

Ovviamente non è uno strumento per tutti, e non pretende di esserlo. Un sistema così, frammentato in più moduli con il loro telaio dedicato, parla a una nicchia precisa, quella che già abita il formato modulare e cerca timbri che non si possano avere in nessun altro modo.
Per quella nicchia, però, la proposta è chiara: una sorgente acustica reale, controllabile come qualsiasi altro modulo, con plettri ed ebow che diventano voltaggi e gate. Resta da capire come suoni davvero in mano a un musicista, e non in una demo costruita per stupire. Le corde, in fondo, non hanno mai mentito a nessuno.

Per chi ha fretta: 4 risposte su ADDAC Four String Series

1. Cos’è la ADDAC System Four String Series?
È una serie di moduli Eurorack che integrano quattro corde fisiche vere, suonate da plettri a servomotore, ebow motorizzato e mute meccanico. In pratica un sintetizzatore modulare che si comporta come una lap steel suonata dall’elettronica.

2. Come vengono suonate le corde senza le mani?
Il modulo Plectrums monta plettri metallici comandati a pulsante o via MIDI, con modalità Pluck e Harmonic. Altri moduli aggiungono un campo magnetico rotante, un ebow scorrevole e uno smorzatore a servomotore simile a un palm mute.

3. Quanto costano i moduli principali?
I prezzi annunciati sono 210 euro per il modulo Headstock and Bridge, 280 euro per il modulo Plectrums e 360 euro per lo Strings Frame che ospita il sistema. Le spedizioni partono da luglio.

4. A chi è rivolto questo strumento?
A chi già lavora con il formato Eurorack e cerca una sorgente sonora acustica reale, controllabile a tensione come ogni altro modulo. Resta una proposta di nicchia, non un prodotto per il musicista generalista.



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