Nell’Europa medievale gli strumenti musicali erano vivissimi e numerosi: liuti di origine araba, viole ad arco, organi portativi, salteri, arpe, cornamuse e percussioni convivevano con il canto sacro. La ricostruzione passa per iconografia, trattati e fonti letterarie, in un arco di mille anni dove ogni regione sviluppa una propria identità sonora.
Nell’Europa medievale si usavano strumenti musicali o si prediligeva solo l’austero canto ecclesiastico?
Sembra un quesito scontato, eppure a consultare la manualistica di Storia della Musica verrebbe quasi da propendere per la seconda ipotesi. In realtà di arnesi sonori ce ne furono parecchi e multiforme.
La difficoltà nel rispondere correttamente alla domanda risiede nel fatto che ciò che definiamo come Medioevo dura all’incirca Mille anni e il territorio europeo era tutt’altro che uniforme.
Per dire, l’Inghilterra del Trecento è diametralmente differente dalla Spagna del IX secolo, o dal suolo polacco dell’anno 1000. Ne conseguono strumenti e culture diverse e lontane. Pur con un comune lontano denominatore.
L’episodio per cui intende introdurre e mostrare la vastità dell’argomento. Capiremo l’importanza dell’Iconografia, degli scritti che anche solo accennano a strumenti, ma anche alla filosofia che apparentemente, in alcuni ambienti, pare osteggiare o sfavorire l’arnese sonoro.
A questo episodio seguiranno quindi degli approfondimenti più dettagliati sui vari ambienti. Ad esempio è interessante constatare come molti arnesi derivino dal mondo arabo musulmano: il liuto e gli strumenti ad arco ci forniscono un prezioso esempio.
Per tutto ciò c’è tempo, per il momento vi invito a visionare questa ricca introduzione.
Cordofoni, aerofoni, percussioni: la tipologia degli strumenti musicali medievali
La classificazione canonica degli strumenti musicali del Medioevo segue famiglie tecniche precise: cordofoni a corda pizzicata (liuto, salterio, arpa, ghironda nelle sue versioni più antiche) o a corda strofinata (viella, ribeca, lira da braccio), aerofoni ad ancia (zufoli, cornamuse, ciaramelle) o a bocchino (corni, buisine, trombe medievali), e percussioni di varia natura (tamburelli, naccare, campane, nacchere). A queste famiglie si aggiunge l’organo, presente sia nella forma portativa che positiva, già attestato in iconografie carolinge.
L’iconografia come fonte: cosa ci raccontano miniature e sculture
Senza registrazioni e con una notazione musicale che riguarda quasi esclusivamente il canto sacro, l’iconografia diventa la principale via di accesso alla pratica strumentale. Il Salterio di Utrecht (IX secolo), le miniature delle Cantigas de Santa Maria di Alfonso X il Saggio (fine XIII secolo), gli affreschi di Giotto e dei suoi contemporanei, i portali scolpiti di abbazie e cattedrali: ognuna di queste fonti restituisce strumenti, posture esecutive, contesti d’uso. L’approfondimento sulla storia della musica su Musicoff segue proprio questa traccia visiva e documentaria.
Le radici arabe: come il liuto e gli archi arrivano in Europa
Il liuto medievale europeo discende direttamente dall’oud arabo, importato attraverso la Spagna musulmana e la Sicilia normanna a partire dall’VIII-IX secolo. Anche la famiglia degli strumenti ad arco (viella, ribeca, lira) sembra avere radici nel rebab arabo e nel mondo bizantino. Questo passaggio culturale dimostra quanto la musica medievale europea sia stata permeabile a influenze esterne, soprattutto nei territori mediterranei. La storia degli strumenti a corda è raccontata anche nella sezione dedicata alla chitarra di Musicoff, con approfondimenti sui progenitori a corda pizzicata.
Musica sacra e musica profana: due circuiti, mille intrecci
La narrazione di un Medioevo musicale spaccato in due (sacro e canto monodico, profano e strumenti) regge solo in parte. Le miniature mostrano organi nelle chiese, ma anche giullari e trovatori con liuti e vielle in ambienti laici. I trattati teorici (da Boezio a Guido d’Arezzo, fino ai teorici tardo-medievali) discutono di rapporti numerici, modi e accordature, segnale che la prassi strumentale era oggetto di riflessione colta. Per una panoramica sulla notazione e sulla teoria del periodo, vedi la sezione teoria musicale di Musicoff.
Per chi ha fretta: 5 cose da sapere sugli strumenti musicali del Medioevo
- Gli strumenti c’erano, e tanti. L’idea di un Medioevo dominato solo dal canto liturgico è un mito: cordofoni, aerofoni e percussioni popolavano corti, taverne e processioni.
- Mille anni, non un’epoca unica. L’Inghilterra del Trecento, la Spagna del IX secolo e la Polonia dell’anno Mille usavano strumenti molto diversi tra loro.
- L’iconografia è la fonte principale. Miniature, sculture e affreschi (come il Salterio di Utrecht o le Cantigas de Santa Maria) sono le prove visive più ricche che abbiamo.
- Molti strumenti vengono dal mondo arabo. Il liuto e gli strumenti ad arco arrivano in Europa attraverso il contatto con la cultura arabo-musulmana, soprattutto via Spagna e Sicilia.
- La filosofia osteggiava, la pratica no. Alcuni ambienti ecclesiastici diffidavano dello strumento, ma la realtà sonora europea fu sempre piena di musica strumentale.
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