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Klon Centaur: storia, segreti di Pulcinella e follie dell’overdrive più clonato

Quattro anni e mezzo di progetto, circa 8.000 pedali saldati a mano: la storia di Bill Finnegan e del Klon Centaur, prima che l'usato ne facesse un mito.

Alla fine del 1994 un chitarrista di Boston, Bill Finnegan, mise in commercio un overdrive racchiuso in una scatola di metallo pressofuso color oro, con un centauro serigrafato sul frontale e tre manopole color sangue di bue. Si chiamava Klon Centaur e veniva assemblato e saldato a mano, un esemplare dopo l’altro, dallo stesso uomo che l’aveva progettato. Quindici anni e circa ottomila pedali dopo, Finnegan interruppe la produzione regolare, e fu allora che il Centaur cominciò la sua seconda vita, quella da oggetto di culto che sul mercato dell’usato è arrivato a valere più di molte chitarre.

La leggenda, come succede spesso, ha finito per coprire la storia vera, che è quella di un artigiano ostinato, di un circuito messo a punto per anni attraverso prove e ascolti e di un modo di lavorare che oggi sembra appartenere a un altro secolo. Nel gennaio 2014, in un profilo pubblicato da Premier Guitar, Finnegan ripercorreva quella vicenda con una franchezza piuttosto rara per chi è diventato, suo malgrado, un nome di culto. Se avete un pedale “Klon-style” sulla pedaliera, o vi siete chiesti come un overdrive usato possa arrivare a quotazioni a quattro e cinque cifre, è da lì che conviene partire.

Una Telecaster, un Twin Reverb e un pedale che non bastava

Negli anni Ottanta Finnegan suonava in una band con una configurazione tanto classica quanto impegnativa: una Telecaster collegata a un Fender Twin Reverb. Chi ha avuto a che fare con un Twin conosce bene il problema. È un amplificatore con un’elevata riserva di suono pulito, che comincia a saturare in maniera significativa solo a volumi difficilmente gestibili nei locali più piccoli. Finnegan cercava un pedale capace di restituirgli parte della risposta armonica di un amplificatore spinto, senza dover necessariamente raggiungere quei livelli sonori.

I pedali che aveva provato, a cominciare dagli Ibanez Tube Screamer TS9 e TS808, lo avevano deluso. Non apprezzava la compressione dell’attacco, l’enfasi sulle frequenze medie e la riduzione delle basse frequenze. Nel 1990 decise quindi di lavorare a un nuovo circuito, partendo da un’idea di suono molto chiara.

Per farlo coinvolse un amico appena laureato in ingegneria elettrica al MIT, il Massachusetts Institute of Technology, il cui nome non viene riportato nell’intervista. Più avanti al progetto si unì Fred Fenning, anche lui laureato al MIT, scomparso a metà degli anni Novanta in un incidente aereo. Il Centaur è quindi il frutto di un lavoro a più mani, guidato dalle esigenze musicali di Finnegan e sviluppato con il contributo tecnico di due ingegneri. Lo stesso Finnegan ha sempre riconosciuto a Fenning un ruolo importante nella definizione del circuito.

Nei primi anni di sviluppo, Finnegan e il suo primo collaboratore si incontravano generalmente una volta alla settimana, compatibilmente con i rispettivi impegni professionali. Già entro il primo anno avevano realizzato prototipi che si avvicinavano al risultato desiderato. Alcuni chitarristi della zona di Boston, dopo averli ascoltati, suggerirono di iniziare la produzione. Finnegan, però, riteneva che ci fosse ancora spazio per migliorare il progetto. La fase di sperimentazione sarebbe continuata per diversi anni.

Quattro anni e mezzo per far sparire il pedale

L’obiettivo, nella ricostruzione di Premier Guitar, era un suono ampio e aperto, con appena un accenno di saturazione valvolare, tale da far dimenticare a chi suonava che tra la chitarra e l’amplificatore ci fosse un pedale. È una richiesta che sulla carta sembra modesta e che in pratica pone diversi problemi progettuali: un overdrive di questo tipo deve preservare il più possibile la risposta dinamica dello strumento, evitando una compressione eccessiva, una perdita marcata delle basse frequenze o una colorazione troppo evidente.

Per arrivarci servirono quattro anni e mezzo. Il circuito che ne uscì presenta alcune soluzioni poco comuni per un pedale overdrive dell’epoca. Un convertitore interno ricava dall’alimentazione a 9 volt anche tensioni di +18 e -9 volt, permettendo ad alcuni stadi del circuito di lavorare con un maggiore margine dinamico. In particolare, la sezione di somma e gli stadi successivi dispongono di una differenza di potenziale complessiva di circa 27 volt fra i due rami di alimentazione: una scelta che contribuisce a mantenere un’ampia riserva dinamica anche quando il segnale è già stato elaborato dalle sezioni precedenti.

Attenzione, però, a un dettaglio importante: queste tensioni vengono generate all’interno del pedale. Il Centaur originale richiede un’alimentazione esterna a 9 volt in corrente continua, non a 18 volt. Applicare una tensione superiore a quella prevista può danneggiare il convertitore e gli altri componenti del circuito. Finnegan stesso ha raccomandato di utilizzare un’alimentazione a 9 volt stabile e di prestare particolare attenzione agli alimentatori che consentono di selezionare tensioni differenti.

Il segnale viene inoltre suddiviso in più percorsi: una parte viene amplificata e distorta, mentre una parte, non sottoposta allo stesso trattamento, viene successivamente miscelate con quella saturata. È una delle caratteristiche che contribuiscono a mantenere riconoscibili l’attacco delle note e parte della dinamica dello strumento.

Il dettaglio su cui Finnegan ha sempre insistito maggiormente riguarda i diodi al germanio utilizzati per il clipping. Si tratta di componenti NOS (new old stock, ossia vecchie scorte mai utilizzate), scelti dopo lunghe sessioni di ascolto fra il 1993 e il 1994.
Finnegan provò numerosi diodi, inizialmente anche al silicio, prima di individuare quelli che riteneva più adatti al circuito. Ne acquistò poi un’importante quantità da un distributore che disponeva di uno stock inutilizzato. Nel 2014 dichiarava a Premier Guitar che, per quanto ne sapesse, nessun altro costruttore impiegava esattamente gli stessi componenti.

Va precisato che il carattere del Centaur non dipende soltanto dai diodi. Il clipping prodotto dallo stadio di amplificazione precede quello dei diodi al germanio, mentre la particolare gestione del segnale pulito e distorto contribuisce in maniera determinante al risultato finale. È l’interazione fra queste sezioni, più che un singolo componente, a definire il comportamento del pedale.

Il confronto con il Tube Screamer, che resta uno dei riferimenti più importanti nella storia degli overdrive, aiuta a capire la direzione perseguita da Finnegan. Il pedale Ibanez ha un’identità sonora precisa, caratterizzata da una marcata enfasi sulle frequenze medie e da un’attenuazione delle basse. Il Centaur nasceva con un’intenzione differente: spingere l’amplificatore senza stravolgere il carattere della chitarra. Questo non significa che abbia una risposta perfettamente neutra. Anche il Klon modifica l’equilibrio delle frequenze, con una certa enfasi sulle medie che diventa più evidente aumentando il gain. L’espressione “overdrive trasparente” descrive quindi una precisa filosofia sonora, non l’assenza assoluta di colorazione.

Come funziona davvero il Gain del Klon Centaur

Una delle particolarità più interessanti del Centaur si nasconde proprio dietro una delle sue tre manopole. Il controllo Gain utilizza un potenziometro doppio, cioè due sezioni meccanicamente collegate che lavorano contemporaneamente su parti differenti del circuito.

Ruotando la manopola non si aumenta semplicemente la quantità di distorsione. Una sezione del potenziometro modifica il guadagno dello stadio che genera il segnale saturato; l’altra interviene sul percorso del segnale non distorto e sul suo contributo alla miscela finale. Aumentando il Gain, dunque, cambiano contemporaneamente la quantità di clipping e l’equilibrio fra i diversi percorsi del segnale. Un’ulteriore componente pulita rimane presente nella sezione di somma anche con regolazioni elevate.

Questo comportamento spiega perché il Centaur possa passare da un incremento di livello relativamente pulito a un overdrive più evidente senza comportarsi come un semplice distorsore con il guadagno regolabile. Cambia anche la risposta in frequenza: il Gain influenza non soltanto la saturazione, ma anche il bilanciamento timbrico, rendendo più percepibile l’enfasi sulle medie quando viene aumentato.

Gli altri due controlli sono Treble, che interviene attivamente sulle frequenze più alte con possibilità di enfatizzarle o attenuarle, e Output, che regola il livello del segnale inviato all’amplificatore. Quest’ultimo è particolarmente importante perché il Centaur dispone di un livello d’uscita sufficiente a spingere sensibilmente lo stadio d’ingresso dell’amplificatore.

Clean boost oppure overdrive? Dipende anche dall’amplificatore

Il Klon viene spesso descritto come un overdrive, ma una parte considerevole della sua reputazione deriva dall’impiego come boost davanti a un amplificatore valvolare. Con il Gain molto basso e l’Output regolato sopra il livello del segnale originale, il pedale può aumentare la quantità di segnale che raggiunge il preamplificatore, introducendo una colorazione relativamente contenuta.

Se l’amplificatore è già vicino alla saturazione, quell’incremento può tradursi in maggiore compressione, armoniche e sustain. Se invece dispone di un’elevata riserva di suono pulito, come il Twin Reverb utilizzato da Finnegan, il risultato dipenderà dal livello d’ingresso e dalla regolazione dell’amplificatore: in alcune condizioni si otterrà soprattutto un aumento di volume, in altre una maggiore saturazione. Non esiste quindi un’impostazione del Centaur capace di restituire lo stesso risultato indipendentemente dall’amplificatore collegato.

Aumentando il Gain, il pedale comincia invece a contribuire in maniera più evidente alla distorsione complessiva. In questo caso una parte maggiore della saturazione viene generata dal circuito stesso, con un carattere che può funzionare anche davanti a un amplificatore relativamente pulito. L’interazione con lo strumento e con l’amplificatore rimane comunque determinante.

È anche per questa flessibilità che il Centaur ha trovato posto in pedaliere molto diverse, dal blues al rock fino a contesti più sperimentali. La fama di pedale trasparente, però, va interpretata tenendo conto di come viene utilizzato: un Klon impiegato come boost con poco Gain non si comporta come lo stesso pedale regolato per produrre una saturazione marcata.

Ottomila Centaur su un tavolo pieghevole

Il Centaur debuttò alla fine del 1994 e, da quel momento, la produzione rimase nelle mani di Finnegan. Nessuna fabbrica, nessuna catena di montaggio: circa 8.000 esemplari costruiti a mano nell’arco di quindici anni, su un economico tavolo pieghevole, negli appartamenti di Boston in cui di volta in volta abitava. Le settimane di lavoro arrivavano abitualmente a 55-60 ore.

La scatola era realizzata su misura, così come diversi componenti meccanici, fra cui manopole, potenziometri e fondo metallico. Una parte della scheda elettronica veniva ricoperta da una resina epossidica scura, utilizzata per rendere più difficile l’identificazione dei componenti e la ricostruzione del circuito. Secondo una stima dello stesso Finnegan, il costo complessivo di produzione era dalle sette alle otto volte superiore a quello di un pedale realizzato con componenti standard. Negli ultimi sette anni circa della produzione regolare, il prezzo di vendita era di 329 dollari, con un margine che Finnegan stesso considerava poco sostenibile.

Un aneddoto sui primi esemplari racconta bene quanto fosse artigianale anche la gestione degli ordini. Il Centaur con numero di serie 001 non fu il primo costruito, ma il diciannovesimo. Finnegan aveva già ricevuto diciotto ordinazioni e aveva bisogno di incassare il denaro per pagare alcune fatture. Decise quindi di numerare i primi pedali da 002 a 019, riservando la matricola 001 a un esemplare che avrebbe realizzato poco dopo per sé. Quel Centaur venne costruito nel gennaio 1995 e rimase nella sua collezione. La matricola 002, appartenuta successivamente a Josh Scott di JHS Pedals, è considerata il primo Centaur venduto al pubblico.

Le versioni non erano molte e le differenze erano prevalentemente estetiche. Oltre alla finitura oro esisteva quella argento, mentre sotto il coperchio i pedali condividevano sostanzialmente lo stesso progetto. Nel 1995 Finnegan aveva introdotto tre piccoli interventi al circuito: una resistenza di protezione all’ingresso, una revisione della massa della scheda e una leggera modifica della risposta sulle frequenze medio-basse. Da allora, secondo il costruttore, non furono apportate ulteriori modifiche progettuali significative. Le differenze percepite fra singoli esemplari non possono quindi essere attribuite semplicemente al colore della scatola.

Anche il centauro serigrafato, che gli appassionati chiamano “horsie”, non compare su tutti gli esemplari. Quelli senza il disegno sono conosciuti come “non-horsie”. Per il mercato del collezionismo la distinzione può incidere sulle quotazioni, ma non identifica di per sé una differente versione sonora del circuito.

Il successo, intanto, aveva superato la cerchia dei chitarristi di Boston. Nel 2014 Premier Guitar elencava fra gli utilizzatori del Centaur Jeff Beck, John Mayer, Joe Perry degli Aerosmith, Nels Cline dei Wilco e Matt Schofield, musicisti molto diversi fra loro per genere e approccio allo strumento.

Fra le storie che legano il pedale ai grandi chitarristi ce n’è una piuttosto curiosa. Joe Perry raccontò di aver regal un Centaur a Jeff Beck come forma di risarcimento per un vecchio pedale fuzz che, molti anni prima, era stato sottratto a Beck da un membro dello staff degli Aerosmith. Il rapporto di Beck con il Klon sarebbe poi diventato particolarmente stretto: secondo Steve Prior, suo tecnico delle chitarre dal 1999 al 2014, il chitarrista arrivò a possederne diversi esemplari, fino a sei. Uno dei suoi Centaur principali, un modello oro non-horsie, è stato documentato anche nel catalogo d’asta della collezione personale di Beck.

Più la domanda cresceva, però, più quel modello artigianale diventava insostenibile per una persona sola. Finnegan aveva già iniziato a lavorare a un successore nel 2008 e, tra la fine di quell’anno e il 2009, smise di accettare regolarmente nuovi ordini, fino a interrompere la produzione ordinaria del Centaur. La spiegazione che ne diede nell’intervista del 2014 era piuttosto eloquente: «Avrei dovuto ucciderlo prima che lui uccidesse me» (Bill Finnegan).

Il KTR e una scritta sul frontale

Chiudere la produzione regolare del Centaur non significava abbandonarne il circuito. Per quasi due anni Finnegan lavorò con il suo assistente, John Perotti, per riprogettarlo utilizzando componenti a montaggio superficiale, valutandone centinaia attraverso prove d’ascolto. L’obiettivo era ottenere un pedale più piccolo, più semplice da produrre e capace di conservare la risposta sonora dell’originale.

Il risultato fu il Klon KTR, presentato inizialmente in quantità limitate nell’ottobre 2012, con un prezzo di listino di 269 dollari e una produzione pensata per essere affidata ad aziende esterne anziché al tavolo pieghevole di Boston.

Il KTR introduceva anche una novità funzionale: un selettore per scegliere fra il bypass bufferizzato, come nel Centaur originale, e il true bypass. La differenza riguarda il percorso del segnale quando l’effetto è disattivato. Nel primo caso il buffer rimane attivo e contribuisce a limitare le perdite sulle alte frequenze dovute, per esempio, alla capacità dei cavi; nel secondo il segnale evita il circuito elettronico del pedale.

La circuitazione che permette di selezionare le due modalità di bypass non fu progettata direttamente da Finnegan, ma dal suo amico Paul Cochrane, conosciuto fra i chitarristi per gli overdrive Tim e Timmy. Finnegan gli riconobbe pubblicamente questo contributo nell’intervista a Premier Guitar. Un dettaglio che ricorda come anche il KTR, pur essendo strettamente legato alla figura del suo ideatore, abbia beneficiato delle competenze di altri progettisti.

Ma il dettaglio che lo ha reso celebre è un altro, stampato in inglese sul frontale. Tradotta, la scritta recita:

«Ricordate: il clamore ridicolo che infastidisce così tante persone non è opera mia» (Bill Finnegan).

È difficile trovare un altro pedale che porti sul proprio involucro un commento del costruttore al mito che lo circonda. Finnegan spiegò che si trattava di un’osservazione ironica sulle discussioni accese intorno ai suoi prodotti, ma anche di un modo per prendere le distanze da un fenomeno che non riteneva di aver alimentato personalmente.

Del passaggio dal Centaur al KTR esiste una testimonianza diretta: una prova comparativa realizzata nel 2012, con la voce narrante dello stesso Finnegan e la chitarra di Taylor Barefoot, che mette a confronto un KTR, un Centaur oro e un Centaur argento nelle stesse condizioni di ripresa. Il video dura circa 36 minuti e permette di ascoltare direttamente le differenze, o le somiglianze, fra i tre esemplari.

Dall’usato ai cloni, la leggenda che Finnegan non voleva

Con la fine della produzione regolare, il Klon Centaur ha intrapreso una carriera che probabilmente Bill Finnegan non aveva previsto: quella di oggetto da collezione, con quotazioni sempre più lontane dal normale mercato degli effetti per chitarra. Nel 2019 un esemplare originale poteva valere fra 1.900 e 2.500 dollari; nel 2021 si viaggiava già intorno ai 4.000, mentre negli anni successivi alcuni esemplari particolarmente ricercati hanno raggiunto valutazioni anche di 20.000 dollari. Cifre eccezionali, sia chiaro, non rappresentative di tutti i Centaur in circolazione. Ma sufficienti a trasformare un pedale nato per essere calpestato in qualcosa che il proprietario potrebbe esitare persino ad appoggiare sul pavimento.

Il momento più surreale arrivò nel gennaio 2021, quando Josh Scott, fondatore di JHS Pedals, mise in vendita su Reverb il proprio Centaur con matricola 002, considerato il primo esemplare commercializzato da Finnegan, chiedendo 500.000 dollari. Una provocazione, naturalmente, e non una quotazione attendibile del mercato. Ma anche un episodio che racconta bene quanto la vicenda fosse ormai andata oltre l’elettronica musicale. A quel prezzo, più che un overdrive, sembrava di acquistare un piccolo appartamento con tre manopole.

Il paradosso è che questa escalation si è verificata proprio mentre il suono del Centaur diventava sempre più facile da avvicinare spendendo una frazione di quelle cifre. Il circuito originale è stato studiato, analizzato e riprodotto da numerosi costruttori, dando vita a un’intera famiglia di pedali che, in determinate condizioni, riescono a restituire risposte timbriche e dinamiche molto simili. Non significa che tutti i cloni siano identici all’originale, né che ogni differenza sia immaginaria. Ma quando le differenze sonore diventano relativamente sottili e quelle economiche raggiungono diverse migliaia di euro, qualche domanda è legittimo porsela.

La spiegazione, naturalmente, è che il prezzo di un Centaur originale non dipende più soltanto da come suona. Conta la rarità, conta la provenienza, conta la costruzione artigianale, conta il ruolo storico di quel circuito e conta, inevitabilmente, il fascino di possedere uno degli esemplari realizzati personalmente da Finnegan. Sono tutti elementi che hanno un valore reale per un collezionista, anche se non aggiungono necessariamente armoniche al segnale della chitarra.

Insomma, si può acquistare un pedale che si avvicina moltissimo al suono del Klon senza spendere una fortuna. Quello che non si può comprare a buon mercato è un Klon originale. E forse è proprio questa la dimostrazione più evidente di quanto il Centaur sia passato dall’essere uno strumento musicale a diventare anche un oggetto di culto. Il suo circuito è stato replicato innumerevoli volte; la sua leggenda, invece, continua a mantenere un prezzo decisamente poco democratico.

La resina sulle schede non ha impedito allo schema di circolare in rete: già nel 2007 il circuito era stato sottoposto a reverse engineering e pubblicato online. Da lì è cresciuta un’intera categoria di pedali che i chitarristi chiamano, con un gioco di parole, “klone”. Il Wampler Tumnus, il Way Huge Conspiracy Theory e l’Electro-Harmonix Soul Food sono alcuni esempi conosciuti, ai quali si sono aggiunti negli anni numerosi altri progetti, fra cui il più recente Cornerstone Centurio, che sviluppa il concetto su due canali indipendenti.

Ma quanto è riconoscibile il carattere del Centaur originale quando viene messo direttamente a confronto con i pedali che ne riprendono il progetto? In questa prova realizzata da Andertons, diversi overdrive ispirati al Klon vengono confrontati con l’originale. È un’occasione interessante per ascoltare i diversi circuiti nelle stesse condizioni e porsi una domanda: senza sapere quale pedale stiamo ascoltando, saremmo davvero in grado di riconoscere il Centaur originale?
Vale la pena ascoltare con attenzione, lasciando da parte per qualche minuto nomi, quotazioni e reputazioni.

Finnegan non ha mai nascosto il proprio disagio nei confronti della riproduzione dei suoi circuiti. Nell’intervista del 2014 a Premier Guitar si domandava quale incentivo potesse avere un progettista a sviluppare nuovi prodotti, sapendo che sarebbero stati copiati poco dopo la loro commercializzazione. Una posizione comprensibile dal punto di vista dell’autore, anche se il fenomeno dei pedali ispirati a circuiti precedenti è ormai parte integrante della storia dell’effettistica per chitarra.

Nel 2025 la questione è arrivata anche in tribunale. Finnegan e Klon LLC hanno avviato un’azione legale contro società del gruppo Music Tribe in relazione al Behringer Centaur Overdrive, contestando in particolare la somiglianza del nome, dell’aspetto grafico e di altri elementi identificativi del prodotto. Behringer ha successivamente modificato la grafica e rinominato il pedale prima Centara e poi Zentara.

La vicenda giudiziaria si è conclusa con un atto depositato il 29 settembre 2025, attraverso il quale gli stessi ricorrenti hanno rinunciato definitivamente alla causa, senza spese a carico delle parti. Non sono state rese pubbliche le condizioni di un eventuale accordo, per cui non è possibile stabilire se e in quale misura le modifiche apportate da Behringer abbiano determinato la conclusione della controversia. Nell’ottobre 2026 il produttore ha inoltre presentato una nuova gamma Zentara, comprendente versioni standard e Mini nelle finiture oro e argento.

Il Centaur originale, intanto, non è mai scomparso del tutto. Già nel 2014 Finnegan spiegava che alcuni esemplari nuovi apparsi su eBay erano autentici: li costruiva occasionalmente per aiutare un’amica in difficoltà economiche, alla quale regalava il pedale affinché potesse venderlo, senza trattenere alcun guadagno. La produzione artigianale, dunque, non era cessata completamente, pur essendo terminata quella regolare.

Nel settembre 2021 Finnegan annunciò che la scorta dei diodi NOS utilizzati fin dal 1994 era ormai quasi esaurita. Per la produzione futura del KTR aveva quindi individuato diodi alternativi, apportando le modifiche circuitali necessarie per conservare una risposta sonora il più possibile vicina all’originale. I Centaur costruiti occasionalmente da lui avrebbero invece continuato a montare i vecchi componenti, fino a esaurimento delle scorte.

Durante la diretta in cui presentò questa decisione, Finnegan organizzò anche una dimostrazione d’ascolto. Fece confrontare ai presenti alcuni pedali senza rivelare immediatamente quale KTR montasse i nuovi diodi. Il suo obiettivo era mostrare che la sostituzione di un componente, se accompagnata da un lavoro accurato sul circuito, non doveva necessariamente produrre una differenza facilmente riconoscibile. Un episodio interessante, soprattutto considerando quanta parte della mitologia del Centaur si sia concentrata proprio sull’identità dei diodi originali.

Il 2 novembre 2025 Finnegan ha messo all’asta su eBay un Centaur oro nuovo, matricola RG 022, dove la sigla RG indica Reissue Gold. Nella descrizione precisava di averlo assemblato personalmente con lo stesso metodo utilizzato da circa trent’anni e con i medesimi componenti, compresi gli originali diodi NOS di clipping. Una conferma del fatto che, accanto al KTR e alle numerose reinterpretazioni del progetto, il Centaur costruito a mano dal suo ideatore continua a esistere, seppure in quantità estremamente limitate.

Per chi ha fretta: 5 risposte sul Klon Centaur

1. Chi ha progettato il Klon Centaur?
Bill Finnegan, chitarrista di Boston, che iniziò il progetto nel 1990 insieme a un amico ingegnere del MIT e lo completò con il contributo di Fred Fenning, anch’egli laureato al MIT. Il pedale debuttò alla fine del 1994.

2. Quanti Klon Centaur originali sono stati costruiti?
Circa 8.000, assemblati e saldati a mano dallo stesso Finnegan nell’arco di quindici anni. La produzione regolare terminò tra il 2008 e il 2009, ma il costruttore ha continuato a realizzare occasionalmente alcuni esemplari.

3. Che cosa ha di particolare il suo circuito?
Ricava dall’alimentazione a 9 volt anche tensioni di +18 e -9 volt, utilizza un doppio potenziometro Gain che interviene sul bilanciamento dei percorsi pulito e distorto del segnale e impiega diodi al germanio NOS selezionati attraverso numerose prove d’ascolto. Il risultato è un overdrive dalla buona risposta dinamica, anche se non completamente neutro dal punto di vista timbrico.

4. Che differenza c’è fra Centaur oro e argento?
I due modelli condividono sostanzialmente lo stesso circuito. Le differenze riguardano principalmente la finitura e la grafica. Anche la presenza o l’assenza del centauro serigrafato interessa soprattutto i collezionisti, senza identificare una specifica variante sonora.

5. Che cos’è il Klon KTR?
È la riprogettazione del Centaur con componenti a montaggio superficiale, presentata nell’ottobre 2012 a 269 dollari. Ha dimensioni più contenute e aggiunge un selettore fra bypass bufferizzato e true bypass. Sul frontale compare la celebre scritta con cui Finnegan prende le distanze dall’eccessivo clamore intorno ai suoi pedali.

Resta una storia singolare, soprattutto in un settore nel quale la produzione industriale e la continua evoluzione dei cataloghi convivono con una forte tradizione artigianale. Un chitarrista impiega quattro anni e mezzo per sviluppare un pedale che dovrebbe farsi notare il meno possibile, lo costruisce personalmente per quindici anni fino a rendere quel lavoro insostenibile e assiste poi alla trasformazione della sua scatola dorata in un oggetto da collezione.

Il paradosso è tutto qui: un overdrive progettato per inserirsi con discrezione fra la chitarra e l’amplificatore è diventato uno dei pedali più riconoscibili e discussi della storia recente dello strumento. E mentre il mercato continua ad attribuire cifre considerevoli agli esemplari originali, quel circuito rimane soprattutto la testimonianza di un lungo lavoro di progettazione, tentativi e ascolti. Una storia che vale la pena conoscere anche senza possedere un Centaur.



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