In sintesi. “The Wind Cries Mary” è una delle ballad più raffinate del catalogo di Jimi Hendrix, contenuta in Are You Experienced? (1967). Un’analisi minuto per minuto tra riff cromatico, accompagnamento “orchestrale”, modulazione e un assolo costruito sulla pentatonica di Fa. Per capire come Hendrix pensava la chitarra: poche note, molto gusto.
Il mito di Jimi Hendrix e The Wind Cries Mary
Generazioni di chitarristi sono cresciute col mito di Hendrix, ma anche generazioni di musicisti e anche non musicisti in genere, a prescindere dalla chitarra. Ovviamente, Jimi Hendrix è stato anche il simbolo di un’epoca, pioniere di un nuovo approccio alla musica, certamente non influenzato dalle sue conoscenze musicali, dai suoi studi, ma solo dalla sua genialità ed esperienza.
Ne abbiamo conosciuti moltissimi, in quell’epoca il genio aveva ancora modo di esprimersi più o meno liberamente. In ogni caso, proprio quella sua genialità, gli ha permesso di scrivere brani bellissimi, con progressioni armoniche e riff meravigliosi, tutto questo senza saper leggere e scrivere le note, almeno da quello che si sa.
Quindi parliamo di un talento con un gusto musicale inimmaginabile.
E poi ci sono quelli che lo hanno screditato: “il suono non è bello“, “dal vivo faceva tanti errori“, “in fin dei conti è più bravo il mio vicino di casa che suona la chitarra da 5 anni“…
Insomma, di tutto e di più, anche se alla fine conta soltanto il fatto che lui è stato e sarà sempre Jimi Hendrix, e basta nominarlo per capire il peso di questa affermazione.
Ma torniamo a noi. “The Wind Cries Mary“è un brano del 1967, una ballad contenuta nel disco di esordio della band The Jimi Hendrix Experience, intitolato Are You Experienced?.
In questo brano sono presenti elementi fondamentali dello stile hendrixiano: l’accompagnamento “orchestrale”, il riff tematico, ma pure un assolo fuori dal comune.
Analisi minuto per minuto di The Wind Cries Mary
0:01 Riff iniziale, con movimento cromatico e fraseggio ala Hendrix per andare sulla strofa, del quale vi lascio pure la partitura e l’audio esemplificativo. Per chi non lo avesse ancora studiato, sappiate che lo conoscono anche le pietre.
0:17 Parte l’accompagnamento della strofa, che come vi dicevo, utilizza moltissimo lo stile di comping classico di Hendrix.
0:45 Si torna di nuovo sul riff iniziale, utile a collegare la seconda parte del brano.
1:24 Parte il solo di chitarra, progressione armonica bellissima e con tanto di modulazione. Il solo insiste prevalentemente su una pentatonica di F. Trovate tutto in partitura e audio.
1:58 Si torna di nuovo sulla strofa, con lo stesso schema di prima.
2:56 Il brano si avvia alla chiusura con qualche ripetizione e variazione del riff principale.
Cosa portare a casa per la propria chitarra
Da questa analisi non emerge una struttura formale particolarmente complessa: non esiste un vero e proprio bridge, se non consideriamo il solo come tale. Ma non è questo il punto. Il fine di questa analisi è capire lo stile di un genio della musica come Jimi Hendrix: la lezione più utile è che l’accompagnamento può essere “narrativo”, non solo accordi ma piccoli movimenti melodici dentro il comping. È la firma di Hendrix, e si può studiare. Approfondisci con la nostra conversazione su Jimi Hendrix con tre assi della chitarra, lo studio su la pentatonica oltre il livello base e l’approfondimento su lo sviluppo melodico del fraseggio.
Per chi ha fretta: 5 cose da sapere su The Wind Cries Mary
- Quando è uscita? Maggio 1967 come singolo, poi inclusa in Are You Experienced?, primo album della Jimi Hendrix Experience.
- Per chi è scritta? Per Kathy Etchingham, compagna di Hendrix in quel periodo, dopo un litigio domestico. “Mary” è il suo secondo nome.
- Cosa rende speciale l’introduzione? L’approccio “parlato” della chitarra: Hendrix non si limita allo strumming, usa la chitarra come una voce che disegna la melodia con piccoli abbellimenti.
- Su cosa si basa l’assolo? Prevalentemente su una pentatonica di Fa, su una progressione armonica con modulazione, intorno a 1:24 del brano.
- Cosa portare a casa? L’idea che il rhythm può essere narrativo: non solo accordi, ma movimenti melodici dentro l’accompagnamento.
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