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Il capolavoro degli YES e un grande solo sulla chitarra

L’appuntamento di oggi è dedicato al solo di tastiere di Rick Wakeman nel brano degli Yes “Close To The Edge”.

In sintesi: Steve Howe e’ il chitarrista degli Yes dal 1970. La sua Gibson ES-175, l’amore per il jazz, la classica e il country lo rendono una delle voci piu’ riconoscibili del prog rock anni Settanta. Roundabout, Heart of the Sunrise e Mood for a Day raccontano un linguaggio chitarristico che attraversa stili e dura nel tempo.

Close To The Edge non è solo il titolo di uno dei più importanti dischi della storia del Progressive Rock, e forse anche il masterpiece dei mitici YES, ma è anche il titolo del brano, o meglio, della lunga suite a sua volta divisa in varie composizioni ognuna con un suo titolo, dalla quale oggi estrapoliamo un assolo di Rick Wakeman, sicuramente uno dei tastieristi più importanti della storia del Rock.

Il solo è tratto dall’ultima sezione della suite, intitolata “Seasons of Man”, che arriva tra l’altro subito dopo quel finale della splendida “I Get Up I Get Down” in cui Wakeman trionfa con un vero e proprio organo a canne (della chiesa londinese di St Giles-without-Cripplegate).

L’assolo si sviluppa su un tempo in 6/4, studiandolo avrai la possibilità di rinfrescare un po’ la tua tecnica chitarristica di base, tra cui la pennata alternata, combinazioni di frammenti scalari, sweep picking e forme di arpeggio, hammer-on e pull-off.

Praticando questo solo avrai sicuramente una visualizzazione più consapevole della tastiera e riuscirai ad ottenere una velocità ed una fluidità di movimento riguardo i vari frammenti scalari e le varie forme di arpeggio.

Ascolta il file audio dell’assolo

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Steve Howe e la chitarra negli Yes

Steve Howe entra negli Yes nel 1970, sostituendo Peter Banks. Da quel momento la band cambia pelle: il prog rock dei primi due album si trasforma in un linguaggio piu’ ambizioso, in cui la chitarra non e’ piu’ solo accompagnamento ma diventa una voce che dialoga con tastiere, basso e batteria. Howe porta dentro la band un vocabolario molto ampio, costruito su anni di ascolto di jazz, musica classica, country, flamenco e rock’n’roll. E’ una delle chitarre piu’ riconoscibili del prog rock degli anni Settanta.

Roundabout, Heart of the Sunrise e la Gibson ES-175

Lo strumento simbolo di Howe in quegli anni e’ una Gibson ES-175, semiacustica jazz costruita per swingare nei locali e ritrovata in un contesto completamente diverso: il rock progressivo sui grandi palchi. L’ES-175 di Howe ha un suono compresso, vellutato e immediatamente riconoscibile. Si sente bene nell’intro acustica e poi elettrica di Roundabout, dove la chitarra apre il brano con un arpeggio in armonica e poi si trasforma in linea ritmica e voce solista. Si sente in Heart of the Sunrise, dove il fraseggio si fa nervoso e dinamico, dialogando con il basso di Chris Squire.

Mood for a Day e la chitarra classica

Dentro Fragile, l’album degli Yes pubblicato nel 1971, c’e’ un brano di chitarra sola che racconta meglio di altri la profondita’ del linguaggio di Howe: Mood for a Day. E’ un pezzo per chitarra classica, in stile vagamente iberico, eseguito senza altri strumenti. Mostra una mano destra molto controllata, attenzione al timbro, conoscenza del repertorio classico. E’ una di quelle scelte che fanno capire perche’ Howe non e’ un chitarrista solo rock: il suo bagaglio attraversa stili diversi, e dentro Yes ha trovato il luogo dove farli convivere.

L’assolo come narrazione, non virtuosismo

Una caratteristica che distingue gli assoli di Howe e’ la costruzione narrativa. Non punta al virtuosismo veloce fine a se stesso. I suoi assoli hanno un inizio, uno sviluppo, una tensione che si scioglie. Si ascoltino Siberian Khatru, Close to the Edge, Yours Is No Disgrace: le sue parti soliste raccontano qualcosa, non sono solo dimostrazioni tecniche. E’ un approccio che ricorda piu’ un solista jazz o un compositore classico che un rocker.

Perche’ studiare gli Yes oggi

Studiare le parti di chitarra di Howe negli Yes e’ una scuola di musica completa. C’e’ tecnica, c’e’ arrangiamento, c’e’ dialogo con la sezione ritmica, c’e’ uso intelligente del suono. Un chitarrista che vuole capire come usare la chitarra dentro un brano lungo e articolato trova negli album degli Yes degli anni Settanta una miniera. Il prog rock per molti e’ di nicchia, ma il lavoro di Howe rimane uno dei riferimenti chiave per chiunque voglia uscire dal solo blues-rock e ampliare il proprio vocabolario.

Per chi ha fretta

Chi e’ Steve Howe?
Steve Howe e’ il chitarrista degli Yes dal 1970. Entra nella band sostituendo Peter Banks e ne diventa una delle voci piu’ riconoscibili, portando dentro il prog rock un linguaggio costruito su jazz, classica, country e flamenco.

Qual e’ il capolavoro degli Yes con il suo assolo migliore?
Difficile sceglierne uno: Roundabout, Heart of the Sunrise, Close to the Edge, Siberian Khatru sono tra i suoi vertici. La scelta dipende dal gusto: chi cerca melodia opta per Roundabout, chi cerca tensione preferisce Heart of the Sunrise.

Che chitarra usa Steve Howe negli Yes?
La sua chitarra simbolo degli anni Settanta e’ una Gibson ES-175, semiacustica jazz dal suono caldo e compresso, usata in modo non convenzionale dentro un contesto rock progressivo.

In quanti stili suona Howe?
Howe attraversa rock, jazz, classica, country, flamenco. Mood for a Day in Fragile e’ chitarra classica pura. Negli assoli rock cita scale jazz. Nelle parti acustiche entra il country fingerstyle. E’ un linguaggio che mescola tutto.

Da dove iniziare ad ascoltare gli Yes?
Fragile (1971) e Close to the Edge (1972) sono i due punti di ingresso classici. Da li’ si capisce il marchio Yes degli anni d’oro: brani lunghi, dinamica forte, dialogo serrato tra tutti gli strumenti.

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