In sintesi: Pride and Joy di Stevie Ray Vaughan, pubblicata su Texas Flood nel 1983, e uno dei riff blues piu suonati al mondo. Lo analizziamo nota per nota: tuning Eb sulle 012-013, shuffle Texas in I-IV-V di E, riff in levare, stop boogie alla Blues Brothers, assolo basato sulla pentatonica di E, e tutti i licks da rubare per le proprie jam.
Pride and Joy: dove nasce il riff piu suonato del blues moderno
Nel 1983 il compianto Stevie Ray Vaughan presento Pride and Joy nel suo album di debutto Texas Flood, e da quel momento divenne il chitarrista e cantante che tutti noi conosciamo. Quasi quarant’anni dopo il riff continua ad essere uno dei piu suonati nelle prove in negozio, alla pari con Stairway To Heaven. La spiegazione e nella sua doppia natura: cattivo e diretto come un riff da bar texano, ma talmente articolato che ogni nota racconta qualcosa. Non si suona bene senza dargli quello che chiede: pennata ruvida, andatura shuffle, una certa prepotenza nel tocco.
Tuning Eb, Strato e accordatura mezzo tono sotto
La prima cosa da sapere e che la canzone e in Eb. Sulla carta seguiamo un I-IV-V in E, ma SRV accorda la chitarra mezzo tono sotto e usa muta 012-013 (qualcuno dice anche 013-013): sul manico di una Stratocaster, scordare di mezzo tono e quasi un obbligo, altrimenti i bending tirano via le dita. La pratica del tuning Eb e una delle costanti del Texas blues, ed e una scelta che cambia la voce dello strumento: il suono diventa piu grasso, le corde piu morbide al tocco, il fraseggio guadagna respiro. Per chi vuole approfondire l’argomento delle accordature alternative sulla chitarra, e un punto di partenza che apre molte porte.
Il riff in levare e lo shuffle Texas boogie woogie
Le prime note partono in levare. Solo chitarra, nessuna batteria a guidare ma la testa inizia gia a muoversi: il sound e massiccio. Al primo fill di batteria si apre il riff in puro stile boogie woogie, tirato dietro al punto giusto e sporcato con un tiro texano inconfondibile. La struttura armonica e I-IV-V in E (anzi in Eb come detto). La strofa cantata ha ritmica shuffle, che potete chiamare Texas blues o come preferite ma resta dirompente nella sua apparente semplicita. Appena si arriva sul V compare un riff tipico boogie, mentre sul turnaround un lick decisivo riporta sul I. Per chi vuole appropriarsi del feel, vale la pena passare prima dal primo accompagnamento con la chitarra blues in shuffle feel.
Sicuramente “Pride and Joy” è una delle prime canzoni nella classifica delle più suonate dai chitarristi al momento della prova dello strumento in negozio, almeno a pari merito con “Stairway To Heaven”.
Certo, come si fa a non suonarla, è davvero troppo attraente: un riff così cattivo e deciso, un suono grande come il Texas, frasi talmente belle da far venire l’acquolina in bocca.
Oggi ce la prendiamo comoda e la analizziamo al microscopio.
Nel 1983, il compianto Stevie Ray Vaughan, presentò questo brano nel suo album di debutto Texas Flood, e così divenne il chitarrista e cantante che tutti noi conosciamo. Questo brano è davvero un cavallo di battaglia di molti, ma spesso si incorre nell’errore di suonarlo senza fare troppa attenzione a come vada davvero suonato.
Spesso il sound non è adatto, troppo spesso si suona in maniera estremamente delicata e scientifica. In realtà bisogna lasciarsi andare sul suo andamento shuffle, e trattare male la chitarra con la pennata più ruvida e prepotente che conoscete.
Ovvio, non perdete di vista la precisione, le note sono tutte ben definite!
0:01 – Le prime note si sentono, non sono per niente timide, c’è solo chitarra, ma se ci fosse stata anche una batteria sarebbe stato ancora più chiaro che il riff parte in levare. In ogni caso il sound è massiccio e la testa inizia già a muoversi.
0:07 – Un fill di batteria apre ad un riff in perfetto stile boogie woogie, tirato dietro al punto giusto e sporcato con un tiro del tutto texano: ci muoviamo su di un I – IV – V in E, ormai è chiaro. Poi per essere precisi siamo in Eb, ma solo perché le 012, alcuni dicono 013, sul manico di una strato, meglio accordarle mezzo tono sotto se non vuoi perdere qualche dito durante un bending.
0:31 – Inizia la strofa cantata, la ritmica è shuffle, texas blues, chiamatela come volete ma è davvero dirompente e “ritmica” nella sua apparente semplicità. Appena si va sul V compare un riff tipico dell’ambiente boogie, mentre sul turn around un bel lick riporta sul I.
1:18 – Dopo una seconda strofa con andamento simile, partono i tipici stop, li conoscete perché i Blues Brothers li hanno (ri)resi noti con “Sweet Home Chicago”. Ma sono tipici, esattamente come c’è qualcosa di tipico nella taranta, nel liscio e nel saltarello. Il blues è musica tipica, ed ha i suoi cliché, ma qui SRV ha modo di iniziare a farsi sentire come solista, e nella strofa successiva agli stacchi, che intervengono sempre sul I, riprende con la ritmica sul IV e propone una serie di lick a raffica che portano poi ad un solo meraviglioso, pieno di groove e frasi da conoscere a menadito.
1:40 – Qui ha inizio il solo, basato essenzialmente sulla pentatonica di E, potremmo chiamarla minore, ma sul blues tutto è relativo. Ovviamente poi il solo continua e tutto segue gli accordi, insomma non è una pentatonica buttata lì, tutto ha un senso e vi assicuro che quel solo suonerebbe bene mettendo in luce tutti gli accordi della progressione anche se suonasse senza nessun accompagnamento: è assolutamente autosufficiente.
2:25 – Dopo due giri interi di solo, si ritorna agli stacchi sul I, la struttura è assolutamente standard, rendersene conto darà la possibilità di suonare bene qualsiasi blues venga richiesto in una jam session, tanto per fare un esempio.
3:10 Parte il secondo assolo, anche questo tipico della struttura prima di andare a chiudere il brano, e di fatto la chiusura diventa parte integrante dello stesso, con una frase che rallenta insieme ad un fill di batteria.
Pride and Joy finisce qui, abbiamo ricavato qualche lick che vi sarà certamente utile nelle vostre sessioni di improvvisazione.
Prima di chiudere vorrei porre ancora un volta l’attenzione sull’importanza della struttura dei blues che possiamo ricavare da brani, antichi o moderni non cambia nulla, il blues si suona così, e la cosa è che quando in una jam tutti lo sanno, non c’è bisogno di avvisare prima di uno stacco e non c’è bisogno di fare segni assurdi per far capire quando e come ci sarà un finale, si andrà semplicemente verso quella direzione.
Quindi capite che è un linguaggio, spesso sottovalutato, ma non è assolutamente più semplice e scontato del jazz, che viene invece spesso venerato come il punto di arrivo o come quel territorio aperto solo a pochi eletti. Tempo fa lessi su un libro che se puoi suonare blues puoi suonare anche jazz, quindi impariamo a suonarlo davvero questo blues!
Stop boogie alla Blues Brothers e ingresso del solo
Dopo una seconda strofa con andamento simile, intorno a 1:18 partono gli stop tipici che i Blues Brothers hanno reso famosi con Sweet Home Chicago. Sono caratteri tipici del linguaggio, esattamente come il clave nella taranta o il giro del liscio. Il blues e musica tipica, ha i suoi cliche, e qui SRV inizia a farsi sentire come solista. Nella strofa successiva agli stacchi, che intervengono sempre sul I, riprende con la ritmica sul IV e propone una serie di licks a raffica che portano poi a un solo pieno di groove e frasi da conoscere a menadito.
L’assolo, la pentatonica di E e la sua autosufficienza
A 1:40 ha inizio l’assolo, basato essenzialmente sulla pentatonica di E. Potremmo chiamarla minore, ma sul blues tutto e relativo, e l’assolo segue gli accordi della progressione: non e una pentatonica buttata li, tutto ha un senso e quel solo suonerebbe bene anche senza nessun accompagnamento, e assolutamente autosufficiente. Dopo due giri interi di solo si ritorna agli stacchi sul I, la struttura e standard, rendersene conto vi dara la possibilita di suonare bene qualsiasi blues venga richiesto in una jam. A 3:10 parte il secondo assolo, anche questo strutturale prima della chiusura. La chiusura stessa diventa parte integrante del brano, con una frase che rallenta insieme a un fill di batteria. Pride and Joy finisce qui, e i licks che si ricavano restano nel cassetto delle vostre future sessioni di improvvisazione.
Perche imparare il blues conta piu di rincorrere il jazz
Prima di chiudere vale la pena tornare sull’importanza della struttura. Il blues ha le sue forme, antiche o moderne non cambia nulla: lo si suona cosi, e quando in una jam tutti lo sanno non c’e bisogno di avvisare prima di uno stacco ne di fare segni assurdi per indicare un finale, si va semplicemente in quella direzione. E un linguaggio, spesso sottovalutato, ma non e piu semplice del jazz. Anzi, un vecchio detto di scuola dice che se puoi suonare il blues puoi suonare anche il jazz. Quindi impariamo a suonarlo davvero. Per chi vuole approfondire la grammatica del linguaggio, c’e il nostro pezzo dedicato al blues sulla chitarra, dai riff ai turnaround e molto altro.
Per chi ha fretta: 5 cose da sapere su Pride and Joy
1. In che album e quando esce Pride and Joy?
Pride and Joy esce nel 1983, sull’album di debutto Texas Flood di Stevie Ray Vaughan. E uno dei brani che fa conoscere il chitarrista al grande pubblico.
2. In che tonalita e accordatura si suona?
In Eb. SRV scorda la chitarra di mezzo tono sotto su muta 012-013, su Stratocaster. Si parte da un giro I-IV-V in E, suonato pero come Eb.
3. Che ritmica ha la canzone?
Shuffle Texas blues, con riff in levare e andatura boogie woogie. Pennata ruvida e prepotente, mai delicata: e il segreto del tiro di SRV.
4. Su quale scala si basa l’assolo?
Pentatonica di E. Anche se di solito la chiamiamo minore, sul blues le distinzioni si sfumano, e il solo segue comunque gli accordi della progressione.
5. Da dove arrivano gli stop alla Blues Brothers?
Sono stacchi tipici del Texas blues, gli stessi che hanno reso celebre Sweet Home Chicago dei Blues Brothers. Una formula universale del linguaggio blues.
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