Tre album in studio, poco meno di quattro anni nei Metallica e un’eredità che, a quarant’anni dalla morte, continua a farsi sentire nelle sale prove di mezzo mondo. Cliff Burton è uno dei pochi bassisti il cui nome è familiare anche a chi il basso non l’ha mai imbracciato: basta aver ascoltato una volta l’introduzione di For Whom the Bell Tolls per avere incontrato il suo modo di intendere lo strumento, magari senza sapere che quella voce distorta e cantabile non usciva da una chitarra.
Chi suona il basso in una band rock o metal conosce bene il ruolo che spesso tocca allo strumento: raddoppiare il riff, sostenere le fondamentali, lavorare insieme alla cassa e trovare spazio nel muro delle chitarre. Burton quel ruolo lo conosceva benissimo, ma non riteneva che dovesse rappresentare un limite.
Il suo approccio solistico, con distorsione, wah, armonici e tapping, si sviluppava a partire da una solida conoscenza della funzione ritmica e armonica del basso. E soprattutto si inseriva in un lavoro compositivo molto più ampio di quanto lascino intuire le sue esibizioni solistiche.
Da Castro Valley al Whisky a Go Go
Clifford Lee Burton nasce il 10 febbraio 1962 a Castro Valley, in California. Comincia a studiare pianoforte da bambino e sviluppa presto un interesse per la musica classica, in particolare per Bach e Beethoven. Si avvicina al basso elettrico a tredici anni, dopo la morte del fratello maggiore Scott, un evento che segna profondamente la sua adolescenza. Lo studio dello strumento diventa una parte centrale delle sue giornate: le testimonianze familiari raccontano di periodi durante i quali arrivava a esercitarsi fino a sei ore al giorno.
La formazione non si limita però alla pratica strumentale. Burton studia teoria musicale e musica classica anche al Chabot College di Hayward, sviluppando una familiarità con armonia, intervalli e costruzione delle progressioni che emergerà chiaramente nelle sue composizioni. Fra i bassisti di riferimento figurano Geddy Lee, Geezer Butler, Stanley Clarke, Lemmy Kilmister e Phil Lynott: personalità molto diverse, dalle quali assimila elementi ritmici, melodici e timbrici. Ma i suoi ascolti comprendono anche Lynyrd Skynyrd, Yes, Peter Gabriel e altri artisti lontani dall’heavy metal. Una curiosità significativa, considerando quanto spesso la sua immagine venga associata esclusivamente al thrash.
Prima dei Metallica ci sono diverse esperienze nella scena californiana. Con gli Agents of Misfortune, nel 1979, partecipa a un concorso per gruppi emergenti durante il quale esegue una lunga performance contenente già alcuni elementi che riappariranno nel suo repertorio successivo, compreso un embrione del fraseggio cromatico di For Whom the Bell Tolls. Nel 1982 entra nei Trauma, band con la quale si esibisce anche al Whisky a Go Go di Los Angeles.
È proprio durante una di queste serate che James Hetfield e Lars Ulrich lo notano. I Metallica stanno cercando un sostituto per Ron McGovney, ma inizialmente rimangono colpiti soprattutto dalla presenza scenica e dal suono di quel musicista che sembra comportarsi come un chitarrista solista, salvo poi scoprire che sta suonando il basso. Burton accetta di entrare nel gruppo a una condizione: la band deve lasciare Los Angeles e trasferirsi nella Bay Area di San Francisco. Gli altri accettano e il trasferimento contribuisce a collocare i Metallica al centro di una scena thrash metal in piena formazione.
Da quel momento la discografia procede rapidamente. Kill ‘Em All esce il 25 luglio 1983, Ride the Lightning il 27 luglio 1984 e Master of Puppets il 3 marzo 1986. Quest’ultimo, pubblicato dalla Elektra Records, viene registrato agli Sweet Silence Studios di Copenaghen con il produttore Flemming Rasmussen, già coinvolto nelle sessioni del disco precedente. Tre album nell’arco di meno di tre anni: sono tutte le registrazioni in studio dei Metallica pubblicate durante la vita di Burton.
Distorsione, wah e armonici: come nasceva il suo suono
Lo strumento più legato alla sua immagine è un Rickenbacker 4001 con finitura Burgundyglo, un rosso scuro, ampiamente modificato rispetto alla configurazione originale. Burton sostituisce i pickup di serie con un Gibson della famiglia EB in posizione al manico e un Seymour Duncan Stacked Jazz al ponte, aggiungendo anche un terzo pickup Seymour Duncan Stacked Strat nella zona originariamente destinata al dispositivo di smorzamento delle corde. La configurazione viene descritta dallo stesso bassista in un documento preparato per il fan club dei Metallica nel 1983.
Negli anni successivi Burton utilizza anche altri strumenti, fra cui un Alembic Spoiler, prima di arrivare all’Aria Pro II SB Black ‘n Gold, particolarmente associato al periodo di Master of Puppets. Cambia anche l’amplificazione: nelle prime configurazioni compaiono testate Randall, mentre durante gli ultimi anni utilizza sistemi Mesa/Boogie, comprese le testate D-180. Non esiste, quindi, un’unica combinazione di basso, amplificatore e pedali valida per tutta la sua carriera.
Fra i dispositivi più riconoscibili ci sono due modelli da non confondere: il Morley Power Wah Boost, che combina un wah con un boost capace di spingere l’amplificatore verso la saturazione, e il Morley Power Wah Fuzz, dotato invece di un circuito fuzz integrato. Lo stesso produttore conferma che Burton utilizzò entrambi, alternandoli nelle proprie configurazioni. Nella descrizione della propria strumentazione risalente al 1983 il bassista cita espressamente il Power Wah Boost e un MXR Limiter; in seguito impiega anche compressori e altri effetti. Il Big Muff Pi di Electro-Harmonix compare spesso nelle ricostruzioni delle sue configurazioni, soprattutto quelle iniziali, ma attribuirgli sistematicamente ogni suono distorto sarebbe una semplificazione. Le testimonianze e le fotografie disponibili documentano infatti configurazioni differenti nel corso degli anni.
Chi ha provato a collegare un fuzz progettato per chitarra a un basso conosce il problema: una saturazione pronunciata modifica il contenuto armonico del segnale, ne comprime la dinamica e, a seconda del circuito, può ridurre la percezione delle frequenze fondamentali. Il risultato rischia di essere un suono aggressivo ma poco efficace nel sostenere la band. Non a caso, molti pedali di distorsione moderni destinati al basso prevedono un controllo per miscelare il segnale pulito con quello elaborato.
Nell’introduzione di For Whom the Bell Tolls il rapporto fra timbro solistico e sostegno delle basse frequenze viene affrontato anche attraverso l’arrangiamento e le sovraincisioni. Oltre al fraseggio principale, distorto e caratterizzato dal wah, la registrazione presenta un lavoro di stratificazione che permette di mantenere il peso del basso nel registro grave. Alcune ricostruzioni descrivono tre parti distinte, comprendenti una linea pulita e interventi sugli armonici, ma il numero esatto delle tracce non va considerato definitivamente accertato senza la documentazione delle sessioni originali. Il principio tecnico resta comunque interessante: separare il carattere melodico e la saturazione dal sostegno delle fondamentali consente di ottenere un suono articolato senza sacrificare la funzione ritmica dello strumento.
Il wah, nelle mani di Burton, non svolge la funzione ritmica tipica di molte applicazioni funk. Utilizzato insieme alla saturazione, modifica continuamente la risposta in frequenza, accentuando determinate armoniche e rendendo il fraseggio particolarmente espressivo. Il movimento del filtro contribuisce a creare quella qualità quasi vocale che rende riconoscibili i suoi assoli. A questo si aggiungono tecniche come bending, hammer-on, pull-off e tapping, impiegate per estendere le possibilità melodiche dello strumento.
Cinque registrazioni per conoscere Cliff Burton
1. Kill ‘Em All (1983).
L’esordio dei Metallica, con (Anesthesia) Pulling Teeth come documento fondamentale del suo approccio solistico. Da ascoltare anche le parti di accompagnamento, nelle quali Burton sostiene i riff e contribuisce alla spinta ritmica del gruppo.
2. Ride the Lightning (1984).
For Whom the Bell Tolls permette di riconoscere l’impiego melodico del basso distorto, mentre The Call of Ktulu mostra il suo contributo all’interno di una composizione strumentale più articolata.
3. Master of Puppets (1986).
Orion è il riferimento principale per comprendere la sua scrittura, ma Battery, la title track e Damage, Inc. aiutano a inquadrare il ruolo del bassista negli arrangiamenti del gruppo.
4. To Live Is to Die (1988).
Il brano di …And Justice for All non contiene una sua esecuzione di basso, ma utilizza materiale musicale lasciato prima della morte e rappresenta l’ultimo contributo compositivo di Burton pubblicato dai Metallica.
5. Cliff ‘Em All (1987).
Non è un album in studio, ma una raccolta video essenziale per osservare Burton sul palco. Le riprese permettono di apprezzare il suo modo di utilizzare lo strumento, controllare gli effetti e passare dalle parti ritmiche agli interventi solistici.
La mano destra: suonare veloce senza il plettro
Concentrarsi sugli effetti, però, rischia di far passare in secondo piano un elemento essenziale: Burton suonava il basso prevalentemente con le dita, anche quando doveva affrontare le parti più veloci del repertorio dei Metallica. Una scelta che richiedeva resistenza, precisione e soprattutto un controllo rigoroso dell’articolazione. L’attacco delle dita, insieme alla regolazione del timbro e alla saturazione, contribuiva a definire il carattere del suo suono, senza bisogno di ricorrere sistematicamente al plettro per ottenere aggressività.
Il punto più interessante non è soltanto la velocità. Nei riff serrati bisogna interrompere le note al momento giusto, evitare che le corde non utilizzate continuino a vibrare e mantenere una relazione costante con la batteria. Con una distorsione elevata, infatti, ogni risonanza indesiderata diventa più evidente. Burton utilizzava il controllo delle due mani per passare da accompagnamenti compatti a frasi solistiche molto più libere, nelle quali poteva lasciare risuonare note, armonici e intervalli.
Un esempio utile è Battery, da Master of Puppets. In gran parte del brano il basso procede insieme alle chitarre, ma alcuni passaggi mostrano come Burton utilizzasse differenze d’intervallo per rafforzare il movimento armonico anziché limitarsi a un raddoppio meccanico. È un dettaglio che può sfuggire nell’ascolto complessivo del gruppo, ma che diventa significativo quando si studiano le parti strumentali separatamente. La velocità è soltanto una componente del risultato: la scelta delle note ha un’importanza altrettanto decisiva.
(Anesthesia) Pulling Teeth, un assolo di basso su un disco thrash
Sul primo album dei Metallica, fra brani costruiti su riff serrati e velocità sostenute, compare una traccia di quattro minuti e quattordici secondi affidata quasi interamente al basso. (Anesthesia) Pulling Teeth si apre con una voce che annuncia il primo take dell’assolo, un’introduzione diventata parte della sua identità.
La performance fu registrata con Burton isolato dagli altri musicisti, ma quell’annuncio non dimostra, da solo, che la versione pubblicata sia stata necessariamente la prima e unica ripresa. Resta comunque una scelta insolita per un album thrash del 1983: dedicare un intero brano al bassista, lasciandogli la libertà di sviluppare un discorso musicale autonomo.
La prima parte si sviluppa attraverso arpeggi, figure accordali e progressioni che richiamano la scrittura barocca, con un uso delle triadi che rivela l’interesse di Burton per l’armonia e la musica classica. Il suono è già caratterizzato dalla saturazione, mentre il fraseggio diventa progressivamente più articolato. Nella seconda metà aumentano l’intensità, la velocità e l’impiego espressivo del wah, fino all’ingresso della batteria di Lars Ulrich, che accompagna la parte conclusiva. La struttura alterna quindi esposizione melodica, sviluppo armonico e passaggi di maggiore virtuosismo, conservando una propria logica musicale.
Per un bassista che voglia studiarlo, il primo elemento da osservare è il trattamento degli accordi e degli arpeggi. Con un suono molto distorto, gli intervalli ravvicinati possono generare interazioni armoniche difficili da controllare, soprattutto nel registro grave. Burton sfrutta il registro medio-acuto e sceglie posizioni che consentono alle singole note di rimanere riconoscibili.
Il controllo della durata delle note, delle corde che devono risuonare e di quelle da smorzare è essenziale quanto la velocità. Il tapping e il wah attirano immediatamente l’attenzione, ma senza una buona tecnica di articolazione e muting il brano perderebbe gran parte della sua chiarezza.
Per vedere Burton alle prese con il brano, si può partire da una testimonianza del 12 agosto 1983 al Metro di Chicago. Il concerto è stato pubblicato sul canale ufficiale dei Metallica: l’assolo comincia al minuto 28:25. La ripresa consente di osservare la posizione delle mani e il passaggio dalla parte melodica ai fraseggi più veloci.
For Whom the Bell Tolls: un basso scambiato per chitarra
Con Ride the Lightning il contributo di Burton assume una dimensione compositiva sempre più evidente. L’introduzione di For Whom the Bell Tolls ne è uno degli esempi più conosciuti: dopo i rintocchi iniziali e l’ingresso degli strumenti, emerge una linea di basso nel registro acuto, fortemente distorta e filtrata dal wah. Il fraseggio cromatico era già presente nelle idee musicali sviluppate da Burton prima del suo ingresso nei Metallica, ma trova qui una sistemazione definitiva all’interno del brano.
Kirk Hammett ha raccontato un particolare interessante sulla nascita di quella parte. Durante i primi anni trascorsi insieme, Burton era solito suonare il fraseggio anche su una chitarra classica accordata più in basso, così da poter effettuare bending sulle corde. Hammett lo considerava un riff insolito, quasi privo delle caratteristiche che ci si aspetterebbe da un passaggio heavy metal. Fu l’intervento di James Hetfield, con l’aggiunta di accenti ritmici, a contribuire alla trasformazione dell’idea originale nella forma che conosciamo.
Anche il suono della campana merita una precisazione. Il produttore Flemming Rasmussen ha ricordato l’impiego di un’incudine colpita con un martello da Lars Ulrich durante le sessioni di registrazione, ma ha citato anche la possibilità che fosse stato utilizzato materiale proveniente da una raccolta di effetti sonori. Non è quindi corretto attribuire con assoluta certezza il rintocco soltanto a una delle due sorgenti. Il risultato contribuisce all’atmosfera del brano, ispirato al romanzo omonimo di Ernest Hemingway.
La particolarità dell’introduzione sta nel modo in cui il basso occupa uno spazio abitualmente riservato alla chitarra solista, senza perdere il rapporto con la struttura ritmica. La linea melodica utilizza un registro insolito per la funzione tradizionale dello strumento, mentre l’arrangiamento mantiene il peso necessario nelle frequenze gravi. Per chi ascolta soltanto il timbro, soprattutto nei primi secondi del fraseggio, scambiarlo per una chitarra è comprensibile.
Una testimonianza particolarmente significativa arriva dal concerto del 31 agosto 1985 a Oakland, durante il festival Day on the Green. Il filmato, incluso in Cliff ‘Em All e pubblicato anche sul canale ufficiale dei Metallica, permette di ascoltare For Whom the Bell Tolls dal vivo con Burton al basso. Naturalmente l’esecuzione sul palco non riproduce alla lettera le sovraincisioni della versione in studio, ed è proprio questo uno degli aspetti interessanti del confronto.
Orion, quando il basso diventa composizione
Il contributo compositivo di Burton trova una delle sue espressioni più complete in Orion, lo strumentale di otto minuti e ventisette secondi che precede Damage, Inc. nella scaletta di Master of Puppets. Il brano è accreditato a James Hetfield, Lars Ulrich e Cliff Burton, ma il bassista ebbe un ruolo determinante soprattutto nella costruzione della sezione centrale. Kirk Hammett ha raccontato che Burton sviluppò quella parte inizialmente sul basso, elaborando anche le armonizzazioni che sarebbero state successivamente distribuite fra basso e chitarre.
Orion si apre con una progressione dal carattere atmosferico, nella quale il basso trattato contribuisce a creare un effetto quasi orchestrale. Seguono riff pesanti e sezioni strumentali nelle quali le chitarre mantengono un ruolo importante, prima di arrivare al celebre episodio centrale, caratterizzato da una linea di basso melodica e da armonizzazioni a più voci.
Il brano comprende inoltre interventi solistici di basso, mentre gli assoli di chitarra appartengono agli altri componenti del gruppo. L’interesse dell’arrangiamento sta proprio nell’interazione fra le diverse parti: il basso non si limita a sostenere le armonie, ma contribuisce direttamente a definirle e svilupparle.
In questa sezione emerge anche il rapporto fra la formazione classica di Burton e il linguaggio dei Metallica. Non perché il brano riproduca una composizione di Bach, ma per il modo in cui le linee melodiche vengono sovrapposte, armonizzate e organizzate. Parlare di influenze contrappuntistiche è appropriato, purché non si confonda questa caratteristica con una vera e propria fuga o con l’applicazione rigorosa delle regole della composizione barocca. Burton utilizzava conoscenze teoriche e suggestioni classiche all’interno di una struttura pienamente rock e metal.
Per molti anni Orion rimane assente dalle esecuzioni integrali dal vivo dei Metallica. Il gruppo ne propone una versione abbreviata il 13 novembre 2005 a San Francisco, durante un concerto in apertura ai Rolling Stones, mentre la prima esecuzione completa arriva il 3 giugno 2006 al Rock am Ring in Germania.
Il filmato ufficiale pubblicato dai Metallica comprende anche immagini del backstage e delle prove prima del concerto. Burton naturalmente non è sul palco, ma la registrazione documenta come la band abbia ripreso una delle composizioni più strettamente legate alla sua eredità.
Da The Call of Ktulu a Damage, Inc.: gli altri bassi da ascoltare
Limitare l’analisi ad Anesthesia, For Whom the Bell Tolls e Orion, tuttavia, significherebbe trascurare altre parti importanti del suo repertorio. Un primo esempio è The Call of Ktulu, lo strumentale che chiude Ride the Lightning. Il brano nasce da materiale sviluppato anche da Dave Mustaine prima della sua uscita dai Metallica e porta i crediti di Hetfield, Ulrich, Burton e Mustaine. Nella registrazione definitiva, il basso di Burton partecipa alla costruzione della tensione attraverso interventi melodici e timbrici che emergono dal tessuto delle chitarre. È un ascolto particolarmente utile per comprendere come il suo approccio solistico potesse inserirsi in una composizione strumentale collettiva.
Un altro episodio significativo è l’introduzione di Damage, Inc., il brano conclusivo di Master of Puppets. Prima dell’esplosione del riff thrash si ascolta una sequenza atmosferica realizzata attraverso elaborazioni e sovrapposizioni sonore. Hammett ha ricordato che Burton aveva presentato quella parte prendendo ispirazione da un brano di Bach e che il risultato finale venne ulteriormente trasformato attraverso il trattamento del suono. È uno dei momenti nei quali la sua familiarità con il linguaggio classico emerge senza ricorrere a un assolo tradizionale.
Vale la pena tornare anche sulle parti meno appariscenti di Master of Puppets e Battery. In questi brani Burton lavora soprattutto sulla compattezza dell’insieme, ma inserisce scelte ritmiche e armoniche che dimostrano quanto fosse attento alla costruzione complessiva dell’arrangiamento. Ascoltare il suo basso separatamente dalle chitarre, quando possibile, aiuta a cogliere particolari che nel mix originale possono passare inosservati. Non sempre il contributo più interessante di un bassista coincide con la parte che si sente di più.
Quanto contava Cliff Burton nella scrittura dei Metallica?
È probabilmente l’aspetto più importante per ridimensionare una lettura di Burton limitata agli effetti e al virtuosismo. Su Ride the Lightning compare fra gli autori di sei degli otto brani: Fight Fire with Fire, Ride the Lightning, For Whom the Bell Tolls, Fade to Black, Creeping Death e The Call of Ktulu. Una presenza molto consistente, che dimostra come il suo ruolo si estendesse ben oltre l’esecuzione delle parti di basso.
Su Master of Puppets il suo nome compare nei crediti della title track, di Orion e di Damage, Inc. Questo non significa che tutte le sezioni di quelle composizioni siano state scritte da lui, né che l’assenza del suo nome da altri brani escluda un contributo agli arrangiamenti. I crediti identificano infatti la responsabilità compositiva riconosciuta ufficialmente, mentre il lavoro collettivo in sala prove e in studio comprendeva anche scelte interpretative, armonizzazioni e modifiche alle parti strumentali.
Le testimonianze dei musicisti aiutano a comprendere la differenza. Hetfield ha più volte riconosciuto l’influenza della formazione musicale di Burton sulla crescita della band, soprattutto nell’utilizzo delle armonizzazioni e nella costruzione di sezioni melodiche più articolate.
Lo stesso Rasmussen ha ricordato che, durante il periodo trascorso con Burton, i Metallica funzionavano come un gruppo nel quale il contributo del bassista aveva un peso importante anche nelle decisioni musicali. Il suo ruolo fu dunque quello di un musicista capace di influenzare il linguaggio collettivo della band, non semplicemente di aggiungere parti solistiche a brani già definiti.
L’ultima composizione da ricordare è To Live Is to Die, pubblicata su …And Justice for All il 7 settembre 1988. Il brano venne costruito anche a partire da materiale musicale che Burton aveva lasciato prima della morte, compreso un riff sviluppato durante il periodo di Master of Puppets. Porta infatti i crediti compositivi di Hetfield, Ulrich e Burton.
Nella parte recitata da Hetfield compaiono inoltre parole raccolte e rielaborate dal bassista: i primi due versi derivano da testi associati al poeta Paul Gerhardt e allo scrittore Stephen R. Donaldson, mentre gli ultimi due sono attribuiti allo stesso Burton. È un omaggio costruito su frammenti della sua eredità musicale e letteraria, più che una composizione completata interamente prima della scomparsa.
Dörarp, 27 settembre 1986
Nel marzo del 1986, con Master of Puppets appena pubblicato, i Metallica affrontano un lungo periodo di concerti. Negli Stati Uniti partecipano al tour di Ozzy Osbourne come gruppo di apertura, mentre a settembre si spostano in Europa. L’ultima esibizione di Burton con la band si tiene il 26 settembre 1986 a Stoccolma, alla Solnahallen. Il concerto verrà successivamente recuperato anche nelle pubblicazioni d’archivio dedicate a Master of Puppets.
La mattina successiva, 27 settembre 1986, poco prima delle sette, il pullman della band esce di strada in Svezia, nella contea di Kronoberg, nei pressi di Dörarp, a nord di Ljungby. Durante l’incidente Burton viene sbalzato fuori dal mezzo e perde la vita. Aveva soltanto 24 anni.
Durante la cerimonia funebre viene diffusa Orion, destinata a diventare uno dei brani più strettamente associati alla sua memoria. I Metallica decidono di proseguire l’attività e nell’ottobre del 1986 scelgono Jason Newsted come nuovo bassista. Il 28 novembre 1987 pubblicano Cliff ‘Em All, una raccolta video composta da registrazioni dal vivo, filmati amatoriali e altri materiali dedicati a Burton. Il documentario permette di osservare da vicino il suo approccio allo strumento, comprese le esecuzioni solistiche e l’impiego degli effetti sul palco.
I riconoscimenti successivi confermano il peso di quel periodo nella storia della musica metal. Il 4 aprile 2009 Burton viene inserito postumo nella Rock and Roll Hall of Fame insieme ai Metallica. Master of Puppets viene inoltre selezionato per il National Recording Registry della Biblioteca del Congresso statunitense nell’elenco relativo al 2015, annunciato ufficialmente nel marzo 2016: è il primo album metal a ottenere questo riconoscimento. In Svezia, vicino al luogo dell’incidente, una pietra commemorativa ricorda ancora oggi il bassista.
Nel 2024 i Metallica hanno pubblicato un nuovo montaggio video di (Anesthesia) Pulling Teeth nell’ambito del loro archivio digitale Metallica Black Box. Non si tratta di una ripresa della registrazione originale del 1983, ma di un lavoro realizzato con fotografie di Burton scattate da Russ Marino nel 1985 e nel 1986, molte delle quali rimaste a lungo inedite. Il risultato offre un ulteriore documento visivo della sua presenza scenica, accompagnato dal brano che più di ogni altro viene associato alla sua figura di bassista solista.
L’eredità di Burton nel basso metal
Quanto dell’approccio solistico al basso nel metal sarebbe emerso comunque, e quanto deve alla presenza di Cliff Burton? Distorsione, wah e tecniche solistiche erano già utilizzati da bassisti di altri generi, e alcuni protagonisti dell’hard rock e dell’heavy metal avevano esplorato queste possibilità prima di lui. Burton non inventò quel linguaggio, ma contribuì a renderlo particolarmente riconoscibile nel thrash metal, inserendolo in composizioni destinate a raggiungere un pubblico molto ampio.
La sua influenza emerge anche nelle testimonianze di musicisti appartenenti alle generazioni successive. Alex Webster dei Cannibal Corpse, per esempio, ha indicato Burton fra i bassisti che hanno maggiormente influenzato la propria formazione, ricordando quanto i primi album dei Metallica abbiano continuato a rappresentare un riferimento anche negli anni successivi. Robert Trujillo, entrato nei Metallica molto tempo dopo, ha sottolineato soprattutto la varietà dei suoi interessi musicali, la conoscenza del pianoforte e la capacità di trasformare idee provenienti da altri strumenti in parti di basso.
È probabilmente questa la parte più duratura della sua eredità: aver dimostrato che il basso poteva conservare la propria funzione ritmica e armonica senza rinunciare a una voce melodica indipendente. La sua lezione non consiste nell’aggiungere un assolo a ogni brano, ma nel comprendere quando lo strumento deve sostenere, quando può dialogare con gli altri e quando può assumere temporaneamente il ruolo di protagonista.
Cosa sapere su Cliff Burton
Tra biografia, attrezzatura e contributi compositivi, alcuni aspetti del percorso di Burton meritano una risposta immediata. Ecco un riepilogo dei punti essenziali, utile anche a chi si avvicina per la prima volta ai suoi tre album con i Metallica.
Per chi ha fretta: 5 risposte su Cliff Burton
1. Chi era Cliff Burton?
Il bassista dei Metallica dal 1982 al 1986, presente su Kill ‘Em All, Ride the Lightning e Master of Puppets. Nato a Castro Valley nel 1962, morì a 24 anni nell’incidente del pullman della band in Svezia, il 27 settembre 1986.
2. Quali strumenti ed effetti utilizzava?
Fra i suoi bassi più conosciuti ci sono il Rickenbacker 4001 modificato e l’Aria Pro II SB Black ‘n Gold. Utilizzò sia il Morley Power Wah Boost sia il Power Wah Fuzz, oltre a dispositivi di controllo dinamico come l’MXR Limiter. La sua strumentazione cambiò nel corso degli anni.
3. Che cos’è (Anesthesia) Pulling Teeth?
Un brano prevalentemente solistico per basso elettrico, pubblicato su Kill ‘Em All nel 1983. Combina arpeggi, figure armoniche, saturazione, wah e fraseggi veloci. La batteria di Lars Ulrich entra soltanto nella seconda parte.
4. L’introduzione di For Whom the Bell Tolls è suonata con il basso?
Sì. Il celebre fraseggio nel registro acuto è eseguito da Cliff Burton con distorsione e wah. La produzione in studio utilizza un arrangiamento che permette di conservare sia il carattere melodico sia il sostegno delle frequenze gravi.
5. Quanto contribuiva alla composizione dei Metallica?
Burton non era soltanto un esecutore: figura fra gli autori di sei degli otto brani di Ride the Lightning e di tre composizioni di Master of Puppets, comprese Orion e la title track. Le sue conoscenze musicali influenzarono anche il lavoro sugli arrangiamenti della band.
Riascoltati oggi, quei tre album raccontano un musicista che ha preso sul serio entrambe le dimensioni del basso elettrico: sostenere il gruppo e sviluppare una voce autonoma. L’influenza di Burton non dipende soltanto dalle tecniche che utilizzava, ma dal modo in cui riusciva a integrarle nella musica dei Metallica. Per chi vuole studiarlo, il percorso migliore passa tanto dagli assoli quanto dai riff suonati insieme alle chitarre. E magari vale la pena recuperare quel wah rimasto inutilizzato nella pedaliera, ricordando però che il carattere del suo suono nasceva prima di tutto dalle mani, dall’articolazione e dalle scelte musicali.










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