In sintesi. Krist Novoselic nasce a Compton nel 1965 da genitori croati e arriva ad Aberdeen nel 1979, dove il fratello lo mette in contatto con Kurt Cobain. Dal 1987 alla fine dei Nirvana tiene la struttura dei brani con un basso di sottrazione: linee spesso semplici e melodiche, agganciate alla cassa della batteria, che quando serve dialogano con la voce invece di raddoppiare la chitarra. La qualità più difficile da imitare resta sapere quando non suonare.
Krist Anthony Novoselic supera i due metri di altezza e, alla fine degli anni Ottanta, quella figura allampanata iniziò a portare il basso sui piccoli palchi tra Aberdeen e il Pacific Northwest. Pochi anni dopo, lo stesso musicista si sarebbe ritrovato al centro di una delle band che hanno riscritto il rock degli anni Novanta, senza mai perdere quell’aria da ragazzo di provincia capitato quasi per caso nel posto giusto.
La storia dei Nirvana viene raccontata quasi sempre dalla parte di Kurt Cobain, e per ragioni evidenti. Ma sotto quelle canzoni, a tenere insieme la struttura mentre la chitarra e la voce si spingevano verso il limite, c’era un basso che sapeva esattamente quando entrare, quando muoversi e quando lasciare spazio. Il grunge di Seattle si può raccontare anche da quell’angolo meno frequentato: quello del bassista.

Da Compton a Zara, le radici croate
Krist Novoselic nasce a Compton, in California, il 16 maggio 1965, figlio di immigrati croati. Il padre, Krsto, proveniva da Veli Iž, sull’isola di Iž, mentre la madre, Marija, era originaria di Privlaka. La famiglia si trasferisce presto a San Pedro, quartiere di Los Angeles storicamente legato alla comunità croata. Nel 1979 arriva il trasferimento decisivo ad Aberdeen, nello stato di Washington, una cittadina legata all’industria del legname e lontana dai grandi circuiti musicali.
Nel 1980 i genitori lo mandano per circa un anno dai parenti a Zara, allora in Jugoslavia e oggi in Croazia. Durante quel soggiorno Novoselic rafforza il rapporto con la lingua e le radici familiari, ma amplia anche i propri ascolti, entrando in contatto con il rock jugoslavo e consolidando l’interesse per il punk. Torna ad Aberdeen nel 1981 con un bagaglio culturale poco comune fra i suoi coetanei americani.
Un nastro demo, un fratello e la nascita dei Nirvana
L’incontro che cambia tutto passa da una porta di casa. È il fratello di Krist, Robert Novoselic, a parlare a Kurt Cobain del fratello maggiore appassionato di punk, dopo che Cobain aveva notato la musica provenire dal piano superiore dell’abitazione dei Novoselic. I due scoprono di condividere molti gusti musicali e iniziano a frequentarsi.
A un certo punto Cobain consegna a Novoselic una cassetta demo dei Fecal Matter, il suo precedente progetto, proponendogli di formare una band. Krist impiega alcuni mesi prima di ascoltarla, ma alla fine accetta. Nel 1987 prende così forma il nucleo del gruppo che, dopo diversi cambi di nome, diventerà quello dei Nirvana.
Alla batteria si alternano diversi musicisti, secondo la precarietà tipica delle formazioni agli inizi: Aaron Burckhard, Dale Crover, Dave Foster, Chad Channing e, per un breve passaggio, Dan Peters. Channing suona nella maggior parte di Bleach e rimane con il gruppo fino al 1990. L’assetto definitivo arriva quando Dave Grohl, reduce dallo scioglimento degli Scream, si siede dietro i tamburi. Nel frattempo era già uscito Bleach (1989), il debutto ruvido pubblicato dalla Sub Pop, quando tutto sembrava ancora destinato a restare una faccenda di nicchia.
Poi arriva Nevermind, registrato principalmente ai Sound City Studios di Van Nuys, nell’area di Los Angeles, e pubblicato nel settembre del 1991. L’11 gennaio 1992 l’album raggiunge la vetta della Billboard 200, scalzando Dangerous di Michael Jackson: un esito che quasi nessuno, dentro e fuori dalla band, aveva previsto.
Seguono In Utero (1993), registrato con Steve Albini e caratterizzato da un suono più spigoloso, e la celebre sessione di MTV Unplugged, incisa a New York nel novembre dello stesso anno. La corsa si interrompe nell’aprile del 1994, con la morte di Cobain, che chiude la parabola dei Nirvana nel momento della loro massima esposizione.
Il basso come àncora: lo stile della sottrazione
Chi cerca nel basso di Novoselic soprattutto il virtuosismo o i fraseggi costruiti per rubare la scena non trova la chiave del suo stile. Il suo è un basso di sottrazione, ma non per questo privo di personalità. Le linee sono spesso semplici, melodiche ed efficaci: si agganciano alla cassa della batteria, seguono la dinamica del brano e, quando serve, dialogano con la melodia vocale invece di limitarsi a raddoppiare la chitarra.
La dinamica fra sezioni più quiete ed esplosioni sonore offre a Novoselic lo spazio per muoversi tra registri diversi: ottave e passaggi più acuti nei momenti meno densi, ritorno alle corde gravi quando il ritornello deve acquistare peso. In On a Plain, per esempio, la breve figura discendente sfrutta l’accordatura Drop D e crea un contrappeso alla linea vocale. Altrove, come in Lounge Act o In Bloom, il basso conserva un profilo melodico autonomo senza rompere l’equilibrio del trio.
Glissati, discese sulla tastiera, note lasciate risuonare e piccoli interventi di raccordo diventano così strumenti espressivi, non decorazioni. Ma la qualità più difficile da imitare riguarda ancora una volta le pause: sapere quando non suonare. In un contesto in cui chitarra, voce e batteria spingono spesso verso il caos controllato, il basso mantiene il baricentro e lascia respirare l’arrangiamento.
Quel suono essenziale è parte integrante dell’identità dei Nirvana quanto lo strappo delle chitarre e l’alternanza fra piano e forte. Una parte più affollata avrebbe modificato il delicato equilibrio delle canzoni. La lezione, per chi studia lo strumento, è che il servizio alla canzone vale più dell’esibizione fine a sé stessa e che la qualità delle scelte conta più della quantità di note.
Dopo Aberdeen: politica, scrittura e nuove band
La fine dei Nirvana non ha coinciso con l’uscita di scena. Negli anni successivi Novoselic ha continuato a suonare in formazioni molto diverse, senza cercare di replicare la band che lo aveva reso celebre: Sweet 75, il No WTO Combo, Eyes Adrift, un passaggio con i veterani punk Flipper e quindi Giants in the Trees.
Nel 2022 ha formato i 3rd Secret insieme, fra gli altri, a Kim Thayil e Matt Cameron. Nel 2024 ha inoltre portato sul palco la Bona Fide Band, progetto dedicato soprattutto al repertorio dei Giants in the Trees e dei 3rd Secret. Nessuna di queste esperienze ha cercato di rifare i Nirvana, ed è forse proprio questo il punto.

Fuori dalla musica, il bassista si è dedicato all’attività politica e civile, concentrandosi in particolare sulla riforma dei sistemi elettorali e della rappresentanza. Ha presieduto il consiglio di amministrazione di FairVote e, tra il 2007 e il 2010, ha scritto per il Seattle Weekly una rubrica dedicata alla musica e alla politica.
Per il progetto Sound City, dedicato allo studio nel quale era stato registrato Nevermind, Novoselic è tornato a lavorare con Dave Grohl e Pat Smear, affiancati da Paul McCartney nel brano Cut Me Some Slack. Più che un ritorno nostalgico, un incontro fra musicisti accomunati da una precisa idea del suonare insieme: ascolto, dinamica e sostanza prima dell’immagine.
Per chi ha fretta: 4 risposte su Krist Novoselic
1. Chi è Krist Novoselic?
È il bassista e cofondatore dei Nirvana, la band formata insieme a Kurt Cobain e completata, nella sua formazione più celebre, dal batterista Dave Grohl. Nato in California nel 1965 da genitori croati, è cresciuto tra San Pedro e Aberdeen, nello stato di Washington.
2. Come è nata la band con Kurt Cobain?
I due si conobbero attraverso Robert, il fratello di Novoselic. Cobain consegnò poi a Krist una cassetta demo dei Fecal Matter e gli propose di formare una band. Novoselic la ascoltò soltanto alcuni mesi dopo, ma accettò: nel 1987 nacque il nucleo dei futuri Nirvana.
3. Che tipo di bassista è Krist Novoselic?
È un bassista essenziale e melodico, attento soprattutto alle esigenze della canzone. Il suo stile combina note lunghe, ottave, figure discendenti, passaggi nei registri più acuti e un uso molto consapevole delle pause e della dinamica.
4. Che cosa ha fatto dopo i Nirvana?
Dopo la fine della band nel 1994 ha suonato con Sweet 75, No WTO Combo, Eyes Adrift, Flipper, Giants in the Trees e 3rd Secret. Nel 2024 ha inoltre avviato la Bona Fide Band, continuando parallelamente l’attività politica e la scrittura.
A distanza di decenni, la figura di Krist Novoselic resta un caso utile da studiare. Non per l’esibizione di una tecnica fine a sé stessa, ma per l’efficacia delle scelte: mettere lo strumento al servizio del brano, dialogare con batteria e voce e resistere alla tentazione di riempire ogni spazio. In tre album e una manciata di anni, quel basso essenziale ha dimostrato che, a volte, la parte più importante è proprio quella che non ha bisogno di strillare.










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