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Rutger Gunnarsson, il basso che regge il suono degli ABBA

Ha suonato il basso su tutti i dischi degli ABBA e dal 1976 ne ha firmato gli archi, restando sempre un passo dietro la canzone.

Nel giugno del 1972, al Metronome Studio di Stoccolma, un bassista di ventisei anni affronta la sua prima sessione in studio e incide la parte di Åh, vilka tider, un brano che finirà sul lato B della versione svedese del singolo Ring Ring. I quattro interpreti non si chiamano ancora ABBA: il disco sarà accreditato a Björn & Benny, Agnetha & Frida. Il bassista si chiama Rutger Gunnarsson e, negli anni successivi, parteciperà a tutti gli album degli ABBA pubblicati tra il 1973 e il 1981, pur restando fuori dalla formazione ufficiale del quartetto.

Se cercate il suo nome nella memoria collettiva è facile che non emerga subito, e c’è una ragione precisa: Gunnarsson apparteneva a quella categoria di musicisti che si giudicano per come fanno funzionare un arrangiamento, non per quanto spazio si prendono. Il suo lavoro è una delle componenti tecniche che hanno dato solidità a molte registrazioni degli ABBA, e guardarlo da vicino insegna qualcosa a chiunque suoni dentro un arrangiamento scritto da altri.

Come si entra in una storia senza esserne il protagonista

Rutger Gunnarsson nasce a Linköping il 12 febbraio 1946. Nel 1972, mentre studia al Royal College of Music di Stoccolma, entra come bassista nel tour estivo degli Hootenanny Singers, il gruppo legato a Björn Ulvaeus, con cui in quel periodo collabora anche Benny Andersson. È attraverso quel giro di lavoro che arriva alla sessione del 7 giugno per Åh, vilka tider, la sua prima registrazione in studio.

Le registrazioni di Waterloo iniziano il 17 dicembre 1973 al Metronome Studio di Stoccolma. In quella prima sessione Gunnarsson è al basso, Ola Brunkert alla batteria e Janne Schaffer alla chitarra, insieme a Björn Ulvaeus; ulteriori sovraincisioni vengono realizzate nelle settimane successive. Il 6 aprile 1974, a Brighton, il brano vince l’Eurovision e apre agli ABBA il mercato internazionale.

Da quel momento e fino al 1981 Gunnarsson compare come bassista su tutti gli otto album in studio pubblicati dagli ABBA in quel periodo, ed è in tour con la band nel 1977, nel 1979 e nel 1980. Quasi un decennio di lavoro continuativo attorno a una formazione che ufficialmente era composta da quattro persone e che in studio si affidava a una rete stabile di musicisti.

Dancing Queen e il mestiere di stare sotto

C’è un modo semplice per capire cosa faceva Gunnarsson, ed è ascoltare Dancing Queen concentrandosi solo sul registro basso.

La linea non è un accompagnamento che ripete se stesso. Nel groove principale Gunnarsson lavora su un disegno di due battute, variandone continuamente i dettagli. Una chiusura usa il classico movimento quinta-sesta-ottava, familiare a chi conosce il linguaggio Motown e R&B; l’altra combina passaggi diatonici e cromatici per ricondurre la linea al pedale di La. L’effetto è un botta e risposta interno alla parte di basso, che tiene vivo l’ascolto senza aggiungere una sola nota in più del necessario sopra la voce.

È una scelta di mestiere, non di gusto. In un pezzo dove melodia principale, cori, pianoforte e archi occupano già una parte enorme dello spettro, il basso può creare movimento senza contendere spazio alla voce. Gunnarsson lo fa anche attraverso le inversioni: in un passaggio di Dancing Queen, per esempio, sull’accordo di Si7 sceglie la terza, Re diesis, invece della fondamentale Si, creando più tensione ma anche un collegamento più fluido verso l’accordo successivo.

C’è anche un documento che permette di osservarlo direttamente al lavoro. Nel 1994, durante un’intervista televisiva, a Gunnarsson viene fatto riascoltare Dancing Queen e gli viene chiesto di riprendere la sua parte al basso. Non suonava il brano da oltre dieci anni: gli bastano però le prime battute per rientrare nel pezzo. Più di molte spiegazioni, il filmato mostra quanto quella linea fosse diventata parte del suo linguaggio strumentale.

In un’intervista pubblicata da Bass Player nel dicembre del 2000, Gunnarsson raccontava di considerarsi un bassista di servizio, non uno da esibizione, e citava fra i musicisti che apprezzava Chuck Rainey, Joe Osborn e Duck Dunn. Nella stessa conversazione riassumeva così il proprio modo di intendere il lavoro: «Per me la musica è una linea melodica in alto, una linea di basso come fondamento e le altre parti che riempiono lo spazio in mezzo.» (Rutger Gunnarsson)

Tradotto, nel suo modo di vedere: il basso non è uno strumento solista che ogni tanto accetta di accompagnare. È la parte che decide se tutto il resto sta in equilibrio oppure no.

Dal 1976 Gunnarsson firma anche gli archi

Nel 1976 Gunnarsson diventa il principale arrangiatore d’archi degli ABBA, e questa è la parte della sua biografia che di solito sfugge anche a chi lo conosce come bassista.

Non è un passaggio di carriera casuale. Scrivere per una sezione d’archi significa distribuire le voci, decidere chi tiene la nota lunga e chi fa il movimento, calcolare dove la massa sonora si apre e dove si ritira: esattamente le stesse decisioni che un bassista prende ogni volta che sceglie una nota invece di un’altra, moltiplicate per il numero di leggii in sala. Chi arrangia impara a sentire il brano dall’alto, come un blocco unico, e quella prospettiva torna indietro nel modo in cui suona.

Il doppio ruolo si riconosce bene nei dischi della seconda metà degli anni Settanta. Su ABBA: The Album del 1977, per esempio, Gunnarsson è accreditato sia al basso sia agli arrangiamenti d’archi. In molte pagine di quel periodo, quando la massa orchestrale si infittisce il basso lascia più spazio; quando l’arrangiamento si apre, la linea torna a muoversi. Non è soltanto una questione di missaggio: una parte dell’equilibrio nasce già nella scrittura e nell’orchestrazione.

Dal 1978 una parte sempre più importante del lavoro del gruppo si sposta nel nuovo Polar Music Studio di Stoccolma, inaugurato nel maggio di quell’anno, con Michael B. Tretow ancora al banco. È lì che nel 1981 viene registrata e missata One of Us: uno dei brani in cui il basso di Gunnarsson è più evidente nel mix, con una linea elastica e melodica che diventa parte essenziale dell’identità del pezzo.

Dello stesso periodo è una collaborazione che raramente viene ricordata: il basso Hagström Super Swede nasce dal lavoro comune fra il progettista dell’azienda Per-Åke Olsson e Gunnarsson. Il modello originale venne prodotto in appena 364 esemplari prima della chiusura della produzione svedese di Hagström, e Gunnarsson lo utilizzò anche nel tour nordamericano degli ABBA del 1979. È un dettaglio che racconta quanto il suo ruolo fosse considerato anche sul piano tecnico, non soltanto esecutivo.

5 ascolti per ascoltare in azione Rutger Gunnarsson

1. ABBA, Waterloo (1974)
Uno dei passaggi decisivi verso la fase internazionale del gruppo, con Gunnarsson e Ola Brunkert a costruire una base ritmica essenziale e molto compatta.

2. ABBA, Dancing Queen (da Arrival, 1976)
Il caso di scuola: variazioni ritmiche, movimento quinta-sesta-ottava, cromatismi e piccoli spostamenti armonici trasformano un pattern ripetuto in una linea sempre viva.

3. ABBA, Knowing Me, Knowing You (da Arrival, 1976)
Nelle strofe il basso è melodico e ricco di legati, slide e note di passaggio; nel pre-ritornello diventa più staccato e centrato sulle fondamentali. Un ottimo esempio di come cambiare carattere tra una sezione e l’altra.

4. ABBA, Summer Night City (1978)
Uno dei brani in cui la componente disco è più esplicita, con una parte di basso che spinge senza perdere definizione sotto un arrangiamento molto denso.

5. ABBA, One of Us (da The Visitors, 1981)
Qui lo strumento è particolarmente evidente nel mix e la linea, elastica e piena di dettagli, diventa uno degli elementi più riconoscibili del brano.

Quello che resta quando il gruppo smette

Nel 1982, dopo gli ultimi singoli e le ultime apparizioni del periodo classico, l’attività comune degli ABBA entra in una lunga pausa. Per Gunnarsson non cambia molto: continua a fare quello che faceva già prima, cioè il musicista di studio, l’arrangiatore e il produttore.

Continua a lavorare come bassista, arrangiatore e produttore, con crediti che includono Celine Dion, Elton John, i Westlife e Adam Ant. Compare anche nei crediti dell’album legato a Spider-Man 2 come direttore e arrangiatore degli archi, mentre prosegue la collaborazione con Björn Ulvaeus e Benny Andersson partecipando anche al concept album Chess. Nel 1997 dirige Alla Pugacheva, rappresentante della Russia all’Eurovision, chiudendo un cerchio con il concorso che ventitré anni prima aveva cambiato la carriera degli ABBA. Più avanti suona nell’orchestra della produzione svedese di Mamma Mia! e nell’album della colonna sonora di Mamma Mia! The Movie.

Nel 2014 il sindacato svedese dei musicisti gli assegna il premio Studioräven. La motivazione sottolinea il tono caldo, il solido senso ritmico, la padronanza tecnica, la sensibilità stilistica e la capacità di improvvisare senza perdere il rapporto con il brano. È il tipo di riconoscimento che arriva dall’ambiente professionale, e per un turnista pesa in modo particolare.

Rutger Gunnarsson muore a Stoccolma il 30 aprile 2015, a sessantanove anni.

Per chi ha fretta: 5 risposte su Rutger Gunnarsson

1. Chi era Rutger Gunnarsson?
Un bassista, arrangiatore e produttore svedese, nato a Linköping nel 1946 e scomparso a Stoccolma nel 2015. Ha partecipato come bassista a tutti gli album in studio pubblicati dagli ABBA fra il 1973 e il 1981 e dal 1976 ne è stato il principale arrangiatore d’archi.

2. Era un membro degli ABBA?
No. Gli ABBA erano quattro; Gunnarsson era uno dei loro principali musicisti di studio e di tour. È una distinzione importante per capire molta musica pop di quegli anni: la formazione visibile in copertina e quella presente in studio spesso non coincidevano.

3. Che cosa rende riconoscibile il suo modo di suonare?
Linee melodiche ma funzionali, variazioni ritmiche, cromatismi, inversioni e grande attenzione all’articolazione. Il premio Studioräven del 2014 sottolineò anche il suo tono caldo, il solido senso ritmico, la tecnica e la sensibilità stilistica.

4. Da quale brano conviene partire per sentirlo bene?
Da One of Us del 1981, dove il basso è particolarmente evidente nel mix. Subito dopo Dancing Queen, che mostra bene il suo modo di variare un pattern senza interferire con la melodia vocale.

5. Che cosa ha fatto dopo gli ABBA?
Ha continuato come bassista, arrangiatore e produttore, lavorando con artisti internazionali, per il cinema e per il teatro musicale. Nel 2014 ha ricevuto il premio Studioräven dal sindacato svedese dei musicisti.

Rutger Gunnarsson non è ricordato per gli assoli, e questo dice molto del suo modo di intendere il mestiere. Restano invece decine di canzoni in cui modificare la parte di basso significa alterare l’equilibrio di tutto il resto. Per chi suona dentro arrangiamenti altrui, è una lezione che vale più di molti esercizi: il posto migliore in cui stare è spesso quello che nessuno nota finché non lo si toglie.



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