In sintesi
Aprire uno studio di registrazione costa molto più di scheda audio + qualche microfono. Servono trattamento acustico (spesso 30-40% del budget totale), monitoring professionale, microfoni multipli, cavi, preamp, software. A questo si sommano affitto, utenze, marketing, manutenzione. Per uno studio davvero professionale parliamo di decine di migliaia di euro. Per un home studio dignitoso, 3000-8000 euro.
Aprire uno studio di registrazione: di cosa stiamo parlando
Metto su uno studio? Beh, che ci vuole? Una buona scheda audio, plug-in… beh anche i monitor e qualche microfono, no? Un paio di cuffie basteranno? Magari tre…
Premessa: non sono abituato a “dare soluzioni” ma a “dare i mezzi” affinché tu possa fare la scelta migliore per il tuo suono!
Qualche settimana fa sono stato alla chiusura di uno dei più begli studi italiani: il mitico Quattro Uno (1111) di Claudio Mattone, con l’eccellente acustica progettata alla fine degli anni ’80 da John Flynn e Sam M Toyoshima (dal 2011 membro onorario dell’AES “for his valuable contribution to the advancement and dissemination of knowledge of audio engineering, and the promotion of its application in practice”) ed è stato veramente un duro colpo per ciò che ha rappresentato nella storia della registrazione e del suono fra i migliori studi italiani…
Ok torniamo al nostro articolo, prendiamo anche un paio di aste… Per fare la batteria? quale set di microfoni scegliamo? Allora il box non basta più?
Alla luce di quella chiusura ne consegue che questo articolo sarà crudo e niente affatto compiacente e, al solito non fornirò risposte con marca & modello ma i mezzi affinché possiate scegliere in modo logico secondo le vostre esigenze.
Allora, iniziamo dal locale:se vogliamo veramente registrare una batteria, dobbiamo avere una sala di ripresa di almeno 12mq e alta almeno 2,5m. Insomma, come minimo sindacale direi 30mc per riprendere un po’ di aria. La regia potrebbe essere leggermente più piccola, ma non scenderei sotto quella misura minima per non rischiare di usare i monitor come “cuffie” appena distanziate.
Oltre le spese di adeguamento funzionale (ad es. una parete divisoria o rifacimento di pareti/mura) che possono andare di pari passo con il trattamento acustico, che varia molto in funzione delle dimensioni (“modi”), materiali di costruzione (ogni materiale ha una sua “risposta” specifica) e alla probabile coibentazione necessaria per non avere problemi verso i vicini se il batterista vuole registrare alle 6 di mattina (prima di andare all’università/lavoro) o dalle 23. O anche problemi “dai” vicini se sono abituati a feste techno/liti/cani&gatti…
Una sala di ripresa… ok, può bastarvi anche (molto) meno…
Photo by JacoTen – CC BY-SA 3.0Magari in questa fase, se il budget lo permette, consultiamo un progettista di studi piuttosto che l’architetto in voga o amico di famiglia perché “ho ascoltato (e visto) cose che voi umani…”, come una sala di ripresa trattata in modo talmente assorbente da far morire il suono di uno splendido pianoforte Fazioli nella sua stessa cassa armonica senza diffondersi nei 90mc della bella (sic!) sala di ripresa, o studi con colori vivaci che dopo un paio di ore di permanenza rendono difficile la concentrazione a musicisti e fonici.
Includo in questa parte dell’elenco anche l’arredamento pensando a sedie (alcune senza braccioli per consentire a chitarristi, bassisti e altri musicisti di poter suonare seduti), divano/i per ascoltare comodi, un tavolo (al limite retraibile) per prendere appunti, lampade per un’illuminazione diffusa ed ottimale.
Affrontati e risolti i problemi fondamentali ma spesso evitati, affrontiamo i costi pluriennali degli impianti:
– elettrico (che potrebbe deteriorare il nostro suono) a norma
– condizionamento (purtroppo ho sentito in alcune regie e sale di ripresa una “leggera e soave brezza” dalle tubature che rovina le registrazioni)
– telefonia (incluso wi-fi sufficientemente potente per tutti i presenti, anche se potrebbe essere fonte di distrazione!)
– idraulico (adeguato alle esigenze, non servono vasche idromassaggio ma può essere utile una doccia per riprendersi durante le sessioni più lunghe, nonché in qualche parentesi alcolica anche se consiglio fortemente solo acqua quando si lavora).
Non dimenticate che anche il relax è importante!
Photo by Anteupstudios – CC BY-SA 3.0Per quelli con cadenza mensile, iniziamo dall’affitto, anche se i locali fossero gratuitamente a nostra disposizione! Questo concetto deriva da quanto mi diceva uno dei più importanti negozianti milanesi dello scorso millennio “Devo considerare il costo di affitto, anche se i locali sono i miei: un’azienda sana innanzitutto deve essere in grado di pagare l’affitto!“
Poi sono da considerare le spese vive delle bollette: corrente elettrica, acqua, gas, telefonia, rifiuti, condominio etc… oltre le spese di pulizia, rotture (lampadine, impianti e altro), riparazioni e manutenzione (ops, l’ho scritto?).
A questo punto rischiamo che la nostra wishlist diventi una poco poetica lista della spesa e dovremo essere concreti nello stabilire come spendere i nostri soldi ponderando accuratamente i prodotti da acquistare e senza sbilanciare il nostro budget per acquistare un dispositivo che ci piace molto ma che costa troppo e ci costringerebbe a ridurre il budget per gli altri articoli necessari!
Magari se queste spese hanno messo a dura prova (o K.O.) il nostro budget, potreste pensare in modo meno individualistico e fare un’operazione di cooperazione con altri musicisti e comprare insieme i dispositivi che servono (per esperienza personale, dopo aver fatto l’elenco armonico dei dispositivi, ognuno acquisti al 100% un dispositivo, così nel caso in cui vada via non ci saranno da fare conteggi difficilissimi di % di possesso insieme a coefficienti di svalutazione, etc… ).
A presto per un primo elenco allettante per chi frequenta scuole/conservatori/corsi riconosciuti di fonia/musica.
Cover photo by JacoTen – CC BY-SA 4.0
In breve: 5 risposte sui costi di uno studio
1. Quanto costa aprire uno studio di registrazione professionale?
Dai 50.000 ai 500.000+ euro. Una sala con trattamento acustico decente parte da 30-50 mila euro. Aggiungi attrezzatura (console, monitor, microfoni, preamp, computer, plug-in) e siamo facilmente sopra i 100 mila.
2. Quanto costa un home studio dignitoso?
3.000-8.000 euro permettono un setup completo: scheda audio buona, monitor entry-level, 2-3 microfoni, cuffie, DAW pro, qualche plug-in essenziale e trattamento acustico minimo della stanza.
3. Su cosa NON si dovrebbe risparmiare?
Trattamento acustico (la stanza determina il 50% del suono), monitor (sentire bene = mixare bene) e microfoni per la voce. Cavi e supporti possono essere mid-range.
4. Conviene economicamente aprire uno studio nel 2024?
Difficile come prima impresa. La domanda di studio professionali è diminuita con la diffusione degli home studio. Conviene se hai già clienti, hai una nicchia (mastering, mix specifici), o lo combini con didattica/produzione.
5. Posso lavorare professionalmente dall’home studio?
Sì, oggi molti producer di successo lavorano da home studio sofisticati. La differenza sta nelle competenze e nel cliente, non più nello spazio.
Non serve un milione di euro per fare musica di qualità. Serve un metodo.
Su Musicezer trovi Max D’Ambra con Dall’Home Studio al Disco di Platino, che racconta esattamente questo passaggio: come da un setup casalingo ben pensato si arriva a produrre musica con standard pro. E Giacomo Pasquali con Home Recording.
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