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Registrare basso elettrico DI box microfoni preamp tecnica Musicoff

Registrare il basso elettrico come “il suono” comanda

Come registrare il basso elettrico: tecniche, DI box, microfoni, preamp e plug-in per ogni genere. Guida completa con tips professionali.

In sintesi

Registrare bene il basso elettrico dipende dal genere prima ancora che dal microfono. Pop, R&B e jazz si accontentano di una buona Direct Box passiva. Rock e metal vogliono ripresa microfonica del cabinet con EV RE-20, Sennheiser MD-421 o Shure SM7. La tecnica mista DI + microfono offre versatilità in mix. Ma la prima variabile resta sempre il tocco del bassista.

Il suono del basso parte dal bassista, non dal microfono

Innanzitutto: il suono del basso elettrico è in larga parte dipendente dal bassista.
C’è una prima importante variabile da considerare che è il genere musicale. Nel pop, R&B, Jazz per ottenere una buona registrazione possiamo accontentarci di registrare in diretta, attraverso una buona Direct Box che oltre a bilanciare il suono abbasserà l’impedenza dello strumento fino a renderla compatibile con l’ingresso del nostro preamplificatore o mixer.
Quando le cose si fanno più dure, come nel rock e i suoi derivati, allora un amplificatore diventa importante e ci darà quel carattere assai importante per restituire quel misto di autorevolezza e presenza necessari.

Esistono diversi tipi di basso elettrico (basso a 4 corde, a 5, ecc.), diversi tipi di cordiere, lisce, ruvide e semi-ruvide e anche diverse combinazioni di pickup, ma a me piace semplificare le cose e così restringo il mondo in tre categorie che chiamerò “P” in omaggio al Fender Precision, “JB” a ricordare il Fender Jazz Bass e infine “G” per raggruppare i bassi in stile Gibson e con pickup humbuckers.

Da sx: Fender Jazz Bass, Fender Precision, Gibson Thunderbird

Da sx: Fender Jazz Bass, Fender Precision, Gibson Thunderbird

Ho le mie ragioni per semplificare così e proverò con lo spazio di cui dispongo di chiarire il mio punto: il tipo P e il tipo JB, sebbene abbiano una forma e costruzione simili, hanno circuiti e pickups molto differenti:

  • Il P esprime sempre un carattere più marcato ma minore flessibilità.
  • Il JB invece ha una gamma di timbri più vasta ma può mancare di carattere nei medio-bassi tanto utili nel Rock.
  • I bassi di tipo G, con pick-ups generalmente humbucker, mostrano una minore apertura sulle alte e la particolare risonanza dei pickup gli conferisce un carattere che lo avvicina al contrabbasso.

In tutti i casi però registro la D.I. in aggiunta all’amplificatore che catturerò scegliendo un microfono a capsula larga, magari dinamico o a condensatore ma con pad per evitare di saturare il circuito interno del microfono. I miei preferiti per il basso elettrico sono EV RE-20, Sennheiser MD-421, Shure SM7, Neumann u89, Neumann u47Fet.
Parto sempre con la capsula ben centrata sull’altoparlante da 15 pollici, così da avere più alte possibili, a una distanza di circa 4 dita o dieci centimetri.
Poi ascoltando modifico la posizione, verificando l’interazione di fase con la D.I. Box. Pochi millimetri di differenza possono modificare il timbro notevolmente a causa del “comb filter” che si crea tra D.I. E microfono. Infatti la D.I. si troverà sempre in anticipo rispetto al microfono ma non è necessario modificare questa differenza, in special modo se il suono c’è.

Parlando di D.I. Box io preferisco quelle passive con un trasformatore di qualità come la Jensen ISOMAX o la Radial JDI. Molti preamplificatori microfonici moderni offrono una valida alternativa con il loro ingresso HI-Z dove Z sta per impedenza e quindi sono ingressi che accettano alta impedenza, tipica degli strumenti musicali come chitarre e bassi.

Radial JDI MK3 direct box passiva basso

In registrazione uso pochissimo processo sul microfono, solo un compressore, possibilmente LA2a con una riduzione del gain di massimo 1dB tanto ci pensa il cono dell’ampli a smussare i picchi.
Altro discorso è la D.I. che processerò con una banda di parametrico molto stretta a cercare una risonanza particolarmente nociva che di solito ritrovo tra i 500 e 700 Hz. Rimuovendo questo fastidioso “naso” il suono sembra avvicinarsi e improvvisamente il basso diventa più “elegante” e caldo. Io uso un RANE PE15 vintage per questo lavoro.
A seguire un compressore che ridurrà i picchi fino a 5 o 6 dB. Ho sempre pronto un dbx 160 per questo lavoro. Resta solo da bilanciare il rapporto tra le due sorgenti e la registrazione è fatta.

RANE PE15 preamplificatore parametrico basso

In fase di missaggio, se il suono è equilibrato e non presenta problemi tecnici da affrontare, il processo sarà minimale. Per prima cosa creo un gruppo aux dove faccio convergere entrambe le tracce così da processarle insieme. Poi per prima cosa inserisco un filtro passa-alto. So che può sembrare strano e effettivamente a volte non è necessario. Ma usando il filtro giusto, con la corretta frequenza e approfittando della rotazione di fase che avviene nella frequenza scelta per il low-cut avvengono a volte veri miracoli psico-acustici.
Per approfondire vi consiglio di rileggere il mio articolo a questo proposito.

Insomma scegliendo bene la giusta frequenza tra i 30 e i 50 Hz potremmo ottenere, oltre che una importante pulizia nella banda bassissima, un incremento delle basse frequenze che sembrerà sorprendente e che io giustifico con il fatto che la riproduzione non viene disturbata da movimenti del cono che non producono effetti sonori ma modulano in modo deleterio e basse udibili.

Ora, se vi piacciono quei bassi rotondi e corposi potete provare questo: con un filtro shelving date tra i 6 e i 10 dB a 100 Hz e fate seguire questo EQ da un compressore stile 1176 riducendo il gain di circa 10 dB con un attacco il più veloce possibile senza generare artefatti, circa 5 ms, e un release lungo abbastanza da arrivare all’attacco della nota successiva.

Phoenix II Crane Song processore valvolare basso

Se invece volete restere fedeli al suono registrato potrebbe bastare 1 dB a 50÷80 Hz in shelving (che combinato con il passa-alto darà una specie di campana) e un paio di dB nella zona tra i 700 e i 1200 Hz per avere maggiore definizione delle dita e del “growl” delle corde. Il tutto ovviamente ascoltando il basso insieme agli altri strumenti.
Potete anche provare un trick che ho imparato dal compianto Mike Shipley, cioè quello di inserire il plugin “LO-FI” di Pro Tools sulla D.I. Regolando solo 0,2 o 0,3 di saturazione. A volte fa miracoli.

Un altro plug-in che fa miracoli è Phoenix di Crane Song, un piccolo tocco di questa magia e ti ritrovi immerso nel “suono analogico”!

SoundToys MicroShift pitch plug-in basso

Se il basso risultasse ancora poco definito aggiungete, in parallelo, un plugin di distorsione. Il mio preferito è Sansamp che ho tra i plug-ins di Pro Tools. In generale no uso altri effetti a parte un pizzico di Chorus o di Harmonizer in stile H3000. Il mio preferito è MicroPitch Shift di Soundtoys.

E con questo vi saluto!

In breve: 5 risposte sulla registrazione del basso elettrico

1. Direct Box o ripresa microfonica del cabinet?

Dipende dal genere. Pop, R&B, jazz: DI passiva sufficiente. Rock, metal, hard: microfono sul cabinet ti dà aria, grit e dinamica. Tecnica mista per il massimo controllo.

2. Che microfono per registrare il cabinet del basso?

I classici sono EV RE-20 (medio-basse pulite), Sennheiser MD-421 (versatile rock), Shure SM7 (grit caldo), Neumann U47 FET o U89 quando il budget e il contesto lo permettono.

3. Cos’è una Direct Box e perché serve?

Una scatola che converte il segnale del basso ad alta impedenza in un segnale bilanciato a bassa impedenza compatibile con preamp e mixer. La Radial JDI o RANE PE15 sono riferimenti.

4. Quale preamp per il basso in studio?

Per suono caldo vintage: Phoenix II di Crane Song. Per controllo chirurgico EQ: RANE PE15 parametrico. Per saturazione amp: SansAmp PSA1 (digitale Avid).

5. Trucchi finali per il basso in mix?

MicroShift di SoundToys per ampliare l’immagine stereo del basso senza perdere il centro. Side-chain compression con la cassa per integrare ritmica. Filtro passa-alto deciso sotto i 40-50 Hz per ripulire il mix.

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Su Musicezer due percorsi si parlano: la tecnica strumentale con Alex Lofoco (Bass Rudiments, Master Slap), Dario Deidda (My Way Jazz Bass), Giorgio Terenziani (Big Bass Theory) e Marco Galiero (Groove Master), e il lato studio con Giacomo Pasquali (Home Recording). Inizia con Bass Rudiments di Alex Lofoco.

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