HomeMusica e CulturaVita da ProfessionistiLa meritocrazia può bastare per avere un lavoro?

La meritocrazia può bastare per avere un lavoro?

Soprattutto nel settore dei musicisti si parla molto di meritocrazia e ovviamente è giusto, ma basta questa da sola a garantirci un futuro lavorativo e/o artistico?
Soprattutto nel settore dei musicisti si parla molto di meritocrazia e ovviamente è giusto, ma basta questa da sola a garantirci un futuro lavorativo e/o artistico? Siamo nel Paese delle raccomandazioni, parliamoci chiaro. Forse nessuna nazione al mondo ha così inoculato e rappreso nel DNA il virus del raccomandato, insieme ai bruttissimi fenomeni di nepotismo e favoritismi vari. In sé, la raccomandazione non avrebbe neanche nulla di sbagliato, se fosse appunto un semplice consiglio su una persona valida nella sua professione e onesta (intellettualmente e in ogni altro senso). Tolti ovviamente i casi in cui per legge deve esserci una graduatoria o un esame per accedere a un lavoro, per tutto il resto questo farebbe parte anche della meritocrazia stessa (vengo aiutato perché sono bravo e non per altri motivi), purtroppo però, come sappiamo bene, spesso a “correre dopati” sono i non meritevoli e i non bravi. La Musica è da un certo punto di vista come ogni altro lavoro, ma sotto altri aspetti non lo è affatto. Non si tratta, infatti, solo di “timbrare il cartelllino” ma di stabilire un rapporto umano, di fiducia e soprattutto di empatia, che andrà a consolidare il legame tra professionista e datore di lavoro. Per usare termini meno freddi, potremmo ad esempio dire tra turnista/session man e artista sotto contratto discografico. In campo musicale quindi “le amicizie contano“, prima di tutto. E quando diciamo questa frase non pensiamo all’ignobile “spintarella”, ma proprio a quella rete di rapporti che pian piano abbiamo costruito non solo grazie alla nostra bravura, che dovrebbe essere la base di tutto, ma anche grazie al nostro farci desiderare come compagni di avventura durante un lungo tour o tante ore di chiusura in studio di registrazione. Può capitare, infatti, di essere più bravi di altri, ma se manca quella connessione empatica con il resto del gruppo di lavoro, forse non saremo la prima scelta. In più, nell’affrontare una propria carriera personale, le amicizie contano e anche molto. Anche in questo, hanno valore per le opportunità che possono arrivare dal collaborare insieme a un progetto, dall’apprezzamento artistico che va di pari passo a quello umano e che dà modo di continuare un rapporto che nel tempo potrà dare nuovi vantaggi, non solo a noi stessi ma anche a chi ci reputa la persona giusta, prima ancora che il giusto professionista. Ecco cosa ne pensa, sulla base della sua lunga esperienza, Alberto Lombardi.

Aggiungi Commento

Click here to post a comment