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Jimi Hendrix Experience, la giustizia dà ragione a Sony: niente royalty per gli eredi

Gli eredi di Noel Redding e Mitch Mitchell perdono la battaglia legale contro Sony per i diritti sulle registrazioni della Jimi Hendrix Experience.

Lo scorso 28 aprile 2026, l’Alta Corte di Giustizia britannica ha emesso la sua sentenza in un caso che il mondo della musica seguiva con grande attenzione: gli eredi di Noel Redding e Mitch Mitchell, rispettivamente bassista e batterista della Jimi Hendrix Experience, hanno perso la loro battaglia legale contro Sony Music Entertainment UK per il riconoscimento di diritti e royalty sulle storiche registrazioni della band.

Il giudice Mr Justice Edwin Johnson, in una sentenza di 140 pagine, ha respinto sia il ricorso sul copyright che quello sui diritti patrimoniali degli artisti, stabilendo che le richieste avanzate dagli eredi non avevano fondamento giuridico.

La motivazione centrale ruota attorno a un accordo di registrazione firmato nel 1966: secondo il giudice, quel documento era «chiaro e inequivocabile». Le sue parole: «I produttori e i membri della band hanno concordato che i produttori avrebbero detenuto il copyright in tutto il mondo sulle registrazioni. Non vi era alcuna limitazione temporale o territoriale a tale accordo».

The Jimi Hendrix Experience nel 1968: Jimi Hendrix, Noel Redding, Mitch Mitchell
Foto promozionale Reprise Records, novembre 1968 — public domain (via Wikimedia Commons)
In sintesiIl 28 aprile 2026 l’Alta Corte di Giustizia britannica ha respinto la causa degli eredi di Noel Redding e Mitch Mitchell contro Sony Music per royalty sulle registrazioni della Jimi Hendrix Experience. La sentenza solleva una questione strutturale del music business: i session musicians non hanno diritti sulle riedizioni anche se hanno suonato fisicamente le tracce. Lezione storica per i musicisti di oggi sui contratti di registrazione.

Quarant’anni di registrazioni al centro del contenzioso

Il caso riguardava circa 40 registrazioni realizzate dalla Jimi Hendrix Experience tra il 1966 e il 1968, tra cui il materiale contenuto nei tre album fondamentali del gruppo: Are You Experienced, Axis: Bold as Love ed Electric Ladyland. Tre dischi che hanno ridefinito la storia del rock e che, a distanza di quasi sessant’anni, continuano a generare ricavi considerevoli.

Gli eredi dei due musicisti sostenevano che Redding e Mitchell fossero stati sistematicamente esclusi dai proventi sulle royalty per tutta la loro vita, tanto che nell’atto di causa si leggeva che entrambi erano morti «in condizioni di relativa povertà», nonostante il catalogo Hendrix fosse rimasto commercialmente vitalissimo. Una tesi emotivamente potente, ma che non ha retto all’esame giuridico.

I contratti degli anni ’70 e le transazioni americane

Sony ha costruito la propria difesa su basi solide: negli anni ’70, sia Redding che Mitchell avevano già ceduto i propri diritti sulle registrazioni in cambio di compensi in denaro. Redding aveva incassato 100.000 dollari, Mitchell 247.000 dollari. In quei contratti, entrambi avevano rinunciato anche alla possibilità di intentare future azioni legali in merito.

La sentenza dell’Alta Corte ha ritenuto che le richieste degli eredi fossero precluse anche dalle transazioni e dalle procedure giudiziarie già concluse a New York. Un doppio ostacolo, insomma, che ha reso praticamente invalicabile la strada intrapresa dagli avvocati delle famiglie.

Vale la pena ricordare che Noel Redding aveva minacciato un’azione legale da 3,26 milioni di sterline poco prima di morire nel 2003, e che Mitch Mitchell se n’era andato nel 2008, senza mai aver ottenuto alcun riconoscimento economico aggiuntivo.

Il caso, avviato con una lettera di diffida inviata a Sony alla fine del 2021 dall’avvocato Lawrence Abramson, era approdato al processo vero e proprio nel dicembre 2025, per una durata di sette giorni. «Jimi Hendrix era uno dei più grandi chitarristi di tutti i tempi, se non il più grande», aveva dichiarato Abramson, «ma non ha realizzato le sue registrazioni da solo, e non avrebbero ottenuto alcun successo senza il contributo di Noel e Mitch». Argomentazione forte, forse un po’ estrema (Hendrix sarebbe stato Hendrix in ogni contesto), ma che comunque si è dimostrata di ben poco valore legale.

La risposta degli eredi di Hendrix

A fare eco alla sentenza ci ha pensato Janie Hendrix, sorella del chitarrista e responsabile del suo estate, che ha accolto la decisione con queste parole: «La musica di Jimi è un pezzo vivente dell’anima della nostra famiglia. Questa decisione ci permette di continuare a proteggere la sua eredità con l’amore, la cura e l’integrità che merita».

Parole comprensibili, ma che difficilmente placheranno chi, nel settore, continua a sollevare domande più ampie sul trattamento riservato ai musicisti di supporto nell’industria discografica dell’epoca (per la Experience è difficile stabilire il confine netto tra vera band e semplici session man affiancati alla star, tanto che Hendrix non perse tempo, in particolare col terzo album, nel coinvolgere tanti altri musicisti nella propria musica e, talvolta, a registrarsi da solo le parti di basso).

Per chi ha fretta: 5 cose sul caso Hendrix vs Sony

1. Cosa decide la sentenza?
Gli eredi di Noel Redding e Mitch Mitchell, gli altri due membri della Jimi Hendrix Experience, NON hanno diritto a royalty sulle riedizioni delle registrazioni storiche del trio gestite da Sony. La sentenza conferma le condizioni contrattuali originali firmate negli anni ’60.

2. Perché solo gli eredi di Hendrix hanno le royalty?
Perché i contratti originali del 1966-1970 trattavano Redding e Mitchell come “session musicians” pagati a forfait, non come co-titolari dei master. Anche se determinanti per il suono, contrattualmente erano dipendenti del progetto Hendrix.

3. È giusto trattare i sessionman senza royalty?
È questione strutturale del music business, dipende dal contratto. Oggi molti session musicians negoziano “performance royalty” o “neighboring rights”, ma negli anni ’60-70 era prassi cachet fisso senza altro. La sentenza Hendrix conferma la prassi storica.

4. Cosa succede in casi simili (Motown / Funk Brothers)?
Caso emblematico: per anni i Funk Brothers (incluso James Jamerson) hanno registrato i grandi hit Motown senza credito né royalty. Nel tempo alcuni eredi hanno ottenuto riconoscimenti parziali, sempre dopo lunghe battaglie legali.

5. Qual è la lezione per i musicisti oggi?
Leggere attentamente ogni contratto di registrazione. Distinguere tra: cachet forfait (session work), royalty di vendita (master recording), neighboring rights (performance royalty su radio/streaming). Negoziare ogni voce separatamente.

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