In sintesi. Un glossario di oltre cento termini per orientarsi nel mondo del vinile e dei giradischi: dalla meccanica di braccio e testina (VTA, VTF, anti-skating, cantilever) alle differenze tra testine MM e MC, fino al linguaggio del collezionismo (matrix number, pressing, grading, dead wax). Ogni voce è spiegata in poche righe, utile per chi cerca la definizione di un termine incontrato durante l’ascolto o la ricerca di un disco.
Il mondo dei dischi in vinile e dei giradischi ha sviluppato nel tempo un vocabolario tecnico molto ampio. Alcuni termini appartengono alla meccanica del giradischi, altri alla regolazione di braccio e testina, altri ancora alla produzione dei dischi e al collezionismo: anti-skating, VTA, VTF, testine MM e MC, cantilever, matrix number, pressing, grading e dead wax sono soltanto alcune delle espressioni che si incontrano quando si approfondisce l’ascolto analogico.
Questo glossario del vinile e del giradischi raccoglie e spiega in modo accessibile oltre cento termini utilizzati nell’alta fedeltà analogica. L’obiettivo è offrire una guida da consultare quando si vuole capire come funziona un giradischi, come si regola una testina, come nasce un disco in vinile o come si identifica una determinata stampa, senza trasformare ogni definizione in un trattato tecnico.
Alcune voci sono riportate in italiano, altre in inglese, seguendo l’uso più comune tra appassionati, collezionisti e operatori del settore. Quando un argomento richiede un approfondimento specifico rimandiamo alle guide dedicate. Se incontrate nel testo un termine poco chiaro, potete cercarlo direttamente alla relativa lettera dell’alfabeto.
Per chi ha fretta: 5 risposte sul glossario del vinile
1. Che differenza c’è tra MM e MC?
MM (Moving Magnet): si muove un magnete rispetto a bobine fisse; MC (Moving Coil): si muovono le bobine all’interno del campo magnetico. Le MM hanno in genere uscita più alta e spesso stilo sostituibile; molte MC hanno uscita più bassa e richiedono uno stadio phono compatibile o uno step-up. Nessuna delle due tecnologie è automaticamente superiore all’altra.
2. Cos’è il VTA?
Il Vertical Tracking Angle è l’angolo formato dalla superficie del disco e dalla linea che unisce lo stilo al punto di articolazione del cantilever. L’altezza del braccio può modificarlo, ma il braccio perfettamente parallelo è soltanto un punto di partenza pratico.
3. Quanto deve essere la tracking force?
La VTF va impostata nel range indicato dal costruttore della testina, spesso intorno a 1,5-2,5 grammi ma con numerose eccezioni. Troppo poca forza può favorire il mistracking; troppa può aumentare inutilmente l’usura. Una bilancina di precisione è il controllo più semplice.
4. A cosa serve l’anti-skating?
Compensa la forza laterale che tende a trascinare il braccio verso il centro del disco e aiuta a distribuire correttamente la pressione dello stilo sulle due pareti del solco. La regolazione va considerata insieme a VTF, geometria del braccio e caratteristiche della testina.
5. Serve un pre-phono dedicato?
Non esiste una soglia di prezzo oltre la quale diventi obbligatorio. Un pre-phono esterno può essere utile se quello integrato non offre guadagno, carico o qualità adeguati alla testina, oppure se si vuole maggiore flessibilità nel setup. Il vantaggio dipende dall’abbinamento concreto, non dal prezzo complessivo dell’impianto.
MISC
7″: formato da sette pollici, circa 17,8 cm, utilizzato soprattutto per i singoli. È comunemente associato ai 45 giri/min, ma esistono anche 7″ a 33⅓ giri/min. Il foro centrale può avere diametro standard oppure essere più largo, come in molte edizioni destinate ai jukebox e al mercato nordamericano.
10″: formato da dieci pollici, circa 25,4 cm, meno comune del 7″ e del 12″. È stato utilizzato storicamente per diversi tipi di pubblicazione e oggi ricompare soprattutto in EP, edizioni speciali e tirature limitate, a 33⅓ o 45 giri/min a seconda del progetto.
12″: è il formato più comune per gli LP, normalmente associato alla velocità di 33⅓ giri/min. Esistono però anche 12″ a 45 giri/min, spesso utilizzati per singoli, maxi-single o edizioni curate in chiave audiofila. A parità di condizioni, la maggiore velocità di rotazione aumenta la velocità lineare del solco sotto lo stilo e può offrire più margine in fase di incisione, ma non garantisce da sola una qualità sonora superiore.
A
Acetato: termine usato comunemente, anche se non sempre con precisione chimica, per indicare i dischi laccati incisi direttamente al tornio. Nel processo moderno il master è normalmente un disco di alluminio rivestito di lacca a base di nitrocellulosa: vedi “Lacca”.
Adattatore per dischi 7″: anello in metallo o materiale plastico che si inserisce sul perno del giradischi per riprodurre i 7″ dotati di foro centrale largo, tipico soprattutto di molti singoli destinati al mercato americano e ai jukebox.
Alignment Protractor: vedi “Dima”.
Alternative Takes: registrazioni alternative dello stesso brano realizzate durante una sessione: possono differire per esecuzione, arrangiamento, testo, assolo o altri dettagli. Spesso vengono pubblicate successivamente in ristampe d’archivio, edizioni anniversario e raccolte di materiale inedito.
Alzabraccio (Lift): meccanismo di cueing che solleva e abbassa il braccio in modo controllato, evitando di far cadere lo stilo bruscamente sul disco. Nei giradischi automatici o semiautomatici può essere integrato nei sistemi di avvio, arresto o ritorno del braccio.
Anti-Skating: è il sistema che compensa la forza laterale che, durante la lettura, tende a trascinare il braccio verso il centro del disco. Questa forza nasce dall’attrito tra stilo e solco e dalla geometria del braccio; se non viene compensata correttamente può aumentare la distorsione e rendere meno equilibrata la pressione sulle due pareti del solco. La regolazione iniziale viene spesso impostata su un valore simile alla VTF, per poi essere affinata in base alle indicazioni del costruttore e al comportamento della testina. Il test su un disco completamente liscio può fornire soltanto un’indicazione grossolana, perché l’attrito sulla superficie liscia è diverso da quello che si genera all’interno di un vero solco.
Artwork: l’insieme degli elementi grafici e visivi di una pubblicazione: copertina, fotografie, illustrazioni, lettering, inner sleeve, booklet e altri materiali. Nel vinile assume particolare importanza anche per le grandi dimensioni della confezione ed è spesso parte integrante dell’interesse collezionistico.
Audiophile Pressing: “stampa audiofila”, espressione utilizzata per edizioni realizzate con particolare attenzione a mastering, cutting, materiali e qualità di pressaggio. Non esiste però uno standard unico che renda automaticamente “audiofila” una stampa: la dicitura va quindi valutata caso per caso, considerando la provenienza del master, chi ha curato il mastering e il cutting, lo stabilimento di pressaggio e la qualità effettiva della produzione.
Azimuth: è l’angolo della testina visto frontalmente rispetto alla superficie del disco. L’obiettivo è fare in modo che lo stilo lavori correttamente rispetto alle due pareti del solco, evitando inclinazioni laterali indesiderate. Su alcuni bracci o headshell l’azimuth è regolabile; una regolazione accurata può migliorare equilibrio tra i canali, separazione stereo e tracciamento.
B
Bar Code: codice a barre commerciale riportato sulla copertina o su un adesivo. Può essere utile per distinguere alcune edizioni, ma non è sufficiente da solo a identificare con certezza una specifica stampa.
Belt Drive: trazione a cinghia: il motore trasmette la rotazione al piatto o al subplatter attraverso una cinghia elastica. Il motore può essere integrato nel plinto oppure fisicamente separato; la cinghia contribuisce anche a disaccoppiare parte delle vibrazioni del motore dal piatto.
Binaurale: nei primi anni ’50 furono commercializzati alcuni dischi sperimentali a due canali, definiti “binaural”, nei quali i due segnali erano incisi in due gruppi di solchi separati sulla stessa facciata e richiedevano un braccio con due fonorivelatori. Il sistema fu presto superato dal disco stereo a singolo solco. Da non confondere con la moderna registrazione binaurale, realizzata con due microfoni disposti per ricreare all’ascolto in cuffia una percezione spaziale simile a quella dell’udito umano.
Biscuit: chiamato anche puck, è la porzione preriscaldata di composto vinilico che viene posta nella pressa tra i due stamper. Durante la pressatura il PVC si espande fino a riempire lo stampo e le label dei lati A e B vengono incorporate nel disco.
Booklet: libretto inserito nella confezione del disco con testi, fotografie, crediti, note di copertina o altri contenuti editoriali. Nelle edizioni da collezione la sua presenza e il suo stato di conservazione possono incidere sulla completezza della copia.
Bootleg: pubblicazione non autorizzata, spesso contenente concerti, demo, outtake o registrazioni non destinate alla commercializzazione ufficiale. In ambito collezionistico si incontra anche la sigla ROIO, “Recording of Indeterminate Origin”. Il bootleg va distinto dal counterfeit, che cerca invece di imitare un’edizione ufficiale esistente.
Braccio: il tonearm del giradischi, sul quale vengono montati headshell e testina. Può essere dritto, a S, a J o tangenziale e deve consentire alla testina di seguire il solco con attrito molto basso e geometria controllata. Nei bracci imperniati l’allineamento è necessariamente un compromesso geometrico; i tangenziali seguono invece un movimento radiale pensato per ridurre l’errore angolare di tracciamento.
C
Cantilever: la sottile asta che collega lo stilo al sistema generatore della testina e ne trasmette i movimenti. Può essere realizzata in alluminio, boro, zaffiro, rubino, diamante o altri materiali, a seconda del progetto. Massa, rigidità e smorzamento del cantilever incidono sulle prestazioni di tracciamento e sulla risposta della testina; esistono anche rare architetture che ne riducono o eliminano il ruolo tradizionale.
Cartridge: vedi “Testina”.
Catalogue Number: numero o codice di catalogo assegnato dall’etichetta a una pubblicazione. Compare spesso sulla costola, sulla cover e sulla label e costituisce uno dei primi elementi da controllare per identificare un’edizione, anche se da solo non basta a distinguere tutte le varianti di pressaggio.
Cedevolezza: detta anche compliance, descrive l’elasticità della sospensione della testina e viene normalmente espressa in µm/mN oppure in 10-6 cm/dyne. È uno dei parametri utilizzati insieme alla massa effettiva del braccio per stimare la frequenza di risonanza del sistema braccio-testina. Attenzione alla frequenza alla quale viene dichiarata: molti produttori indicano la compliance dinamica a 10 Hz, altri — in particolare diversi costruttori giapponesi — a 100 Hz, valori che non possono essere confrontati direttamente senza una stima di conversione.
Center Hole: il foro centrale del disco, che si innesta sul perno del giradischi. Gli LP e molti singoli europei utilizzano il foro piccolo standard; numerosi 7″ destinati soprattutto al mercato nordamericano e ai jukebox hanno invece un foro più largo, che richiede un adattatore. Se il foro o il solco sono decentrati, durante la lettura il braccio oscilla lateralmente e possono comparire variazioni cicliche di intonazione.
Cinghia: elemento elastico che nei giradischi belt drive trasferisce il movimento dalla puleggia del motore al piatto o al subplatter. Materiale, tensione e stato di usura possono influire sulla stabilità di rotazione; con il tempo la cinghia può allungarsi, indurirsi o perdere aderenza e richiedere la sostituzione.
Clamp: accessorio che blocca o preme il disco contro il piatto. Può funzionare tramite peso, serraggio sul perno, filettatura o altri sistemi. Serve soprattutto ad aumentare l’accoppiamento tra disco e piatto e, in alcuni casi, a ridurre l’effetto di leggere deformazioni concave o convesse; non può però “riparare” un disco ondulato. Peso e principio di funzionamento devono essere compatibili con il giradischi e con il suo cuscinetto: se il costruttore non lo prevede, non va considerato un upgrade obbligatorio.
Clear Vinyl: termine che indica un disco in vinile trasparente a cui non è stata aggiunta alcuna colorazione. Per maggiori approfondimenti consulta il nostro approfondimento sui dischi in vinile colorati e trasparenti.
Click: rumore impulsivo breve avvertito durante la riproduzione. Può essere causato da polvere o sporco nel solco, graffi, cariche elettrostatiche o difetti di pressaggio. Insieme ai pop rientra tra i rumori di superficie tipici di un supporto analogico meccanico.
Club Edition: edizione prodotta per i record club, servizi in abbonamento o vendita per corrispondenza come Columbia House o RCA Music Service. Può presentare numeri di catalogo, scritte sulla label o dettagli di copertina differenti rispetto all’edizione distribuita nei normali negozi.
Cogging: coppia parassita periodica che può comparire nei motori a magneti permanenti per l’interazione tra magneti e struttura ferromagnetica dello statore. Nei giradischi direct drive può tradursi in piccolissime irregolarità di coppia se il motore non è progettato per contenerla. Diversi sistemi moderni utilizzano motori coreless o controlli evoluti proprio per ridurre questo fenomeno.
Coloured Vinyl: vinile colorato (anche “coloured wax”), per approfondire, leggete il nostro articolo sui dischi in vinile colorati.
Company Sleeve: busta o copertina generica realizzata dall’etichetta discografica, spesso con logo e grafica aziendale, utilizzata soprattutto per i singoli anziché per una copertina specifica del titolo. È particolarmente comune nelle pubblicazioni degli anni ’50, ’60 e ’70.
Counterfeit: copia contraffatta che tenta di riprodurre un’edizione ufficiale senza autorizzazione, spesso imitandone label, copertina, numero di catalogo e altri dettagli. Va distinta dal bootleg, che normalmente pubblica materiale non ufficialmente edito anziché imitare una specifica release commerciale.
Counter Weight: contrappeso montato nella parte posteriore del braccio. Serve innanzitutto a bilanciare il braccio e, nei sistemi più comuni, permette poi di impostare la forza di lettura richiesta dalla testina, cioè la VTF.
Cuscinetto (piatto): è il sistema meccanico che consente al piatto e al perno di ruotare con il minor attrito e gioco possibile. Precisione, lubrificazione e qualità costruttiva contribuiscono alla stabilità di rotazione e al contenimento di rumori e vibrazioni.
Cuscinetti (braccio): permettono al braccio di muoversi liberamente sia sul piano orizzontale sia su quello verticale. Devono offrire attrito molto basso e assenza di giochi apprezzabili, così che la testina possa seguire il solco senza ostacoli o movimenti parassiti.
Cut-Out: copia proveniente da stock eccedenti o titoli rimossi dal normale catalogo commerciale e successivamente venduta a prezzo ridotto. Per impedirne la restituzione come prodotto a prezzo pieno, distributori ed etichette potevano marcare la copertina con un taglio sull’angolo, una tacca, un foro o altri segni permanenti.
Cutting: fase nella quale un tornio da incisione trasferisce il segnale audio su una lacca master — oppure, nel caso del DMM, su un disco di rame — creando fisicamente il solco. Livello, durata della facciata, contenuto in bassa frequenza, sibilanti e geometria del solco devono essere gestiti dal cutting engineer entro i limiti del supporto; il risultato costituisce uno dei passaggi decisivi della produzione del vinile.
D
Damper: elemento elastico della sospensione della testina, collocato nella zona in cui il cantilever si collega al sistema generatore. Controlla e smorza i movimenti del cantilever e contribuisce a determinare parametri come cedevolezza, frequenza di risonanza e comportamento dinamico della testina.
Dead Wax: vedi “Run-Out”.
Dima: detta anche alignment protractor, è lo strumento di riferimento utilizzato per allineare correttamente la testina su un braccio imperniato. Serve a impostare overhang e angolo di offset secondo una determinata geometria, riducendo l’errore di tracciamento lungo il disco. Esistono dime a uno o due punti e geometrie differenti; quando il costruttore del giradischi o del braccio fornisce una propria procedura di allineamento, è generalmente opportuno partire da quella.
Direct Drive: sistema a trazione diretta nel quale il piatto è azionato direttamente dal motore, senza cinghia o ruota intermedia. Il primo giradischi direct drive commercializzato fu il Technics SP-10 nel 1970, nato per ottenere elevata stabilità di rotazione ed eliminare alcuni limiti delle trasmissioni a cinghia e a puleggia. La robustezza, la coppia e la rapidità di avvio dei modelli Technics successivi favorirono poi la loro adozione nel mondo DJ. Nei progetti moderni la qualità dipende soprattutto da motore, controllo elettronico e gestione delle vibrazioni: la trazione diretta, di per sé, non è sinonimo né di qualità superiore né inferiore rispetto alla cinghia.
Direct Metal Mastering (DMM): tecnica sviluppata da Teldec e Neumann nei primi anni ’80 nella quale il segnale viene inciso direttamente su un disco master rivestito di rame, invece che su una tradizionale lacca. Il procedimento riduce alcuni passaggi galvanici e può limitare fenomeni come pre-echo e parte del rumore introdotto durante la lavorazione. Non va però considerato automaticamente superiore al cutting su lacca: i due sistemi hanno caratteristiche differenti e il risultato finale dipende sempre da mastering, cutting, galvanica e pressaggio. Oggi il DMM sopravvive in un numero limitato di impianti dotati degli specifici torni Neumann.
Direct to Disc: tecnica di registrazione nella quale l’esecuzione viene incisa direttamente sulla lacca destinata a diventare il master del disco, senza passare da un nastro o da un file intermedio. Richiede che l’intera facciata venga eseguita correttamente in tempo reale: un errore durante la performance o il cutting obbliga a ricominciare. Proprio per questi vincoli è rimasta una pratica di nicchia, apprezzata soprattutto per la brevità della catena tra esecuzione e incisione.
Disco liscio: disco o facciata priva di solchi audio. È stato spesso utilizzato per controllare l’anti-skating osservando il movimento del braccio, ma non permette una taratura precisa perché l’attrito dello stilo su una superficie liscia è diverso da quello che si genera sulle pareti di un solco modulato. Quando una sola facciata è perfettamente liscia si incontra anche la definizione “Mirror Side”.
Disco Stroboscopico: disco o cartoncino con tacche di riferimento utilizzato per controllare la velocità di rotazione del piatto. Illuminato con una sorgente luminosa legata alla frequenza di rete prevista dalla scala stroboscopica, le tacche sembrano ferme quando la velocità è corretta. Su diversi giradischi, tra cui molti Technics, i riferimenti stroboscopici sono ricavati direttamente sul bordo del piatto.
Disco Test: disco contenente segnali appositamente incisi per verificare setup e prestazioni del sistema analogico: canali, fase, capacità di tracciamento, risonanza, velocità o altre regolazioni. Le tracce più severe non devono essere interpretate come normali condizioni musicali; in particolare, impostare l’anti-skating cercando di superare a ogni costo una traccia estrema può portare a una compensazione eccessiva.
Distanziale: spessore inserito tra due componenti per modificarne la quota geometrica. Può essere usato, per esempio, tra testina e headshell oppure sotto la base del braccio quando il giradischi non dispone di una regolazione continua dell’altezza. Va considerato anche il suo effetto su massa effettiva e geometria del sistema.
Drill Hole: foro praticato intenzionalmente sulla copertina come segno di cut-out o, in alcuni casi, per identificare copie non destinate alla normale vendita. Il significato preciso dipende dall’etichetta e dal periodo: vedi anche “Cut-Out” e “Punched Cover”.
Dust Cover: il coperchio parapolvere del giradischi, generalmente in materiale plastico trasparente. La sua funzione principale è proteggere piatto, braccio e testina quando il giradischi non è in uso. Durante l’ascolto il comportamento può dipendere dal progetto e dall’ambiente: ne parliamo nella guida ai 5 errori comuni nell’ascolto dei dischi in vinile.
Dynaflex: marchio RCA introdotto alla fine del 1969 per LP particolarmente sottili, leggeri e flessibili. La formulazione e il profilo riducevano la quantità di materiale utilizzata; RCA presentava il sistema come meno soggetto a determinati problemi fisici, ma tra collezionisti e audiofili Dynaflex rimase controverso fino alla sua progressiva scomparsa negli anni ’70.
Dynagroove: sistema introdotto da RCA Victor nel 1963 che utilizzava elaborazioni analogiche durante il mastering per ridurre la distorsione di tracciamento e rendere i dischi più tolleranti verso i fonorivelatori economici dell’epoca, in particolare quelli con stilo conico. Comprendeva anche interventi dinamici ed equalizzazione; proprio queste elaborazioni lo resero controverso tra gli appassionati di alta fedeltà.
Dynamic Range: la gamma dinamica è la differenza tra i livelli più bassi e quelli più alti presenti in una registrazione o in un mastering. Due edizioni dello stesso album possono avere una dinamica differente. Un valore più ampio non equivale automaticamente a un suono migliore, ma una compressione eccessiva può ridurre contrasti, impatto e naturalezza. All’estremo di questa tendenza si colloca la cosiddetta Loudness War; il Dynamic Range Database raccoglie misurazioni di numerose pubblicazioni.
E
Embossed Cover: copertina con elementi grafici o testuali impressi in rilievo, ottenuti tramite embossing della carta o del cartone. Tra gli esempi noti figurano Homework dei Daft Punk e alcune edizioni di Sotto il segno dei pesci di Antonello Venditti.
EP: acronimo di Extended Play: pubblicazione più lunga di un singolo ma generalmente più breve di un album. Non identifica una dimensione o una velocità precisa: un EP può essere pubblicato su 7″, 10″ o 12″ e a velocità differenti a seconda dell’edizione.
F
Fake Stereo: indica le elaborazioni con cui, soprattutto negli anni ’60, alcune registrazioni originariamente mono venivano trasformate artificialmente in una versione pseudo-stereo attraverso equalizzazione, ritardi, riverberi o differenze di fase tra i canali. Si incontrano diciture come “Duophonic”, “electronically reprocessed” o “rechanneled stereo”. Non si tratta di un vero mix stereo ricavato da una registrazione multicanale e, per questo, molti collezionisti preferiscono le corrispondenti edizioni mono originali.
Father: nel processo galvanico tradizionale è il primo negativo metallico ricavato dalla lacca incisa. Presenta quindi rilievi dove la lacca aveva i solchi. Dal father si può ottenere una mother positiva e, da questa, uno o più stamper; in alcuni processi il father può anche essere utilizzato direttamente per ricavare lo stamper.
Filtro Subsonico: in un pre-phono o in un amplificatore è un filtro passa-alto progettato per attenuare le frequenze molto basse, spesso al di sotto della banda musicale utile. Serve soprattutto a contenere energia subsonica dovuta a ondulazioni del disco, vibrazioni meccaniche o risonanze braccio-testina, che può provocare ampie escursioni dei woofer e sottrarre inutilmente margine all’amplificatore. Frequenza e pendenza del filtro variano da progetto a progetto.
First Pressing: la “prima stampa” è la prima tiratura commerciale di una determinata edizione. Identificarla non significa semplicemente cercare una matrice con la lettera A o il numero 1: non esiste un sistema universale e una prima incisione può anche essere stata scartata prima della produzione. Per riconoscere una first pressing bisogna confrontare matrix e run-out, label, numero di catalogo, stabilimento di pressaggio, copertina e altri dettagli specifici di quella pubblicazione. Più stabilimenti possono inoltre avere prodotto contemporaneamente copie appartenenti alla prima tiratura.
Flexi-Disc: detto anche Soundsheet, è un disco molto sottile e flessibile, spesso distribuito come allegato a riviste, fanzine o materiale promozionale. La leggerezza ne facilitava spedizione e distribuzione, mentre prestazioni e durata erano generalmente inferiori a quelle di un normale disco pressato.
Flipback Cover: copertina in cui i lembi del pannello anteriore vengono ripiegati e incollati sul retro, restando visibili lungo uno o più bordi. È una costruzione tipica di molte edizioni europee degli anni ’50 e ’60 e può essere utile nell’identificazione di una specifica stampa.
Foil Cover: copertina con finitura metallizzata o laminata a effetto metallico, spesso argento o oro. Tra gli esempi noti figurano Wheels of Fire dei Cream e alcune edizioni di The Game dei Queen; materiali e tecniche possono comunque variare da un’edizione all’altra.
Fold Down: versione mono ottenuta sommando i due canali di un mix stereo, pratica utilizzata soprattutto nel periodo di transizione tra mono e stereo. Va distinta da un vero mix mono realizzato separatamente: bilanciamenti, effetti e compatibilità di fase possono produrre risultati anche molto diversi.
Fold-Out Sleeve: copertina o inserto progettato per aprirsi oltre il normale formato, tramite uno o più pannelli ripiegati. Una volta esteso può formare un’immagine continua, un poster, note o altri contenuti grafici.
Fonorivelatore: termine tecnico italiano per la testina del giradischi: vedi “Testina”.
For Military Sales Only: dicitura presente su alcune edizioni destinate alla vendita al personale delle forze armate statunitensi attraverso basi militari, PX e circuiti analoghi, anche fuori dagli Stati Uniti. È quindi un elemento utile per riconoscere la particolare destinazione commerciale di una copia.
Frequenza di risonanza: è la frequenza alla quale il sistema formato da braccio e testina tende naturalmente a risuonare. Dipende principalmente dalla massa effettiva del braccio, dalla massa della testina e della minuteria di fissaggio e dalla cedevolezza della testina. Come riferimento pratico si cerca spesso di collocarla approssimativamente tra 8 e 12 Hz, lontano sia dalle frequenze musicali più basse sia dalle perturbazioni subsoniche. Il calcolatore di Vinyl Engine può essere utile come stima, mentre un disco test permette una verifica pratica.
Fruscio: rumore continuo che può provenire dal supporto, dall’elettronica o dalla registrazione originale. Nel caso di produzioni analogiche può essere presente anche il normale tape hiss del nastro master. Gli interventi di riduzione del rumore in restauro possono attenuarlo, ma se troppo aggressivi rischiano di modificare anche parte dell’informazione musicale.
Full Dimensional Sound: dicitura utilizzata da Capitol Records fin dai primi anni dell’LP per identificare registrazioni presentate come ad alta fedeltà e capaci di restituire maggiore profondità e gamma tonale. Nacque in epoca mono e fu successivamente affiancata dalla denominazione “Full Dimensional Stereo”: non identifica quindi una tecnologia precedente allo stereo, ma un marchio commerciale legato alle produzioni Capitol.
G
Gatefold Sleeve: copertina apribile a libro, composta da due pannelli esterni e due interni. È comune nei doppi LP ma viene utilizzata anche per album su un solo disco, spesso per ampliare artwork, fotografie e note di copertina.
Giradischi: in inglese turntable, è l’apparecchio che mette in rotazione il disco e consente alla testina, montata sul braccio, di leggerne meccanicamente il solco. Comprende quindi almeno plinto o telaio, sistema di trazione, piatto, perno/cuscinetto e braccio, mentre testina e pre-phono possono essere forniti separatamente.
Glossy: letteralmente “lucido”. In una descrizione collezionistica può riferirsi alla brillantezza della superficie del vinile o della copertina, ma non costituisce da solo un grado di conservazione: per quello si utilizzano le scale di grading come M, NM, VG+ e così via.
Grading: è il sistema con cui si descrivono le condizioni di conservazione del disco e della copertina. Nella scala più diffusa si incontrano sigle come M/Mint (praticamente perfetto), NM/Near Mint (quasi perfetto), VG+/Very Good Plus (lievi segni d’uso), VG/Very Good (usura più evidente ma disco ancora fruibile), quindi G/Good e le categorie inferiori per esemplari molto vissuti. La valutazione visiva non garantisce sempre il comportamento all’ascolto; per criteri più dettagliati si può consultare il sistema di grading utilizzato da Discogs.
Grammatura: peso del disco, espresso in grammi. Gli LP possono avere grammature molto diverse: oggi 180 g è una dicitura comune nelle edizioni audiofile, mentre esistono pressaggi più leggeri e versioni da circa 200 g. Un peso maggiore non garantisce però automaticamente migliore mastering, miglior pressaggio o migliore qualità sonora: vedi “Heavyweight”.
Groove: il solco a spirale nel quale scorre lo stilo. Nei normali dischi parte dall’esterno e procede verso il centro, con una velocità lineare che diminuisce man mano che il raggio si riduce. Esistono rare incisioni “inside-out” che procedono in senso opposto. La geometria del solco e lo spazio disponibile incidono sui limiti di livello, durata e risposta alle alte frequenze.
H
Haeco-CSG: acronimo di Holzer Audio Engineering-Compatible Stereo Generator, fu un sistema usato soprattutto tra la fine degli anni ’60 e l’inizio dei ’70 per rendere i mix stereo più compatibili con la riproduzione mono. Interveniva sulla fase di uno dei canali, riducendo l’aumento eccessivo del segnale centrale quando i due canali venivano sommati. Il prezzo da pagare era un’alterazione della fase e dell’immagine stereo, motivo per cui il sistema ebbe vita relativamente breve.
Half-Speed Mastering: tecnica di cutting nella quale sorgente e tornio lavorano a metà della velocità normale: per un LP a 33⅓ giri, per esempio, il taglio avviene a 16⅔ giri. In questo modo il sistema di incisione deve gestire frequenze dimezzate, con potenziali vantaggi soprattutto alle alte frequenze. È però una tecnica complessa e non garantisce automaticamente un risultato migliore: qualità della sorgente, elettronica, equalizzazione e competenza del cutting engineer restano determinanti.
Headshell (o Shell): portatestina posto all’estremità del braccio. Può essere fisso oppure removibile; sostiene la testina e i relativi collegamenti elettrici e permette, quando il progetto lo consente, regolazioni come overhang, offset e azimuth.
Heavyweight: indica un disco di grammatura elevata, tipicamente 180 o 200 grammi. Il maggiore peso può rendere il supporto più rigido e stabile, ma non è di per sé un indice di qualità sonora: mastering, cutting, materiale e precisione del pressaggio contano molto più del numero di grammi dichiarato in copertina.
High-End: è il segmento dell’alta fedeltà in cui progettazione, materiali e soluzioni tecniche vengono sviluppati con vincoli economici molto meno stringenti rispetto ai prodotti di grande diffusione. Il prezzo può raggiungere cifre molto elevate, ma “high-end” non è una certificazione tecnica né garantisce automaticamente una prestazione superiore: indica soprattutto il posizionamento e l’ambizione progettuale del prodotto.
High Fidelity: letteralmente “alta fedeltà”, indica l’obiettivo di riprodurre un segnale musicale con alterazioni quanto più contenute possibile rispetto alla sorgente. Sulle vecchie copertine la dicitura “High Fidelity” veniva spesso utilizzata anche come messaggio commerciale per sottolineare i progressi tecnici della registrazione e della riproduzione dell’epoca; va quindi interpretata nel suo contesto storico e non come una moderna certificazione audiofila.
Hum: ronzio a frequenza di rete, spesso a 50 Hz o relative armoniche, che può derivare da collegamenti di massa errati, ground loop, schermature insufficienti o campi elettromagnetici captati da testina e cavi. Nel sistema analogico conviene controllare per primi cavetto di massa, connessioni della testina, disposizione dei cavi e distanza da alimentatori o trasformatori.
I
Inner Sleeve: è la busta interna che contiene e protegge il disco. Può essere semplice o stampata con testi e immagini; alcune hanno un foro centrale per mostrare la label. Per ridurre graffi ed elettricità statica sono preferibili buste con interno morbido e antistatico. Se l’inner sleeve originale è parte dell’edizione da collezione conviene conservarla, utilizzando eventualmente una seconda busta protettiva per il disco. Le originali vengono spesso indicate con la sigla OIS, “Original Inner Sleeve”.
Insert: tutto ciò che viene inserito come complemento, cioè foto, poster e gadget di varia natura.
Issue: termine generico che indica una specifica pubblicazione o edizione. “Reissue” viene utilizzato per una nuova pubblicazione di un’opera già uscita in precedenza; “repress” indica invece una nuova tiratura ottenuta da un master disc già esistente. Le due definizioni possono in alcuni casi sovrapporsi, ma non sono sinonimi perfetti.
Idler Drive: vedi “Puleggia”.
Inner Groove Distortion (IGD): distorsione che tende a diventare più evidente avvicinandosi alla parte interna del disco, dove la velocità lineare del solco diminuisce. Può essere accentuata da limiti geometrici del braccio, allineamento errato, stilo usurato o profilo poco adatto. Una corretta messa in dima e uno stilo con buone capacità di tracciamento aiutano a contenerla.
J
Jacket: la copertina esterna o, più in generale, l’involucro cartonato che contiene il disco e la sua inner sleeve. Nei doppi e tripli LP può assumere forme gatefold, trifold o altre strutture più articolate.
K
Kangaroo Cut: espressione rara, citata tra gli altri da Michael Fremer, usata per indicare una lacca di riferimento o un test pressing inciso in modo tale da mettere in difficoltà il tracciamento e provocare il salto della testina su apparecchi dell’epoca. Non è una denominazione tecnica standardizzata, ma ricorda un aspetto importante del cutting: livello, basse frequenze e geometria del solco devono essere compatibili con le capacità di lettura dei giradischi cui il disco è destinato. Il termine è spiegato da Fremer in questo intervento video.
Knosti: marchio diventato quasi sinonimo, tra molti appassionati, di una diffusa lavadischi manuale a vaschetta. Il disco viene fatto ruotare tra spazzole immerse in un liquido di pulizia e poi lasciato asciugare su un supporto. È una soluzione economica e semplice, ma richiede attenzione alla pulizia del liquido, al risciacquo e all’asciugatura per evitare di riportare contaminanti sul disco.
L
Label: etichetta circolare applicata al centro del disco. Riporta normalmente artista, titolo, lato, numero di catalogo, crediti, velocità e informazioni legali; grafica, testi, colori e codici della label sono spesso fondamentali per distinguere diverse edizioni dello stesso titolo.
Lacca (lacquer): è un disco di alluminio rivestito con uno strato di lacca a base di nitrocellulosa sul quale il tornio incide fisicamente il solco. È il punto di partenza del processo tradizionale di produzione del vinile: la lacca master viene inviata rapidamente alla galvanica per ricavarne le parti metalliche necessarie alla pressatura e normalmente non viene riprodotta, perché ogni passaggio dello stilo ne provoca usura. Dopo l’incendio che nel 2020 distrusse Apollo Masters negli Stati Uniti, la produzione mondiale di blank lacquer è rimasta concentrata in Giappone presso Public Records, i cui dischi sono distribuiti con il marchio MDC.
Lacca di riferimento: lacca incisa per essere ascoltata e valutata prima o durante il processo produttivo, anziché essere destinata direttamente alla galvanica come master di produzione. Permette di controllare il risultato del cutting, ma non sostituisce il test pressing, che verifica anche galvanica e pressaggio.
Laminated Sleeve: copertina rivestita da una sottile laminazione trasparente, generalmente lucida, applicata per finitura estetica e protezione della stampa. Tipo di laminazione, presenza sui soli pannelli frontali o su tutta la cover e modalità di incollaggio possono aiutare a distinguere edizioni differenti.
Lead-in Groove: solco di ingresso situato sul bordo esterno del disco, progettato per guidare lo stilo verso l’inizio della parte registrata. Precede il programma musicale e non va confuso con il run-out, che si trova alla fine della facciata.
Lenco Clean: sistema storico di riproduzione “a umido” nel quale un piccolo braccio applicatore distribuisce un liquido sulla zona del disco che sta per essere letta. L’idea era ridurre rumore superficiale e attrito durante la lettura. Il metodo è oggi poco utilizzato e controverso, soprattutto per la gestione dei residui e perché un disco abituato alla riproduzione a umido può richiedere una pulizia accurata prima di tornare all’ascolto a secco. Per la manutenzione ordinaria sono generalmente preferibili sistemi di lavaggio e asciugatura dedicati.
Limited Edition: edizione limitata di una particolare edizione di un disco o ristampa dello stesso. Ma c’è da fare molta attenzione, tema che abbiamo approfondito parlando di limited edition, rarità e strategie commerciali.
Living Stereo: storica serie e denominazione RCA Victor legata alle registrazioni stereofoniche avviate alla fine degli anni ’50, particolarmente nota nel repertorio classico e oggi molto ricercata dai collezionisti. Non identifica una singola tecnica di registrazione, ma un catalogo che comprende numerose produzioni diventate riferimenti dell’epoca d’oro dello stereo.
LP: acronimo di Long Playing. Nel linguaggio comune indica l’album su disco da 12″ a 33⅓ giri/min, formato affermatosi alla fine degli anni ’40; esistono tuttavia eccezioni e pubblicazioni di lunga durata con caratteristiche differenti.
Lyric Sheet/Sleeve: un foglio (o la inner sleeve) su cui vengono riportati i testi delle canzoni.
M
Marbled LP: vinile colorato nel quale due o più colori formano venature e motivi irregolari simili al marmo. Il disegno varia spesso da copia a copia perché dipende dalla distribuzione del composto colorato durante la pressatura.
Massa effettiva: è un parametro dinamico del braccio e non coincide semplicemente con il suo peso sulla bilancia. Rappresenta, in forma equivalente, l’inerzia che il sistema oppone al movimento in corrispondenza della puntina. Insieme alla massa della testina e alla sua cedevolezza serve a stimare la frequenza di risonanza dell’accoppiamento braccio-testina. Quando disponibile, il valore viene indicato dal costruttore del braccio.
Mastering: è la fase di finalizzazione che prepara il programma audio destinato alla pubblicazione. Nel caso del vinile occorre tenere conto dei limiti fisici dell’incisione, come durata della facciata, livello, contenuto alle basse frequenze e sibilanti. La curva RIAA viene applicata nella catena di cutting e compensata in riproduzione dal pre-phono.
Master Tape: nastro master analogico che contiene il mix o il programma approvato per la produzione. Non sempre il nastro utilizzato per un nuovo cutting è fisicamente il master originale: possono esistere safety copy, production master e copie di generazione successiva. Per questo diciture come “sourced from the original master tapes” vanno lette con attenzione; ne parliamo nell’articolo sul remaster dai nastri originali.
Mat: il tappetino posto tra piatto e disco, realizzato in feltro, gomma, sughero, pelle o altri materiali. Serve a proteggere il disco e a definire il suo accoppiamento meccanico con il piatto; spessore e materiale possono inoltre modificare leggermente altezza del disco, VTA e comportamento delle risonanze. Va quindi scelto in modo compatibile con il progetto del giradischi.
Matrix number (numero di matrice): è un identificatore alfanumerico inciso o stampato nel run-out, spesso accompagnato da codici dello stabilimento, numeri di lacquer o stamper, iniziali del cutting engineer e altri segni. È uno degli elementi più utili per identificare con precisione una determinata stampa, ma va interpretato insieme a label, numero di catalogo, copertina e altre caratteristiche dell’edizione. In pratica, è una parte importante della “carta d’identità” del disco.
Messa in bolla: indica il corretto livellamento del giradischi sul piano orizzontale. Una base inclinata può alterare il comportamento del braccio e rendere meno affidabili regolazioni come anti-skating e forza di lettura; per questo conviene verificare il telaio o il piatto con una livella e correggere i piedini quando previsto.
Microlinear (o MicroLine): vedi “Stilo”.
Mirror Side: vedi “Disco Liscio”.
Mispressing: errore avvenuto durante la produzione o l’assemblaggio del disco, per esempio audio sbagliato, lati invertiti, label non corrispondenti o altre anomalie della copia pressata. Va distinto dal misprint, che riguarda invece errori tipografici o grafici su label e copertina.
Mistracking: è la perdita del corretto contatto tra stilo e modulazione del solco. Può manifestarsi come distorsione, sibilanza, instabilità o salto e può dipendere da VTF errata, allineamento imperfetto, anti-skating, incompatibilità braccio-testina, usura dello stilo o dischi particolarmente difficili o danneggiati. Una testina di qualità e ben regolata riduce il rischio, ma il setup rimane determinante.
Mono: registrazione o disco a un solo canale. I vecchi LP mono possono essere riprodotti con una normale testina stereo, eventualmente sommando elettricamente i due canali per ridurre parte del rumore. Attenzione invece alle vecchie testine mono prive di adeguata cedevolezza verticale: non sono adatte ai solchi stereo e possono danneggiarli. Le moderne testine mono progettate per LP microgroove hanno generalmente una meccanica compatibile con l’uso contemporaneo.
Mother: la “madre” è la copia metallica positiva ricavata dal father nel processo galvanico tradizionale. Presenta quindi solchi come il disco finale e può essere utilizzata come riferimento di controllo. Dalla mother vengono prodotti uno o più stamper negativi destinati alle presse.
Moving Coil (MC): testina a bobina mobile nella quale le bobine collegate al cantilever si muovono nel campo magnetico. Molte MC hanno un livello di uscita basso e richiedono quindi un ingresso phono MC, un pre-pre attivo o uno step-up transformer; esistono anche modelli ad alta uscita. La massa mobile può essere molto ridotta, ma non esiste una superiorità sonora automatica rispetto alle MM. Nella maggior parte delle MC il gruppo stilo/cantilever non è sostituibile dall’utente: in caso di usura o danno si ricorre a programmi di sostituzione del produttore o a servizi specializzati di retipping.
Moving Iron (MI): nelle testine moving iron magneti e bobine rimangono fissi, mentre un piccolo elemento ferromagnetico collegato al cantilever modula il flusso magnetico e genera il segnale nelle bobine. Il principio consente di mantenere relativamente bassa la massa mobile e, a seconda del progetto, può offrire livelli di uscita e possibilità di sostituzione dello stilo simili a quelli delle MM.
Moving Magnet (MM): testina a magnete mobile nella quale un piccolo magnete collegato al cantilever si muove rispetto a bobine fisse. Le MM hanno generalmente un livello di uscita superiore alle MC a bassa uscita e sono compatibili con i comuni ingressi phono MM. In molti modelli il gruppo stilo/cantilever è sostituibile dall’utente. Anche in questo caso la qualità dipende dal singolo progetto: MM e MC sono architetture differenti, non due gradini obbligatori della stessa scala qualitativa.
Moving Permalloy (MP): principio utilizzato in particolare da Nagaoka, nel quale un piccolo elemento in permalloy collegato al cantilever modula il circuito magnetico mentre magneti e bobine restano fissi. È concettualmente vicino alla famiglia moving iron e consente una massa mobile contenuta; le prestazioni dipendono, come sempre, dall’intero progetto della testina e dello stilo.
N
Needle drop: letteralmente “abbassare la puntina”, espressione che in ambito audio viene usata soprattutto per indicare la digitalizzazione di un disco in vinile registrandone l’uscita durante la riproduzione. In altri contesti può riferirsi semplicemente al gesto di posare lo stilo sul disco. Un impatto accidentale dello stilo sulla superficie può naturalmente provocare graffi, ma non è questo il significato principale del termine.
Nonfill: difetto di pressaggio causato da un riempimento incompleto del solco da parte del PVC durante la stampata. Può essere visibile come una zona opaca o argentata e, quando udibile, produrre un caratteristico rumore di strappo o fruscio ruvido. Non va confuso con il semplice sporco superficiale.
Null Point: uno dei punti del disco nei quali, con un braccio imperniato correttamente allineato, l’errore angolare di tracciamento è pari a zero. Le principali geometrie di allineamento collocano i null point in posizioni differenti per distribuire in modo diverso l’errore lungo la facciata.
O
Obi: fascia di carta presente su molte edizioni giapponesi, avvolta lungo un lato della copertina e utilizzata per riportare informazioni commerciali in lingua giapponese, prezzo, serie o catalogo. Poiché spesso veniva rimossa dopo l’acquisto, la presenza dell’obi originale può incidere molto sul valore collezionistico. Esistono anche riproduzioni, quindi autenticità e corrispondenza con la specifica edizione vanno verificate.
Off Center: difetto in cui il foro centrale o, più precisamente, la geometria del solco non risulta perfettamente concentrica rispetto all’asse di rotazione. Durante la riproduzione il braccio oscilla lateralmente una volta per giro e si possono avvertire variazioni cicliche di intonazione, particolarmente evidenti su note lunghe di pianoforte, archi o fiati.
One Step: processo di produzione che riduce il numero di generazioni galvaniche tra il master inciso e lo stamper utilizzato per la pressatura. Nelle varianti commerciali oggi chiamate “One-Step” l’obiettivo è eliminare alcuni passaggi della catena father/mother/stamper, riducendo le copie intermedie. Questo può diminuire una fonte di tolleranze di lavorazione, ma non garantisce da solo una qualità sonora superiore: sorgente, mastering, cutting, vinile e controllo di qualità restano decisivi.
Outer Ring: anello periferico che si appoggia sul bordo esterno del disco per aumentarne l’accoppiamento con il piatto e, in alcuni casi, contenere deformazioni ondulate. Peso, diametro e modalità d’uso devono essere compatibili con il giradischi, il suo cuscinetto e lo spazio disponibile attorno al piatto.
Overhang: è la distanza con cui la punta dello stilo oltrepassa idealmente il centro del perno quando il braccio viene portato sopra l’asse del piatto. In termini geometrici corrisponde alla differenza tra lunghezza effettiva del braccio e distanza pivot-to-spindle. Insieme all’angolo di offset determina la geometria di allineamento della testina e viene impostato tramite la dima o secondo le indicazioni del costruttore.
P
Perno: asse centrale attorno al quale ruota il piatto e sul quale si innesta il foro del disco. Nei progetti con cuscinetto principale fa parte del sistema meccanico che sostiene e guida la rotazione.
Piatto: è la parte rotante del giradischi sulla quale poggia il disco, da non confondere con l’intero apparecchio. Può essere realizzato in materiali e masse differenti: inerzia, precisione di rotazione e comportamento rispetto a risonanze e vibrazioni dipendono dal progetto complessivo del giradischi.
Picture Disc: dischi in vinile che riportano un’immagine sul disco stesso. Ne parliamo nell’approfondimento sui vinili colorati e picture disc.
Pistola antistatica: dispositivo che genera ioni per neutralizzare la carica elettrostatica accumulata sulla superficie del disco. È ancora utilizzato in ambito analogico, soprattutto in ambienti secchi, come complemento alla pulizia: non rimuove però polvere o contaminanti già presenti nei solchi.
Pitch control: controllo che varia finemente la velocità di rotazione del piatto e, di conseguenza, cambia insieme tempo e intonazione del brano. Nei giradischi DJ viene utilizzato soprattutto per sincronizzare il tempo di due dischi durante il mixaggio. Sul Technics SL-1200 e modelli derivati il range classico è stato a lungo ±8%, con versioni successive capaci di escursioni maggiori. In posizione zero o “quartz lock”, quando previsto, il giradischi torna alla velocità nominale.
Play Grade: valutazione delle condizioni di un disco effettuata attraverso l’ascolto. Integra il visual grading perché permette di rilevare rumori, distorsioni, salti o difetti che possono non essere evidenti a occhio nudo.
Plinto: struttura portante del giradischi sulla quale sono montati o collegati motore, cuscinetto del piatto e braccio, a seconda del progetto. Può essere realizzato in legno e derivati, metallo, materiali acrilici, compositi o strutture alleggerite. Rigidità, massa e smorzamento vengono gestiti in modi diversi dai costruttori con l’obiettivo di controllare risonanze e vibrazioni.
Polybag: busta esterna trasparente in materiale plastico usata per proteggere la copertina da polvere, sfregamenti e manipolazione. Può essere aperta su un lato oppure dotata di lembo richiudibile; nel collezionismo è preferibile usare materiali stabili e adatti alla conservazione a lungo termine.
Pop-Up Cover: copertina, spesso gatefold, che aprendosi solleva elementi cartotecnici tridimensionali come nei libri pop-up. Un esempio celebre è Stand Up dei Jethro Tull; integrità e funzionamento del meccanismo sono importanti nella valutazione collezionistica.
Pre-Phono: detto anche stadio phono o phono preamplifier, riceve il debolissimo segnale della testina, applica l’equalizzazione inversa RIAA e lo amplifica fino a un livello utilizzabile da un normale ingresso linea. Deve essere compatibile con la tipologia di testina: per le MM sono importanti soprattutto guadagno e capacità di carico, mentre per le MC entrano in gioco anche guadagno più elevato e impedenza di carico. Può essere integrato nel giradischi o nell’amplificatore, oppure essere un componente esterno dedicato.
Private Pressing: pubblicazione finanziata e prodotta privatamente, spesso direttamente dall’artista, da un piccolo gruppo o da una realtà locale, in tirature limitate e senza il supporto di una grande etichetta. Una private pressing non è quindi, per definizione, illegale o non autorizzata; molte sono anzi autoproduzioni perfettamente legittime e oggi particolarmente ricercate dai collezionisti.
Promo: copia promozionale destinata a radio, DJ, giornalisti, recensori, distributori o altri operatori prima o durante l’uscita commerciale. Può avere label, copertina, timbri o adesivi differenti e spesso reca indicazioni come “Promotional Copy” o “Not for Sale”.
Puleggia: organo che trasferisce il movimento del motore. Nei giradischi a cinghia la puleggia del motore trascina la cinghia, che a sua volta muove il piatto o il subplatter. Nei sistemi idler drive, invece, una ruota gommata intermedia viene premuta tra l’albero motore e la parte interna del piatto, trasmettendo direttamente il moto per attrito. È quindi un sistema distinto sia dalla trazione a cinghia sia dal direct drive.
Punched Cover: copertina con uno o più fori praticati dopo la stampa. Negli Stati Uniti il punch hole è stato spesso usato come segno di cut-out, cioè per marcare copie vendute a prezzo ridotto e non restituibili; in altri casi può comparire su stock promozionali. Il significato va quindi verificato in base a etichetta, periodo e specifica edizione.
Q
Quadraphonic: indica i sistemi quadrifonici sviluppati soprattutto negli anni ’70 per riprodurre quattro canali attraverso quattro diffusori. Esistettero standard diversi e incompatibili tra loro: alcuni, come SQ e QS, codificavano i quattro canali in una matrice compatibile con il solco stereo; altri, come CD-4, utilizzavano informazioni ad alta frequenza e richiedevano testine, stili e decoder con caratteristiche specifiche. La frammentazione degli standard e la maggiore complessità dell’impianto contribuirono al limitato successo commerciale.
Quiex (o Quiex II e Quiex SV-P): denominazioni legate a particolari formulazioni di vinile vergine sviluppate per ottenere superfici più silenziose e controllate. Alcune versioni possono apparire leggermente traslucide se osservate controluce. Il nome è noto soprattutto per produzioni audiophile del passato, tra cui quelle di Classic Records; tecnologie e marchi collegati a quell’esperienza sono successivamente confluiti in Quality Record Pressings/Acoustic Sounds.
R
Red Wax: in ambito collezionistico indica spesso i celebri dischi giapponesi in vinile rosso prodotti, tra gli altri, da Toshiba con formulazioni proprietarie come l’”Everclean”. Il colore da solo non garantisce maggiore qualità o durata: valore e caratteristiche dipendono dalla specifica edizione e dal materiale effettivamente utilizzato.
Remaster: nuovo lavoro di mastering eseguito su una registrazione già pubblicata, spesso in occasione di una ristampa o di una nuova edizione. Può partire dal master originale, da una copia analogica o da una sorgente digitale e può comportare interventi su equalizzazione, dinamica, livello e restauro. La parola “remastered” da sola non dice quindi né quale sorgente sia stata usata né se il risultato sia migliore dell’edizione precedente.
RIAA: sigla di Recording Industry Association of America. La curva RIAA, affermatasi come standard internazionale dalla metà degli anni ’50, riduce le basse frequenze e aumenta le alte durante il cutting; il pre-phono applica la curva inversa in riproduzione. Questo permette di contenere l’ampiezza dei solchi alle basse frequenze e di migliorare il rapporto segnale/rumore alle alte. Prima della standardizzazione furono utilizzate numerose curve differenti e alcuni pre-phono moderni destinati ai dischi storici permettono ancora di selezionarle.
Ristampa (reissue): nuova pubblicazione di un’opera già uscita in precedenza. Non va confusa automaticamente con il repress, che indica una nuova tiratura ottenuta dal master disc già esistente. Una reissue può utilizzare un nuovo mastering, un nuovo cutting, una confezione differente o perfino un formato diverso; reissue e repress possono anche coincidere nella stessa edizione.
RPM: “Revolutions per minute”, cioè i giri al minuto previsti per il disco, solitamente 33 e ⅓ giri o 45 giri, i 78 giri sono oramai in disuso da molti decenni.
Rumble: rumore meccanico a bassissima frequenza generato dal sistema di rotazione del giradischi e trasmesso alla testina attraverso perno, cuscinetto, piatto o struttura. Può derivare da motore, cuscinetti o vibrazioni meccaniche e viene normalmente espresso come rapporto in dB rispetto a un livello di riferimento: valori di rumore più bassi indicano prestazioni migliori. Ondulazioni del disco e risonanze braccio-testina possono produrre energia subsonica simile all’ascolto, ma non sono propriamente rumble del motore.
Run-Out (o Dead Wax): è l’area tra la fine della parte musicale e la label. Comprende il solco di uscita e, normalmente, il solco chiuso finale che mantiene lo stilo in rotazione senza farlo arrivare sull’etichetta. In questa zona sono spesso incisi o stampati matrix number, codici dello stabilimento, numeri di stamper, firme del cutting engineer e altre informazioni fondamentali per identificare una specifica stampa.
S
Seam Split: apertura o lacerazione lungo uno dei bordi incollati della copertina o dell’inner sleeve. È un difetto comune nelle copie spedite con il disco all’interno della cover, perché il bordo del vinile può urtare ripetutamente contro il cartone.
Scratches: graffi sulla superficie del disco. La loro udibilità dipende da profondità, direzione e posizione rispetto al solco: un segno visibile può essere inoffensivo, mentre un graffio profondo può generare click ripetuti o persino salti.
Scuff: segno superficiale o abrasione leggera, spesso provocata dallo sfregamento contro una busta interna. Di norma è meno profondo di un vero graffio e può essere soltanto visivo, ma la sua eventuale udibilità va verificata all’ascolto.
Sealed / Still in Shrink: “sealed” indica una copia ancora sigillata e mai aperta; “still in shrink” significa invece che la pellicola termoretraibile è ancora presente sulla copertina, ma il disco può essere già stato aperto e ascoltato. Nei dischi vintage un sigillo apparentemente intatto non è, da solo, garanzia assoluta di autenticità.
Shellac: la gommalacca è una resina naturale prodotta dalla cocciniglia della lacca, soprattutto Kerria lacca. Mescolata con cariche minerali e altri componenti fu uno dei materiali principali utilizzati per i dischi a 78 giri prima dell’affermazione del PVC nel secondo dopoguerra. I dischi in gommalacca sono più rigidi e fragili dei moderni vinili e richiedono stili adatti alla maggiore larghezza del solco.
Shibata: vedi “Stilo”.
Shrinkwrap: pellicola plastica termoretraibile usata per sigillare o proteggere la copertina nuova. Spesso ospita hype sticker, adesivi di prezzo o informazioni relative all’edizione; nel collezionismo questi elementi possono avere anche un valore documentale.
Signed: copia autografata da uno o più artisti. Nel collezionismo il valore dipende anche dalla possibilità di documentare l’autenticità della firma attraverso provenienza, certificazioni attendibili o testimonianze verificabili.
Skip: salto della testina da una parte del solco a un’altra, causato da graffi, difetti, deformazioni del disco o problemi di setup. Se un disco salta ripetutamente è meglio individuarne la causa prima di continuare la riproduzione, perché urti violenti o ripetuti non fanno bene né al disco né allo stilo.
SME: oltre a essere il nome dello storico costruttore britannico di bracci, nel linguaggio comune “SME-type” indica il diffuso attacco a baionetta H-4 a quattro contatti per headshell removibili, reso popolare dai bracci SME e poi adottato da molti altri produttori. Consente di sostituire rapidamente il portatestina, ma ogni cambio può richiedere una nuova verifica di VTF, geometria e compatibilità di massa.
Soundsheet: vedi “Flexi-Disc”.
Source (from analog/digital): indica la sorgente utilizzata come punto di partenza per mastering e cutting. Una dicitura come “sourced from analog tapes” non garantisce necessariamente una catena interamente analogica: tra nastro e tornio possono esserci conversioni digitali, editing o processing. Allo stesso modo, una sorgente digitale non implica automaticamente un risultato inferiore: conta la qualità dell’intera catena di produzione.
Spazzola anti-statica: sia per il disco che per lo stilo della testina, ne abbiamo dato una dimostrazione nella guida su come tenere puliti dischi e stilo.
Spindle Mark: piccolo segno sulla label provocato dal contatto con il perno durante l’inserimento del disco. La presenza di molti spindle marks può indicare un utilizzo frequente, ma non permette da sola di stabilire le condizioni effettive dei solchi.
Spine: dorso laterale della copertina. Riporta spesso artista, titolo, etichetta e numero di catalogo ed è un dettaglio importante sia per l’identificazione dell’edizione sia per la valutazione dello stato della cover.
(to) Spin / Spinning: nel linguaggio informale anglosassone significa mettere un disco sul giradischi e ascoltarlo o, in ambito DJ, suonarlo in un set. L’espressione I’m spinning a jazz record equivale quindi, nel contesto domestico, a “sto ascoltando un disco jazz”.
SRA: Stylus Rake Angle, cioè l’angolo di “inclinazione” del profilo dello stilo rispetto alla superficie del disco visto lateralmente. È strettamente collegato al VTA ma non è la stessa cosa. Con stili a profilo avanzato una regolazione accurata può essere importante, tuttavia il valore reale dipende anche dal montaggio del diamante e dall’angolo con cui è stato inciso il disco: per questo la semplice posizione perfettamente orizzontale del braccio è soprattutto un buon punto di partenza, non una legge assoluta.
Stain: macchia presente su cover, inner sleeve o label.
Stamper: matrice metallica negativa montata nella pressa: porta in rilievo l’inverso del solco e, comprimendo il biscuit di PVC caldo tra gli stamper dei lati A e B, imprime fisicamente la modulazione sul disco finale. Uno stamper ha una vita utile limitata e viene sostituito quando usura o danni rischiano di compromettere il pressaggio.
Stamper Number: numero, lettera o codice presente nel run-out che, in alcuni sistemi di produzione, identifica lo stamper o una generazione di stamper utilizzata per quella copia. Non esiste uno standard universale e molte etichette adottavano codifiche proprie, quindi il dato va interpretato insieme alle altre informazioni di matrice.
Step Up: lo step-up transformer, o SUT, è un trasformatore passivo utilizzato con molte testine MC a bassa uscita per aumentarne la tensione prima di entrare in uno stadio phono MM. Non sostituisce quindi il pre-phono: lavora a monte di esso. Rapporto di trasformazione, impedenza della testina e carico visto dal trasformatore devono essere correttamente abbinati; in alternativa si può utilizzare direttamente un pre-phono con ingresso MC attivo.
Stereo: registrazione e riproduzione a due canali, sinistro e destro. Le differenze di livello, tempo e fase tra i due canali permettono al nostro sistema uditivo di ricostruire una scena sonora con posizione e ampiezza apparenti delle sorgenti. Nel disco stereo moderno i due canali sono codificati sulle due pareti dello stesso solco secondo il sistema 45/45.
Stereo Orthophonic: dicitura RCA Victor utilizzata sulle prime produzioni stereofoniche e legata alla tradizione “Orthophonic” del marchio. Non è sinonimo di Dynagroove: quest’ultimo fu un successivo sistema di elaborazione introdotto nel 1963. Le espressioni “New Orthophonic” e “Stereo Orthophonic” sono inoltre collegate alla storia delle curve di equalizzazione RCA che confluirono nello standard RIAA.
Sticker on: indicazione usata nelle descrizioni collezionistiche per segnalare la presenza di un adesivo aggiunto successivamente su cover, label o altra parte della confezione. Va distinta dagli adesivi originali di fabbrica o dagli hype sticker appartenenti all’edizione.
Stilo: detto comunemente anche puntina o diamante, è l’elemento che entra fisicamente nel solco e ne segue le modulazioni. I profili più comuni comprendono conico o sferico (due modi per indicare la stessa famiglia geometrica), ellittico e vari profili line-contact come Shibata, MicroLine/Microlinear e altri. Geometrie più evolute possono aumentare l’area di contatto verticale e migliorare il tracciamento delle alte frequenze e dei solchi interni, ma richiedono un allineamento accurato. Il risultato sonoro dipende inoltre da cantilever, sospensione, generatore e corretta regolazione dell’intera testina: non esiste una semplice scala in cui un profilo garantisca automaticamente “più qualità” di un altro.
Stitching: difetto di pressaggio che appare come una serie di piccoli segni chiari o “cuciture” lungo la circonferenza del solco e può produrre un rumore simile a uno strappo o a uno spruzzo. È spesso confuso con il non-fill, ma non è lo stesso difetto: può derivare da problemi nel distacco del vinile dallo stamper o da difetti della superficie dello stamper.
Strobo: abbreviazione informale di controllo stroboscopico: vedi “Disco Stroboscopico”.
Subplatter: sottopiatto di diametro inferiore al piatto principale, presente in numerosi giradischi a cinghia. È solidale al perno/cuscinetto e riceve il moto dalla cinghia; il piatto vero e proprio poggia sopra di esso. In altri progetti la cinghia agisce invece direttamente sulla circonferenza del piatto.
Super Vinyl / SuperVinyl: la denominazione può riferirsi a formulazioni differenti. Storicamente JVC sviluppò un “Super Vinyl” molto resistente e a basso rumore per i dischi CD-4 quadrifonici, poi utilizzato anche su celebri pressaggi Mobile Fidelity dell’epoca. Quella formulazione non è più prodotta; oggi Mobile Fidelity usa il marchio MoFi SuperVinyl per un diverso composto proprietario sviluppato con NEOTECH e RTI.
Surface Noise: rumore di superficie percepibile durante la riproduzione, dovuto a polvere, elettricità statica, usura, graffi, difetti di pressaggio o caratteristiche del composto vinilico. Una corretta pulizia può ridurre la componente dovuta allo sporco, ma non può eliminare difetti fisici o rumore già impresso nel supporto.
T
Tape on: indicazione usata nelle descrizioni di vendita per segnalare la presenza di nastro adesivo aggiunto su cover, inner sleeve o label, normalmente per una riparazione. Posizione, estensione e tipo di nastro incidono sulla valutazione delle condizioni.
Tear: “lacrima”, indica una piccola lacerazione sul cartone della cover o sulla label, spesso sono le tracce della disattenta rimozione di un adesivo (nella guida su come rimuovere gli adesivi dalle copertine dei dischi proponiamo un metodo pratico).
Telaio giradischi: la struttura che sostiene piatto, cuscinetto e braccio. Può essere rigida oppure sospesa, per esempio mediante molle o elastomeri. Le due architetture affrontano in modo diverso il problema dell’isolamento dalle vibrazioni e nessuna è superiore in assoluto: il risultato dipende dalla progettazione complessiva. In ogni caso il giradischi deve poggiare su un supporto stabile, in bolla e il più possibile protetto da vibrazioni acustiche e strutturali.
Test Pressing: piccola tiratura di prova realizzata prima della produzione commerciale per verificare cutting, galvanica, stamper e qualità del pressaggio. Le label sono spesso bianche o generiche, con dati scritti o stampati a mano. Una volta approvato il test pressing, la produzione può passare alla tiratura definitiva.
Testina: più precisamente fonorivelatore o cartridge, è il trasduttore che converte i movimenti meccanici dello stilo nel solco in un segnale elettrico. Comprende stilo, cantilever, sospensione e sistema generatore, che può essere MM, MC, MI o di altra tipologia. Deve essere compatibile con il braccio dal punto di vista meccanico e con il pre-phono dal punto di vista elettrico.
Textured Cover: copertina realizzata con carta o cartoncino dalla superficie volutamente ruvida o strutturata, chiaramente percepibile al tatto e spesso anche visibile a occhio nudo. Ne sono esempi alcune edizioni di Fireball dei Deep Purple e di Aria di Alan Sorrenti.
Track Band: zona di separazione visibile tra due brani sulla stessa facciata, ottenuta aumentando temporaneamente la distanza tra le spire del solco. Non è un’interruzione fisica del solco: lo stilo continua a seguire una spirale unica fino al run-out.
Tracking Error: errore angolare che nasce perché un braccio imperniato descrive un arco mentre la testina di taglio che ha inciso il master si muove radialmente. Una corretta geometria di allineamento riduce questo errore e lo porta a zero nei null point, ma non può eliminarlo su tutta la facciata; i bracci tangenziali nascono proprio per evitare questa differenza geometrica.
Transfer: trasferimento di un programma audio da una sorgente a un’altra durante la catena di produzione o archiviazione. Nel vinile può indicare, per esempio, il passaggio da un nastro master a un file digitale di lavoro o alla catena di cutting; il termine, da solo, non specifica qualità, formato o numero di generazioni coinvolte.
Trazione a cinghia/Trazione diretta: vedi “Belt Drive” e “Direct Drive”.
Trifold (Jacket): copertina articolata in tre pannelli principali collegati tra loro e ripiegabili. Viene utilizzata per confezioni particolarmente elaborate, talvolta con due o tre dischi, booklet, fotografie o altri inserti.
U
UHQR: acronimo di Ultra High Quality Record. La denominazione nacque per alcune edizioni JVC/Mobile Fidelity tra la fine degli anni ’70 e i primi ’80, caratterizzate da pressaggi molto curati e profilo piatto. Oggi Analogue Productions utilizza nuovamente il marchio UHQR per una propria serie di ristampe premium, generalmente su vinile da 200 grammi con profilo flat. Non è quindi un formato tecnico universale, ma una denominazione legata a specifiche produzioni.
Ultra Disc One Step: vedi “One Step”.
Ultrasonic Cleaner: macchina lavadischi a ultrasuoni, nella quale la cavitazione prodotta in un liquido di pulizia aiuta a rimuovere contaminanti anche all’interno del solco. Esistono sistemi completamente automatici e soluzioni più semplici; per metodi, liquidi e accortezze rimandiamo alla guida su come pulire un disco in vinile.
Unofficial: pubblicazione non autorizzata dal titolare dei diritti o dall’etichetta ufficiale. La categoria può comprendere bootleg, contraffazioni e altre edizioni prive di autorizzazione; per identificarne la natura concreta occorre verificare la specifica release.
V
Vacuum Cleaner: lavadischi ad aspirazione: dopo l’applicazione del liquido di pulizia, un braccio aspirante rimuove soluzione e sporco dalla superficie. È uno dei sistemi più diffusi per la pulizia profonda dei vinili; ne parliamo nella guida su come pulire un disco in vinile.
Vinile: nel linguaggio discografico indica il disco fonografico realizzato con un composto a base di PVC, cloruro di polivinile, al quale vengono aggiunti stabilizzanti, pigmenti e altri componenti necessari alla lavorazione. Il vinile nero contiene normalmente un pigmento scuro, mentre altri composti permettono dischi trasparenti o colorati.
Vinyl Junkie: espressione informale inglese usata, spesso con tono ironico o affettuoso, per indicare un appassionato particolarmente assiduo di dischi in vinile e collezionismo.
Virgin Vinyl: composto vinilico prodotto senza utilizzare materiale proveniente dalla macinazione e rifusione di vecchi dischi o scarti già pressati. La dicitura può essere un’indicazione utile sul materiale, ma non garantisce da sola silenziosità o qualità del pressaggio.
Visual Grade: valutazione delle condizioni del disco effettuata esclusivamente con l’esame visivo. È utile per classificare graffi, segni e stato generale della superficie, ma non può prevedere con certezza il rumore all’ascolto: due copie visivamente simili possono comportarsi in modo diverso. Per questo, quando possibile, il play grading aggiunge informazioni importanti.
VTF: Vertical Tracking Force, cioè la forza verticale con cui lo stilo appoggia nel solco. Viene comunemente indicata in grammi-forza e regolata tramite il contrappeso o il sistema previsto dal braccio. Il valore corretto è quello raccomandato dal costruttore della testina e può essere verificato con una bilancina di precisione.
VTA: Vertical Tracking Angle, è l’angolo formato dalla superficie del disco e dalla linea che unisce il punto di contatto dello stilo al punto di articolazione del cantilever. La regolazione dell’altezza del braccio modifica il VTA e, indirettamente, lo SRA. Tenere il braccio approssimativamente parallelo al disco è un comune punto di partenza, ma non significa che esista una posizione universale valida per tutte le testine. Non tutti i giradischi consentono una regolazione diretta dell’altezza del braccio.
W
Warped: indica un disco deformato, ondulato o incurvato per calore, stoccaggio scorretto o problemi di produzione. Una deformazione lieve può essere descritta come slight warp; nei casi più gravi il movimento verticale o laterale può compromettere il tracciamento.
Wearing/Wear out/Worn out: indicano l’usura del disco. La lettura è un processo meccanico e nel tempo una certa usura esiste, ma con stilo in buone condizioni, VTF corretta, testina ben allineata e dischi puliti può essere estremamente lenta: molti LP di decenni fa continuano a suonare perfettamente bene. I danni accelerano invece con stili consumati o danneggiati, sporco abrasivo, mistracking, regolazioni errate e cattiva conservazione. L’idea che un vinile sia già sensibilmente “consumato” dopo poche decine di ascolti, se riprodotto correttamente, non ha basi pratiche.
WOBC/WOB/WOC/WOFC/WOF/WOL: vari acronimi per indicare scritte su cover, label o inner sleeve (writing on cover, writing on back, writing on front, ecc.).
Wow & Flutter: misurano le variazioni indesiderate della velocità di rotazione. Il wow riguarda oscillazioni relativamente lente, il flutter variazioni più rapide; entrambe si traducono in instabilità di intonazione e modulazioni del suono, particolarmente evidenti sulle note lunghe. Il dato viene normalmente espresso in percentuale: a parità di metodo di misura, più basso è il valore, migliore è la stabilità di rotazione.










Aggiungi Commento