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La rabbia dei Nirvana e il folk-blues di Leadbelly

Nel novembre 1993 Kurt Cobain e i suoi compagni salivano sul palco di MTV Unplugged armati di strumenti acustici per un set concluso dall'intensa "In The Pines".

Nel novembre 1993 Kurt Cobain e i suoi compagni salivano sul palco di MTV Unplugged armati di strumenti acustici per un set concluso dall’intensa “In The Pines“.

Quello che viene pubblicato un anno dopo è ormai noto come “album postumo” dei Nirvana, che finiscono il loro corso con il suicidio di Cobain il 5 aprile del 1994, e il titolo della canzone è quello alternativo, “Where Did You Sleep Last Night?“, una delle frasi significative del testo.

Kurt Cobain

Photo by Michel Linssen/RedfernsCC BY 2.0

Kurt inizia con un disinvolto “Fuck you all, this is the last song of the evening…” e, senza annunciare il titolo, si limita a dire che si tratta di una canzone del suo performer preferito, Leadbelly. Il nome è probabilmente ignoto per la grande maggioranza dei presenti, ma appartiene a un vero gigante, in ogni senso.

Huddie Ledbetter, meglio noto come Lead Belly (questo il suo soprannome corretto), era morto 45 anni prima dopo aver scritto alcune delle pagine più ricche della musica tradizionale americana. Cresciuto a fine ‘800 tra una piantagione della Louisiana e il Texas, aveva avuto modo di conoscere vari aspetti della vita riservata a un uomo di colore nella società dell’epoca.

Capace di raccogliere quantità enormi di cotone e svolgere il lavoro di due uomini nel costruire i binari della ferrovia, fin da bambino aveva doti naturali per la musica. Cantante dalla voce tonante e capace di utilizzare qualsiasi strumento, avrebbe poi legato la sua immagine principalmente a una chitarra Stella 12 corde dal suono imponente.

L’autore di tante canzoni (alcune rimaste nella memoria collettiva come la celebre “Goodnight Irene“) non era però altrettanto tranquillo di carattere e nel periodo tra le due guerre mondiali passò molti anni in prigione per varie imputazioni fra cui quella di omicidio.
La leggenda racconta come sia stata proprio la sua bravura di cantante e chitarrista a favorire il rilascio anticipato da un penitenziario dove lo stesso direttore invitava gli amici per ascoltarlo.

Lead Belly

Photo: Public Domain

In realtà, un ruolo fondamentale nella sua liberazione rimane sicuramente quello del famoso musicologo John Lomax e di suo figlio Alan. Attivissimi nel documentare e incidere il lavoro dei musicisti tradizionali, arrivano ad assumere il “carcerato cantante”, come sarebbe stato chiamato in seguito, con il ruolo di autista dopo aver registrato le sue prime canzoni direttamente in cella.

“Where Did You Sleep Last Night?” è una canzone presa dalla tradizione cui Lead Belly aggiunge il suo tocco inconfondibile, un vocione stentoreo che ripete le poche strofe della canzone mentre ne scandisce la melodia sulle corde basse.
Evoca qualche torbida scena di gelosia (o peggio), con una semplice sequenza di accordi che assume un sapore inquietante nel passaggio da La a Sol, un intervallo inusuale nelle semplici armonie della musica tradizionale.

Kurt Cobain – che cita un album di Lead Belly tra i più influenti nella sua crescita di musicista grunge – sceglie di eseguirla praticamente identica nella struttura, limitandosi a produrre un accompagnamento chitarristico un po’ più energico, ma crea un’atmosfera più drammatica già nel contrasto con la sua figura di angelo caduto, enfatizzata ulteriormente dalla presenza del violoncello.

La cover dei Nirvana cresce in intensità strofa dopo strofa, costruendo una tensione progressiva e implacabile sugli accordi ipnotici fino all’esplosione finale in cui Cobain passa da un cantato gentile, quasi educato, all’urlo che ne ha fatto un simbolo generazionale.
Alla fine, come se nulla fosse accaduto, si accende una sigaretta e scende dal palco per firmare qualche autografo a spettatori ancora in stato di trance.

Nessuno potrà mai dire se Kurt abbia sentito qualche affinità per il lato oscuro di Lead Belly o si sia semplicemente identificato con un testo in cui la parola d’ordine è “andare dove soffia il vento gelido”.
Sta di fatto che la sua storia personale finisce pochi mesi dopo con un proiettile alla testa. Rimangono momenti emozionanti come questo per ricordare un artista geniale e tormentato.