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Francesco Buzzurro e il Quartetto Goffriller: «Migrantes», quando la musica prende posizione

Buzzurro e il Quartetto Goffriller in undici brani tra denuncia, dolore e speranza.

C’è musica che intrattiene, e musica che manda un messaggio forte e chiaro. «Migrantes», il progetto ideato dal chitarrista e compositore Francesco Buzzurro, appartiene chiaramente alla seconda categoria. Non si tratta di un semplice concerto: è un’opera corale, civile e sonora al tempo stesso, costruita attorno a undici composizioni originali che affrontano uno dei temi più laceranti del nostro presente.

Un ensemble d’eccezione

Al centro del progetto c’è il dialogo tra Buzzurro e il Quartetto d’Archi Goffriller, ensemble formato da Vito Imperato e Giovanni Anastasio ai violini, Alberto Salomon alla viola e Benedetto Munzone al violoncello.

Le composizioni, orchestrate con cura e sensibilità da Mauro Schiavone, affidano alla chitarra un ruolo che va ben oltre quello di solista: Buzzurro è narratore, guida emotiva, voce di chi non ha voce. Gli archi, dal canto loro, costruiscono una trama avvolgente che sostiene, contrasta e amplifica ogni impulso melodico.

Undici capitoli, un solo racconto

Il disco e lo spettacolo live si articolano come un viaggio strutturato in capitoli ben distinti, ognuno con la sua densità emotiva. Si comincia dalla fuga, evocata da ritmi incalzanti e armonie volutamente sospese, specchio sonoro dell’instabilità geopolitica contemporanea. Si prosegue con il dolore del distacco, pagine intrise di nostalgia in cui riecheggiano radici spezzate e distanze incolmabili.

Il cuore drammatico dell’opera è «La Tempesta», brano dedicato al Mediterraneo, trasformato in partitura in quello che Buzzurro non esita a definire un “cimitero liquido”. La musica qui diventa materia fisica: il fragore delle onde, il silenzio delle vite inghiottite, la violenza silenziosa di un mare indifferente.

Non manca la denuncia esplicita: «Muharrib», con le sue dissonanze arabeggianti e i ritmi taglienti, ritrae senza sconti i trafficanti di esseri umani, figure moralmente deformi scolpite nel suono.

«Migrantes» non si chiude nel buio, e questo è forse il suo contributo più coraggioso. «Life», affidato al solo quartetto d’archi, è una meditazione sul valore assoluto dell’esistenza umana.

«Filoxenia» ribalta la prospettiva con un tango vibrante che propone l’accoglienza non come obbligo etico ma come occasione di incontro e crescita reciproca: il migrante non è problema, ma opportunità.

Buzzurro: stile unico, messaggio universale

Con un linguaggio che fonde jazz, musica classica e folk senza forzature né etichette, Buzzurro trova nel Quartetto Goffriller un interlocutore ideale. Il risultato è un dialogo sonoro in cui tensione e poesia convivono senza neutralizzarsi, in un equilibrio che raramente si raggiunge in progetti dal dichiarato impegno civile, dove il rischio del didascalico è sempre dietro l’angolo.

«Migrantes» è una meditazione dedicata alle vittime di tutte le guerre, un lavoro che unisce bellezza formale e responsabilità morale con l’ambizione, non piccola, di lasciare un segno.


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