HomeStrumentiChitarra - Test & DemoUn riverbero che si muove tra toni e testine
Strymon shimmer

Un riverbero che si muove tra toni e testine

Quando si uniscono un pitch shifter e un riverbero, il risultato si chiama Shimmer, ma come si comporta sullo Strymon Big Sky?

Molto spesso nel corso degli anni, si è dovuti andare oltre quello che un normale riverbero doveva o poteva fare, quindi sono nati esperimenti interessanti e successivamente questa tipologia di suoni si sono spostati anche su dimensioni “non chitarristiche”.

Shimmer

Lo Shimmer è un effetto ottenuto inviando parte del segnale in una catena di effetti quali delay, pitch shifter, harmonizer e riverbero, il risultato è una sorta di pad di tastiere che fa da sottofondo alle note emesse dalla chitarra (nel nostro caso). 

Questa tecnica cominciò a essere usata da The Edge, in collaborazione con il produttore Brian Eno, e si può averne un esempio in brani come “With or Without You”, “Mothers of the Disappeared”, “4th of July” e “City of Blinding Lights”. 

Vediamo quali tipi di parametri sono configurabili con l’algoritmo Shimmer contenuto nel BigSky: 

  • Parametro 1 – Shift 1: gestisce il pitch shifting 
  • Parametro 2 – Shift 2: come sopra 
  • Parametro 3 – Amount: permette di gestire il livello di volume delle voci che vengono trattate dal pitch shifter
  • Parametro 4 – Mode: seleziona lo shimmer in ingresso senza rigenerazione, shimmer con il regen tank o entrambi.
  • Parametro 5 – Low End: influisce sulle basse frequenze e sul profilo di decadimento. Quando lo si alza, più frequenze basse riverberano creando un effetto più profondo, il quale è indicativo di un minor numero di bass trap e altri dettagli architettonici della stanza virtuale.

Magneto

Diverso tempo fa, la stessa Strymon lanciò sul mercato un prodotto molto lontano dal mondo chitarristico, ovvero il Magneto, un modulo eurorack che che simula un delay a quattro testine (ovviamente in maniera digitale) ma con una serie di collegamenti molto complessa e ampia per poter permettere al musicista di poter spaziare quanto più è possibile, come vuole la tradizione dei Synth modulari.

Vediamo quindi cosa possiamo impostare per il suono derivato dal Magneto:

  • Parametro 1 – Low End: regola la risposta in bassa frequenza. Valori più alti consentono più corposità in quella porzione di spettro. I valori più bassi si estendono dalla fascia bassa in un modo rappresentativo di molte macchine delay a nastro.
  • Parametro 2 – Diffusion: controlla “l’effetto sulle testine”. Quando il parametro Diffusion viene alzato, le testine sono sempre “più effettate”, creando una qualità riverberata alle ripetizioni
  • Parametro 3 – Heads: permette di selezionare il numero di testine in uso, da tre a sei.
  • Parametro 4 – Spacing: la spaziatura uniforme (selezionabile nelle due modalità) pone le testine alla stessa distanza l’una dall’altra per tempi di ritardo uguali mentre la spaziatura irregolare le “disperde”, creando un effetto più complesso, meno ritmico e regolare.

Ambiti d’uso più frequenti

Entrambi questi algoritmi hanno una forte presenza di anni ‘80 e ‘90 nel loro suono (nonostante il Magneto prenda spunto da macchine anche precedenti), dove praticamente l’intera produzione rock e pop di quegli anni si basava sul suono di uno shimmer.
Il suono è estremamente imponente ma comunque gestibile, permettendo quindi di creare atmosfere che per alcuni sarebbero associabili a qualcosa di “onirico”, ma con il suono della nostra chitarra che non viene mai “mangiato” del tutto e con i vari intervalli possiamo giocare con le ottave (generando un bellissimo effetto detuned).

Il Magneto prende il sound a piene mani dalla macchina eurorack e per certi versi non si discosta in maniera troppo netta dal suono di uno shimmer per quanto riguarda l’ ampiezza (non ha ovviamente il pitch shifting, non avrebbe avuto senso).

Grazie alla possibilità di regolare lo spazio tra le varie testine, permette di simulare una serie di ambienti molto diversi e anche non del tutto lineari tra loro, permettendo anche di giocare con le ripetizioni delle testine (mettendole in tempi molto brevi per esempio).
Ha di fondo il timbro di una macchina “analogica” che restituisce un suono molto caratteristico.

Per l’ ultima puntata tratteremo due algoritmi che sembrano andare in direzioni diverse e quasi opposte per quello che permettono di ottenere e dalle premesse per il quale sono nati…

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