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Vaam Vibropik, la prima silent guitar e solid-body italiana

Secondo appuntamento con le bellezze vintage del nostro Paese, stavolta incontriamo la Vaam Vibropik non solo la prima silent guitar ma anche la prima solid-body italiana.

Con la fine della Seconda Guerra Mondiale e la ripresa dei consumi, ripartirono le vendite di strumenti musicali ma la chitarra “moderna” per il jazz e la musica leggera era ancora uno strumento piuttosto esclusivo e riservato ai professionisti. Le prime chitarre elettriche erano ancora una chitarra acustica “microfonata”.

A metà degli anni ’50 la chitarra acquista sempre maggiore popolarità. La ripresa delle trasmissioni televisive nel 1954 fa da volano alla vendita dei dischi e alla nuova richiesta di chitarre da parte del grande pubblico. Scoppia la mania della chitarra come non si era vista dai tempi di Paganini…

Nel 1954 la cifra spesa in dischi dagli italiani raggiunse i 3 miliardi di lire. […] Le manifestazioni canore a sfondo agonistico, sparse in tutta Italia, erano ormai 500 circa, e non accennavano a calare. Il fenomeno provocò una frenetica domanda di canzoni nuove, nel corso del ’54 ne furono depositate alla SIAE ben 17.600.

De Luigi Mario, 1982, L’industria discografica in Italia

La sempre più forte domanda di chitarre elettriche aveva già attirato l’attenzione di altri settori e lanciò nuove sfide alla distribuzione e alla promozione. La richiesta di strumenti musicali per il largo pubblico offriva opportunità anche a chi di quel settore non ne faceva parte. 

La richiesta sempre maggiore di accessori per elettrificare gli strumenti venne inizialmente soddisfatta con prodotti di importazione soprattutto dalla Germania: pickup, sia magnetici che piezoelettrici e non mancavano trasduttori per violino, mandolino, contrabbasso e fisarmoniche. 

Già nel 1950 Ercole Pace, celebre tecnico del suono di Cinecittà, ne brevettò uno con ben sei bobine in serie che fu adottato da qualche musicista ma non ebbe grande seguito. 

Framez

Tra i primi produttori di pickup su scala «industriale» ci furono sicuramente Athos Davoli a Parma che iniziò verso il 1954, poi i fornitori della Meazzi: Abele Naldi e figlio a Milano; Sergio Montanari a Bologna che darà vita ai marchi Super MB e, dal 1962, Montarbo.

Fu subito chiaro che la chitarra elettrica non sarebbe stata più solo cosa di liutai e si scoprì presto che con i volumi sempre più alti gli strumenti acustici erano un problema per la facilità con cui provocavano inneschi, fischi e rumori di tutti i tipi quando si provava a microfonarli.
Dopo la Telecaster di Leo Fender (sconosciuta in Europa per decenni) anche in Italia erano maturi i tempi per una chitarra solid body.

Vaam guitar

Il primo a provarci fu il bolognese Vannes Ambrosi che distribuiva con la sua azienda VAAM «materiali e conduttori per televisione, radio, elettricità, elettrodomestica e telefonia» attraverso una collaudata rete di vendita e di distribuzione attraverso cataloghi per corrispondenza e agenti locali.

Nel 1954, l’anno della nascita della Fender Stratocaster, la Vaam mise in catalogo la prima solid body italiana: la Vibropik 19220, una futuristica follia ma anche una intuizione che sarà adottata molti anni dopo per le chitarre da viaggio della Yamaha (le silent guitar).

Vaam guitar

La Vibropik fece il suo esordio nel catalogo Vaam numero 29, accompagnato dal listino del 1954 che la proponeva a 33.616 Lire. Nel 1960 era ancora in catalogo con un leggero sconto: 29.000 Lire quando lo stipendio mensile di un operaio era di circa 40.000 lire.

Non sappiamo se la parte centrale in legno fu fatta in proprio o più probabilmente commissionata a qualche ditta di liuteria. L’elettronica era certamente fatta in casa.

Vaam guitar

Il pickup modello 19140 era venduto anche singolarmente, è un single coil che non sfigura rispetto ai pickup dell’epoca, sia tedeschi che italiani, e che riserva qualche sorpresa anche se paragonato ai DeArmond americani che all’epoca erano il riferimento per tutto il mercato. 

Vaam per un periodo fornì anche Meazzi, si ritrovano accessori simili su entrambi i cataloghi.

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Fino ai primi anni 60 lo standard per lo spinotto di uscita del segnale era un miraggio. In Germania si usava il connettore pentapolare DIN, in Italia ci si divideva tra lo spinotto tripolare detto Geloso e uno spinotto leggermente più piccolo dello standard del jack da ¼ di pollice.

In Inghilterra Vox userà sulle prime elettriche la presa coassiale Amphenol (o Anphenol, credo per problemi di copyright) presa in prestito dall’industria della radio ed è proprio questo il tipo di connettore adottato sulle Vibropik.
In uno dei due esemplari in foto è stato sostituito con un più comune jack ma l’originale è stato gelosamente conservato.

Vaam guitar

La cornice che doveva farla sembrare una chitarra normale era fatta di un materiale plastico abbastanza fragile tanto che, su uno degli esemplari sopravvissuti, la cornice era stata già sostituita con una di alluminio solo dopo due anni di uso intenso. Fu acquistata verso il 1956 dal maresciallo dell’aviazione Ernesto Grinello, chitarrista del complesso Quartetto Azzurro.
Nella foto del 1962 lo vediamo con il collega Salvatore Ligas alla fisarmonica. Nel corso della sua storia furono cambiate anche le meccaniche e la manopola del potenziometro. 

Ernesto Grinello
Foto © Massimo Grinello

E a proposito, quello strano contrabbasso usato dai Campioni che si vede nel film “I ragazzi del juke box” del 1959 sembra proprio il fratello gemello della Vibropik ma non abbiamo trovato nessun riscontro nei cataloghi. 

Tante innovazioni così presto, forse troppo: il 1954 è stato l’anno in cui la classifica del Festival di San Remo vedeva al primo posto Giorgio Consolini e Gino Latilla con Tutte le mamme, al secondo Katyna Ranieri e Achille Togliani con Canzone da due soldi e terzi Gino Latilla e Franco Ricci con E la barca tornò sola. La chitarra non ebbe molto successo e fu presto dimenticata senza lasciare molte tracce. A oggi, che io sappia, sono rimasti  solo quattro esemplari, di cui solo due con la loro cornice originale. (Senza cornice la chitarra sembra anticipare di dieci anni la La Baye del 66 resa famosa dai Devo).

Dynacord
Foto courtesy by Stefan Lob www.schlaggitarren.de

Ma l’idea non era malvagia e cinque anni dopo l’uscita di produzione della Vibropik, nel 1965, la tedesca Dynacord lancerà sul mercato una delle chitarre più fetish degli anni Sessanta: la Cora (fetish fino a che non abbiamo scoperto la Vibropik, naturalmente). La Dynacord, nata negli anni Quaranta, era specializzata in apparati elettronici proprio come la Vaam ed è ancora oggi in attività.

Quando verso il 1965 iniziò a vendere chitarre e bassi elettrici col suo marchio si rivolse all’italiana Welson di Quagliardi a Castelfidardo per tutta la gamma in catalogo tranne la Cora, evidentemente un prodotto da esposizione per attirare la clientela sui modelli più tradizionali e ottimo per la copertina del catalogo.
Della Cora ne furono fatti solo circa 100 esemplari in nero e una trentina in rosso con l’hardware dorato.

Per anni si è vociferato delle origini italiane di questa chitarra e una presunta collaborazione con la GEM (Galanti). Oggi sappiamo con ragionevole certezza che fu prodotta interamente in Germania partendo dall’idea italiana della Vaam.

Il vintage italiano ti appassiona? Visita il mio sito web FetishGuitars.com

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