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Storia di Gretsch: da Chet Atkins alla White Falcon

Siamo a metà degli anni ’50 e fa la sua comparsa nel mondo Gretsch un musicista che affianca il suo nome a quello del marchio quasi tanto quanto Les Paul fa con la concorrente Gibson: Chet Atkins.
Si tratta di un chitarrista dalla tecnica fenomenale, non a caso la sua chitarra è spesso accanto alla voce del Re, Elvis Presley. Ma non solo, Chet mette la sua opera nelle registrazioni più importanti che escono da Nashville, uno dei luoghi più importanti per la musica americana, anche al giorno d’oggi.

Nasce la signature Gretsch di Chet Atkins

Quando abbiamo fatto il paragone con Les Paul non lo abbiamo fatto certo a caso, visto che Chet chiederà proprio a lui alcune dritte sulle possibili royalties derivate dalle future vendite di strumenti a suo nome.

La sua chitarra parte come base da una 6120, anch’esso un prodotto storico in casa Gretsch, con la sua tipica colorazione arancione.
La chitarra di serie montava i tipici pickup single coil e un ponte bigsby.
Nel corso del tempo Atkins richiederà varie modifiche, sia estetiche che funzionali, fino anche alla eliminazione delle buche ad F per il rischio di feedback, nonché la presenza di un pickup humbucker (anche in questo caso resta aperta la questione su chi abbia inventato prima il magnete a doppia bobina, se Gibson o Grestch che pure lo stava sperimentando già da diverso tempo).

Così la chitarra signature di Atkins si evolve negli anni, alla ricerca di un suono sempre più bilanciato e più ricco di medio-basse frequenze, in generale una timbrica più morbida e calda.

chet atkins

White Falcon, la chitarra più sfarzosa di sempre

Intanto arriva anche un’altra grande protagonista della storia Gretsch, la White Falcon, imbracciata negli anni da chitarristi di tutti i generi musicali, sia per il suono che per la capacità di provocare stupore sul palco.

Con le sue forme generose, il suo tipico bianco è reso ancora più luminoso dalle componenti dorate, dai numerosi binding sparkle ottenuti dalla competenza già maturata sulla finitura delle batterie. Anche la paletta viene ridisegnata e diventa anch’essa iconica, con le sue meccaniche Grover Imperial.
Insomma, fino alle manopole, ogni minimo particolare è portato allo sfarzo estremo. E poi c’è il suono, inimitabile, una voce che ha scritto pagine e pagine di storia della musica.

Il resto, come sempre, ce lo facciamo raccontare dal buon Davide Tomassone, ascoltando le chitarre grazie alle mani di Moreno Viglione, come sempre collegati dal negozio Sergio Tomassone Roma.

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