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La scelta del pedale boost per il tuo guitar tone

Il Boost, o Booster, sembra essere il più "semplice" dei pedali per chitarra da scegliere, invece la sua selezione deve essere molto oculata, vediamo perché...

Per molti anni “pulizia” e “trasparenza” sono state le parole chiave del vocabolario del chitarrista. Al contrario, alcuni pedali boost di produzione più recente, sembrano andare in contro-tendenza: aggiungono deliberatamente “sporco” e “colore” per rendere il suono più personale.

Questa categoria relativamente nuova di effetti per chitarra è probabilmente ancora alla ricerca di un nome appropriato. A seconda dei casi vengono usate le definizioni: “Tone Boosters”, “Sound Enhancers”, “Tone Accelerators”, “Texturizers”, “Sweeteners”, “Tone Shaping Tools”, “Tone Sculpting Effects” o “Tone Fixers”.

Questo video-episodio passa in rassegna alcuni interessanti pedali da prendere in considerazione. Vi ricordo che i sottotitoli in Italiano possono essere attivati dalla barra di comandi del player.

Chitarra-cavo-amp è sempre meglio?

Una nutrita schiera di chitarristi afferma con convinzione che “Niente batte una chitarra collegata direttamente all’amplificatore“… personalmente sono convinto che questo sia un mito da sfatare.

La prima volta che ho suonato con un eco a nastro vintage originale, rimasi sorpreso di scoprire che non solo ottenevo effetti delay avvolgenti e pastosi, ma dalla sezione di preamplificazione ottenevo anche una trama e un colore che arricchivano il suono.

Binson Echorec

Questo ci ricorda che molti “guitar heroes” usavano il preamplificatore dei loro effetti analogici come “Tone Boosters”. Roland Space Echo, Maestro Echoplex, Fender Reverb Unit, Binson Echorec: hanno tutti preamplificatori che aggiungono carattere e piacevole “sensazione di granulosità” al suono. 

Persino musicisti come BB King, Freddie King, Chuck Berry ed Elvin Bishop, che sono spesso portati ad esempio come “buoni vecchi guitar heroes da chitarra – amplificatore”,  utilizzavano in realtà la colorazione e i tagli di frequenza del circuito Varitone delle loro Gibsons ES

Per non parlare del fatto che questi musicisti usavano amplificatori a valvole a manetta su grandi palchi, cosa che sfortunatamente non si applica alla maggior parte di noi.

Eric Clapton per registrare il mitico album di debutto dei Bluesbreakers di John Mayall usò un Dallas Rangemaster Treble Booster. Il suo modello Signature Stratocaster, introdotto nel 1988, aveva un mid-boost attivo integrato nella chitarra.

Dallas Rangemaster

Jimmy Page, Danny Gatton, Neil Young, Eric Johnson, Eddie Van Halen, East Bay Ray dei Dead Kennedys, Andy Summers dei Police, usavano tutti un Maestro Echoplex come effetto “sempre attivo”: quando l’eco era disattivato, il preamplificatore dry fungeva da “tone booster”.

Maestro Echoplex

Il mondo in miniatura…

Ciò portò all’idea di ricreare lo stesso tipo di trattamento sonoro in pratico formato stompbox. Occorre chiarire che questi pedali “Tone Boosters” non sono costruiti risalendo realmente alla progettazione dei vecchi circuiti di preamplificazione originali.
Infatti, il “reverse engineering” del preamplificatore di una complessa apparecchiatura vintage non è affatto semplice. 

Occorrerebbe adattare circuiti valvolari e componentistica di annata alla disponibilità del mercato attuale e ai processi di produzione di oggi. Più spesso, la progettazione dei tone booster di nuova generazione trae ispirazione da un certo suono e cerca di ricrearlo reinterpretando liberamente il circuito preamp originale.

I primi esempi sul mercato sono stati il ​​Badger Badgerplex, un pedale boutique realizzato in Texas con componenti di rimanenza, e l’australiano ClinchFX EP-Pre, realizzato anche nell’interessante versione Pico-Pre, una piccolo box sempre acceso senza interruttore a pedale.

Pico pre

Xotic nel 2009 lanciò il superbo EP Booster; diventato un assoluto best seller. L’EP Booster è un preamplificatore FET trasparente, con una singola manopola e un unico grande suono ben bilanciato. Non ci si può sbagliare: il suono viene trattato con una compressione leggera, aggiunta di armoniche e corposità, specialmente quando è alimentato a 18 Volt. 

D’altra parte, l’Xotic EP Booster non è una fedele reinterpretazione del vero suono del preamplificatore del Maestro EP-3. Le unità Echoplex originali erano caratterizzate da un’elevata impedenza di uscita, che si traduce in un timbro caldo, con una morbida attenuazione delle alte frequenze, specialmente in presenza di cavi molto lunghi.

Nel mercato odierno ci sono diversi pedali ispirati a circuiti di preamplificazione storici che offrono interessanti alternative all’EP Booster di Xotic.
Nel 2018 la Texana Jackson Audio ha introdotto il Prism boost. Con tutte le impostazioni “flat”, questo pedale è molto simile allo Xotic EP Booster, ma il Prism è concepito per espandere ben oltre le possibilità sonore. Infatti il ​​nome di questa stompbox si riferisce alla proprietà di un prisma ottico di scomporre un fascio di luce nei diversi colori dello spettro luminoso (a qualcuno verrà in mente l’artwork di un ben noto disco, NdR).

Jackson Audio Prism

Definito come “Photoshop per chitarra”, è stato concepito per abbellire il suono con un tocco personale di colore. È dotato di 2 controlli di tono e 3 circuiti di boost alternativi con diverse curve di equalizzazione. La prima posizione del micro-switch a destra, è denominata “Transparent” e ha una risposta EQ piatta. La posizione centrale, denominata “Amp”, è un mid-boost con un colore da amplificatore a valvole e infine c’è una posizione “Color” per una pronunciata brillantezza degli alti.

L’altro switch aumenta il livello di guadagno in tre passi progressivi; con l’impostazione su “High”, si entra in territorio di overdrive moderato. In questa posizione il Prism diventa una possibile alternativa al Klon Centaur, solo appena più compresso.

L’anno 2022 ci ha portato altri due effetti molto interessanti. Source Audio ha prodotto il suo primo pedale analogico: “ZIO“, progettato in collaborazione con Shoe Pedals. ZIO amplia ulteriormente la versatilità timbrica, offrendo quattro circuiti di preamplificazione indipendenti, combinati con tre preset di equalizzazione.
Nella mente dei creatori, ZIO non è italiano ma è l’acronimo di “impedenza (Z) Input-Output”, con riferimento alla sua forte azione di buffering.

Source Audio ZIO

I quattro circuiti offrono una scelta di diversi colori o variazioni timbriche; si spazia dalla “trasparenza” della modalità JFET al timbro caldo dell’emulazione del preamplificatore dell’Echoplex.
La modalità “Low-Cut” riduce il rimbombo di basse frequenze; particolarmente utile per portare un po’ di limpidezza nei suoni tendenzialmente impastati sui bassi di humbucker al manico o chitarre baritone in distorsione.

Il piatto forte dello ZIO è il circuito preamp “Studio”, ispirato al glorioso equalizzatore da studio Pultec EQP-1. Questa unità valvolare dei primi anni ’50 ha sia un controllo di guadagno che uno di attenuazione che agiscono su una determinata frequenza selezionata

Pultec

Il manuale di istruzioni Pultec raccomandava di non incrementare e attenuare mai la stessa banda di frequenza contemporaneamente; infatti in teoria questa sarebbe un’operazione senza senso. Nella pratica i fonici scoprirono che agendo contemporaneamente con gain e cut su una stessa banda nelle medio-basse frequenze, ottenevano maggiore pulizia e limpidezza timbrica.

Questa tecnica, nota con il nome di “Pultec trick“, crea una caratteristica curva di equalizzazione con una flessione nelle cosiddette “frequenze torbide”.

Pultec trick

Il circuito preamp “Studio” dello ZIO, ricrea questa particolare curva di equalizzazione; di conseguenza, si ottiene un timbro di chitarra “vocale” e armonioso che risalta bene nel mix.
Infine, lo switch “tone”  a sinistra emula tre diversi carichi di capacità dati da cavi di diversa lunghezza; fondamentalmente consiste in tre leggeri preset di equalizzazione: da un’impostazione più brillante a una più scura.

La attiva e creativa Crazy Tube Circuits, con sede ad Atene, in Grecia, ha presentato al NAMM estivo del 2022 il Super Conductor.
È un pedale tone booster che consente notevole versatilità timbrica, decisamente vincente sul piano del rapporto qualità/prezzo. 
Vanta quattro diversi circuiti di preamplificazione classici, ciascuno con 2 impostazioni alternative, per una scelta imbarazzante di splendidi suoni.

La prima posizione è ispirata al leggendario Dallas Rangemaster degli anni ’60, la seconda posizione è un’ottima emulazione del preamplificatore dell’Echoplex EP-3 dei primi anni ’70, la terza posizione è basata sull’MXR Micro Amp, un classico dei primi anni ’80, e l’ultima posizione, denominata “MF”, è una reinterpretazione del boost MOSFET Zvex Super Hard-On, introdotto nel 1996.
Una sequenza temporale di 4 decenni di suoni leggendari ai nostri piedi. 

Tutte le posizioni possono fornire suoni gloriosi e risulta facile trovare ciò che, a seconda dei casi, si adatta meglio a strumentazione impiegata, stile musicale e gusto personale.

Crazy Tube Circuit Super Conductor

Un pulsante bianco sulla sinistra influisce sulle prime 2 posizioni e consente di selezionare tra il bilanciamento timbrico originale dei circuiti vintage e un’impostazione EQ per un timbro più corposo. Un pulsante nero sulla destra influisce sulle ultime 2 posizioni e raddoppia la tensione internamente a 18 V per un maggiore margine di pulizia e presenza sui bassi.

La posizione Echoplex, ovviamente etichettata come EP, introduce una piacevole trama graffiante, ed è particolarmente indicata per i suoni caldi del rockabilly o per suonare la slide.
La posizione del Micro-Amp, intuitivamente contrassegnata “MA”, è un ottimo clean boost.
L’ultima posizione, contrassegnata “MF” è ottima per la solistica: è molto trasparente ma con una piacevole pastosità; ha anche una risposta eccezionale alle dinamiche del tocco.

Diverse combinazioni di circuiti e posizioni dei pulsanti hanno diverse soglie di guadagno; la posizione “MF” ha il maggiore incremento di volume.
La prima posizione, siglata “RM” in richiamo al Rangemaster, introduce un aumento degli acuti molto drastico. In questa modalità il Super Conductor andrebbe posizionato per primo nella catena del segnale, in quanto il Rangemaster, a causa della sua impedenza di ingresso, va preferibilmente collegato direttamente alla chitarra, per una migliore risposta dei controlli. 
Inoltre il circuito “RM” è indicato per il canale più scuro “Normal” dell’amplificatore piuttosto che per i canali “Bright” o “Brilliant”. Lo stesso vale per la posizione “Color” del Jackson Audio Prism.

Il pedaletto dove lo metto?

Dunque, Jackson Audio consiglia di posizionare il Prism per primo nella catena del segnale e Source Audio definisce lo ZIO un “Front End Boost”, il che significa anche che dovrebbe essere posizionato per primo in pedaliera. 
Personalmente ho scelto di trasgredire questa regola e ho sempre collocato questo tipo di pedali in coda, per ultimi nella catena di segnale. 

L’inconveniente del mio set-up è che i circuiti Treble Booster vengono penalizzati; d’altra parte, il Tone Booster in coda non interferisce con il bilanciamento dell’equalizzazione dei pedali overdrive e dona un incremento più generoso di volume, limpidezza e bassi. 

Inoltre, il pedale Tone Boost a fine catena si comporta un po’ come lo stadio finale di mastering di una registrazione: aggiunge una piacevole compressione leggera, smussa il suono in generale, conferisce al suono carattere timbrico più personale e consente un controllo flessibile. 
Di conseguenza, uso il tone booster sempre acceso, indipendentemente da ciò che sto suonando, con il livello di guadagno ad “unity gain”: quasi in pari al livello di ingresso.

Come mi è venuta questa idea? Da appassionato di vintage, mi è venuto naturale posizionare il Tone Booster esattamente dove sarebbe stato se avessi usato il vero preamplificatore di un’unità vintage Echoplex, Binson o Pultec, cioè dopo tutti gli altri miei pedali. 
Un Tone Boost non dovrebbe essere invadente, dovrebbe aggiungere presenza, colore e profondità preservando la dinamica del proprio stile personale e l’equilibrio timbrico dello strumento. 

Un boost al contrario!

Un altro interessante pedale per modellare il suono è il Surfy Industries Blossom Point. Questa stomp-box ha un diverso concept: non ha un boost di volume, al contrario, ha dei controlli contro intuitivi di attenuazione dei segnali in entrata ed in uscita, per garantire una perfetta corrispondenza tra il livello del segnale in ingresso e lo stadio di compressione interno del circuito.

Surfy Industries Blossom Point

Questo “sound enhancer” è ispirato al Boss FBM-1, simulatore di Fender ’59 Bassman. Il sorprendente elemento di innovazione è che il Blossom Point non si basa sulla tecnologia digitale “COSM” dei pedali Boss ma, come qualsiasi altro pedale di Surfy Industries, ha un circuito completamente analogico.

Originariamente chiamato “Brownfacer”, il Blossom Point emula il calore valvolare di un amplificatore Fender dei primi anni ’60, spinto a volumi sostenuti. 
Il nome è ispirato a Dick Dale, che era solito definire “Blossom Point”, il punto magico in cui il suo Showman blond suonava con armoniche piene, corpo e sustain, prima di entrare in distorsione. 
“Prima di distorcere” è un passaggio chiave, infatti il ​​Blossom Point non è propriamente destinato all’interazione con pedali di gain, ma è piuttosto uno strumento utile per aggiungere un po’ di “mojo” o “vintage vibe” a una chitarra pulita in un amplificatore moderno.

Il Blossom Point imita il cedimento sui segnali di picco, la compressione e la saturazione valvolare, per dare calore e “carattere vintage” a qualsiasi amplificatore dal suono moderno.
Suona benissimo per surf, rockabilly, delta blues, jazz o qualsiasi altra applicazione in cui si possa apprezzare un timbro caldo e pulito con un carattere vintage.

Conclusioni

In conclusione, un buon Tone Booster arricchisce il suono con un incremento di contenuto armonico, una leggera compressione e un po’ più di presenza. Un Tone Booster in pedaliera addolcisce il timbro di base e consente di migliorarlo e modellarlo in modo più personale, soprattutto se si sceglie un taglio di frequenze deliberato o quando entrano in gioco un po’ di “granulosità” o “ruvidità”.

Un altro ruolo chiave dei Tone Booster è adattare facilmente la resa tonale quando si cambia chitarra e gestire le variazioni timbriche determinate da diversi livelli di volume dell’amplificatore.
Quando viene posizionato per ultimo nella catena della pedaliera, il Tone Booster si comporta come uno stadio di mastering finale: restitisce il timbro naturale con l’aggiunta di un processo di rifinitura, come un… Photoshop per chitarra!

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