Il Fender Vibroverb è considerato uno degli amplificatori vintage Fender più ricercati di sempre. Esiste in tre versioni: il brown 6G16 2×10 del 1963 (8 mesi di produzione), il blackface 1×15 del 1963-1965, e le riedizioni successive. La sua fama leggendaria si deve a Stevie Ray Vaughan, che incise Texas Flood nel 1983 con due Vibroverb blackface modificati dal liutaio César Diaz: da quel momento gli originali divennero i Fender blackface più costosi sul mercato del vintage.
Dunque, negli scorsi articoli abbiamo osservato alcuni storici amplificatori Fender dell’ “era tweed” degli anni ’50 e del periodo “brownface” dei primi anni ’60; ora abbiamo tra le mani quella che viene considerata la gemma più ricercata e preziosa della “era blackface” della metà degli anni ’60.
Cogliamo questa opportunità per iniziare da principio e fare una panoramica completa sulla storia di questo prestigioso modello, a partire dalla sua introduzione nel 1963 fino alle più recenti reissue.
I primi amplificatori con effetti
Con la tank di riverbero a molla “tipo 4”, introdotta da Hammond nel gennaio 1961, divenne finalmente possibile dotare gli amplificatori per chitarra di effetto riverbero incorporato.
Al Summer Namm show di Chicago del 1961, Ampeg presentò il Reverberocket, il primo amplificatore per chitarra con riverbero integrato.
Altre aziende seguirono a ruota la strada aperta da Ampeg: Gibson, Magnatone, Danelectro e Premier, entro l’autunno del 1961, introdussero tutte il riverbero come funzione incorporata nei loro amplificatori per chitarra. A loro si unirono presto Epiphone, Supro, Harmony, Kay, Rickenbacker, National e Guild.
Sorprendentemente, Leo Fender non saltò su quel treno e scelse invece di introdurre l’unità di riverbero indipendente 6G15.
Se da un lato l’unità “stand-alone” di Fender garantiva maggiori flessibilità e versatilità di impiego, d’altra parte per i chitarristi era una soluzione costosa ed ingombrante.
Difatti obbligava a trasportare al seguito dell’amplificatore un secondo apparecchio indipendente; mentre altre marche offrivano il riverbero come una funzione pratica ed economica, agevolmente incorporata in maneggevoli amplificatori combo.
Nasce il Vibroverb
Nel febbraio 1963 giunse finalmente il momento di colmare questo divario con i concorrenti. La risposta della Fender fu il Vibroverb 6G16 2×10, con rivestimento in tolex marrone, il loro primo modello di amplificatore con riverbero incorporato.
Questo nuovo modello era essenzialmente una versione combo della testata/cassa Tremolux 6G9-B 2×10, con l’aggiunta di un circuito di riverbero.
In effetti, il Tremolux 6G9-B blond e il Vibroverb brown sono elettronicamente identici, ad eccezione del circuito di riverbero, e condividono una quasi identica configurazione del pannello di controllo.
Il Vibrolux 6G11 era un altro parente stretto ma aveva trasformatore di uscita da 8 Ohm per l’accoppiamento con un singolo speaker da 12”.
L’estate del 1963 portò una ventata di innovazione nella linea di amplificatori Fender. Il look venne rinnovato: la nuova veste consisteva in copertura in Tolex nero e pannello di controllo nero, da cui il soprannome di amplificatori “Blackface“.
Molti dei nuovi modelli vennero dotati di riverbero integrato, il Vibroverb sembrava quindi aver perso il suo ruolo e venne temporaneamente messo fuori catalogo, dopo solo 8 mesi circa dalla sua uscita.
Nel settembre del 1963 un altro modello venne convertito in versione blackface: il Pro Amp, con un unico altoparlante da 15” e senza riverbero.
Entro la fine del 1963, la sua controparte con riverbero, era pronta per essere lanciata sul mercato. Tuttavia il modello non venne presentato con il nome di “Pro Reverb”, come avrebbe dettato la logica e sarebbe stato lecito attendersi: in modo un po’ confusionario Fender scelse invece di recuperare il nome “Vibroverb”.
In sostanza, il Vibroverb nero non è lo stesso amplificatore del suo predecessore in tolex marrone, ma piuttosto un Pro Amp blackface con l’aggiunta di un circuito di riverbero integrato.
Come il Pro Amp, anche il Vibroverb è basato sui tipici circuiti dell’epoca: AA763 e AB763. Due valvole finali 6L6 sviluppano circa 40 Watt di potenza, erogati attraverso un singolo altoparlante da 15”.
Lo speaker era un grande Jensen C15N con magnete ceramico, o un imponente JBL D130F, con magnete in alnico e cappuccio para-polvere in alluminio.
Il tremolo a modulazione di bias, tipico degli amplificatori della “era tweed” e del 6G16, è sostituito da effetto tremolo a sensore ottico.
Il Vibroverb nell’era CBS
Data la sovrapposizione o ridondanza trai modelli Vibroverb e Pro Amp, non c’è da stupirsi che non appena la CBS prese possesso della società Fender, nel gennaio 1965, volle mettere un po’ d’ordine nella produzione.
Il nuovo management mirava ragionevolmente ad ottimizzare il catalogo dei prodotti, per facilitare il lavoro del reparto vendite e rendere l’offerta più chiara ai clienti.
Il Pro Amp e il Vibroverb neri ebbero entrambi brevi vite: vennero messi fuori produzione subito dopo l’acquisizione della gestione da parte della Columbia.
Nell’estate del 1965 un nuovo modello di amplificatore, finalmente con il nome diretto ed intuitivo di “Pro Reverb” sostituì sia il Pro Amp che il Vibroverb.
A causa dello scarso successo commerciale dei combo 1×15, il Pro Reverb era dotato del più convenzionale complemento di altoparlanti 2×12.
I combo per chitarra con l’audace configurazione di cabinet 1×15 scomparvero dal catalogo Fender per diversi anni.
La prova sul campo
La prova di un Vibroverb blackface vintage originale, ci permette di constatare che abbiamo a che fare con un combo dal suono davvero fantastico. Il timbro rimane composto, dolce e caldo; anche se utilizzato con chitarre single coil e selettore “Bright” attivato.
I brevi stralci di registrazione presenti nel filmato allegato, credo lo dimostrino in modo inequivocabile.
L’altoparlante da 15″ garantisce una resa solida delle basse frequenze; alzando gli alti, si ottiene brillantezza a volontà. Altro vantaggio portato dal generoso diametro del cono è l’eccellente diffusione sonora, ideale sia per il monitoraggio sul palco che per la proiezione del suono nel pubblico.
Avendo avuto la possibilità di testare questo amplificatore sia con il suo altoparlante originale Jensen C15N che con blasonato cono vintage JBL D130F, posso dire di preferire decisamente il tono morbido e rotondo del bellissimo Jensen. Il JBL ha un suono un po’ più spigoloso, con un picco di alti più secco e pronunciato.
Al di là di queste valutazioni, sempre soggette ai gusti personali, penso che si possa dire che il Jensen offra un più caratteristico “suono blackface”.
D’altra parte il JBL è molto più robusto e affidabile del Jensen; infatti il C15N vintage soffre quando viene spinto a tutto volume, fino al punto che talvolta cede.
I C15N vintage reissue prodotti oggi in Italia da Jensen, ripropongono le caratteristiche timbriche dei diffusori originali, ma hanno una potenza accresciuta a 50W, per scongiurare qualsiasi rischio di rotture, anche quando vengono spinti a tutta birra.
Il più desiderato tra i Fender d’epoca?
In buona sostanza, il Vibroverb suona decisamente alla grande, così come anche altri modelli Fender blackface dello stesso periodo; dunque, perché è comunemente considerato il più desiderabile di tutti?
Quasi sempre le fortune di un determinato modello, sono condizionate dall’importanza dei loro testimonial e dall’influenza che questi esercitano sulla scena musicale.
Questa regola trova conferma con il Vibroverb 1×15. Infatti le sorti del Vibroverb blackface cambiarono radicalmente quando Stevie Ray Vaughan pubblicò il suo album di debutto Texas Flood nel 1983.
Per quelle session in studio Vaughan usò contemporaneamente 2 amplificatori Vibroverb Blackface del 1963, notevolmente modificati dal suo tecnico e liutaio César Diaz.
I rari esemplari originali divennero ricercati e molto quotati come valore collezionistico, divenendo gli ampli blackface più costosi sul mercato del vintage.
Fender nel 1990 realizzò, per pochi anni, una riedizione del modello brown 6G16 del 1963, anch’esso molto raro e quotato.
Dal 2003 al 2008 venne prodotta la riedizione Vibroverb ’64 Custom blackface, progettata proprio con César Diaz.
Il filmato ripercorre questa storia con dovizia di particolari e approfondimenti. Ricorda di attivare i sottotitoli in Italiano dalle opzioni del player e… buona visione!
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Per chi ha fretta: 5 risposte sul Fender Vibroverb
1. Cosa rende il Fender Vibroverb così ricercato?
La leggenda nasce con Stevie Ray Vaughan e l’album Texas Flood del 1983: usò due Vibroverb blackface 1×15 del 1963 modificati dal liutaio César Diaz. Da quel momento gli originali sono diventati i Fender blackface più quotati sul mercato del vintage.
2. Quante versioni di Vibroverb esistono?
Tre principali: il brown 6G16 2×10 del 1963 (8 mesi di produzione, tolex marrone), il blackface 1×15 del 1963-1965 (tolex nero, quello di Stevie Ray Vaughan), e le riedizioni (Brown 6G16 RI del 1990 e Vibroverb ’64 Custom blackface dal 2003 al 2008).
3. Che differenza c’è tra Vibroverb brown e blackface?
Non sono lo stesso amplificatore: il brown deriva dal Tremolux 6G9-B 2×10 con riverbero aggiunto, il blackface è un Pro Amp 1×15 con riverbero. Circuiti AA763/AB763, due 6L6 per circa 40 Watt, altoparlante singolo 15″.
4. Quale altoparlante suona meglio sul Vibroverb?
L’originale Jensen C15N ha tono morbido e rotondo, caratteristico del suono blackface, ma soffre a volume massimo. Il JBL D130F (alnico) è più robusto ma più spigoloso. I Jensen C15N reissue prodotti oggi in Italia hanno potenza accresciuta a 50W.
5. È difficile trovare un Vibroverb vintage oggi?
Sì, molto. Il blackface ebbe vita brevissima (fine 1963 a inizio 1965, sostituito dal Pro Reverb 2×12 sotto CBS) e gli originali in buone condizioni hanno prezzi importanti. Le reissue restano l’opzione realistica.
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