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Chitarra Jazz per tutti: suonare il II-V-I con le scale “facili”

Suonare il II-V-I con le scale facili sulla chitarra jazz: dorica, misolidia e ionica, la scorciatoia in C maggiore e il targeting degli arpeggi.
In sintesi
Il II-V-I è la progressione che regge quasi tutto il repertorio jazz. Per improvvisarci sopra senza studiare anni di teoria puoi usare le scale facili: la dorica sul IIm7, la misolidia sul V7, la ionica sul Imaj7. Esiste anche una scorciatoia ancora piu rapida, una sola scala maggiore per tutto il giro, piu il targeting degli arpeggi per dare colore al fraseggio. Vediamo come, con un esempio concreto in C maggiore.

Per definizione e cultura nella tradizione jazz, il fraseggio segue pedissequamente la progressione, e non la tonalità del brano. Cioè quest’ultima è implicita nella testa e nelle mani del musicista e nel sound del brano, ma se da una parte ci sono generi dove è possibile fare un buon lavoro costruendo un’improvvisazione semplicemente con una scala, nel fraseggio jazz è tipico utilizzare gli arpeggi che seguono la progressione.

Ma nel contempo, per la mia esperienza didattica ormai trentennale, è abbastanza impensabile muovere i primi passi attraverso gli arpeggi, seguendo la progressione, senza tener conto della tonalità e di muoversi comunque attraverso la scala riconducibile alla tonalità d’impianto.

Quindi attenzione, quello che andrò a spiegare e successivamente suonare in questa lezione, non è il fraseggio jazz compito e maturo di tutti quelli elementi caratteristici che lo contraddistinguono da molti alti generi, ma una sorta di embrione coadiuvante allo sviluppo del fraseggio attraverso la tonalità, ma che segue la progressione armonica e logica dei vari accordi compresi.

Che cos’è il II-V-I e perché è ovunque

Il II-V-I è la cadenza armonica più ricorrente del jazz: tre accordi costruiti sul secondo, quinto e primo grado di una tonalità maggiore. In C maggiore diventano Dm7 (il IIm7), G7 (il V7 di dominante) e Cmaj7 (il Imaj7). Il movimento crea una tensione che si carica sul G7 e si risolve sul Cmaj7: è lo stesso principio che senti in centinaia di standard, da Autumn Leaves a Tune Up. Imparare a fraseggiare su questi tre accordi significa avere in mano la chiave di buona parte del repertorio. Se vuoi capire la stessa logica vista dalla tastiera, è utile leggere anche come funziona il 2-5-1 al pianoforte, perché il ragionamento armonico è identico su qualsiasi strumento.

Iniziamo dalla scala maggiore

Prendiamo quindi in considerazione la scala maggiore, come prima esercitazione, consiglio di cominciare a lavorare su elementi armonici molto semplici, quindi il classico IIm7, V7 e Imaj7 che nel nostro caso sarà nella tonalità di C maggiore, quindi gli accordi saranno Dm7, G7 e Cmaj7.

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Andremo ad eseguire la nostra improvvisazione utilizzando la scala di C maggiore con esecuzione totalmente in duine di ottavi (ovviamente con portamento swing). In un primo momento suoneremo semplicemente la scala o frammenti della stessa, poi trovata la giusta rilassatezza d’esecuzione, potremo lavorare con le “permutazioni melodiche” cioè dei “giochi” che potremo ottenere con delle sorte di ridondanze e ripetizioni, soluzioni intervallari sempre diverse, ripetizioni della singola nota e che permetteranno al fraseggio di avere un certo sviluppo e gradevolezza melodica.

Infine andremo in un primo momento a risolvere sull’accordo di tonica (Cmaj7) solo sulla nota C, su tutta la tastiera e attraverso tutti i box delle scale maggiori visti nella precedente lezione.
Poi in un secondo momento, acquisita la capacità di risolvere sulla nota giusta al momento giusto, potremo sostituire la risoluzione alla fondamentale dell’accordo, con il III grado (E) poi il V (G) e infine al settimo grado (B).

Colleghiamo le scale musicali

Successivamente possiamo cominciare a collegare due o più modelli di scala nelle diverse aree, cioè quelle “zone” della tastiera in cui è collocata la diteggiatura della scala che poi si sviluppa nelle cinque posizioni.
Proviamo a variare il ritmo, cercando il controllo tutto in terzine. Concludiamo con il controllo ritmico delle quartine di sedicesimi.

Ci vediamo al prossimo appuntamento dove inizieremo ad approfondire l’argomento arpeggi su tutta la tastiera.
Buono studio e buon divertimento!

Una scala “facile” per ogni accordo

Il primo approccio davvero accessibile è assegnare a ciascun accordo del giro la scala modale che gli corrisponde dentro la tonalità. Sul Dm7 usi la scala dorica di D (le note di C maggiore partendo da D: D E F G A B C). Sul G7 usi la scala misolidia di G (sempre le stesse note, partendo da G: G A B C D E F). Sul Cmaj7 usi la scala ionica di C, cioè la classica scala maggiore di C. La cosa interessante è che, in un II-V-I diatonico, queste tre scale contengono esattamente le stesse sette note: cambia solo la nota di partenza e il centro tonale percepito. È il motivo per cui questo metodo funziona così bene per chi inizia.

La scorciatoia: una sola scala per tutto il giro

Dato che le tre scale modali condividono le stesse note, la conseguenza pratica è immediata: su un II-V-I diatonico in C puoi suonare semplicemente la scala maggiore di C per tutta la durata del giro. Una sola scala, tre accordi. È la scorciatoia che ti permette di iniziare a improvvisare subito, senza pensare a cambiare diteggiatura ad ogni accordo. Il limite è che, suonando la scala in modo “piatto”, il fraseggio rischia di non disegnare gli accordi: per questo il passo successivo è imparare a far cadere le note giuste nei momenti giusti. La stessa idea di pensare la frase seguendo gli accordi e non solo le scale è al cuore della rivoluzione di Charlie Parker e del bebop.

Targeting degli arpeggi: l’esempio in C maggiore

Per far suonare jazz la scala devi puntare le note dell’arpeggio sui tempi forti. Ecco un esempio concreto sul giro Dm7 / G7 / Cmaj7:

  • Battuta 1 (Dm7): sul primo movimento punta una nota dell’arpeggio Dm7 (D, F, A, C). Una linea efficace: D F A C salendo, poi torni in scala dorica.
  • Battuta 2 (G7): punta le note guida del G7, in particolare la terza (B) e la settima (F), che sono le note che creano la tensione. Risolvi cromaticamente verso il Cmaj7.
  • Battuta 3 (Cmaj7): atterra su una nota dell’arpeggio Cmaj7 (C, E, G, B). La risoluzione più forte non è sempre la tonica C: prova a chiudere sulla terza E o sulla settima B per un sapore più maturo.

Il principio è quello che il maestro chiama “risolvere sulla nota giusta al momento giusto”: la scala ti dà il materiale, l’arpeggio ti dà la direzione. Anche altri strumenti melodici insegnano molto a chi suona la chitarra jazz: vale la pena vedere cosa si può rubare a pianisti e fiati per ampliare il fraseggio.

Gli errori più comuni di chi inizia

  • Suonare la scala su e giù: tecnicamente corretto, musicalmente noioso. Serve varietà ritmica e intervallare.
  • Ignorare i tempi forti: se le note dell’arpeggio cadono sui tempi deboli, l’orecchio non percepisce gli accordi.
  • Risolvere sempre sulla tonica: la fondamentale è la risoluzione più prevedibile. Alternare terza, quinta e settima rende il fraseggio più ricco.
  • Dimenticare il fraseggio swing: il giro va sentito in ottavi swingati, non in ottavi dritti. È metà del suono jazz.

Per chi ha fretta: 5 cose da sapere sul II-V-I

  1. Cos’è il II-V-I? La progressione di tre accordi (IIm7, V7, Imaj7) che regge gran parte del repertorio jazz. In C maggiore: Dm7, G7, Cmaj7.
  2. Quale scala uso su ogni accordo? Dorica sul IIm7, misolidia sul V7, ionica sul Imaj7. In un giro diatonico contengono le stesse note.
  3. C’è una scorciatoia? Sì: su un II-V-I diatonico in C puoi usare la sola scala maggiore di C per tutto il giro.
  4. Perché servono gli arpeggi? Perché puntare le note dell’arpeggio sui tempi forti fa percepire gli accordi e fa suonare jazz la frase.
  5. Devo risolvere sempre sulla tonica? No. Chiudere su terza, quinta o settima dell’accordo rende il fraseggio più maturo.

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