Il 26 marzo 1933, in un ospedale di Manhattan, un chitarrista di trent’anni muore dopo un intervento per farsi togliere le tonsille. All’anagrafe si chiamava Salvatore Massaro, ma l’America del jazz lo conosceva come Eddie Lang, ed era a quel punto uno dei chitarristi più richiesti degli studi di registrazione di New York: aveva accompagnato Bing Crosby, suonato nell’orchestra di Paul Whiteman, inciso con Bix Beiderbecke, Louis Armstrong e Bessie Smith, e registrato insieme al violinista Joe Venuti alcuni dei dischi più raffinati del jazz anni Venti.
Negli anni Venti il banjo è molto diffuso nelle orchestre da ballo e nelle formazioni jazz, anche perché il suo attacco netto si fa sentire e si registra più facilmente di quello della chitarra. Lang lavora proprio sulle possibilità di quest’ultima: accompagna, espone melodie, intreccia accordi e linee a nota singola. Nei dischi con Venuti, negli assoli e nei duetti blues, la chitarra ha compiti diversi e riconoscibili, dal sostegno ritmico alla costruzione di una melodia.
5 incisioni da cui partire
1. Stringing the Blues (Joe Venuti ed Eddie Lang, 1926)
Il dialogo fra violino e chitarra sulla successione armonica di Tiger Rag.
2. Singin’ the Blues (Frankie Trumbauer con Bix Beiderbecke ed Eddie Lang, 1927)
Uno dei dischi simbolo del jazz di quegli anni, con la chitarra di Lang a sostenere il dialogo fra cornetta e sassofono.
3. April Kisses (Eddie Lang con Arthur Schutt, 1927)
Un valzer in cui la chitarra guida e il pianoforte accompagna, con corse veloci e un fraseggio di estrazione classica.
4. Hot Fingers (Lonnie Johnson e Blind Willie Dunn, 1929)
Il dialogo blues a due chitarre a tempo sostenuto, con Johnson alla dodici corde.
5. After You’ve Gone (Venuti-Lang All Stars, 1931)
La chitarra in una formazione con Benny Goodman al clarinetto e Jack Teagarden al trombone e alla voce, circa un anno e mezzo prima della morte di Lang.
Philadelphia, un violino e la bottega di un liutaio
Salvatore Massaro nasce a Philadelphia il 25 ottobre 1902. Il padre Domenico Massaro, costruttore di chitarre originario di Monteroduni, oggi in provincia di Isernia, gli mette presto uno strumento fra le mani. Salvatore studia anche il violino e nell’orchestra della James Campbell School suona accanto a un altro figlio di immigrati italiani, Giuseppe Venuti, che il mondo conoscerà come Joe Venuti. I due crescono suonando insieme; negli ingaggi professionali Lang lavora poi anche come banjoista, prima di fare della chitarra il proprio strumento principale.
La formazione sugli archi gli offre un repertorio e un’abitudine al fraseggio che ritroverà sulla chitarra. Il critico Steve Voce, nella sua ricostruzione per Jazz Journal, indica fra i riferimenti di Lang Andrés Segovia e il linguaggio armonico di Claude Debussy e Maurice Ravel. A documentare l’interesse per la musica classica c’è anche il preludio di Rachmaninov che Lang inciderà per chitarra sola. Intanto diventa musicista di professione nelle orchestre da ballo della costa orientale e adotta il nome d’arte con cui verrà ricordato.
Con i Mound City Blue Blowers
Con i Mound City Blue Blowers Lang trova una formazione in cui far valere la chitarra accanto al banjo di Jack Bland. Nel gruppo c’è Red McKenzie, che suona un pettine avvolto nella carta velina. Lang registra con loro il 10 dicembre 1924: fra i titoli della seduta ci sono Tiger Rag e Deep Second Street Blues. Con la stessa formazione si esibisce anche in Inghilterra, prima di proseguire l’attività negli Stati Uniti.
Da lì in poi la carriera procede su due binari paralleli. Da una parte c’è il lavoro di sessione, che lo porta in decine di formazioni diverse; dall’altra ci sono i dischi in cui la chitarra non sta più sullo sfondo, ed è lì che la sua firma diventa riconoscibile.
Corde pesanti, plettro e microfono
Per capire che cosa fece Lang bisogna ricordare che negli anni Venti la chitarra elettrica non è ancora uno strumento di serie. In un’orchestra con fiati, pianoforte e batteria il problema di farsi sentire è concreto. Lang suona chitarre Gibson L-4 e L-5 con tavola scolpita, usa corde a scalatura pesante e un’action alta, cioè una distanza marcata fra corde e tastiera. Voce, richiamando le note del chitarrista Nevil Skrimshire, descrive l’attacco del plettro vicino al ponte, che rende il suono più duro. In studio conta anche il microfono, capace di raccogliere dettagli e risonanza dello strumento: una chitarra acustica registrata al microfono non è ancora una chitarra elettrica.
Su quello strumento alterna linee a nota singola e accordi pieni. Nei dischi a suo nome del 1927 la tavolozza si sente bene: April Kisses ed Eddie’s Twister, incise il 1° aprile con Arthur Schutt al pianoforte, e il preludio per chitarra sola di Sergej Rachmaninov. Nelle note discografiche riprese da VenutiLang.com, il chitarrista Marty Grosz descrive proprio in quest’ultimo brano il passaggio dal plettro alle dita e poi di nuovo al plettro.
Il contributo di Lang alla diffusione della chitarra passa dunque da più aspetti: il lavoro ritmico in orchestra, la capacità di accompagnare una voce e i dischi che danno spazio alla melodia. Il suo successo si inserisce nel cambiamento delle sezioni ritmiche di quegli anni, quando la chitarra acquista terreno sul banjo. Ridurre quel passaggio al solo esempio di Lang, o alla sola attività solista, lascerebbe fuori il lavoro di altri chitarristi e il cambiamento delle tecniche di registrazione.
Joe Venuti e il dialogo fra violino e chitarra
Dal 1926 Joe Venuti ed Eddie Lang incidono insieme per la Columbia e poi per la OKeh, portando in studio un’intesa coltivata fin dagli anni di scuola. La chitarra sostiene il violino, ma trova anche spazi per rispondere e proporre una propria linea. Stringing the Blues, registrato l’8 novembre 1926, usa la successione armonica di Tiger Rag. Doin’ Things, accreditato a Venuti e Lang nell’edizione originale OKeh, è un altro dei titoli del loro repertorio.

Negli stessi mesi Lang è il chitarrista di Singin’ the Blues, inciso il 4 febbraio 1927 dall’orchestra del sassofonista Frankie Trumbauer con Bix Beiderbecke alla cornetta: l’incisione è entrata nella Grammy Hall of Fame nel 1977. Con Venuti le formazioni cambiano e si allargano. Nella seduta degli All Stars del 22 ottobre 1931 ci sono Benny Goodman al clarinetto e Jack Teagarden al trombone e alla voce: da lì vengono Beale Street Blues e After You’ve Gone. Il 28 febbraio 1933 Lang e Venuti registrano ancora con i Blue Five: è la loro ultima seduta insieme.
Il dialogo fra violino e chitarra avrà un seguito anche in Europa. Le registrazioni di Venuti e Lang sono fra i riferimenti del Quintette du Hot Club de France, formato a Parigi nel 1934 da Django Reinhardt e Stéphane Grappelli. Il duo americano offre un precedente per quella conversazione fra corde che il gruppo francese svilupperà con un proprio linguaggio.ù
Blind Willie Dunn, ovvero il blues a due chitarre
Fra il 1928 e il 1929 Lang entra negli studi OKeh di New York con Lonnie Johnson, uno dei grandi chitarristi del blues, e insieme incidono una serie di duetti. I dischi riportano per Lang il nome di Blind Willie Dunn. È lo pseudonimo usato nelle pubblicazioni della serie race records, destinata al pubblico afroamericano: il nome sull’etichetta nasconde così l’identità del chitarrista bianco che suona accanto a Johnson. Lang lo usa anche in incisioni con Frank Signorelli al pianoforte, fra cui Church Street Sobbin’ Blues.
Two Tone Stomp, del 17 novembre 1928, apre la serie; seguono nel 1929 Guitar Blues, A Handful of Riffs, Bull Frog Moan e, in ottobre, Hot Fingers. Johnson tiene spesso la linea solista, mentre Lang costruisce il sostegno ritmico e armonico. I ruoli possono però invertirsi: in Blue Guitars anche Lang prende un assolo e Johnson passa all’accompagnamento. Nelle note di Marty Grosz il contrasto timbrico è ricondotto anche alle corde leggere di Johnson e a quelle pesanti di Lang.
Ascoltati uno dopo l’altro, questi brani fanno riconoscere il dialogo fra due chitarre: una linea melodica può poggiare sugli accordi dell’altra, incrociarne le risposte e poi cederle il posto. In Hot Fingers Johnson suona una dodici corde e Lang tiene il sostegno grave; in Blue Guitars lo scambio dei ruoli rende il confronto ancora più evidente.
Da Whiteman a Crosby: l’accompagnatore che tutti volevano
Alla fine degli anni Venti Lang è ovunque. Incide con Louis Armstrong (Knockin’ a Jug, 5 marzo 1929, con Jack Teagarden al trombone), con King Oliver, con Bessie Smith, con Hoagy Carmichael, e nel 1929 entra nell’orchestra di Paul Whiteman, una delle formazioni più popolari d’America, con cui compare nel film King of Jazz del 1930.
Nell’orchestra di Whiteman canta anche il giovane Bing Crosby, uno dei Rhythm Boys. Il rapporto con Lang prosegue fuori dall’orchestra: il chitarrista lo accompagna nelle registrazioni e appare con lui in The Big Broadcast, il film del 1932. In quel ruolo la chitarra sostiene la voce con accordi pieni e, fra una frase e l’altra del cantante, inserisce brevi interventi melodici.

Pagine della rivista Motion Picture del giugno 1930 dedicate all’orchestra di Paul Whiteman, con i ritratti dei musicisti fra cui Eddie Lang alla chitarra, Joe Venuti e Bing Crosby.
Trent’anni, e poi il silenzio
Lang soffre di disturbi alla gola e di raucedine e, incoraggiato da Crosby a farsi visitare, decide di sottoporsi alla tonsillectomia. L’intervento si svolge la mattina del 26 marzo 1933 al Park West Hospital di Manhattan. Lang muore nel periodo postoperatorio, a trent’anni. Lo studio storico-medico di David L. Mandell ricostruisce testimonianze e certificato di morte, ma non permette di stabilire con certezza la causa del decesso. Lang è sepolto nell’Holy Cross Cemetery di Yeadon, in Pennsylvania.
La sua carriera si interrompe prima che la chitarra elettrica cambi il suono del jazz, con musicisti come Charlie Christian alla fine degli anni Trenta. I riconoscimenti arrivano anche dopo la sua morte: a Philadelphia una targa storica della Pennsylvania lo definisce «Father of Jazz Guitar», il padre della chitarra jazz. Il titolo rende il peso della sua eredità, ma i dischi spiegano meglio in che cosa consista: modi diversi di sostenere il ritmo, dare forma a una melodia e suonare insieme.
Per chi ha fretta: 5 risposte su Eddie Lang
1. Chi era Eddie Lang?
Un chitarrista jazz italoamericano, nato Salvatore Massaro a Philadelphia nel 1902, figlio di Domenico Massaro, costruttore di chitarre originario di Monteroduni. Nei suoi dischi la chitarra accompagna, espone melodie e dialoga con altri strumenti; nel preludio di Rachmaninov suona da sola.
2. Con chi ha suonato Eddie Lang?
Con il violinista Joe Venuti, amico d’infanzia, con Bix Beiderbecke e Frankie Trumbauer, con Louis Armstrong, Bessie Smith e King Oliver, con l’orchestra di Paul Whiteman e come accompagnatore di Bing Crosby.
3. Chi era Blind Willie Dunn?
Lo pseudonimo con cui Eddie Lang incise fra il 1928 e il 1929 una serie di duetti blues con Lonnie Johnson per la OKeh, fra cui Two Tone Stomp, Guitar Blues e Hot Fingers.
4. Che chitarre usava Eddie Lang?
Chitarre acustiche Gibson L-4 e L-5 a tavola scolpita, con corde a scalatura pesante e action alta, usate prima della diffusione della chitarra elettrica.
5. Come è morto Eddie Lang?
Il 26 marzo 1933, a trent’anni, nel periodo postoperatorio di una tonsillectomia al Park West Hospital di Manhattan. La causa esatta del decesso resta incerta.
Prima dell’elettrica, un’idea di chitarra
La chitarra di Eddie Lang può sostenere un’orchestra, accompagnare una voce, rispondere a un violino o affrontare da sola un preludio. Il suo lavoro cambia secondo chi gli sta accanto, ed è questo che vale la pena seguire negli ascolti.
In Singin’ the Blues provate a concentrarvi su ciò che suona sotto le frasi della cornetta e del sassofono; poi passate a uno dei duetti con Lonnie Johnson, dove le due chitarre si dividono più apertamente lo spazio. La differenza fra quei ruoli è una parte sostanziale della sua musica.










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