Un album orecchiabile ma pieno di energia per i Rancid

Un album orecchiabile ma pieno di energia per i Rancid

"Track Fast" è partenza programmatica, a tutto fuoco, per il nono album dei Rancid, Trouble Maker. A tre anni da …Honor Is All We Know, e a quattordici dall'ultima prova di studio davvero riuscita, Indestructible, Tim Armostrong e compagni tornano a fare quello che sanno fare meglio, con mestiere, OK, ma con tanta energia e immutata spontaneità.

Così sfilano, lungo diciassette brani, diciannove nella deluxe edition, proiettili elettrici ("Ghost Of Chance", "Cold Cold Blood"), inni da intonare in coro ("An Intimate Close Up Of A Street Punk Trouble Maker", dal quale è tratto il titolo dell'intero lavoro), ritmi in levare un po' demodé ("Where I'm Going") ed episodi che lasciano spazio a tinte acustiche (la più riflessiva "Telegraph Avenue") o a strumenti maggiormente "gentili" ("Buddy").

Un album orecchiabile ma pieno di energia per i Rancid

La formula suona orecchiabile, a dispetto della coerenza che non ha mai fatto svendere la band californiana alle sirene del mainstream, a differenza di tanti colleghi degli anni '90, con la produzione del fido Brett Gurewitz (Bad Religion), gli inevitabili rimandi a Clash e Ramones.

Un album orecchiabile ma pieno di energia per i Rancid

Poi, vabbè, le canzoni sono fuori dal tempo o anacronistiche a seconda dei gusti ("Farewell Lola Blue", "Bovver Rock And Roll"), misurandosi con un sound classicamente rock blues, con una sorta di folk-punk che non intende issare bandiera bianca.
"This Is Not The End", per citare una delle tracce in scaletta.

Elena Raugei