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Herbie Hancock Possibilities

Possibilità, trasformazioni e transizioni… ti consiglio un libro!

L’autobiografia di Herbie Hancock, un’occasione per iniziare a sperimentare strade nuove e nuove forme di pensiero.

Nello stesso momento in cui iniziai a leggere le prime pagine del libro, capii immediatamente che non mi trovavo di fronte ad una semplice autobiografia, ma quanto più ad un dono puro e disinteressato, ad una rivelazione.
Un monumento all’arte, alla musica, alla vita in sé. Ed è per questo motivo che mi sono convinto ad iniziare a scrivere queste righe.

Non è un caso che parta proprio da questo libro, caro lettore, per iniziare una sorta di viaggio attraverso la lettura di testi. Non sono un critico, non voglio recensire nulla ed esprimere giudizio alcuno, riguardo le opere che andrò raccontando.
Sono essenzialmente e primariamente un appassionato lettore, che ha ricevuto dei regali inaspettati, mentre, come molti di voi, mi approcciavo alla lettura.
La pura voglia di condividere è un altro dei motivi per cui, ora, stai leggendo le mie parole. 

Faccio questa premessa perché qui troverai, se lo vorrai, spunti di riflessione, suggestioni, pensieri sciolti e liberi. Parole che viaggiano lentamente, che vengono scandite nel pensiero, soppesate, rilette, riscritte più volte, prima di essere lasciate andare, un gioco di calma e pazienza, di respiri profondi e lunghi, di pause di riflessione, più che di “suoni”.
In contrasto con un mondo che sta dimenticando il potere della parola e del silenzio. Nulla di rapido, di veloce ed estemporaneo.

Quindi, chiunque tu sia, mentre leggi, non solo queste parole ma, spero, il libro che ti presento, prenditi del tempo. Prenditi il tempo per rileggere, masticare nuovamente le parole, “ruminarle” e digerirle.  

Questo è Possibilities, l’autobiografia di Herbie Hancock. 

“Possibilities”, l’autobiografia di Herbie Hancock

Leggendo la prima pagina del primo capitolo del testo ho capito immediatamente che mi trovavo di fronte ad una vastità incommensurabile di talento e di bellezza. 

«Stoccolma, metà anni sessanta, sul palco con il Miles Davis quintet» (Hancock H., 2015). Pensare ad Herbie, senza pensare a Miles è difficile. Nel testo si trovano moltissimi aneddoti legati al grande trombettista, racconti strepitosi ed affascinanti che ci mostrano la sua genialità da molteplici punti di vista.
Hancock aveva poco più di 20 anni quando visse quel ricordo, ed il primo aneddoto, legato al suo mentore, al grande maestro che lo ha cresciuto per anni, porta con sé un universo. 

Stanno suonando “So What”, ormai un classico della discografia di Miles. La band sta suonando in modo incredibile e si stanno preparando all’assolo di tromba di Davis, quando Hancock suona un accordo sbagliato. Lo descrive proprio così nel testo. Non riesce a spiegarsi da dove sia arrivato e come abbia potuto suonarlo «[…] e ora, eccolo lì che penzola in bella vista come un frutto marcio» (Hancock H., 2015).
La sua preoccupazione è enorme, si sente colpevole di aver distrutto (lui usa l’espressione «dato fuoco») l’intero brano. 

Il tempo sembra essersi fermato ed ogni istante che segue l’aver suonato quell’accordo sbagliato lascia la percezione di una lenta agonia prima della mannaia del boia. Ma sul palco non c’è nessun boia e nessuno certo si aspetta l’inquisizione spagnola (per dirla con i Monty Python).
Sul palco c’è Miles, che aspetta una frazione di secondo prima di iniziare il suo solo, fa un respiro e «[…] suona delle note che non so come, per miracolo, fanno sembrare giusto il mio accordo» (Hancock H., 2015). 

Herbie racconta che gli ci sono voluti anni per capire quello che aveva fatto Davis in quella frazione di secondo. Nemmeno nei camerini gli volle dire che “magia” aveva fatto. Dopo anni di riflessioni e molteplici digestioni, quell’avvenimento si è trasformato si è modificato,  si è annullata la percezione di aver sbagliato l’accordo. Miles lo aveva fatto immediatamente. Non aveva giudicato quelle note, ma le aveva accolte come qualcosa di nuovo, come una sfida ed aveva cercato di assecondarle, di portarle dentro il brano, dentro la musica che stava suonando. Ne aveva tratto una possibilità

L’autobiografia, ovviamente non è incentrata sulla figura di Davis, ma ne ho avvertito una presenza importante, mai ingombrante. Un chiaro ed esplicito ringraziamento al maestro che lo ha accompagnato per anni, che lo ha cresciuto e trasformato. Fino ad un certo momento, una fase di transizione nella vita di Hancock, passaggi delicati che lo porteranno alla scissione dal Miles Davis Quintet.
Mi è parso di rivedere un processo lento di trasformazione e consapevolezza che ha preceduto il distacco dei due musicisti, che già avevo letto un testo qualche anno fa. 

Nel Sofista di Platone, uno dei dialoghi che ho amato maggiormente, i protagonisti si trovano di fronte ad un vicolo cieco. Non possono proseguire, né tanto meno tornare indietro. Per andare avanti, l’unica via possibile è quella di compiere un parricidio, devono “uccidere” il padre.
È un omicidio intellettuale ovviamente, dovendo superare un blocco concettuale e, per farlo, devono “uccidere” la teoria di Parmenide. Lo faranno, ma, con rispetto e venerazione, seguendo l’unica strada che è concessa loro percorrere: quella del tempo che è necessario per costruire un’argomentazione efficace che lasci spazio alla ricerca. 

È il cammino dell’allievo, quello che ci racconta Platone, e lo fa emergere in poche righe, descrivendo l’allontanamento dalla teoria di Parmenide, per dare forma ad una nuova teoria. Possibilities è anche questo, profondo riconoscimento e rispetto verso il maestro, verso il padre, ma dal quale ci dobbiamo staccare per cogliere le opportunità che la vita ci offre.
Hancock si staccherà dal maestro, smetterà di essere allievo, per trasformarsi a sua volta in maestro e lo farà con lo stesso modo in cui Platone descrive il necessario distacco da Parmenide. 

Anche in questa occasione il tempo, il rimasticare e digerire nuovamente le emozioni del momento, permetteranno a Herbie Hancock di comprendere appieno gli insegnamenti di Davis, di portarli in modo fecondo nella sua vita e forse, senza saperlo, attraverso la sua musica portarli nelle nostre vite. 
Anche questo avvenimento è anticipato nelle prime pagine del libro.

«Tutti noi siamo istintivamente portati a imboccare la strada più sicura, a scegliere le soluzioni già sperimentate invece di assumerci dei rischi, ma questa è l’antitesi del jazz, che per sua natura si fonda sul qui e ora» (Hancock H., 2015). 

Siamo solo nella seconda pagina del testo, siamo solo all’inizio, ma la generosità dell’autore si vede immediatamente, tanto da dare un immenso dono a chi legge.
Nel mondo ci sono infinite possibilità, ma la tua crescita, il tuo saperle cogliere, passa attraverso la tensione dell’andare oltre, dell’uscire dalla “comfort zone”. 

Hancock ce li offre, in una serie di avvenimenti, racconti e aneddoti, momenti di pura gioia o di opprimente dolore. Li scioglie in un cammino fatto di scoperte, di cambi di direzione, di sguardi rivolti all’orizzonte, alla tensione dell’arrivo, alla felicità nel partire di nuovo. Una narrazione, quella dell’autore, che è molto di più della straordinaria vita di un musicista. 

Buona lettura! 


La Redazione di Musicoff dà un caloroso benvenuto ad Andrea Di Bella, filosofo e musicista, che a partire da oggi terrà una rubrica mensile dedicata ai libri, relativi al mondo della musica e dei grandi artisti ma non solo!
Ricalcando la nostra già ben nota rubrica video Ti Consiglio un Disco, abbiamo chiamato questa nuova serie Ti Consiglio un Libro, che però invece del video prediligerà la parola scritta, com’è giusto che sia. Benvenuto Andrea!