Quando pensiamo ai Cream, uno dei più amati power trio della storia, e alle loro influenze, probabilmente ci vengono in mente solo padri del blues americani. Il che non è affatto sbagliato, alcuni dei brani che suonavano furiosamente sui palchi erano ben più che un’ispirazione.
In sintesi. Mentre i Cream nascevano nel 1966, Eric Clapton, Jack Bruce e Ginger Baker ascoltavano in modo ossessivo Pet Sounds dei Beach Boys. Lo ha raccontato lo stesso Clapton in una vecchia intervista a Bob Mills: l’album costruito da Brian Wilson su armonie stratificate e arrangiamenti raffinati diventò un modello di scrittura per un trio che il pubblico identificava con il blues. La rudezza dei concerti restava, ma sotto scorrevano idee di provenienza pop sofisticata.
Pur tuttavia, Eric Clapton ha raccontato in una vecchia intervista a Bob Mills che Pet Sounds dei Beach Boys fu una delle influenze chiave per la scrittura dei Cream, una rivelazione sorprendente per un gruppo nato nel cuore del blues. Dietro l’impatto esplosivo del trio, c’era anche un gusto per le armonie e gli arrangiamenti pop di Brian Wilson.
D’altronde Pet Sounds è lo stesso disco che influenzò i Beatles e li portò a scrivere un altrettanto disco-capolavoro, ovvero Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band.
Il lato inatteso dei Cream
La storia parte da un punto ormai noto: Clapton voleva un trio elettrico ispirato da Buddy Guy, visto dal vivo a Londra con una formazione essenziale e liberissima. Però, mentre i Cream stavano nascendo nel 1966, Clapton e compagni ascoltavano ossessivamente Pet Sounds, fino a considerarlo una sorta di modello per la scrittura.
Il dettaglio è gustoso perché ribalta l’immagine classica dei Cream come pura macchina blues-rock. L’album dei Beach Boys, costruito su armonie stratificate e arrangiamenti raffinati, era agli antipodi rispetto alla rudezza del blues dell’epoca, e proprio per questo li colpì così tanto.
Clapton ricorda anche un episodio precedente, ai tempi di John Mayall, quando sentì “I Get Around” e pensò quasi di mollare tutto. È una battuta, certo, ma rende bene l’idea di quanto il suono dei Beach Boys lo avesse destabilizzato e affascinato allo stesso tempo.
Il punto interessante, per chi legge da musicista, è che la lezione dei Cream non riguarda solo il volume o il virtuosismo. Qui c’è un esempio concreto di contaminazione: una band simbolo dell’hard blues inglese assorbe la scrittura pop più sofisticata del decennio. Il tutto senza darlo a vedere più di tanto, ma facendo scivolare qua e là questa ispirazione in alcuni parti dei brani, lasciando la matrice blues più visibile, ma certo mai sola.
Ed è anche il motivo per cui i Cream vengono spesso citati come anticipatori di soluzioni che poi confluiranno nel rock più evoluto. Insomma, non erano solo tre signori che alzavano il volume: ispirati, stavano già facendo circolare idee che il rock avrebbe metabolizzato per anni.
Per chi ha fretta: 5 risposte sui Cream e Pet Sounds
1. Chi sono i Cream?
Power trio britannico fondato nel 1966 da Eric Clapton (chitarra), Jack Bruce (basso e voce) e Ginger Baker (batteria), tra le band più influenti del blues-rock e dell’hard rock degli anni Sessanta.
2. Cos’è Pet Sounds e perché è importante?
Album dei Beach Boys del 1966 prodotto e scritto principalmente da Brian Wilson, considerato pietra miliare per l’uso delle armonie vocali stratificate e degli arrangiamenti orchestrali. Influenzò Beatles e generazioni di songwriter.
3. Cosa ha rivelato Clapton sull’influenza di Pet Sounds sui Cream?
In un’intervista a Bob Mills, ha raccontato che mentre i Cream stavano nascendo nel 1966 ascoltava Pet Sounds in modo ossessivo, fino a considerarlo un modello per la scrittura del trio.
4. Come si sente questa influenza nei dischi dei Cream?
Non in modo evidente: la matrice blues resta dominante. L’influenza si nasconde in armonie e arrangiamenti più sofisticati di quanto ci si aspetterebbe da un trio blues-rock dell’epoca.
5. Quali altri artisti ha influenzato Pet Sounds?
Il caso più noto è quello dei Beatles: l’album spinse Lennon e McCartney a scrivere Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band. L’influenza si è poi propagata su decenni di pop sofisticato e art-rock.










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