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C’è qualcuno di troppo sul carro del Record Store Day

Oggi è il Record Store Day, ma sul carro del vincitore c'è qualcuno di troppo e di troppo pesante. Buttiamolo giù.

Oggi è il Record Store Day, ma sul carro del vincitore c’è qualcuno di troppo e di troppo pesante. Buttiamolo giù.

Finalmente è arrivato il giorno dell’anno in cui celebriamo, forse più che in ogni altra occasione, la nostra passione per le incisioni musicali, in particolare quelle in vinile, l’unico supporto che può ancora oggi rappresentare l’intera storia della grande diffusione musicale.
Prima che però sia troppo tardi, quando iniziano ad arrivare le prime avvisaglie che “qualcosa non va”, bisogna assolutamente intervenire e cercare di rinfrescare la memoria a chi rischia di essere completamente traviato e di non capire il significato di questo giorno e, peraltro, di non goderselo come dovrebbe.

Quello che mi ha fatto saltare sulla sedia è l’aver visto una nota catena commerciale promuovere, guardacaso proprio questo fine settimana, una forte scontistica sul proprio reparto di dischi in vinile.
Che c’è di male in questo? Non è un bene che i dischi costino meno così da promuoverne la diffusione? Certo, verrebbe da dire…

Che cos’è il Record Store Day?

Ebbene, siamo qui a ricordarlo ancora una volta: il RSD nasce per supportare i negozi indipendenti di dischi.
I-n-d-i-p-e-n-d-e-n-t-i.

Cioé quei negozi, certo non enormi ma spesso fornitissimi, in cui si può respirare la cultura musicale e non hai a che fare solamente con uno scaffale assai disordinato, un addetto al reparto che si occupa tanto di dischi quanto di lavatrici e un codice a barre da battere in cassa.
Sono quei negozi in cui i gestori a volte se la rischiano importando qualche rarità. Sono quei negozi che fanno una selezione artistica e non solo commerciale della musica che vendono. Sono quei negozi che sei vai lì anche se non compri nulla puoi farti una chiacchierata. Sono quei negozi che ti fanno ascoltare i dischi prima di comprarli (ora con lo streaming in filodiffusione è ancora più semplice). Sono quei negozi in cui puoi ordinare qualcosa di teoricamente introvabile. Sono quei negozi dove fai amicizia con il gestore o con altri appassionati come te. Sono quei negozi in cui puoi passarci mezzo pomeriggio a scartabellare tra i dischi battendo il piede a ritmo di musica e non, invece, facendo lo slalom tra quelli che passano per cercare la cover dello smartphone. Sono quei negozi che puoi andare lì e chiedere “che disco mi consigli con uno stile così e cosà” e solitamente ti consigliano bene e tu scopri qualche nuovo artista.

Potrei continuare ore a dirvi i pregi di questi negozi. Certo, non tutto è rosa e fiori, non tutti i negozianti sono simpatici e disponibili allo stesso modo, ma resta un dato di fatto: se hanno aperto un negozio di musica è perché si intendono di musica e non perché hanno pensato che quello, soprattutto oggi, fosse un business.

vinyl shop

C’è chi adesso dirà: “eh, però ai negozi i dischi costano di più“.
Si, lo sappiamo tutti che online costano meno. E lo sappiamo che qualcuno te li fa anche rispedire indietro con rimborso anche se solo non ti è piaciuto (con la scusa del difetto inesistente…).
Ma se non siete in grado di capire prima di tutto il valore aggiunto (di cui ho appena parlato) e poi la differente realtà fiscale e commerciale che un negoziante deve sostenere, potete anche continuare a comportarvi à la “ammecheccazzomenefregaamme” di macciocapatondiana memoria e smettere di leggere questo articolo.

Parentesi: il 90% dei negozi che frequento rilasciano gratis una tesserina, subito o dopo tot acquisti, per avere uno sconto del 10 o 20% a vita su qualsiasi acquisto!

Mi fa triste, quindi, vedere come una grossa catena commerciale abbia deciso proprio oggi di dare un calcio nelle gonadi ben assestato a un progetto che per un solo giorno all’anno vi chiede, anzi scusate, vi offre l’opportunità di vivere l’esperienza del vero negozio di musica. Con tante uscite discografiche appositamente distribuite solo per questo giorno.
E per chi non trovasse nulla nel catalogo, non importa: non dovete comprare un disco “del Record Store Day”. Comprate il disco che vi pare. Oppure non comprate nulla se oggi non potete spendere, ma andate a divertirvi e magari a pensare a un disco da acquistare in futuro (magari il negoziante ve lo mette pure da parte…).

record store day 2019

Il panorama, forse riusciamo a capirci meglio, è questo: è la vostra festa di compleanno, invitate i vostri amici, offrite la cena a tutti. A un certo punto entra nel ristorante la persona che non avreste invitato neanche sotto tortura, porta i suoi amici, dice che è la sua festa e per non rischiare ha mandato gli inviti chiamando il party quasi allo stesso modo (Record Store Day, Record Store Weekend, che vuoi che sia…), in più, già che c’è afferma che chi è con lui paga anche meno.
Come direbbe il Marchese del Grillo: “Posso esse ancora n’po’ ‘ncazzato?“.

Il Record Store Day è un giorno importante. Per 364 giorni l’anno potete acquistare dove volete (e i black friday le catene commerciali fisiche e online non ce li fanno mancare). Anche oggi avete la piena libertà di andare dove volete a comprare un disco. Libero arbitrio, del resto.
Ma se veramente avete a cuore la cultura musicale, forse (almeno) oggi dovreste farvi almeno una passeggiata in un negozio vecchio stampo. Affinché acquistare musica non sia il simbolo di un “possesso”, mentre state acquistando un pacco di pile e un mouse.

Last but not least: ho notato che sul sito ufficiale internazionale del RSD è ben rintracciabile la dicitura “Record Store Day was conceived in 2007 at a gathering of independent record store owners and employees” (notare il riferimento anche agli impiegati, non solo ai titolari), che su quello italiano diventa una piccola scritta in calce alla pagina “negozio di dischi tradizionale” relativa solo alla richiesta di sponsorizzazione sul sito, mentre sulla pagina di un noto media partner si tramuta in un semplice “la giornata mondiale per la salvaguardia dei negozi di dischi“.

E allora io lo riscrivo qui, magari è stata solo una distrazione: negozi di dischi INDIPENDENTI.

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