In sintesi: Nel 1917 la Original Dixieland Jass Band di Nick LaRocca, siciliano di Salaparuta emigrato a New Orleans, incise per la RCA Victor il primo disco jazz mai pubblicato. La storia di questo disco racconta anche come il termine “jazz” si affermò dopo un curioso scandalo tipografico e mette in luce un contributo italiano spesso dimenticato alla nascita di uno dei generi più importanti del Novecento.
Il jazz nasce dall’incontro fra le tradizioni musicali afroamericane e gli stili europei circolanti a New Orleans tra fine Ottocento e primi del Novecento. È una musica costruita su poliritmia, blue notes, fraseggio improvvisato e una sensibilità timbrica nuova rispetto al repertorio occidentale. La sua nascita non ha un singolo “inventore” (checché ne dicesse Jelly Roll Morton), ma un crocevia di voci, strumenti, comunità.
Ciò che spesso resta in ombra è il peso del contributo italiano. Tra Ottocento e Novecento milioni di italiani emigrarono negli Stati Uniti e in Sud America, portando con sé banda, opera, canzone popolare. A New Orleans, melting pot per eccellenza, quel bagaglio si fuse con la musica nera e contribuì a generare il primo jazz registrato della storia.
New Orleans, crocevia di culture musicali
All’inizio del Novecento New Orleans era una città portuale dove convivevano comunità afroamericane, creole, francesi, spagnole, irlandesi e italiane. Nei locali di Storyville, il quartiere a luci rosse legalizzato fino al 1917, si suonava ogni sera: ragtime, marce, blues, quadriglie. È in quel brodo che si forma il vocabolario del jazz, con band miste di neri, creoli e bianchi che si contaminavano a vicenda. Tra le famiglie italiane di Salaparuta, paesino siciliano, ce n’erano molte che avevano attraversato l’oceano: una di queste era la famiglia La Rocca.

Nick LaRocca e la Original Dixieland Jass Band
Nick LaRocca, all’anagrafe Dominic James La Rocca, nasce a New Orleans nel 1889 da genitori siciliani di Salaparuta. Cornettista autodidatta, suona nelle bande locali e nel 1916 si trasferisce a Chicago con un gruppo che chiamerà Original Dixieland Jass Band. La formazione, tutta bianca, comprende anche un secondo italoamericano di origini siciliane: il batterista Tony Sbarbaro. Il successo a Chicago e poi a New York è immediato: il pubblico si scopre affamato di una musica nuova, sincopata, scandita da break improvvisati. Sulle copertine dei loro spettacoli compare per la prima volta scritta in chiaro la parola “Jass”.
Da “Jass” a “Jazz”: l’origine di un nome
La parola Jass ha origine onomatopeica: suono sfrigolante, rumoroso, vitale, sinonimo di energia e impeto. Esistono anche letture più colorite, legate al gergo dei quartieri portuali, dove il termine indicava qualcosa di vigoroso o sessualmente carico.
Il passaggio da “Jass” a Jazz nasce per un dettaglio quasi grottesco: dai manifesti della band veniva spesso strappata la lettera J, lasciando in vista solo la parola ass, che in inglese significa “sedere”. Uno scherzo ricorrente che nei primi del Novecento poteva creare un piccolo scandalo. Per questo si scelse di passare alla grafia con la doppia z, più difficile da manomettere. È in quel passaggio tipografico, in apparenza marginale, che nasce il nome con cui oggi conosciamo l’intero genere.

Il disco del 1917 e la RCA Victor
Nel febbraio 1917 la RCA Victor incide due brani della Original Dixieland Jass Band: Livery Stable Blues sul lato A e Dixie Jass Band One Step sul lato B. È il primo disco di jazz mai pubblicato e il successo commerciale è straordinario: si stima abbia venduto oltre un milione di copie, una cifra colossale per l’epoca. La band diventa così celebre da essere invitata nel 1919 a Parigi per celebrare la firma dei trattati di Versailles. Per molti europei è la prima volta che il jazz si ascolta dal vivo, con quei break improvvisati che cambieranno il modo di intendere ritmica e strumentazione.
Dispute storiche ed eredità culturale
Il fatto che la prima incisione jazz sia di una band di musicisti bianchi è stato a lungo materia di dibattito. Molti storici sottolineano che il jazz fu inventato e affinato dai musicisti afroamericani di New Orleans, come Buddy Bolden o, più tardi, il leggendario King Oliver: l’industria discografica scelse di registrare prima i bianchi per ragioni di mercato e segregazione. Nick LaRocca stesso, in interviste tarde della sua vita, rivendicò la paternità esclusiva del genere, suscitando molte critiche. La verità storica è più articolata: la Original Dixieland Jass Band non inventò il jazz, ma fu la prima a portarlo sul mercato discografico mondiale. Senza quel disco del 1917 il jazz forse non sarebbe arrivato così presto in Europa e non avrebbe contagiato altri generi nell’arco di pochi anni.
Per chi ha fretta: 5 cose da sapere sul primo disco jazz
1. Quando fu inciso il primo disco jazz?
Nel febbraio 1917 a New York, per l’etichetta RCA Victor.
2. Chi era Nick LaRocca?
Il cornettista della Original Dixieland Jass Band, figlio di siciliani emigrati da Salaparuta a New Orleans.
3. Perché “Jass” diventa “Jazz”?
Dai manifesti veniva strappata la J, lasciando solo “ass”. Si passò a Jazz per evitare lo scherzo tipografico.
4. Qual era il brano sul lato A?
Livery Stable Blues, abbinato a Dixie Jass Band One Step sul lato B.
5. Quale fu l’impatto del disco?
Oltre un milione di copie vendute e la prima diffusione mondiale del jazz come genere registrato.
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