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Una vita da backliner

Parafrasando il detto "dietro ogni grande uomo c'è sempre una grande donna", si può affermare che dietro ogni grande chitarrista c'è un grande backliner; i più smaliziati già conosceranno bene questa figura di primaria importanza che gravita nel mondo degli show musicali dal vivo, colui che dietro le quinte tiene

In sintesi. Il backliner (o roadie moderno) e il professionista che cura il setup del palco, accorda gli strumenti, sostituisce e ripara in tempo reale durante lo show. La storia di Carlo Barbero, dai primi lavori di facchinaggio fino al Festival di Sanremo: la professione invisibile senza cui nessuno show funziona.

Parafrasando il detto “dietro ogni grande uomo c’è sempre una grande donna, si può affermare che dietro ogni grande chitarrista c’è un grande backliner; i più smaliziati già conosceranno bene questa figura di primaria importanza che gravita nel mondo degli show musicali dal vivo, colui che dietro le quinte tiene letteralmente i fili, anzi, i “cavi”, del suono dei grandi chitarristi.
Non è solo un tecnico, ma un vero e proprio “consigliere”, la persona di cui ti fidi ciecamente e che sei sicuro ti guarderà le spalle e risolverà ogni tipo di problema, prima, durante e dopo il live. A questa persona si affidano i propri preziosi strumenti ed apparecchiature audio, ma soprattutto è colui che consente all’artista di vivere il proprio spettacolo in tutta serenità, senza la paura di sentir sparire il suono da sotto le dita in situazioni in cui non hai neanche un secondo di tempo per stabilire cosa sia successo.Insomma, è il professionista fidato che ti permette di “suonare e basta”.

Chi e il backliner: il professionista dietro le quinte

In questo, Carlo Barbero, backliner di grandissimi chitarristi come Stef Burns, Giacomo Castellano, Massimo Varini, Luca Colombo, Chicco Gussoni, Gabriele Fersini e molti altri, è veramente un Professionista con la P maiuscola.  

Gli inizi: dal facchinaggio ai primi palchi

La carriera di Carlo inizia a metà anni ’90, quando, ancora adolescente, inizia ad imbucarsi ai concerti lavorando con le varie crew ingaggiate per l’organizzazione e il montaggio delle strutture, svolgendo semplici compiti di facchinaggio. Da lavoretti estemporanei, accettati con l’unico scopo di vedere i propri idoli sul palco, questo tipo di attività diventa un vero e proprio lavoro, che dura dai sedici ai diciannove anni circa. Carlo BarberoIn contemporanea con i giorni della maturità, Carlo ha l’opportunità di lavorare per un paio di settimane come “tuttofare” nello staff assunto per le prove di un grande concerto di Pino Daniele, che si sarebbe tenuto tempo dopo allo stadio San Paolo di Napoli. Questa occasione lo porta a un primo vero, ravvicinato contatto con fonici, backliners e musicisti, tutti professionisti di alto livello come, ad esempio, Alberto Butturini (sound engineer di Ligabue, Baglioni e molti altri). Tra questi è una figura in particolare a colpirlo, quella di Gennaro Vaino, per l’appunto il backliner di Pino Daniele. Guardandolo lavorare, Carlo, che già per suo conto aveva maturato una buona esperienza con le strumentazioni chitarristiche (senza contare che lui stesso è un amante utilizzatore delle “seicorde”, ndr), scopre quello che potrebbe essere il suo futuro, un lavoro in cui mettere le sue stesse passioni a disposizione di altri.

La svolta: il concerto di Capodanno 1999 a Roma

La prima esperienza in questo senso arriva nel 1999, in occasione di un concerto di Capodanno a Roma. Carlo ci confida che questo evento è stato per lui una vera e propria nave scuola, in quanto pur avendo già una certa esperienza con le strumentazioni, mai era arrivato prima di allora a mettere direttamente le mani sui sistemi molto complessi che si trovano nel mondo professionistico dei grandi palchi. Passato quindi un iniziale imbarazzo ed il timore di essersi imbarcato in una situazione troppo al di là delle proprie capacità e con un piccolo aiuto anche dal resto della crew, il lavoro viene svolto talmente bene che il service presente sul posto offre a Carlo una possibilità di lavoro. Inizia così la vera carriera come “palchista” per dirla in termini un pò brutali e italianizzanti, lavorando per diversi service ma tenendone sotto mira uno in particolare, AudioUno, con il quale riesce alla fine ad accordarsi ed essere assunto per il Festival di Testaccio Village a Roma. Il lavoro consiste nell’assistere tutte le richieste degli artisti internazionali e quindi nel procurare le attrezzature e mettere in pratica ciò che viene dettato dalle varie schede tecniche di palco. Sono mesi favolosi, nei quali ha la possibilità di assistere personaggi quali Mike Stern, Scott Henderson, Al Jarreau, Stanley Clarke e tantissimi altri di simile levatura. Tra l’altro, grazie agli stipendi messi da parte in quest’esperienza, Carlo si iscrive all’Università della Musica (UM), dove frequenta il corso di fonia. Carlo Barbero

Il caso, una ruota forata e Alex Britti

A questo punto ci si mette di mezzo il fato, come spesso succede. Poco tempo dopo la fine della sua attività nel suddetto festival, che ancora non aveva chiuso la sua stagione concerti, Carlo passa in motorino proprio in quella zona romana e fora una ruota. Passato il primo quarto d’ora di normale frustrazione per l’accaduto e facendo di necessità virtù, ne approfitta per recarsi nel backstage col pensiero di poter salutare qualcuno dello staff. Caso vuole che proprio in quel momento sia presente in postazione mixer Fabrizio Sciannameo, bassista di Alex Britti, dal quale viene a sapere che proprio in quel periodo l’artista romano, in quel momento in tour, sta urgentemente cercando un tecnico per le proprie chitarre. L’occasione, manco a dirlo, è presa al volo. Carlo viene così ingaggiato per le due date rimanenti del tour ed ha l’occasione di lavorare col service Agorà, uno dei più famosi in Italia. E’ proprio quest’ultimo ad aprirgli altre porte, iniziando da un concerto di Biagio Antonacci a Bologna. Contemporaneamente arriva un’altra importante opportunità, tramite il contatto con un amico backline rent di professione, Adelio Rocca.

Dal facchinaggio al Festival di Sanremo

Carlo quasi non ci crede quando gli viene proposto niente meno che di lavorare per il Festival di Sanremo. Siamo nel 2000, in pochi anni Carlo si rende conto di essere passato da un semplice lavoro di facchinaggio al dietro le quinte del più importante festival italiano. Ma questo è solo l’inizio, il resto lo scopriremo nella prossima puntata! Salvatore Pagano 
Carlo Barbero – LiveWorks

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Per chi ha fretta: 5 risposte su Una vita da backliner

1. Backliner e roadie sono sinonimi?
In Italia spesso si usano come equivalenti. In ambito anglosassone roadie e piu generico (tutto il personale di tour), mentre backliner indica chi cura strumenti e palco del singolo artista.

2. Di cosa si occupa esattamente?
Setup del palco, accordatura e manutenzione degli strumenti, sostituzioni e riparazioni in tempo reale durante il live, gestione delle schede tecniche di palco. E la persona di fiducia a cui il musicista affida i propri strumenti.

3. Bisogna essere musicisti per fare il backliner?
Aiuta molto. Carlo Barbero era gia un chitarrista e utilizzatore di strumentazione: serve saper accordare, riconoscere problemi tecnici al volo e capire le esigenze dell’artista.

4. Come si entra nel giro?
Tipicamente partendo dal basso (facchinaggio, crew di montaggio), facendosi conoscere dai service, accumulando referenze. Nel racconto di Carlo conta molto anche il caso e il passaparola.

5. Si lavora solo nelle grandi produzioni?
No. La carriera passa per festival, club e tour nazionali. I grandi palchi (Sanremo, stadi) sono il traguardo di un percorso che parte da eventi piu piccoli.

La storia di Carlo Barbero mostra come il dietro le quinte sia un mestiere fatto di competenza, fiducia e tempismo. Continua con le altre storie e gli special di Musicoff dedicati a chi fa funzionare la musica dal vivo.



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