In sintesi: Tra le due guerre la liuteria italiana è quasi del tutto estranea alla chitarra archtop, ma a Napoli Giuseppe Calace, figlio di Raffaele, costruisce esemplari sorprendenti del modello 104, 105 e 106. Le sue chitarre, copiate per anni in Giappone, sono uno dei tasselli che porteranno alla nascita del marchio Ibanez.
Molti liutai europei si avventurarono nella costruzione di chitarre archtop in modo più o meno fedele agli originali americani.
La Germania e la Boemia fecero la parte del leone con valenti liutai tra cui ricordiamo Wenzel Rossmeissl (padre del Roger che lavorerà in Rickenbacker e Fender), Franz Hirsch, Anton e August Neubauer, Gustav Glassl, solo per citarne qualcuno.
Le chitarre boeme venivano esportate anche nel Regno Unito con i marchi Aristone, Cremona, Coletti e molti altri. Sempre nel Regno Unito si fecero delle splendide archtop per mano di Emile Grimshaw. E non possiamo non citare le svedesi Levin, ma l’elenco sarebbe molto lungo.
Le chitarre archtop italiane
E in Italia? I liutai erano molto più legati alla tradizione degli strumenti classici e folkloristici e l’avversione del regime per la musica Jazz ostacolò non poco la diffusione di strumenti archtop con le buche a effe.
Ci furono poche eccezioni e tra tutte è doveroso ricordare le chitarre costruite dalla liuteria Calace a Napoli nella persona di Giuseppe, figlio di Raffaele (scomparso nel 1934) di cui oggi presentiamo uno splendido esemplare tra i pochi sopravvissuti senza restauro.
La liuteria Calace ha origine nei primi anni dell’ottocento e la sua fama è legata principalmente al mandolino. La storia della dinastia è raccontata nel dettaglio sul sito Calace.it
Calace 104
Gia nel 1928 fu fatto un modello, il 104, con le buche a effe e la tastiera ricoperta di celluloide ma il piano armonico era piatto e delle archtop ne ricalcava solo la forma. Ecco un esemplare dalla pazzesca collezione del dottor Martin Kemmler. Ha subito un restauro completo e l’attacca corde non è originale.
Calace 105
Nel 1938 vennero fatti diversi modelli con il piano armonico scavato in abete alpino e fasce e fondo in acero campestre.
Si rifacevano esplicitamente ai modelli Gibson e Gretsch ma degli originali furono conservati veramente pochi elementi tra cui naturalmente le dimensioni della cassa da 17 pollici. La scala invece era di 640 mm, derivata dalle chitarre classiche.
Il modello 105 aveva due livelli finiture, entrambe le versioni avevano il ponte intarsiato con osso di balena. Qualcosa che non poteva non attirare lo sguardo degli spettatori.
Il modello 105B aveva la tastiera ordinaria di legno. Questo esemplare in foto ha il piano armonico danneggiato e l’attacca corde con impressa la scritta Pyuma, un marchio che ritroviamo su altre chitarre giapponesi e, a mio parere, messo da uno degli importatori.
Il modello 105A aveva la paletta e la tastiera ricoperti di celluloide. Questo esemplare è stato ritrovato in Giappone, nella prefettura di Hyogo.
Le meccaniche sono l’unica cosa non originale, sarà difficile trovare un set adeguato a causa della spaziatura tra gli alberini di 32 mm invece dei classici 35 mm.
Il manico presenta un profilo a V estremo ma risulta facilmente suonabile. Dopo tanti anni la tastiera è ancora diritta.
Calace 106
Il modello 106 era il top di gamma, aveva l’attacca corde fatto a modello delle Gretsch e il ponte e la tastiera nel più tradizionale ebano. Le rifiniture presentavano madreperla lungo tutta la cassa. I due esemplari mostrati in foto hanno subito un restauro totale. Anche questi sembrano avere una versione A e una B ma sul cartiglio non c’è nessuna indicazione visibile.
Il Paganini del mandolino e la nascita di Ibanez
Una curiosità per gli appassionati di chitarra elettrica: il più famoso dei Calace, Raffaele, oltre a essere liutaio fu un valente musicista: compose più di 180 opere per strumenti a plettro, fu grande concertista e si meritò l’appellativo di “Il Paganini del mandolino”.
Nel corso della sua carriera fece una tournée trionfale In Giappone diventando famosissimo tanto che ricevette la croce del Sacro Tesoro Giapponese dall’imperatore in persona.
Nel paese del sol levante scoppiò la mania delle chitarre e dei mandolini italiani. Il liutaio Kunishima iniziò a fare copie dei mandolini Calace già negli anni 30.
Nel 1929 il proprietario di una grande catena di libri, spartiti e strumenti musicali, Yoshitaro Hoshino, iniziò a importare strumenti del liutaio spagnolo Salvador Ibáñez fatti nello stile di Calace. Dopo la morte di Salvador, Hoshino iniziò la produzione in proprio nel 1935 e chiamò le sue chitarre “Ibáñez Salvador” acquisendone il marchio dagli eredi, e più tardi solo Ibanez, un marchio che forse ricorderà qualcosa agli appassionati di chitarra…
È proprio lo stile delle chitarre Calace che influenzò i modelli da Jazz del primo catalogo Ibanez del 1959/1960.
Ecco un esemplare di Ibanez che mostra tutto il debito nei confronti dello stile Calace.
Eredità della liuteria Calace e il legame con Ibanez
Per tutti gli anni ’60 furono realizzate copie delle chitarre Calace anche dalla Kiso Suzuki e altri marchi giapponesi. Addirittura negli anni ’70 furono prodotte chitarre nel distretto di Nagoya marchiate Calace, non si sa se frutto di un accordo commerciale o un abuso dei giapponesi.
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Per chi ha fretta: 5 cose da sapere sulle chitarre jazz di Calace
1. Chi era Calace e perché è importante?
La liuteria Calace ha origine nei primi anni dell’Ottocento a Napoli ed è famosa soprattutto per i mandolini. Tra le due guerre, Giuseppe Calace, figlio di Raffaele, provò a costruire chitarre archtop sul modello delle Gibson americane.
2. Quando è stato fatto il primo modello archtop Calace?
Già nel 1928 venne realizzato il modello 104, con buche a effe e tastiera in celluloide. Il piano armonico era ancora piatto: dell’archtop il 104 ricalcava soprattutto la forma.
3. Cosa rendeva difficile la chitarra jazz in Italia?
I liutai italiani erano legati alla tradizione di strumenti classici e folkloristici. In più il regime fascista vedeva con sospetto il jazz, e questo ostacolò la diffusione delle archtop con buche a effe.
4. Perché Giuseppe Calace viene chiamato il Paganini del mandolino?
Il nomignolo nasce dalla virtuosità della famiglia Calace come mandolinisti e dal ruolo che ricoprirono nella tradizione napoletana. La fama del cognome trascese poi nel campo della chitarra.
5. Cosa c’entra Calace con Ibanez?
Negli anni Sessanta produttori giapponesi come Kiso Suzuki copiarono le chitarre Calace. Negli anni Settanta nel distretto di Nagoya furono prodotte chitarre marchiate Calace, anche se non è chiaro se si trattasse di un accordo o di un abuso commerciale: è un capitolo collegato alla nascita del marchio Ibanez.
Approfondisci su Musicoff
- Com’è fatta una chitarra archtop: l’anatomia dello strumento
- Anatomia della chitarra classica: cassa, manico e corde
- La mia esperienza di liuteria, raccontata in prima persona
- Ibanez Day: il reportage video
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