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pausa musicale

Improvvisazione, le pause sono importanti come le note

Oggi parliamo della "pausa artistica", un'espressione per farvi capire bene quanto sia importante dare valore al silenzio oltre che alle note suonate.

Qual è la chiave per un buon fraseggio? Dicevamo, la scorsa puntata,  che le cose da tenere sotto controllo e saper gestire sono sicuramente tantissime e durante un’ improvvisazione rischiamo di dover abbassare “l’asticella” della qualità generale per poter gestire tutto contemporaneamente. 

Allora ecco l’idea: lavorare sulla propria improvvisazione concentrandosi su un solo elemento per volta, cercando di approfondirlo, ottimizzarlo, espanderlo e, chissà, anche farci ispirare trovando strade e idee impensate indotte proprio da questi “paraocchi che stiamo indossando”.

La forza di tutto ciò è che parleremo di elementi che prescindono i generi musicali, le sensibilità, i diversi livelli di preparazione e addirittura gli strumenti che suoniamo perché lo stesso concetto potrà essere approfondito sulla chitarra come sul trombone o con la voce anche se, essendo io un chitarrista, spesso faccio riferimento al primo di questi.

Improvvisare è fare silenzio?

Meglio ancora “saper come e quando fare silenzio”. Qualcuno diceva questa massima: “le note che non suoni sono importanti quanto quelle che suoni”. 

Immagina che improvvisare dovrebbe essere come fare una chiacchierata con un amico. Il tuo discorso, per essere capito correttamente, sarà composto di frasi ognuna avente senso compiuto e collegata alla successiva ma soprattutto separate l’una dall’altra, no?
Ecco improvvisare dovrebbe avvicinarsi a ciò secondo me.  

La pausa è il classico elemento a cui pochi pensano. L’improvvisatore medio è, normalmente, concentrato su quali note suonare, quali scale far sentire, gli arpeggi, i modi, la velocità ecc… ma prestare attenzione, invece, alle pause può essere un ottimo escamotage per dare senso, respiro e/o groove al nostro playing.

Vediamo insieme alcuni esempi di cosa posso ottenere lavorando sulle pause.

Dare senso e respiro alle frasi

Come ti dicevo prima, in un discorso ogni frase è separata dalla successiva, se così non fosse sarebbe un flusso di parole incomprensibile. 
In contesti molto melodici, ma non solo, fruttare silenzi lunghi aiuta a far respirare il tuo fraseggio ma soprattutto far respirare il tuo ascoltatore che “si prepara” alla prossima tua frase, immagazzinando meglio la precedente appena passata.

Provo a esprimerti meglio questi 2 punti suonando: userò le stesse frasi prima in modo più ordinato, sensato e giustamente intervallato a mo’ di discorso, poi con un po’ di “taglia e incolla” le collegherò in un flusso più continuativo di suoni. Noterai che il senso e il relax verrà un po’ a perdersi.

Dare groove al fraseggio

Su questo punto potremmo dilungarci quasi all’infinito perché di esercizi che sfruttano pause per creare gruppi ritmici particolari, difficili o irregolari ne abbiamo tantissimi. Provo a proportene uno:    

Provo a improvvisare ostinando 2 note e 1 pausa. Non importa quali note, l’unica accortezza, per ora, è che sia le note che la pausa siano lunghe uguali, in questo caso userò i sedicesimi (semicrome). Di seguito la chart per capire meglio e l’audio.  

Noti che si vengono a creare gruppi di 3 elementi (2 note e 1 pausa) che “girando” sul sedicesimo (che normalmente suddivide il quarto in 4 parti) sposta continuamente l’accento donando al fraseggio un groove molto interessante.

Capisci bene che come abbiamo suonato 2 note più 1 pausa posso sperimentare tutte le altre combinazioni che mi vengono in mente ottenendo, ogni volta, gruppi ritmici e sonorità sempre nuove. 

Te ne propongo ancora una, a mio avviso molto interessante e ritmicamente impegnativa.

4 note e 1 pausa! Qui il gruppo diventa di 5 sedicesimi, implementando la difficoltà esecutiva ma rendendo ancora più interessante il mio suonare.    

Non mi resta che salutarti, invitandoti a mettere in pratica questi consigli e, perché no, dandomi un feedback, se ti sono stati utili o meno, qui di seguito o venendomi a trovare sui miei canali social.

Buono studio e buona Musica!

Un ringraziamento particolare a Miky Bianco e Tony De Gruttola direttori dell’Accademia Lizard Torino e produttori dei metodi didattici da cui sono tratte le basi musicali su cui hai sentito i miei esempi. 

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