;
Home ➟ Strumenti ➟ Batteria & Percussioni - Special ➟ Sonor, 150 anni fra officine, idee in largo anticipo e batterie iconiche

Sonor, 150 anni fra officine, idee in largo anticipo e batterie iconiche

Dalla bottega di Johannes Link a Weißenfels alle edizioni per l'anniversario: centocinquant'anni di Sonor fra guerre, jazz, Orff e rock.

Nel 1875, a Weißenfels, una cittadina sulla Saale nella Germania centrale, un tornitore e conciatore di nome Johannes Link apre una bottega in cui si lavorano pelli per tamburi e si costruiscono semplici tamburi militari. Centocinquant’anni dopo quella bottega porta un nome che chiunque abbia passato qualche ora in sala prove riconosce al primo sguardo, Sonor, e il logo con le due mazze incrociate compare sui badge di batterie suonate da jazzisti, metallari e batteristi prog di mezzo mondo.

In mezzo c’è una storia che, vista da vicino, somiglia poco al ritratto patinato di un marchio di lusso. Dentro stanno due guerre, un esproprio, il trasferimento dalla Germania orientale alla Vestfalia, la ripartenza in un ex edificio militare trasformato in conceria e poi una lunga stagione di fusti pesantissimi che negli anni Ottanta hanno contribuito in modo decisivo alla fama dell’azienda. Il centocinquantesimo anniversario, celebrato nel 2025, è l’occasione buona per ripercorrerla dall’inizio.

Sonor presenta le Signature e Sonorlite realizzate per il 150° anniversario.

Weißenfels, 1875: pelli, tamburi militari e un marchio

Il punto di partenza è modesto e molto concreto. Johannes Link, formato come tornitore del legno e conciatore, mette in piedi una piccola produzione di pelli naturali e tamburi per le bande militari, strumenti per i quali nella Germania di fine Ottocento esiste una domanda stabile. La bottega cresce rapidamente: nel 1888 è ormai una vera fabbrica e, a cavallo del secolo, la produzione comprende anche timpani, tamburi da concerto, xilofoni, piatti, triangoli e altre percussioni.

Un dettaglio interessante arriva già nel 1900, quando Sonor realizza il suo primo pedale singolo per cassa. È ancora una meccanica molto elementare, ma introduce uno dei fili conduttori che accompagneranno il marchio per più di un secolo: non soltanto fusti e tamburi, ma anche una particolare attenzione alla meccanica e all’hardware.

Nel 1906 entra in azienda il figlio, Otto Link, e l’anno successivo il nome Sonor viene registrato come marchio all’Ufficio imperiale dei brevetti. Quando Johannes muore, nel 1914, è Otto a prendere la guida dell’impresa, che nel frattempo si allarga con una segheria e una filiale per la vendita all’ingrosso a Markneukirchen, la cittadina sassone da secoli legata alla costruzione di strumenti musicali.

Nella biografia di Otto Link c’è anche un episodio piuttosto singolare per un costruttore di batterie. Diventerà console di Svezia e stringerà rapporti personali con re Gustavo V; secondo la documentazione storica Sonor, l’azienda arriverà così a essere fornitrice della casa reale svedese. Una parentesi che racconta bene quanto, già prima della Seconda guerra mondiale, l’attività della famiglia Link avesse superato i confini di una semplice fabbrica locale.

Le batterie combinate e un pedale doppio in anticipo sui tempi

Il cinquantesimo anniversario, nel 1925, trova Sonor con 145 dipendenti, numero che l’azienda stessa ricorda come quello di una delle realtà più grandi del settore. È anche il momento in cui il jazz entra nelle sale da ballo tedesche, e con il jazz arriva una richiesta nuova: non più il singolo tamburo da banda, ma le cosiddette batterie combinate, cioè l’insieme di cassa, rullante, piatti e accessori suonato da un solo musicista seduto. È la stagione in cui prende forma la batteria come viene intesa ancora oggi.

Del 1927 è un oggetto che la cronologia ufficiale Sonor presenta, con una certa autoironia, come forse arrivato un po’ troppo presto: il pedale doppio Duplex. Bisognerà aspettare parecchi decenni perché il doppio pedale diventi un accessorio diffuso tra i batteristi, ma il dettaglio mostra un’azienda che già allora lavorava sulla meccanica oltre che sul suono.

Per chi ha fretta: 5 risposte sui 150 anni di Sonor

1. Quando e dove è nata Sonor?
Nel 1875 a Weißenfels, sulla Saale, nella bottega di Johannes Link, tornitore e conciatore che produceva pelli e semplici tamburi militari. Il marchio Sonor fu registrato nel 1907.

2. Perché Sonor ha sede a Bad Berleburg?
Nel 1946 Otto e Horst Link rifondarono l’azienda ad Aue, oggi parte del comune di Bad Berleburg. Lo stabilimento originario di Weißenfels, rimasto nella Germania orientale, venne espropriato dopo il 1950.

3. Che differenza c’è fra Signature e Sonorlite?
La Signature del 1980 punta su fusti in faggio da 10,5 millimetri, profondi, rigidi e pesanti. La Sonorlite del 1983 utilizza invece betulla finlandese e fusti più sottili e leggeri.

4. Dove vengono costruite oggi le batterie Sonor?
Le serie Made in Germany di fascia alta vengono costruite a Bad Berleburg-Aue, mentre diverse linee più accessibili sono prodotte in Asia.

5. Come ha celebrato Sonor i 150 anni?
Con edizioni limitate Signature, Sonorlite, Cast Bronze e AQ2, oltre ad altri strumenti celebrativi, e con la nuova serie Momentum presentata nel corso del 2025.

Dalla Germania Est alla conceria di Aue

La Seconda guerra mondiale interrompe bruscamente il capitolo di Weißenfels. La città finisce nella zona di occupazione sovietica e nel 1946 Otto Link e il figlio Horst, nato proprio a Weißenfels nel 1919, fondano una nuova azienda ad Aue, in Vestfalia, piccolo centro oggi compreso nel comune di Bad Berleburg, dove Sonor mantiene ancora la propria sede produttiva tedesca. Lo stabilimento originario di Weißenfels rimane invece nella Germania orientale e viene espropriato dopo il 1950.

La ripartenza avviene in un ex edificio militare riconvertito in conceria: in pratica, si ricomincia dalle pelli, come settant’anni prima. Dagli anni Cinquanta lo stabilimento cresce senza sosta, con nuovi capannoni produttivi e un edificio amministrativo, e nel 1955, alla morte del padre, la guida passa a Horst Link, destinato a diventare per decenni la figura centrale della storia dell’azienda.

Gli anni del jazz, l’Orff e il logo delle due mazze

Il dopoguerra è il periodo in cui Sonor costruisce la propria reputazione internazionale. Nel 1952 il catalogo presenta il primo set con i concert tom, i tom a pelle singola, mentre il catalogo del 1956 arriva a cento pagine e comprende ormai una gamma completa di batterie. In quegli anni suonano Sonor jazzisti come Kenny Clarke, Connie Kay e Lionel Hampton. Dello stesso 1956 è il logo in corsivo che ancora oggi sopravvive sulla serie Vintage.

C’è poi un ramo della storia che i batteristi tendono a trascurare e che riguarda la didattica musicale. Nel 1953 entra ufficialmente nella produzione lo strumentario Orff, sviluppato in collaborazione con Hans Bergese, allievo e collaboratore di Carl Orff: xilofoni, metallofoni e piccole percussioni pensati per l’educazione musicale dei bambini. Nel 1958 quegli strumenti sono esposti all’Expo di Bruxelles, nel 1976 arrivano le barre in Palisono, un materiale sviluppato da Sonor e non igroscopico, quindi poco sensibile alle variazioni di umidità, mentre nel 1989 debutta la linea Primary, destinata specificamente all’educazione musicale elementare.

Nel 1961 compare il primo marchio con le due mazze, disegnato da Otl Aicher, il grafico e tipografo tedesco che di lì a qualche anno firmerà l’identità visiva delle Olimpiadi di Monaco del 1972. Per il centenario, nel 1975, il logo viene ridisegnato nella forma che conosciamo ancora oggi.

Il 1975 e il bordo a 45 gradi

Il centenario non riguarda però soltanto l’immagine del marchio. Nel 1975 arriva la serie Phonic, una delle produzioni simbolo della cosiddetta era Link, insieme ai set Champion Acrylic. Nello stesso periodo Sonor introduce sui propri fusti il bearing edge a 45 gradi, soluzione che l’azienda rivendica come una prima assoluta nel settore e che ha lo scopo di ridurre la superficie di contatto con la pelle, favorendone vibrazione, sustain e precisione di accordatura.

È un passaggio importante perché anticipa una caratteristica che diventerà comune nella costruzione moderna delle batterie. La ricerca sull’interazione fra fusto, bordo e pelle porterà pochi anni dopo Sonor verso strumenti sempre più estremi per massa, rigidità e profondità.

Phonic, Signature, Sonorlite: la stagione dei fusti pesanti

Il salto che fissa Sonor nell’immaginario dei batteristi arriva nel 1980, quando alla Musikmesse di Francoforte viene presentata la serie Signature. Nasce da una ricerca commissionata dall’azienda con l’obiettivo di costruire una batteria di fascia alta tecnicamente e acusticamente molto avanzata per l’epoca, e la scelta è netta: fusti in faggio molto profondi e pesanti, spessi 10,5 millimetri, concepiti per offrire grande rigidità e lasciare vibrare liberamente le pelli, favorendo risonanza e proiezione.

Il risultato entra nella storia, anche se presenta un problema molto concreto: trasportare una Signature completa non è esattamente il sogno di chi deve smontare il palco alle due di notte. La risposta arriva nel 1983 con la Sonorlite, derivata dalla variante a fusto leggero della Signature: betulla finlandese al posto del faggio, scelta per caratteristiche meccaniche simili ma un peso sensibilmente inferiore. Cassa e rullante utilizzano fusti da 12 strati e 7 millimetri, mentre tom e timpani scendono a 9 strati e 6 millimetri.

Nel 1987 arriva poi il rullante HLD 590 in bronzo fuso, ancora oggi molto ricercato dai collezionisti. Il fusto viene inizialmente fuso con uno spessore di 5 millimetri e successivamente fresato nella parte centrale fino a 3 millimetri, lasciando ai bordi i Sound Focus Ring da 5 millimetri complessivi. Nel 1988 debutta invece la serie Hilite, caratterizzata da un sistema di isolamento fra parti metalliche e legno del fusto.

È in questi anni, e nel decennio successivo, che Sonor consolida anche la propria immagine nel rock. Nicko McBrain degli Iron Maiden utilizza il marchio già prima del suo ingresso nella band e negli anni Ottanta suona, fra gli altri, kit Phonic Plus personalizzati; Mikkey Dee, futuro batterista dei Motörhead, fa parte della famiglia Sonor dai primi anni Ottanta. Nel tempo il roster arriverà a comprendere musicisti molto diversi tra loro come Jack DeJohnette, Steve Smith, Tomas Haake, Benny Greb, Gavin Harrison, Danny Carey e Phil Rudd.

Nel 1993 la Jet Set, con hardware placcato in oro a 24 carati, porta all’estremo questa stagione di strumenti senza troppi compromessi sul fronte del costo. La stessa Sonor la ricorda come la batteria più costosa del proprio tempo.

Dagli anni Novanta: Hohner, KHS e la batteria su misura

Il 1991 segna un importante cambiamento societario. Sonor entra nel gruppo Matth. Hohner di Trossingen, il nome tedesco conosciuto soprattutto per armoniche e fisarmoniche. Horst Link spiegò all’epoca che la scelta era legata anche alla necessità di risolvere il problema della successione.

Nel 1997 Hohner passa sotto il controllo di maggioranza della taiwanese KHS. Per Sonor si apre così una nuova fase industriale: la produzione delle linee più accessibili e di parte dell’hardware viene trasferita a Tianjin, in Cina, mentre gli strumenti tedeschi di fascia alta continuano a essere costruiti ad Aue.

Horst Link, intanto, dopo essersi ritirato dalla gestione dell’azienda consegue un dottorato in musicologia. Muore nel 2004, chiudendo simbolicamente l’epoca in cui la famiglia del fondatore aveva accompagnato direttamente Sonor per oltre un secolo.

Sul fronte del catalogo, gli anni Novanta aprono quella che Sonor definisce l’era della personalizzazione. Nel 1994 nasce la Designer Series, nel 1996 arrivano le serie S con soluzioni hardware pensate per ridurre il numero di componenti fissati direttamente al fusto. Nel 2000 debutta la Delite, che nel 2012 evolverà nella ProLite, mentre nel 2001 arrivano i pedali Giant Step.

L’idea della batteria su misura trova la sua espressione più compiuta nel 2006 con la SQ2, configurabile attraverso diverse combinazioni di essenze, spessori, misure e finiture e costruita un set alla volta nello stabilimento tedesco.

Nel 2012 arriva anche il pedale Perfect Balance sviluppato con Jojo Mayer; nel 2015 il centoquarantesimo anniversario coincide con la nascita della serie Vintage, nel 2017 debutta la SQ1 in betulla con sistema Sound Sustainer e nel 2018 AQ2 e AQ1 ridefiniscono l’ingresso nel catalogo. Nel 2023 la famiglia di rullanti Kompressor porta alcune caratteristiche tipiche del marchio in una fascia di prezzo più accessibile.

Jojo Mayer presenta il Sonor Perfect Balance, sviluppato insieme all’azienda tedesca.

Il 2025: bubinga, betulla e bronzo per l’anniversario

Per i centocinquant’anni Sonor ha scelto inizialmente di guardare soprattutto agli anni Ottanta. La Signature 150th Anniversary riprende la costruzione del fusto storico con 15 strati complessivi e uno spessore di 10,5 millimetri: 13 impiallacciature di faggio tedesco incrociate e due strati, interno ed esterno, di bubinga. L’hardware è placcato in oro a 24 carati.

La Sonorlite 150th Anniversary riprende invece la betulla finlandese dell’originale, con fusti da 9 strati e 6 millimetri per tom e timpani e da 12 strati e 7 millimetri per cassa e rullante, completati da hardware rivestito in rutenio. Entrambe le serie sono limitate a 75 esemplari: 50 con profondità più contemporanee e 25 in versione Heritage, basata sulle profondità degli strumenti originali degli anni Ottanta.

Accanto ai due set c’è uno dei pezzi più esclusivi dell’anniversario: il Signature Cast Bronze 14×8, ispirato all’HLD 590 del 1987. Il fusto replica esattamente la costruzione dell’originale: viene fuso a 5 millimetri di spessore e poi fresato nella zona centrale fino a 3 millimetri, lasciando i Sound Focus Ring alle estremità. La meccanica è invece contemporanea e l’hardware è placcato in oro a 24 carati. La produzione è limitata a 100 esemplari numerati.

Per portare l’anniversario anche in una fascia meno esclusiva è arrivata inoltre la AQ2 150th Anniversary, limitata a 500 set. Utilizza la stessa impostazione costruttiva della AQ2 standard, con fusti in acero nordamericano e cinese e un’impiallacciatura esterna effetto ebano, ma adotta badge, pelle frontale della cassa e dettagli specifici del centocinquantesimo anniversario.

Momentum: il 150° non guarda soltanto indietro

Il capitolo del 2025 non si è però chiuso con le riedizioni. Nel corso dell’anno Sonor ha presentato Momentum, una nuova serie Made in Germany che raccoglie soluzioni provenienti dalle precedenti produzioni tedesche del marchio. Tutti i fusti adottano una costruzione a 9 strati e 6 millimetri e possono essere scelti in tre essenze diverse, faggio, betulla e acero, abbinabili alle quattro finiture disponibili al debutto.

Momentum utilizza inoltre il sistema T.A.R. per i tom sospesi e il Sound Sustainer, già impiegato sulla SQ1, per i timpani. La serie prende il posto di SQ1 e ProLite, combinando in una sola piattaforma soluzioni che in precedenza erano legate a famiglie e costruzioni differenti.

La presentazione ufficiale della serie Sonor Momentum.

È un dettaglio tutt’altro che secondario nella lettura del centocinquantesimo anniversario: Signature e Sonorlite celebrano ciò che Sonor era negli anni Ottanta, mentre Momentum prova a raccontare cosa il marchio vuole essere dopo il 2025. Per un’azienda nata costruendo tamburi militari e pelli naturali, il percorso non è stato esattamente lineare.

Centocinquant’anni dopo, la stessa domanda sul suono

Guardata nel suo insieme, la storia di Sonor ha una coerenza curiosa. Si comincia dalle pelli a Weißenfels e si ricomincia dalle pelli in una conceria di Aue, si passa dai tamburi per le bande alle batterie combinate delle orchestre jazz, dal primo pedale per cassa ai sistemi moderni di sospensione, dai fusti in faggio da 10,5 millimetri alle configurazioni personalizzabili delle produzioni contemporanee.

Se capita di trovare in un mercatino una vecchia Phonic o una Sonorlite dei primi anni, quel badge con le due mazze racconta quindi una storia lunga un secolo e mezzo. E se in un’aula di musica passa fra le mani uno xilofono Orff con lo stesso logo, arriva esattamente dalla stessa storia. Forse è proprio questo l’aspetto più interessante di Sonor: avere costruito per centocinquant’anni strumenti diversissimi continuando, in fondo, a lavorare intorno alla stessa domanda, cioè come trasformare una pelle, un fusto e un pezzo di meccanica in qualcosa che un musicista riconosca come proprio.



MUSICOFF NETWORK

Musicoff Discord Community Musicoff Channel on YouTube Musicoff Channel on Facebook Musicoff Channel on Instagram Musicoff Channel on Twitter