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Bowie let's dance

La batteria nel brano “ballerino” di David Bowie

Il Duca Bianco (così era chiamato Bowie) oltre a raggiungere un successo di vendite immenso, ha anche seminato nella sua carriera germogli artistici di assoluta innovazione e coerenza, non solo musicali...

Basti pensare al suo rapporto con la gestione dell’immagine e della teatralità sul palco e nei videoclip, nonché alle sue importanti performance attoriali in pellicole quali L’uomo caduto sulla terra o Miriam si sveglia a mezzanotte.

Ci ha lasciato purtroppo qualche anno fa, con un lavoro scritto e ultimato proprio durante la sua malattia: Black Star, che per freschezza ed innovazione va annoverato a mio avviso tra i dischi più importanti degli ultimi vent’anni (con Mark Giuliana alla batteria tra l’altro!).

Ritornando agli anni della mia giovinezza: avevo circa 11 anni e mentre il pomeriggio passavo ore ad ascoltare vinili e cassette della mia musica preferita (Prog, Jazz Rock e Fusion) nella mia stanza e percuotendo a morte il mio letto con le bacchette. La sera mi chiudevo in cucina da solo con il televisore “piccolo” ad ascoltare e vedere VideoMusic, il primo canale Italiano interamente dedicato ai video musicali, nuovo linguaggio di diffusione musicale degli anni ’80, ascoltando tutto il mainstream del periodo.

Fu proprio allora che conobbi Mr. Bowie ed il brano “Let’s Dance“, una delle hit del periodo che più mi catturava.

Let’s Dance, il brano che “fa ballare”

Il brano è la title track del disco omonimo del 1983 ,prodotto ed arrangiato oltre che da David Bowie, anche dal “guru” della disco-pop Nile Rodgers, fondatore e chitarrista della band Disco ’70 americana Chic e produttore non solo di numerosissimi artisti di immenso successo come Madonna o Duran Duran negli anni ’80, ma anche di artisti contemporanei come Bruno Mars e Daft Punk.

Nel primo singolo dell’album troviamo, oltre che Bowie e la chitarra ritmica di Nile Rodgers, anche il solo di chitarra di “un certo” Stevie Ray Vaughan e la batteria di Omar Hakim!

Non sapevo chi fosse il batterista di Let’s Dance in quel periodo, infatti non essendoci Internet, l’unico modo di sapere chi avesse suonato su un disco era quello di possedere lo stesso e poter così leggere i credits all’interno della copertina ed in quel periodo avevo solo una cassetta registrata del lavoro dell’artista Britannico.
Conobbi solo qualche anno dopo “consapevolmente” Omar Hakim, grazie al primo stupendo lavoro da solista di Sting, The Dream of the Blue Turtles, e del disco dei Weather Report, Sportin’ Life, entrambi del 1985.

david bowie let's dance

Anni dopo, agli inizi della mia carriera professionistica, incontrai di nuovo il brano di David Bowie, all’interno del repertorio della mia cover band “Bop Frog”, con la quale iniziai a guadagnare i primi soldi con continuità nei live club e nelle discoteche in giro per l’Italia.
In quel periodo, all’inizio degli anni ’90, la mia band (che per fortuna è ancora attiva) si era imposta nel mercato delle cover band con un repertorio di revival dance ’70 (Kool and the Gang, Chic, KC and the sunshine band, ecc.) e , novità per il periodo, di cover anni ’80.
Nel repertorio anni ’80, eseguito di solito all’inizio della scaletta, si trovava anche il brano “Let’s Dance”.

Purtroppo quando non sei una pop star, con ventimila o più persone in piedi che inneggiano il tuo nome, ma ti trovi di fronte un centinaio di persone sedute ai tavoli che ti osservano con aria interrogativa, farli alzare dal tavolo per farli ballare non è facile impresa e, di solito, prima si alzano e meglio è!
Il compito di iniziare a far battere il piede al pubblico e di farlo ballare è di tutta la band in generale, ma nello specifico del batterista , e se la gente non balla probabilmente la band non tornerà a suonare in quel locale e, di conseguenza, non guadagnerai i soldi necessari per pagare l’affitto!
Ecco quindi che il compito del batterista, per far in modo che la serata proceda bene, è che tutti i brani girino con groove e “costringano” il pubblico ad alzarsi e ballare.

Personalizzare un brano famoso

Quando all’inizio della serata mi trovavo ad eseguire quasi letteralmente il brano di Bowie, sentivo che c’era qualcosa che non faceva rotolare il brano e, concerto dopo concerto, iniziai ad inserire delle micro-modifiche nell’accompagnamento per porre rimedio e personalizzarlo.

Il brano nella versione originale, oltre che per mia imperizia nel riprodurre un grandissimo come Omar Hakim , aveva anche dei suoni di batteria molto anni 80’, con delay , gate ed altri artifizi praticamente irriproducibili in un contesto live da club, e come capita quasi sempre in un contesto di covers live , bisogna trovare la quadra tra il rispetto dell’originale, una propria personalizzazione ed una modifica tecnica a favore del suono acustico di una batteria live.

Ho avuto la fortuna di testare queste modifiche direttamente nei numerosi concerti con la band e di vedere l’effetto sul pubblico per testarne la funzionalità o meno, e questa modalità di pratica live, soprattutto se come nel mio caso ti trovi con una band che oltre ad essere composta da fantastici professionisti era ed è formata anche da “fratelli di cantina”, è sostanzialmente la situazione ideale!

Analisi del brano (per batteristi ma non solo)

Nel brano originale la parte più caratteristica e funzionale a mio avviso, è la strofa-riff, e partiremo proprio ad analizzare quest’ultima.
La parte A (strofa) ruota intorno ad un non troppo scontato giro di 8 battute in 4/4 , nel quale basso e batteria si muovono su due pattern ostinato alternati (1-2-2-1-2-2-1-2) in cui la cassa ed il basso sono sempre in unisono: è impossibile modificare il groove della cassa e del rullante sul 2° e 4° movimento senza alterare lo spirito del brano, quindi ho sperimentato i cambiamenti esclusivamente nelle modalità d’accompagnamento su charleston e piatto ride.

La parte originale di Omar Hakim prevede (credo?!) un accompagnamento sul charleston in base di ottavi: “credo” perché nel missaggio del brano il charleston è lasciato molto indietro e nascosto a confronto di cassa e rullante , e quindi non escludo che Hakim abbia optato per un accompagnamento in base di quarti, o forse riusciamo a percepire solo il battere dei due ottavi (suonato in maniera più forte) così da avere l’effetto di un accompagnamento in quarti.

I fill sono minimali e solo di rullante, ma molto incisivi e protagonisti (forse hanno voluto dare più importanza all’effetto gate-compresso del tamburo in fase di missaggio), il crash, usato anch’esso pochissimo, è uno solo e probabilmente un piccolo da 15 o 16 pollici. Il ride non viene mai utilizzato.

Let's Dance David Bowie

Dopo vari tentativi , partendo dall’originale e passando per accompagnamento in ottavi/accento in levare, sedicesimi (maneggio singolo ed alternato), un ottavo e due sedicesimi/ accento in battere, ho raggiunto l’accompagnamento che più mi aiutava a calarmi nel groove del brano ed a comunicare il “drive” giusto.
L’accompagnamento su hi hat della strofa è un pattern 16 Beat, con diteggiatura alternata con accenti sul 3° e 4° sedicesimo.

Let's Dance David Bowie

La cosa tecnicamente più complicata è chiaramente quella di controllare gli accenti sul charleston senza modificarli durante l’esecuzione del pattern di cassa e per aiutarvi in questo compito, vi elenco qui di seguito degli esercizi preparatori , estratti dal mio metodo Power Pattern pubblicato dal Saint Louis College of Music ed inserito nei metodi utilizzati nel corso Pre-Accademico ed Accademico della facoltà di batteria indirizzo Popular-Music.

power pattern

Isolando le variazioni dei sedicesimi sulla cassa è più facile potenziare step by step il controllo della dinamica su hi hat. Vi consiglio di suonare gli accenti sul 3° e 4° sedicesimo charleston inclinando le bacchette per colpire il bordo dello strumento con la spalla della bacchetta (e quindi far vibrare sia il piatto top che il bottom) in quanto saranno le note “fondamentali” del pattern.

Let's Dance David Bowie

Nell’inciso del brano, a differenza dell’originale dove il pattern rimane in ottavi sul charleston, ho deciso di passare sul piatto ride per aiutare il brano a crescere e ad aprirsi, e per mantenere il drive in base di sedicesimi, ho inserito un accompagnamento con mano destra 1 ottavo 2 sedicesimi con accento in battere, ed una variazione con hi hat foot sul levare del 3° e 4° movimento nelle prime tre battute.
Il fill in partitura nella quarta battuta è obbligato in quanto unisono con la frase del basso.

Let's Dance David Bowie

Nella coda dell’inciso, per aiutare un’ulteriore crescita del brano, l’accento dell’ostinato spezzato si posta sulla campana del ride ed il charleston con il piede esegue un rafforzativo accompagnamento in ottavi.

Let's Dance David Bowie

Anche in questo caso, per agevolarvi nella pratica dell’ostinato 1 ottavo 2 sedicesimi , abbiamo degli esercizi preparatori sempre estratti dal metodo Power Pattern.

Let's Dance David Bowie

Anche in questi esercizi prestate particolare attenzione alle dinamiche della mano destra per le note naturali ed accentate e dopo aver preso confidenza con l’accompagnamento del charleston ,passate ed eseguire lo stesso esercizio con accompagnamento su ride, sia con accento sul corpo che sulla campana ed aggiungete accompagnamento in base di ottavi con hi hat foot (sempre attenzione agli unisoni!).


Daniele Pomo è uno dei rinomati insegnanti del Saint Louis College of Music da più di 20 anni, accademia nella quale svolge anche il ruolo di coordinatore della sezione di batteria pop-rock.
Ha collaborato con numerosi artisti pop-rock come: Steve Hackett e Anthony Phillips (Genesis), Steven Rothery e Steve Hogarth (Marillion), David Jackson (Van Der Graff Generetor) Dionne Warwick, Graham Nash (Crosby, Stills, Nash & Young), Rovescio della Medaglia, Ron, Patty Pravo, Mariella Nava,Tosca, Mietta, Paolo Vallesi, Franco Fasano, Corona, Silvia Salemi.

È membro fondatore della band Progressive RanestRane.
È testimonial in l’Italia e all’estero di importanti marchi quali SonorPaisteAquarian e Vater.

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