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Alain Caron, il basso totale nel mondo jazz fusion

La sesta puntata della nostra rubrica "Partiamo dal Basso" è dedicata ad Alain Caron, bassista canadese noto per la sua militanza nella band jazz-fusion UZEB e successivamente affermatosi come artista solista e apprezzato didatta.

Quando ci si trova a parlare di bassisti nel mondo della musica jazz fusion è davvero difficile escludere dal discorso un personaggio come Alain Caron.

Un percorso musicale profondamente dedicato al basso e intrapreso all’età di undici anni, si dice frequentando delle lezioni per corrispondenza nella natia regione del Quebec; nel giro di pochi anni arriva l’incontro cruciale, quello con il Jazz, un sentiero che Caron non abbandonerà mai nei decenni a seguire, e che vedrà tra i suoi snodi fondamentali l’incontro con il chitarrista Michel Cusson e la successiva fondazione degli UZEB.

Tra la fine degli anni ’70 e gli inizi dei ’90 (senza contare la recente reunion della formazione in trio), il gruppo scriverà alcune tra le pagine più importanti della storia della musica fusion in Canada, raggiungendo una buona fama internazionale con una proposta che prende spunto da un jazz-rock tradizionale debitamente miscelato con gli sviluppi messi a disposizione dalle nuove tecnologie dell’epoca.
E con tanto merito da attribuire a un bassista dall’abilità tutt’altro che trascurabile…

Uno dei valori universalmente riconosciuti ad Alain Caron è la capacità di saper padroneggiare con uguale efficacia sia il pizzicato che lo slap.
Quest’ultima tecnica in particolare è stata da lui portata a livelli decisamente avanzati con lo sviluppo di un approccio che mescola i principi dello slap bass tradizionale con serrati double-thumb e popping eseguiti anche alternando indice e medio a grandi velocità con inalterata accuratezza; il tutto sfruttando al massimo l’elevato range dei suoi bassi a sei corde dando vita a dei riff la cui difficoltà di esecuzione sfocia non raramente nel surreale. 

Il brano “D-Code” (incluso nel suo album da solista Play del 1997) rappresenta forse il vero manifesto culturale di questo sviluppo tecnico:

Una panoramica superficiale sulla produzione di Alain Caron potrebbe far pensare a un virtuoso sostenitore del concetto di basso lead: l’idea si rivela fuorviante, benchè il ruolo dello strumento nelle composizioni sia per ovvi motivi estremamente centrale.
Anche al di fuori dell’esperienza con i fenomenali UZEB, Caron si è circondato di musicisti estremamente validi e di solisti formidabili da accompagnare così come un “normale bassista” farebbe; un ottimo esempio nel brano “Double Agent“, dove il canadese si cimenta con un groove essenziale e solido.

Questa performance ci offre lo spunto per spendere due parole sullo strumento più rappresentativo nel gear utilizzato dal bassista, vale a dire il signature prodotto da Fbass.
Frutto della lunga collaborazione tra Caron e il liutaio George Furlanetto, si tratta di un sei corde fretless dalla filosofia di progettazione ispirata agli strumenti acustici: il corpo in acero è infatti scavato e sormontato da un top in abete, l’unico pickup magnetico (posizionato in zona ponte) è affiancato da un piezo, con la possibilità di miscelare i due segnali in un’elettronica di grande versatilità, e per finire nei dettagli la presenza di materiali metallici è stata ridotta allo stretto indispensabile.

Un’anima acustica di grande prevalenza, anche se adeguatamente complementata dall’utilizzo degli effetti e del MIDI (caratteristica che d’altra parte è stata fondamentale per le fortune degli UZEB), e che nel tempo ha portato nella strumentazione utilizzata da Caron anche strumenti non solid-body: ad esempio, chi scrive questo articolo ha personalmente assistito a una sua clinic romana interamente realizzata utilizzando un particolare ibrido tra basso acustico e contrabbasso.

Già, il fratello maggiore del moderno basso elettrico: negli anni Alain Caron non si è fatto mancare nemmeno l’upright bass, quando il contesto lo permetteva; come in questo live con gli UZEB risalente al 1990.

Ma per sua stessa ammissione Alain Caron si sente anzitutto bassista e votato in particolare all’utilizzo di bassi fretless per via dell’impareggiabile espressività melodica offerta da questo tipo di strumento; un aspetto tutt’altro che trascurabile per un bassista che fa della melodia uno dei suoi punti forti, rivelando un background musicale non esclusivamente focalizzato sulle fondamenta storiche del proprio strumento.

Un’ottima dimostrazione di questa peculiarità ci viene nuovamente dal concerto a Montréal del 2005, probabilmente uno dei punti più elevati della carriera di Caron: la performance live di “Show of Hands“, nella quale l’artista sfoggia il suo orientamento melodico avvalendosi della dichiarata capacità del basso fretless unita a un oculato utilizzo degli effetti.

Qualcuno (ma immaginiamo che di fronte a una tale esperienza non siano poi tantissimi) potrebbe in ultima analisi affermare che Alain Caron non abbia inventato nulla in senso assoluto.
Volendo anche prendere per valida questa asserzione, la quale tuttavia si presenta frequentemente come sterile argomentazione se presa in assoluto, resta il fatto che lo sviluppo apportato dal bassista canadese in differenti (e aggiungiamo cruciali) approcci tecnici e stilistici del basso elettrico lo renda a pieno diritto uno degli irrinunciabili di questo strumento, in particolare se si volge lo sguardo al mondo del jazz moderno.