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American Standard, il nuovo lavoro di James Taylor

La recensione dell'album dedicato dal grande songwriter americano ai suoi standard preferiti, personalizzati con il magico tocco che tutti conoscono.

La campagna promozionale per il nuovo disco è partita diverse settimane prima dell’uscita ufficiale del 28 febbraio scorso, con la discrezione e la classe che lo contraddistinguono, ma anche con la tranquilla determinazione che lo accompagna da circa mezzo secolo.

American Standard è il diciannovesimo disco di James Taylor, della sua lunga e nutrita carriera artistica, un progetto che raccoglie una serie di classici della canzone americana, divenuti appunto degli standard, composti tra la fine degli anni 1920 e gli inizi degli anni ’60.

Se non avesse questo titolo, il disco potrebbe essere il “nuovo lavoro di inediti” di James Taylor, tanto le canzoni – così come sono arrangiate e prodotte – risultano “taylorizzate”, meravigliosamente piegate allo stile del cantautore di Boston, senza che ne venga meno la loro essenza e il loro mood di pezzi calati nei rispettivi periodi storici di riferimento.

Il Nostro comunica quella levità e al tempo stesso quella profondità tipiche della sua cifra, giuste per far apprezzare ogni canzone per il valore che ha in sé, conservandone intatta l’anima.

Le quattordici tracce inserite nel disco facevano parte degli ascolti abituali della famiglia Taylor negli anni formativi di James. Ed erano appunto grandi canzoni della popular music americana, ma anche brani tratti da alcune classiche commedie musicali come Guys and DollsOklahoma!Brigadoon, Peter Pan, Show Boat, South Pacific.

American Standard è stato prodotto con l’aiuto di David O’Donnell e del raffinato chitarrista John Pizzarelli, figlio del grande Bucky, leggenda vivente della chitarra jazz e swing.
Il cuore del progetto sta proprio qui, in questo meraviglioso equilibrio tra le due chitarre di James e John, che costruiscono degli arrangiamenti semplici e raffinati producendo un suono intimo, non orchestrale, e cionondimeno a tratti frizzante, scanzonato.

Il tipico stile ‘pianistico’ di James, in quest’avventura, accentua l’aspetto jazzy per meglio accogliere gli abbellimenti armonici e ritmici che gli offre il chitarrismo di John, arrivando a una tessitura sonora di altissimo livello.

Chitarra Acustica

Su questa base i magnifici collaboratori di sempre, con qualche pregevole new entry, hanno gioco facile – si fa per dire – nell’inserire i propri interventi.
Stiamo parlando del gotha dei musicisti dell’area pop-jazz americana, come il bassista Jimmy Johnson, il batterista Steve Gadd, il percussionista Luis Conte, il pianista-tastierista Larry Goldings, i fiatisti Lou Marini e Walt Fowler e i vocalist di supporto Kate Markowitz, Caroline Taylor, Andrea Zonn, Dorian Holley e Arnold McCuller.
Con in più il virtuoso del dobro Jerry Douglas, Viktor Krauss al contrabbasso e Stuart Duncan al violino.

Su tutto ciò – ed è già tanto – svetta la magnifica voce di James Taylor, che ha guadagnato qualcosa in più con l’età, e cioè sul piano dell’interpretazione, delle note basse piene, di quelle più alte deliziosamente “sporche” e bluesy, perfettamente fedele a sé stessa e al progetto cui si è dedicata.

A questo punto vale la pena fare un cenno didascalico traccia per traccia, perché la conoscenza della storia dei brani originali possa arricchire e meglio contestualizzare l’ascolto del disco nel suo complesso.

“My Blue Heaven”, scritto da Walter Donaldson e George A. Whiting nel 1924, fu utilizzato per la prima volta nelle Ziegfeld Follies del 1927. Le Ziegfeld Follies erano una serie di elaborate produzioni teatrali a Broadway tra il 1907 e il 1931.
Nel 1928, “My Blue Heaven” divenne un grande successo per il crooner Gene Austin, in vetta alle classifiche per 26 settimane, di cui 13 al primo posto, e vendette oltre cinque milioni di copie diventando uno dei singoli più venduti di tutti i tempi.

“Moon River”, scritto da Henry Mancini e Johnny Mercer, è stato originariamente cantato da Audrey Hepburn nel film del 1961 Colazione da Tiffany. Johnny Mercer, l’autore del testo, raccontò che alla prima del film uno dei produttori esclamò: Non mi pronuncio sul film, ma quella canzone avrà sicuramente successo!
“Moon River” vinse l’Oscar per la migliore canzone originale e il Grammy Award del 1962 come canzone e disco dell’anno.

Moon River

“Teach Me Tonight”, scritto da Gene De Paul e Sammy Cahn, è diventato uno standard jazz riproposto in dozzine di versioni. Quella di Dinah Washington del 1954 è stata introdotta nella Grammy Hall of Fame nel 1999.

“As Easy as Rolling Off a Log” apparve per la prima volta nel film commedia Over the Goal della Warner Bros. nel 1937. James Taylor scoprì la canzone da bambino vedendo il cartone animato Katnip Kollege della serie Merrie Melodies, con protagonisti due gatti e apparso per la prima volta nel 1938. La cover di James è la prima in assoluto.

“Sit Down, You’re Rockin’ the Boat” è stato scritto da Frank Loesser nel 1947 e inserito nel musical di Broadway Guys and Dolls, che debuttò il 24 novembre 1950 e da cui fu tratto l’omonimo film nel 1955, programmato in Italia con il titolo di Bulli e pupe.
Il brano è stato reinterpretato, tra gli altri, dalla band pop americana Harpers Bizarre e dal batterista e vocalist Don Henley degli Eagles. 

Nella cover di James, da segnalare i pregevoli interventi di Jerry Douglas al dobro, grande protagonista, e l’arrangiamento delizioso che anima il brano di improvvise accelerazioni vocali del cantante e dei coristi.

American Standard, il nuovo lavoro di James Taylor

Photo by Elizabeth Warren – CC BY 2.0

“Almost Like Being in Love”, scritto da Frederick Loewe e Alan Jay Lerner nel 1947, faceva parte della colonna sonora del musical di Broadway Brigadoon. Successivamente, il brano è stato interpretato da Gene Kelly nella versione cinematografica del 1954.

“The Nearness of You”, scritto nel 1938 da Hoagy Carmichael e Ned Washington, ha fatto la sua prima apparizione in una registrazione del 1940 dell’Orchestra di Glenn Miller con la voce di Ray Eberle.
Quella registrazione raggiunse per la prima volta la classifica dei best seller di Billboard il 20 luglio 1940 e vi rimase per otto settimane, raggiungendo il picco al numero 5.

“You’ve Got to Be Carefully Taught”, scritto da Richard Rodgers e Oscar Hammerstein II, è una canzone del musical South Pacific del 1949 che affrontava per la prima volta, anche se blandamente, temi razziali, per i quali ricevette critiche dai benpensanti dell’epoca.
Cantata dal personaggio Lieutenant Cable, la canzone è preceduta da una battuta nella quale egli dice a proposito del razzismo: Non è nato in te! Si presenta dopo la tua nascita.

God Bless The Child

“God Bless the Child”, famosissimo brano scritto dalla sua interprete Billie Holiday insieme con Arthur Herzog Jr., è stato registrato il 9 maggio 1941 e pubblicato nel 1942.
Nella sua autobiografia Lady Sings the Blues scritta insieme a William Dufty e pubblicata nel 1956, Billie Holiday ha indicato come spunto per la scrittura del brano una discussione con sua madre sul denaro, nella quale sua madre disse: «Dio benedica il bambino che ha il suo [denaro]». 

La versione di Billie Holiday è stata premiata con il Grammy Hall of Fame Award nel 1976. È stata anche inclusa nell’elenco delle Songs of the Century dalla Recording Industry Association of America e dal National Endowment for the Arts.
La versione di Taylor vira su un approccio country blues, dove Jerry Douglas al dobro e lo stesso James alla voce disegnano passaggi di assoluta bellezza formale ed emotiva.

“Pennies From Heaven”, scritto da Arthur Johnson e Johnny Burke, è un brano cantato da Bing Crosby e realizzato per la prima volta con Georgie Stoll e la sua Orchestra per il film omonimo del 1936.
Nello stesso anno fu registrato anche da Billie Holiday, e successivamente da molti interpreti tra cui Jimmy Dorsey e la sua Orchestra, Tony Bennett, Dinah Washington, Clark Terry, Frances Langford, Big Joe Turner, Lester Young, Dean Martin, Gene Ammons, The Skyliners (un successo nel 1960), Guy Mitchell e Harry James. 

La registrazione del 1936 di Bing Crosby con la Georgie Stoll Orchestra rimase in cima alle classifiche per dieci settimane e fu inclusa nella Grammy Hall of Fame nel 2004.

Pennies From Heaven

“It’s Only a Paper Moon” è una canzone scritta per una commedia di Broadway del 1932, intitolata The Great Magoo, dal team di autori Harold Arlen, Yip Hardburg e Billy Rose, gli stessi di “Over the Rainbow”. È stata utilizzata anche nel film Take a Chance nel 1933. 

Nello stesso anno Paul Whiteman con la sua Orchestra ne registrò una versione di successo cantata dalla voce di Peggy Healy. La fama duratura della canzone deriva dalle registrazioni di artisti famosi durante gli ultimi anni della seconda guerra mondiale, tra cui spiccano le versioni di Ella Fitzgerald, Benny Goodman con alla voce Dottie Reid, e in particolare Nat King Cole.

“My Heart Stood Still” è un bellissimo brano romantico di Richard Rodgers e Lorenz Hart scritto per la rivista musicale One Damn Thing After Another, che debuttò al London Pavilion il 19 maggio 1927.

“Ol’ Man River”, scritto da Jerome Kern e Oscar Hammerstein II nel 1927, è una melodia memorabile del famoso musical Show Boat, che contrappone le lotte e le difficoltà degli afroamericani al flusso infinito e indifferente del fiume Mississippi.
L’interpretazione vocale di James Taylor è da pelle d’oca.

Ol' Man RIver

Paul Robeson canta “Ol’ Man River” nel film Showboat

Nel 1943 Richard Rodgers e Oscar Hammerstein II si unirono per scrivere il musical Oklahoma!, il loro primo spettacolo insieme. Per una canzone nel primo atto, “The Surrey With the Fringe on Top”, Rodgers elaborò in musica un testo di Hammerstein le cui parole gli avevano suggerito un clip-clop (il rumore degli zoccoli dei cavalli) e ispirato una melodia che si basava sulla ripetizione di una nota. 

Lo spettacolo divenne un successo, così come la canzone. Anni dopo, il pianista jazz Ahmad Jamal trasformò quella nota ripetuta in un pezzo strumentale nel suo album di debutto Original Jazz Sound: Live at the Pershing Lounge del 1958.

Anche Miles Davis con il suo storico quintetto ne registrò una sua versione. Altre due belle versioni, negli anni ’50, vengono da due cantanti jazz, Beverly Kenney e Blossom Dearie, che ne rallentarono il clip-clop.
Quella di James Taylor omaggia, forse, una di queste due interpreti affidando la parte femminile alla grazia della brava Caroline Taylor, sua terza moglie.

James Taylor ci regala ancora una perla: un disco di standard americani che suona come un disco di canzoni cantautorali americane.

La recensione di Gabriele Longo è pubblicata su Chitarra Acustica di marzo 2020.

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