Un amplificatore integrato che può diventare il punto di partenza di un sistema più articolato, semplicemente aggiungendo un finale progettato per lavorare insieme a lui. È questa l’idea alla base della coppia IOTAVX SA3 e PA3, protagonista della nuova prova realizzata da Audio2G.
Questa volta sul banco ci sono quindi due elettroniche strettamente imparentate: da una parte l’IOTAVX SA3, amplificatore integrato in Classe AB con ingressi analogici e digitali; dall’altra il PA3, finale di potenza che riprende sostanzialmente la sezione finale dell’integrato e permette di ampliare il sistema senza dover ripartire da zero.
IOTAVX SA3, il cuore del sistema
Lo IOTAVX SA3 parte da un’impostazione piuttosto tradizionale: amplificazione in Classe AB, alimentazione lineare con trasformatore toroidale e una potenza dichiarata di 45 watt per canale su 8 ohm. Nessuna ricerca dell’esotico a tutti i costi, quindi, ma una struttura pensata per coprire buona parte delle necessità di un normale impianto Hi-Fi.

Sul fronte delle connessioni troviamo cinque ingressi linea RCA, uno stadio phono MM e due ingressi digitali S/PDIF, uno coassiale e uno ottico. Il convertitore D/A è quindi già integrato nell’apparecchio, mentre non è previsto un ingresso USB. Chi vuole aggiungere la riproduzione wireless può inoltre utilizzare un modulo Bluetooth opzionale.
Non mancano l’uscita cuffia, l’uscita dedicata al subwoofer e soprattutto la Pre Out, fondamentale per capire la logica con cui IOTAVX ha concepito questo amplificatore. È infatti proprio attraverso l’uscita pre che l’SA3 può essere affiancato al finale PA3.

PA3, il finale pensato per affiancare l’integrato
L’IOTAVX PA3 segue la stessa impostazione circuitale e adotta anch’esso un’amplificazione in Classe AB con alimentazione lineare. Il frontale è inevitabilmente molto più essenziale: niente selettore degli ingressi e niente regolazione del volume, perché qui siamo di fronte a un vero e proprio finale di potenza.

La parte interessante è nella possibilità di utilizzare le due elettroniche in configurazioni differenti. Il PA3 può lavorare come normale finale stereo, ma può anche essere impiegato in modalità bridge. Lo stesso vale per la sezione finale contenuta nell’SA3.

Da integrato a sistema a due amplificatori
È probabilmente questo l’aspetto più interessante del progetto IOTAVX. L’SA3 può essere acquistato e utilizzato inizialmente come un normale amplificatore integrato, lasciando però aperta la possibilità di aggiungere successivamente il PA3.
Collegando l’uscita Pre Out dell’SA3 all’ingresso del PA3, i due apparecchi possono essere utilizzati anche in configurazione mono bridged, affidando a ciascuna elettronica un diffusore. In alternativa rimane possibile lavorare in stereo e impostare una biamplificazione, qualora il resto dell’impianto lo consenta.
È dunque un’architettura che permette di costruire l’impianto per gradi: si può partire dal solo integrato e decidere in un secondo momento se aggiungere il finale. Ed è proprio il confronto fra queste configurazioni uno dei punti centrali della prova condotta da Paolo Di Marcoberardino per Audio2G.
Come si comportano IOTAVX SA3 e PA3?
Qui ci fermiamo. Le caratteristiche tecniche raccontano infatti soltanto una parte della storia: per capire come si comporta l’SA3 da solo e cosa cambia quando entra in gioco il PA3 bisogna passare alla prova d’ascolto.
Audio2G ha provato prima l’amplificatore integrato e successivamente la coppia completa, utilizzando diffusori differenti e mettendo alla prova sia il funzionamento dell’SA3 come elettronica autonoma sia la configurazione con il finale aggiuntivo.
Non anticipiamo volutamente le conclusioni: il giudizio, i confronti e soprattutto le impressioni d’ascolto sono nel video.
Per approfondire
Per approfondire gli aspetti tecnici della prova, conoscere nel dettaglio il sistema utilizzato e leggere integralmente le considerazioni di Paolo Di Marcoberardino, è possibile consultare l’articolo completo pubblicato da Audio2G.









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